GABRIEL GARKO: UNA MEZZACALZETTA SUL PISELLO. GIOCHI DI LINGUA PER ANNA GALIENA.
Piera Detassis intervista Anna Galiena per il mensile "Ciak"
Non giriamoci intorno anche noi. Volevo sapere qual è stata la scena di sesso più imbarazzante.
Ai bagni Garko mi piomba nudo nel casotto, me lo trovo addosso, finiamo completamente nudi in acqua, nella piscina. Non nego un po' di panico. Cosa teme una signora che s'avvia ai 50? Di essere brutta, teme il ridicolo. Credevo di soffrire e invece non ho sofferto. Dopo un po', immersa nella piscina, ti senti liberata, come un neonato.
Cosa ha rifiutato a Brass?
Una corsa sulla spiaggia, completamente nuda. Per la verità, girata l'ho anche girata, a maggio al Lido di Venezia. Era pieno di paparazzi e a un certo punto un gruppo di loro, in battellino, è entrato nell'inquadratura. Tutto da rifare e si sarebbe dovuta rifilmare a Castelporziano, con più caldo e più gente. Non me la sono sentita di restare nuda di nuovo in pubblico, mi pesava troppo. Ho chiesto la controfigura.
Mi scusi se insisto, ma c'è anche una fellatio. Anche se lei la si vede di schiena...
La fellatio? Ma fra la mia bocca e il partner c'erano strati e strati di vestiti. Niente di vero in quel caso, semplicemente io mi muovevo in modo realistico. Malizia più che sostanza. Una scena erotica è difficile perché devi eliminare l'imbarazzo, devi viverla come se fossi davvero tu, ricreare uno stato d'animo privato. Non facile, a meno che tu non sia un'esibizionista o una scambista. Se devo essere sincera, mi sentivo più a disagio quando stavo tutta nuda e il partner mi passava davanti, che non durante le scene sexy vere e proprie. Perché, se ti lasci andare, il sesso al cinema, lo confesso, è bello e pulito.
Per prepararsi ha ripassato le migliori scene di sesso (su grande schermo) della nostra vita?
A dire il vero in genere quelle scene o mi imbarazzano perché percepisco l'imbarazzo dei protagonisti o mi annoiano. La mia preferita resta l'amplesso sul tavolo fra Jessica Lange e Jack Nicholson ne Il postino suona sempre due volte: entusiasmante, la macchina da presa si avvicina alle loro facce arrossate, concitate, sembrava lo facessero davvero. Secondo in classifica l'incontro caldo tra Ellen Barkin e Dennis Quaid in The Big Easy di Jim McBride. Lei è stata bravissima: non ha voluto spogliarsi e ha avuto ragione. Si capisce che lui la tocca sotto i vestiti e la fa godere. Nient'altro, eppure eccitantissimo.
Esiste una scuola, come dire? «di sesso» per l'attore?
Una delle nostre insegnanti all'Actor's Studio, la straordinaria Shelley Winters, diceva sempre: «Fucking is spiritual», scopare è spirituale. Voleva dire che la profondità del fisico è molto vicina a quella dell'anima. Naturalmente se vivi una storia d'amore l'eros è tutta una sinfonia, ma anche se non sei innamorata qualcosa dell'anima viene comunque toccato. Il sesso noi lo consideriamo sporco. La religione lo ammette solo se si fanno figli, a tre anni già te l'hanno inculcato. Invece per me è molto pulito, innocente, puro. Patrice Leconte, il regista del Marito della parrucchiera ricordava sempre: «Erotico non è quello che fai vedere, ma l'immagine che risvegli nella fantasia dello spettatore». Nel suo film c'è una scena in cui Jean Rochefort mi tocca mentre faccio lo sciampo a un cliente. Leconte mi chiedeva: «Ma perché non chiudi gli occhi?». E io: «Patrice, non tutte chiudono gli occhi quando lo fanno...». Il mio messaggio era chiaro: lasciami fare; non urlo, non spalanco la bocca, ma non vuol dire che non mi piaccia, è solo meno convenzionale. Girare queste scene, quando c'è la concentrazione giusta, mi piace molto. Perché in scena rivivi delle sensazioni, forse non avrai l'orgasmo in senso tecnico, ma il risultato è quello.
Spudorata sincerità.
Immagino non sia facile spiegarlo al compagno della vita reale?
E infatti è quasi sempre un problema. Ma dev'esser chiaro che quello che vivi sul set non ha nulla a che fare con il partner di scena. Gabriel Garko è splendido, fra noi non ci sono stati solo baci, siamo andati a fondo con giochi di lingua ed era anche piacevole farli. Stavamo bene insieme. Però tutto quello che ho vissuto non dipendeva da Gabriel, ma dai miei film interiori. La concentrazione è un rito zen, ti svuoti e poi l'azione arriva da sola, che sia omicidio o sesso. Ti si arriccia il collo, diventi tutto rosso e sei partito per un tuo viaggio particolare, ma non con quel partner. Anzi le volte in cui ti innamori sul set sono le peggiori perché ti censuri, hai paura che la troupe se ne accorga, senti l'intimità violata.
Si mormora che nel corso della storia del cinema qualcuno l'abbia fatto per davvero...
È successo, pare. Ma in quel caso che attore sei? E se devi ammazzare, uccidi veramente? Amo la totale finzione, che sa trasformarsi in totale verità sul set. Il contrario lo vivrei come disonore della categoria.
Maurizio Porro intervista Gabriel Garko per il mensile "Ciak"
Dopo l'era del fotoromanzo, del gossip, del fidanzamento illustrato ( «Con Eva Grimaldi è finito tutto, ma siamo rimasti ottimi amici») Gabriel Garko sta vivendo la sua grande stagione autonoma. Un lancio in pieno stile: con la sua aureola da più bello del reame, il giovane attore torinese non solo ha posato nudo ( «O quasi, è meglio lasciare qualcosa all'immaginazione») per il famoso calendario maschile di Max ( «Un indice sicuro di popolarità, perché no?»), ma debutta alla grande nel film che si annuncia il piu erotico dell'anno, quello di Tinto Brass. «Senso'45», dice, «è una mistura per me assai affascinante, tra Salon Kitty e La chiave, e ci sono momenti, come dire, altamente intimi. Io faccio il nazista biondo e assatanato». Soprattutto di sesso? «Be', la chiave è quella, ma nulla viene lasciato al caso. Nei contratti dei film che prevedono scene erotiche esplicite tutto deve venir specificato in modo che non ci siano sul set spiacevoli sorprese o improvvise pudicizie». E lei che accordi aveva? «Naturalmente ho molte scene d'amore con la Galiena, spesso anche in luoghi non deputati, una vampata anche alla finestra, ma finalmente anche una a letto, regolare. È l'esplodere della passione. Ci sono le fellatio, ma anche queste stipulate: con Anna ne facciamo una che sembra vera, ma è simulata, cioè invisibilmente protetta da un doppio strato di biancheria, mentre nel film ce n'è poi un'altra che invece viene eseguita solo con una calza intorno al pene». Non si finisce mai di imparare.
Dagospia.com 4 Febbraio 2002
Non giriamoci intorno anche noi. Volevo sapere qual è stata la scena di sesso più imbarazzante.
Ai bagni Garko mi piomba nudo nel casotto, me lo trovo addosso, finiamo completamente nudi in acqua, nella piscina. Non nego un po' di panico. Cosa teme una signora che s'avvia ai 50? Di essere brutta, teme il ridicolo. Credevo di soffrire e invece non ho sofferto. Dopo un po', immersa nella piscina, ti senti liberata, come un neonato.
Cosa ha rifiutato a Brass?
Una corsa sulla spiaggia, completamente nuda. Per la verità, girata l'ho anche girata, a maggio al Lido di Venezia. Era pieno di paparazzi e a un certo punto un gruppo di loro, in battellino, è entrato nell'inquadratura. Tutto da rifare e si sarebbe dovuta rifilmare a Castelporziano, con più caldo e più gente. Non me la sono sentita di restare nuda di nuovo in pubblico, mi pesava troppo. Ho chiesto la controfigura.
Mi scusi se insisto, ma c'è anche una fellatio. Anche se lei la si vede di schiena...
La fellatio? Ma fra la mia bocca e il partner c'erano strati e strati di vestiti. Niente di vero in quel caso, semplicemente io mi muovevo in modo realistico. Malizia più che sostanza. Una scena erotica è difficile perché devi eliminare l'imbarazzo, devi viverla come se fossi davvero tu, ricreare uno stato d'animo privato. Non facile, a meno che tu non sia un'esibizionista o una scambista. Se devo essere sincera, mi sentivo più a disagio quando stavo tutta nuda e il partner mi passava davanti, che non durante le scene sexy vere e proprie. Perché, se ti lasci andare, il sesso al cinema, lo confesso, è bello e pulito.
Per prepararsi ha ripassato le migliori scene di sesso (su grande schermo) della nostra vita?
A dire il vero in genere quelle scene o mi imbarazzano perché percepisco l'imbarazzo dei protagonisti o mi annoiano. La mia preferita resta l'amplesso sul tavolo fra Jessica Lange e Jack Nicholson ne Il postino suona sempre due volte: entusiasmante, la macchina da presa si avvicina alle loro facce arrossate, concitate, sembrava lo facessero davvero. Secondo in classifica l'incontro caldo tra Ellen Barkin e Dennis Quaid in The Big Easy di Jim McBride. Lei è stata bravissima: non ha voluto spogliarsi e ha avuto ragione. Si capisce che lui la tocca sotto i vestiti e la fa godere. Nient'altro, eppure eccitantissimo.
Esiste una scuola, come dire? «di sesso» per l'attore?
Una delle nostre insegnanti all'Actor's Studio, la straordinaria Shelley Winters, diceva sempre: «Fucking is spiritual», scopare è spirituale. Voleva dire che la profondità del fisico è molto vicina a quella dell'anima. Naturalmente se vivi una storia d'amore l'eros è tutta una sinfonia, ma anche se non sei innamorata qualcosa dell'anima viene comunque toccato. Il sesso noi lo consideriamo sporco. La religione lo ammette solo se si fanno figli, a tre anni già te l'hanno inculcato. Invece per me è molto pulito, innocente, puro. Patrice Leconte, il regista del Marito della parrucchiera ricordava sempre: «Erotico non è quello che fai vedere, ma l'immagine che risvegli nella fantasia dello spettatore». Nel suo film c'è una scena in cui Jean Rochefort mi tocca mentre faccio lo sciampo a un cliente. Leconte mi chiedeva: «Ma perché non chiudi gli occhi?». E io: «Patrice, non tutte chiudono gli occhi quando lo fanno...». Il mio messaggio era chiaro: lasciami fare; non urlo, non spalanco la bocca, ma non vuol dire che non mi piaccia, è solo meno convenzionale. Girare queste scene, quando c'è la concentrazione giusta, mi piace molto. Perché in scena rivivi delle sensazioni, forse non avrai l'orgasmo in senso tecnico, ma il risultato è quello.
Spudorata sincerità.
Immagino non sia facile spiegarlo al compagno della vita reale?
E infatti è quasi sempre un problema. Ma dev'esser chiaro che quello che vivi sul set non ha nulla a che fare con il partner di scena. Gabriel Garko è splendido, fra noi non ci sono stati solo baci, siamo andati a fondo con giochi di lingua ed era anche piacevole farli. Stavamo bene insieme. Però tutto quello che ho vissuto non dipendeva da Gabriel, ma dai miei film interiori. La concentrazione è un rito zen, ti svuoti e poi l'azione arriva da sola, che sia omicidio o sesso. Ti si arriccia il collo, diventi tutto rosso e sei partito per un tuo viaggio particolare, ma non con quel partner. Anzi le volte in cui ti innamori sul set sono le peggiori perché ti censuri, hai paura che la troupe se ne accorga, senti l'intimità violata.
Si mormora che nel corso della storia del cinema qualcuno l'abbia fatto per davvero...
È successo, pare. Ma in quel caso che attore sei? E se devi ammazzare, uccidi veramente? Amo la totale finzione, che sa trasformarsi in totale verità sul set. Il contrario lo vivrei come disonore della categoria.
Maurizio Porro intervista Gabriel Garko per il mensile "Ciak"
Dopo l'era del fotoromanzo, del gossip, del fidanzamento illustrato ( «Con Eva Grimaldi è finito tutto, ma siamo rimasti ottimi amici») Gabriel Garko sta vivendo la sua grande stagione autonoma. Un lancio in pieno stile: con la sua aureola da più bello del reame, il giovane attore torinese non solo ha posato nudo ( «O quasi, è meglio lasciare qualcosa all'immaginazione») per il famoso calendario maschile di Max ( «Un indice sicuro di popolarità, perché no?»), ma debutta alla grande nel film che si annuncia il piu erotico dell'anno, quello di Tinto Brass. «Senso'45», dice, «è una mistura per me assai affascinante, tra Salon Kitty e La chiave, e ci sono momenti, come dire, altamente intimi. Io faccio il nazista biondo e assatanato». Soprattutto di sesso? «Be', la chiave è quella, ma nulla viene lasciato al caso. Nei contratti dei film che prevedono scene erotiche esplicite tutto deve venir specificato in modo che non ci siano sul set spiacevoli sorprese o improvvise pudicizie». E lei che accordi aveva? «Naturalmente ho molte scene d'amore con la Galiena, spesso anche in luoghi non deputati, una vampata anche alla finestra, ma finalmente anche una a letto, regolare. È l'esplodere della passione. Ci sono le fellatio, ma anche queste stipulate: con Anna ne facciamo una che sembra vera, ma è simulata, cioè invisibilmente protetta da un doppio strato di biancheria, mentre nel film ce n'è poi un'altra che invece viene eseguita solo con una calza intorno al pene». Non si finisce mai di imparare.
Dagospia.com 4 Febbraio 2002