CHI HA PAURA DI UNO SQUALO IN TELECOM - "MURDOCH È UN MONOPOLISTA NELLE COMUNICAZIONI. BISOGNA VEDERE SE ENTRA COME LO FA" - GIULIETTI: "CON LE NORME ATTUALI UN MATRIMONIO TRA UNA SOCIETÀ TV E UNA DI TELEFONIA NON PASSA" - SE ARRIVASSE TELEFONICA.

Roberto Rossi per l'Unità


C'è chi ha azzardato (Dagospia, ndD) anche la data: il 10 agosto. Se l'ingresso di Rupert Murdoch, il magnate australiano proprietario di NewCorp, nella società Olimpia, che controlla Telecom Italia, è solo una voce, come si ostinano a sostenere i diretti interessati, questa sembra quanto mai insistente.

L'idea che il miliardario australiano, che in Italia ha la tv via satellite Sky (3.9 milioni di abbonati), possa mettere i suoi soldi in Olimpia non è una novità. È da qualche settimana che se ne parla. Perché Marco Tronchetti Provera cerca un compratore. Perché il gruppo telefonico ha bisogno di avere un assetto stabile dal punto di vista societario, Olimpia detiene solo il 18% dell'ex monopolista, e da quello finanziario, l'ultima semestrale ha visto il debito salire a 41 miliardi di euro. E perché, infine, ai prezzi attuali di Borsa, il titolo Telecom viaggia stabilmente attorno ai due euro (Pirelli, che ha oltre il 50% di Olimpia, ce l'ha in bilancio a 4) e la possibilità di una scalata ostile è tutt'altro che remota.

E allora ecco spuntare Murdoch, uno che ha come soprannome quello di squalo. «Una cosa mi sembra abbastanza chiara - dice l'economista Marcello Messori - Telecom Italia è in difficoltà. Il debito è troppo alto». Che farebbe al caso di Tronchetti Provera. «Bisogna capire - spiega ancora Messori - quali sono le economie di scala tra le diverse attività. Murdoch è un monopolista nelle comunicazioni. Bisogna vedere se entra come lo fa. Di quali tipo di integrazioni stiamo parlando».

Di certo c'è il fatto che per ora un'integrazione di attività, come le televisioni (Tronchetti Provera possiede La7) o le tv e telefoni sembra abbastanza velleitario. «Ho la sensazione che stiamo parlando di progetti cangianti e mutevoli - dice il parlamentare Ds Giuseppe Giulietti -. Siamo in presenza di una serie di politiche degli annunci nelle quali è difficile discernere tra ciò che è strutturale e ciò che è episodico». E allora «mi pare molto difficile che si possa realizzare una sorta di alleanza strutturale perché incorrerebbe sotto la lente di osservazione delle autorità. Con le norme attuali un matrimonio tra una società televisiva e una di telefonia non passa certo inosservato all'Authority».



E quindi nessuna alleanza strategica in vista. «No - continua Giulietti, niente di tutto questo». Niente terzo polo televisivo, che si contrapponga a quello di Rai e Mediaset, del quale aveva discusso qualche giorno fa anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri chiedendo un eventuale intervento dell'Antitrust.

Il che, comunque, non vuol dire che non potrebbe essere così nel futuro. «Fino a quando - ancora Giulietti - il governo non darà a vita, e io mi auguro che lo faccia, a quel progetto annunciato da Bersani di una forte liberalizzazione del settore del frequenze e delle pubblicità, niente si modificherà in Italia. Ma quando avremo la possibilità di votare un provvedimento Bersani-Gentiloni che liberalizzi frequenze e pubblicità allora tutto potrà accadere. Ma fino ad allora il nostro mercato è chiuso e paludato» tanto che nessun accordo che proponga un terzo polo televisivo potrà vedere la luce.

E sembra che Tronchetti Provera abbia proprio parlato di questo quando, qualche giorno fa si è recato in pellegrinaggio a Palazzo Chigi per un faccia a faccia con Romano Prodi tanto importante da far disertare al numero uno della Telecom il summit programmato a Milano fra i vertici confindustriali e il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa.

Ma poi chi l'ha detto che sia proprio Murdoch il cavaliere bianco. «Potrebbe essere lui ma può anche essere un altro finanziatore. Non sarei sorpreso» conclude Messori. Magari un concorrente europeo. Il nome della spagnola Telefonica si è fatto spesso. Ne verrebbe fuori un colosso senza pari nel continente. Con meno debiti e con più economie di scala.


Dagospia 02 Agosto 2006