GERMANIA, ANNO ZERO: FEST FA LA FESTA A GRASS - "IO NO", IL MASSIMO STORICO TEDESCO VIVENTE RICORDA COME EGLI VISSE QUEGLI ANNI NAZISTI - IL GRANDE SCONTRO TRA DUE INTELLETTUALI AGLI ANTIPODI, SI ANNUNCIA COME LA GRANDE STORIA TEDESCA DELL´ANNO.
Andrea Tarquini per "la Repubblica"
Joachim Fest contro Günter Grass. Le memorie di gioventù dell´antinazista venuto dall´élite borghese illuminata di Francoforte dopo i ricordi del figlio dei ceti piccoloborghesi-popolari della minoranza kasciuba a Danzica, il quale con sua la tardiva confessione sui mesi con l´uniforme delle SS ha sollevato un caso mondiale. E´ appena esaurita in libreria, grazie alle polemiche su Grass nazista in gioventù, la prima edizione di "Sbucciando le cipolle". Ed ecco che sta per uscire "Io no", un libro straordinario in cui colui che è forse il massimo storico tedesco vivente ricorda come egli visse quegli anni. E´ una confessione contro l´altra, un contrappunto, una polemica a distanza tra due grandissimi nomi della cultura tedesca di oggi.
Uno, Fest appunto, campione del pensiero liberal-conservatore. L´altro, Grass, che era stato (almeno fino a quella terribile confessione) massima voce critica dell´intelligentsija di sinistra. E si era dato un ruolo di coscienza morale, spesso spietata e faziosa, della nazione.
Il grand-bourgeois Fest disse subito, nel dopoguerra, che da adolescente si arruolò nell´esercito per evitare la coscrizione forzata nelle Ss. Lui così scelse il male minore, contro il padre che gli vietava ogni compromesso. Il padre di cui pure condivideva il rifiuto totale della dittatura. Grass, come ha narrato solo ora nell´ultimo libro, fu invece sedotto e convinto dal nazismo e dai suoi miti e nell´arruolamento vedeva anche una fuga dalla famiglia dominata dal padre.
Il grande scontro tra i due giganti, notava ieri Die Welt, il duello virtuale tra due intellettuali agli antipodi, si annuncia come la grande storia letteraria-storica-politica tedesca dell´anno. E una nuova resa dei conti della Germania con se stessa. Fest - tra l´altro anche in una lunga intervista a Repubblica - aveva duramente criticato Grass. Perché nei decenni del suo silenzio sui mesi nelle Ss dette spesso del nazista a chiunque: cancellieri, politici, scrittori e pubblicisti da cui l´ostilità li divideva.
E´ una affascinante resa dei conti che divide la cosiddetta «Flakhelfergeneration». La generazione degli ausiliari della contraerea. Una generazione-chiave della Germania postbellica.
Quella di chi (Fest nacque nel 1926, Grass un anno dopo), visse la fine della guerra da adolescente quasi adulto, non più da bimbo o da ragazzo come era allora ad esempio Helmut Kohl. Una generazione che quindi dovette fare i conti col regime e le sue vessazioni, finì coinvolta. In modi diversi: Grass voleva andare volontario nei temuti U-Boot della Reichskriegsmarine e finì nelle Ss, di cui pensava «sono un reparto d´élite per missioni audaci». Joseph Ratzinger e suo fratello Georg furono arruolati a forza come ausiliari della contraerea appunto: destino subìto da molti giovani.
Questa generazione comprende molti altri nomi divenuti poi illustri numi della cultura nella democrazia postbellica: da Enzensberger a Habermas, da Siegfried Lenz a Heiner Mueller, e tanti ancora. Fu una gioventù bruciata e violata dal regime, ma che poi seppe riscattarsi nel dopoguerra. Restando però divisa: chi a destra chi a sinistra, chi più con Adenauer chi più vicino alla Spd, chi più filo-occidentale e chi simpatizzante d´una Germania unita ma neutrale, magari "finlandizzata".
Come Fest ci ha raccontato, la sua è la storia di un giovane borghese che si salvò dalla seduzione fatale del nazismo grazie alla levatura morale e allo spessore intellettuale della famiglia. Specie del padre, preside di liceo. Al padre il libro è dedicato. Ma nelle memorie, ci ha anticipato lo storico, si racconta anche del grande, profondo scontro tra padre e figlio. Il padre aveva perso il lavoro avendo rifiutato ogni collaborazione col regime.
Il figlio, studente tra i migliori in un ginnasio di Berlino, si ribellò al padre arruolandosi volontario. Nella Wehrmacht, l´esercito regolare. «Lo feci», ci disse, «perché secondo me era l´unico modo per risparmiarmi quello che era già stato il destino di molti miei compagni di scuola. Coscritti a forza nelle Ss, col rischio di partecipare ai loro crimini». Solo dopo la guerra il padre si riconciliò con lui, ma in parte: «Non avevi torto, al fondo, ma comunque avevo ragione io. Non si doveva dare nulla al tiranno».
Del tiranno, Fest scrisse poi una mirabile biografia. E un avvincente thrilling storico sulla congiura del 20 luglio 1944, il disperato, fallito tentativo degli ufficiali di uccidere Hitler e trattare la pace. Eroi borghesi, esponenti di una classe illuminata, la borghesia tedesca appunto, di cui nel suo nuovo libro, nota Die Welt, Fest racconta das Versagen, il grande fallimento storico. Diverse, opposte sono anche le esperienze dei due nella prigionia alleata. Il primo racconta di aver conosciuto il futuro Papa, poi ci ripensa. E ricorda la fame: cercò di sopravvivere con corsi di cucina. Fest discuteva con i compagni di prigionia dei punti deboli del libretto del Fidelio, che citava a memoria. E tentò la fuga. Forse anche, suggerisce Eckhard Fuhr sul quotidiano conservatore di Berlino, perché mosso da un po´ di romantico spirito di libertà, da evocare Karl May o Friedrich Schiller. Una curiosità: entrambi, dopo la fine della guerra, coronarono presto il sogno d´un viaggio in Italia, che da Goethe è desiderio costitutivo degli intellettuali tedeschi.
Dagospia 29 Agosto 2006
Joachim Fest contro Günter Grass. Le memorie di gioventù dell´antinazista venuto dall´élite borghese illuminata di Francoforte dopo i ricordi del figlio dei ceti piccoloborghesi-popolari della minoranza kasciuba a Danzica, il quale con sua la tardiva confessione sui mesi con l´uniforme delle SS ha sollevato un caso mondiale. E´ appena esaurita in libreria, grazie alle polemiche su Grass nazista in gioventù, la prima edizione di "Sbucciando le cipolle". Ed ecco che sta per uscire "Io no", un libro straordinario in cui colui che è forse il massimo storico tedesco vivente ricorda come egli visse quegli anni. E´ una confessione contro l´altra, un contrappunto, una polemica a distanza tra due grandissimi nomi della cultura tedesca di oggi.
Uno, Fest appunto, campione del pensiero liberal-conservatore. L´altro, Grass, che era stato (almeno fino a quella terribile confessione) massima voce critica dell´intelligentsija di sinistra. E si era dato un ruolo di coscienza morale, spesso spietata e faziosa, della nazione.
Il grand-bourgeois Fest disse subito, nel dopoguerra, che da adolescente si arruolò nell´esercito per evitare la coscrizione forzata nelle Ss. Lui così scelse il male minore, contro il padre che gli vietava ogni compromesso. Il padre di cui pure condivideva il rifiuto totale della dittatura. Grass, come ha narrato solo ora nell´ultimo libro, fu invece sedotto e convinto dal nazismo e dai suoi miti e nell´arruolamento vedeva anche una fuga dalla famiglia dominata dal padre.
Il grande scontro tra i due giganti, notava ieri Die Welt, il duello virtuale tra due intellettuali agli antipodi, si annuncia come la grande storia letteraria-storica-politica tedesca dell´anno. E una nuova resa dei conti della Germania con se stessa. Fest - tra l´altro anche in una lunga intervista a Repubblica - aveva duramente criticato Grass. Perché nei decenni del suo silenzio sui mesi nelle Ss dette spesso del nazista a chiunque: cancellieri, politici, scrittori e pubblicisti da cui l´ostilità li divideva.
E´ una affascinante resa dei conti che divide la cosiddetta «Flakhelfergeneration». La generazione degli ausiliari della contraerea. Una generazione-chiave della Germania postbellica.
Quella di chi (Fest nacque nel 1926, Grass un anno dopo), visse la fine della guerra da adolescente quasi adulto, non più da bimbo o da ragazzo come era allora ad esempio Helmut Kohl. Una generazione che quindi dovette fare i conti col regime e le sue vessazioni, finì coinvolta. In modi diversi: Grass voleva andare volontario nei temuti U-Boot della Reichskriegsmarine e finì nelle Ss, di cui pensava «sono un reparto d´élite per missioni audaci». Joseph Ratzinger e suo fratello Georg furono arruolati a forza come ausiliari della contraerea appunto: destino subìto da molti giovani.
Questa generazione comprende molti altri nomi divenuti poi illustri numi della cultura nella democrazia postbellica: da Enzensberger a Habermas, da Siegfried Lenz a Heiner Mueller, e tanti ancora. Fu una gioventù bruciata e violata dal regime, ma che poi seppe riscattarsi nel dopoguerra. Restando però divisa: chi a destra chi a sinistra, chi più con Adenauer chi più vicino alla Spd, chi più filo-occidentale e chi simpatizzante d´una Germania unita ma neutrale, magari "finlandizzata".
Come Fest ci ha raccontato, la sua è la storia di un giovane borghese che si salvò dalla seduzione fatale del nazismo grazie alla levatura morale e allo spessore intellettuale della famiglia. Specie del padre, preside di liceo. Al padre il libro è dedicato. Ma nelle memorie, ci ha anticipato lo storico, si racconta anche del grande, profondo scontro tra padre e figlio. Il padre aveva perso il lavoro avendo rifiutato ogni collaborazione col regime.
Il figlio, studente tra i migliori in un ginnasio di Berlino, si ribellò al padre arruolandosi volontario. Nella Wehrmacht, l´esercito regolare. «Lo feci», ci disse, «perché secondo me era l´unico modo per risparmiarmi quello che era già stato il destino di molti miei compagni di scuola. Coscritti a forza nelle Ss, col rischio di partecipare ai loro crimini». Solo dopo la guerra il padre si riconciliò con lui, ma in parte: «Non avevi torto, al fondo, ma comunque avevo ragione io. Non si doveva dare nulla al tiranno».
Del tiranno, Fest scrisse poi una mirabile biografia. E un avvincente thrilling storico sulla congiura del 20 luglio 1944, il disperato, fallito tentativo degli ufficiali di uccidere Hitler e trattare la pace. Eroi borghesi, esponenti di una classe illuminata, la borghesia tedesca appunto, di cui nel suo nuovo libro, nota Die Welt, Fest racconta das Versagen, il grande fallimento storico. Diverse, opposte sono anche le esperienze dei due nella prigionia alleata. Il primo racconta di aver conosciuto il futuro Papa, poi ci ripensa. E ricorda la fame: cercò di sopravvivere con corsi di cucina. Fest discuteva con i compagni di prigionia dei punti deboli del libretto del Fidelio, che citava a memoria. E tentò la fuga. Forse anche, suggerisce Eckhard Fuhr sul quotidiano conservatore di Berlino, perché mosso da un po´ di romantico spirito di libertà, da evocare Karl May o Friedrich Schiller. Una curiosità: entrambi, dopo la fine della guerra, coronarono presto il sogno d´un viaggio in Italia, che da Goethe è desiderio costitutivo degli intellettuali tedeschi.
Dagospia 29 Agosto 2006