TATO' VERSUS D'AMATO: IL SOLE 24 ORE RISCHIA UNA QUERELA PER DIFFAMAZIONE DA PARTE DELL'ENEL
Dal sito Affari Italiani (www.affaritaliani.it)
Il Sole 24 ore rischia una querela per diffamazione da parte di Enel. Il motivo sarebbe un articolo a firma di Emanuele Scarci, pubblicato nell'edizione del lunedì, nel quale si assegnavano le pagelle ai maggiori manager italiani. E, il peggiore della classifica, risultava l'amministratore delegato di Enel, Franco Tatò, bocciato senza appello.
Il giochino pare non essere affatto piaciuto all'interessato e neppure agli analisti e ai gestori dei fondi interpellati per la ricerca. Che si sono affrettati a smentire di aver mai espresso giudizi negativi.
Ecco nei dettagli le dichiarazioni degli esperti:
Alfredo Fiorentini, di Metzler Capital, sottolinea che "il giornalista ha travisato (o, più probabilmente, non capito) quanto ho cercato di spiegargli. Sull'argomento diversificazione - ha proseguito Fiorentini - mi sono limitato a dirgli che Enel si trova nella scomoda posizione di chi vuole investire, ma la merce in vendita è rara e quella poca che c'è è cara. Il mio non voleva essere un giudizio negativo su Enel e sui suoi vertici come può apparire invece leggendo l'articolo (ci mancherebbe, questo contrasterebbe con la mia raccomandazione di buy sul titolo). Mi dissocio quindi - ha concluso Fiorentini - dal tono che ha assunto il trafiletto a me attribuito dal giornalista".
Fabio Soleri di Merrill Lynch sottolinea che "il giornalista ha usato le mie parole - che peraltro confermo - in un contesto totalmente inappropriato" "Il mio personale giudizio è positivo sull'operato del top management" ha concluso Soleri.
Nadia Girelli di Eptasim sottolinea che il proprio giudizio "è stato inserito in un contesto negativo non a me imputabile".
Marco Cipelletti di UBS Warburg parla di "rappresentazione distorta da parte del giornalista"
Infine, Stefano De Chiara, di Mediolanum, sostiene: "non mi sarei mai permesso di giudicare l'operato dei manager, dei quali ho peraltro grande stima. Non posso che scusarmi - prosegue De Chiara - per la strumentalizzazione di cui sono stato oggetto"
Insomma ce n'è abbastanza per ritirare la bocciatura di Tatò. Così Enel, forte di queste secche smentite, ha dichiarato che si riserva di agire legalmente contro il quotidiano. "Enel - si legge in una nota del gruppo - si riserva pertanto eventuali azioni legali contro il Sole 24 Ore".
Intanto la direzione del quotidiano di Confindustria replica che: "Apprende con stupore di alcune improvvise messe a punto di analisti e gestori dei fondi sulle prospettive del titolo Enel. Le nuove dichiarazioni, peraltro non comunicate al giornale ma diffuse dall'Enel alle agenzie di stampa, non smentiscono l'articolo pubblicato. Quanto al giudizio finale, ricavato sulla base delle indicazioni raccolte il Sole 24 Ore ritiene che la valutazione di sintesi resti una prerogativa del solo giornale".
IL TESTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO DEL SOLE
Enel, diversificazioni senza utili
Tatò schiacciato tra fine del monopolio elettrico e verifica di validità del modello multiutility: la maggioranza dei gestori bocciano il top manager dell'Enel, mentre gli analisti, con qualche dubbio, sospendono il giudizio in attesa di verificare i ritorni degli investimenti nelle attività diversificate. «Tatò - sottolinea Stefano De Chiara, gestore di Mediolanum Fondi - non è stato aiutato dai fattori esterni. Tuttavia non convincono le diversificazioni: nella telefonia sono arrivati quando il boom era al culmine e Infostrada è costata cara. Anche nel gas sono arrivati troppo tardi. Insomma, il management ha adottato una strategia difensiva e dai ritorni incerti. Inoltre si ha la sensazione che, anzichè un calcolo di convenienza, sia prevalso il desiderio di conquistare un ruolo da big».
Anche Carlo Gentili, gestore di Nextam Partners, ritiene molto oneroso lo shopping di Enel, senza che si vedano nuovi business in grado di compensare il calo degli utili nell'energia elettrica. «Forse - ricorda Gentili - si poteva puntare a qualcosa di diverso e magari all'estero. La società non mi piace e nel pre-consuntivo 2001 c'è poco da sottolineare».
Sui debiti del quarto trimestre Marco Cipelletti, analista di Giubergia Ubs Warburg, puntualizza che «da fine settembre 2001 Enel ha pagato 2 miliardi di euro: 1,5 per la Camuzzi, per la prima tranche delle centrali spagnole e una rata per l'adeguamento del fondo pensioni dipendenti. L'altro mezzo miliardo nell'area delle tlc: nell'ultimo trimestre Wind ha registrato un Mol positivo, ma la telefonia assorbe cassa». Cipelletti, poi, sottolinea che la debolezza del titolo «è determinata anche dal sospetto degli investitori che Enel paghi troppo le acquisizioni all'estero. Sul management, però, non voglio esprimere alcun giudizio».
Nadia Girelli, analista di Eptasim, spiega meglio i timori degli investitori: «Esiste il rischio di dover impiegare a ogni costo la liquidità delle Genco, come nel tentativo di acquisire, a caro prezzo, le società inglesi dell'acqua o l'Acquedotto Pugliese, la cui profittabilità appariva lontana. Il titolo è debole perché la strategia aziendale non sembra ottimale. Sospendo, però, il giudizio in attesa dei risultati e della destinazione degli investimenti». Per un gestore, che preferisce l'anonimato, «l'errore di "overpricing" di Enel non può essere scaricato sul management. Ma le acquisizioni sono discutibili. Forse per rivitalizzare il titolo bisognerebbe cambiare la prima linea».
Per Alfredo Fiorentini, analista di Metzler, «Enel sta diversifcando in business con poca "merce" in vendita e a prezzi elevati. Per fortuna che con Camuzzi si potranno lasciare fuori le attività in Argentina. I risultati 2001 non presentano sorprese, anche perché la Borsa elettrica deve ancora decollare e non c'è pressione competitiva: i concorrenti producono con il Cip6». Ma servirebbe una continuità del management. Fabio Soleri, analista di Merrill Lynch, è convinto che il business model di Enel poggi su basi solide e sfruttando i punti di forza (compreso il ricorso a centrali a carbone con basse emissioni) i risultati diventerebbero visibili a breve.
Invece Antonio Tognoli, senior analist di Ing Barings, sottolinea che il modello della multiutility, se ben realizzato, potrebbe sprigionare sinergie e risultare profittevole, mentre Cesare Colombo, gestore di Fidagest, ricorda che «negli Usa e in Germania le società che ci avevano provato sono tornate a rifocalizzarsi su business vicini all'energia. Il caso italiano presenta delle peculiarità, specie se nella telefonia Wind-Infostrada rimanesse nel gruppo di testa». Anche Colombo sospende il giudizio sul management, perché Enel deve ancora dimostrare di reggere l'urto del mercato quando la deregulation sarà reale e quando il decreto sblocca-centrali produrrà i primi effetti.
Dagospia.com 5 Febbraio 2002
Il Sole 24 ore rischia una querela per diffamazione da parte di Enel. Il motivo sarebbe un articolo a firma di Emanuele Scarci, pubblicato nell'edizione del lunedì, nel quale si assegnavano le pagelle ai maggiori manager italiani. E, il peggiore della classifica, risultava l'amministratore delegato di Enel, Franco Tatò, bocciato senza appello.
Il giochino pare non essere affatto piaciuto all'interessato e neppure agli analisti e ai gestori dei fondi interpellati per la ricerca. Che si sono affrettati a smentire di aver mai espresso giudizi negativi.
Ecco nei dettagli le dichiarazioni degli esperti:
Alfredo Fiorentini, di Metzler Capital, sottolinea che "il giornalista ha travisato (o, più probabilmente, non capito) quanto ho cercato di spiegargli. Sull'argomento diversificazione - ha proseguito Fiorentini - mi sono limitato a dirgli che Enel si trova nella scomoda posizione di chi vuole investire, ma la merce in vendita è rara e quella poca che c'è è cara. Il mio non voleva essere un giudizio negativo su Enel e sui suoi vertici come può apparire invece leggendo l'articolo (ci mancherebbe, questo contrasterebbe con la mia raccomandazione di buy sul titolo). Mi dissocio quindi - ha concluso Fiorentini - dal tono che ha assunto il trafiletto a me attribuito dal giornalista".
Fabio Soleri di Merrill Lynch sottolinea che "il giornalista ha usato le mie parole - che peraltro confermo - in un contesto totalmente inappropriato" "Il mio personale giudizio è positivo sull'operato del top management" ha concluso Soleri.
Nadia Girelli di Eptasim sottolinea che il proprio giudizio "è stato inserito in un contesto negativo non a me imputabile".
Marco Cipelletti di UBS Warburg parla di "rappresentazione distorta da parte del giornalista"
Infine, Stefano De Chiara, di Mediolanum, sostiene: "non mi sarei mai permesso di giudicare l'operato dei manager, dei quali ho peraltro grande stima. Non posso che scusarmi - prosegue De Chiara - per la strumentalizzazione di cui sono stato oggetto"
Insomma ce n'è abbastanza per ritirare la bocciatura di Tatò. Così Enel, forte di queste secche smentite, ha dichiarato che si riserva di agire legalmente contro il quotidiano. "Enel - si legge in una nota del gruppo - si riserva pertanto eventuali azioni legali contro il Sole 24 Ore".
Intanto la direzione del quotidiano di Confindustria replica che: "Apprende con stupore di alcune improvvise messe a punto di analisti e gestori dei fondi sulle prospettive del titolo Enel. Le nuove dichiarazioni, peraltro non comunicate al giornale ma diffuse dall'Enel alle agenzie di stampa, non smentiscono l'articolo pubblicato. Quanto al giudizio finale, ricavato sulla base delle indicazioni raccolte il Sole 24 Ore ritiene che la valutazione di sintesi resti una prerogativa del solo giornale".
IL TESTO INTEGRALE DELL'ARTICOLO DEL SOLE
Enel, diversificazioni senza utili
Tatò schiacciato tra fine del monopolio elettrico e verifica di validità del modello multiutility: la maggioranza dei gestori bocciano il top manager dell'Enel, mentre gli analisti, con qualche dubbio, sospendono il giudizio in attesa di verificare i ritorni degli investimenti nelle attività diversificate. «Tatò - sottolinea Stefano De Chiara, gestore di Mediolanum Fondi - non è stato aiutato dai fattori esterni. Tuttavia non convincono le diversificazioni: nella telefonia sono arrivati quando il boom era al culmine e Infostrada è costata cara. Anche nel gas sono arrivati troppo tardi. Insomma, il management ha adottato una strategia difensiva e dai ritorni incerti. Inoltre si ha la sensazione che, anzichè un calcolo di convenienza, sia prevalso il desiderio di conquistare un ruolo da big».
Anche Carlo Gentili, gestore di Nextam Partners, ritiene molto oneroso lo shopping di Enel, senza che si vedano nuovi business in grado di compensare il calo degli utili nell'energia elettrica. «Forse - ricorda Gentili - si poteva puntare a qualcosa di diverso e magari all'estero. La società non mi piace e nel pre-consuntivo 2001 c'è poco da sottolineare».
Sui debiti del quarto trimestre Marco Cipelletti, analista di Giubergia Ubs Warburg, puntualizza che «da fine settembre 2001 Enel ha pagato 2 miliardi di euro: 1,5 per la Camuzzi, per la prima tranche delle centrali spagnole e una rata per l'adeguamento del fondo pensioni dipendenti. L'altro mezzo miliardo nell'area delle tlc: nell'ultimo trimestre Wind ha registrato un Mol positivo, ma la telefonia assorbe cassa». Cipelletti, poi, sottolinea che la debolezza del titolo «è determinata anche dal sospetto degli investitori che Enel paghi troppo le acquisizioni all'estero. Sul management, però, non voglio esprimere alcun giudizio».
Nadia Girelli, analista di Eptasim, spiega meglio i timori degli investitori: «Esiste il rischio di dover impiegare a ogni costo la liquidità delle Genco, come nel tentativo di acquisire, a caro prezzo, le società inglesi dell'acqua o l'Acquedotto Pugliese, la cui profittabilità appariva lontana. Il titolo è debole perché la strategia aziendale non sembra ottimale. Sospendo, però, il giudizio in attesa dei risultati e della destinazione degli investimenti». Per un gestore, che preferisce l'anonimato, «l'errore di "overpricing" di Enel non può essere scaricato sul management. Ma le acquisizioni sono discutibili. Forse per rivitalizzare il titolo bisognerebbe cambiare la prima linea».
Per Alfredo Fiorentini, analista di Metzler, «Enel sta diversifcando in business con poca "merce" in vendita e a prezzi elevati. Per fortuna che con Camuzzi si potranno lasciare fuori le attività in Argentina. I risultati 2001 non presentano sorprese, anche perché la Borsa elettrica deve ancora decollare e non c'è pressione competitiva: i concorrenti producono con il Cip6». Ma servirebbe una continuità del management. Fabio Soleri, analista di Merrill Lynch, è convinto che il business model di Enel poggi su basi solide e sfruttando i punti di forza (compreso il ricorso a centrali a carbone con basse emissioni) i risultati diventerebbero visibili a breve.
Invece Antonio Tognoli, senior analist di Ing Barings, sottolinea che il modello della multiutility, se ben realizzato, potrebbe sprigionare sinergie e risultare profittevole, mentre Cesare Colombo, gestore di Fidagest, ricorda che «negli Usa e in Germania le società che ci avevano provato sono tornate a rifocalizzarsi su business vicini all'energia. Il caso italiano presenta delle peculiarità, specie se nella telefonia Wind-Infostrada rimanesse nel gruppo di testa». Anche Colombo sospende il giudizio sul management, perché Enel deve ancora dimostrare di reggere l'urto del mercato quando la deregulation sarà reale e quando il decreto sblocca-centrali produrrà i primi effetti.
Dagospia.com 5 Febbraio 2002