L'ALDISSIMO INVIA A DAGOSPIA "SINOSSI DI UN ROMANZO TUTTO DA SMERIGLIARE"
PIÙ IL MACHISMO È PERFETTAMENTE FASCISTA, PIÙ SI HA LA GARANZIA DI FIGAGGINE
PERCHE' I MIGLIORI PADRI DI FAMIGLIA VOGLIONO ESSERE CHIAMATI WANDA O TATIANA
PIÙ IL MACHISMO È PERFETTAMENTE FASCISTA, PIÙ SI HA LA GARANZIA DI FIGAGGINE
PERCHE' I MIGLIORI PADRI DI FAMIGLIA VOGLIONO ESSERE CHIAMATI WANDA O TATIANA
"SINOSSI DI UN ROMANZO TUTTO DA SMERIGLIARE"
DI ALDO BUSI
Se mai scrivessi un altro romanzo mi piacerebbe intitolarlo "La saliva dei padri di famiglia", in cui si dimostra che i migliori pompini della vita mi sono stati fatti da probi campioni di cattolicesimo quale religione di stato, di patriottismo xenofobo e di familismo come valore primario e traguardo ultimo del patto sociale da cui escludere ogni uomo che non abbia fatto "il suo dovere".
I fascisti di comprovata fede procreazionista, quindi comunisti e derivati inclusi, sono e restano i bocchinari di miglior lega al mondo, bene attenti a che lo sperma del loro Onan prescelto (di solito di domenica durante la corsetta campestre, nella pausa pranzo, quando la moglie va in vacanza, nel cinema porno di un'altra città, in un viaggio notturno nella cabina di un treno eccetera) non cada per terra ma gli irrori la maschia anima prima ancora dello stomaco, così ottemperando, oltretutto, a un dettame biblico oscuramente incistatosi nel semenzaio della loro coscienza ligia a scansare il benché minimo anatema. Più il machismo è perfettamente fascista, più si ha la garanzia di una figaggine di fondo che galvanizza e indora la saliva del portatore padre di famiglia medio.
Solo i fascisti padri di famiglia su d'età - che covano le loro attuali pulsioni nascondendole sotto una verniciatura di conformismo eterosessuale di facciata sempre più soggetta a scrostature a causa di mogli e donne in generale non più disposte a recitare la commedia di un qualche interesse sessuale nei loro confronti di ex caproni ormai incaponiti - rivelano all'occorrenza quella voglia spasmodica di cazzo che io non ho mai avuto nemmeno nella più florida e ossessiva delle mie stagioni sessuali, e quando loro si sentono protetti dall'oscurità e dall'anonimato, ecco che io sono lì, pronto al mio fioretto quasi quotidiano: sbottonarmi la patta e darglielo in bocca (in culo raramente, i fascisti di mezza età non sono mai maniaci dell'igiene personale: pensandosi mondi da ogni macchia, hanno una vera e propria selva di antichi tarzanelli che gli fermentano tra le chiappe).
A ficcarselo giù in gola ci pensano da soli, presi nella vertigine di un simbolismo psichico che da fallocrati in pubblico li trasforma in privato in meste converse che, affamate e ingorde e programmaticamente isteriche, officiano nel cazzo altrui quanto di più sacro sono mai riusciti a concepire nella loro testolina politica: l'ostia di un luogo comune che li avvicini all'onnipotenza divina calatasi in un Uomo.
Come sappiamo dai resoconti dei prontosoccorso ospedalieri, è grazie alla potenza virilistica di questo symbolon assoluto se i migliori padri di famiglia in circolazione indossano sotto il doppiopetto e il gessato la più sofisticata e provocante delle lingerie in pizzo trasparente e una volta in posizione di preghiera, vuoi mussoliniani vuoi franchisti vuoi stalinisti di vecchio e nuovo stampo, vogliono essere chiamati Wanda o Carmencita o Tatiana e come tali (mal)trattati;
tale symbolon similerotico a binario unico permane nei fascisti più uomini veri inalterato anche in età matura, e anzi si accresce nel tempo man mano che aumenta in loro la regressione all'infanzia e la disarmante, rabbiosa impotenza globale di Balilla avvizziti, ed è grazie alla loro supina subordinazione alla causa per il trionfo di un Duce vendicatore e purificatore se io, a cinquantotto anni, fruisco di una media di cinque pompini con l'ingoio la settimana, celebrati con una tale passione e dedizione a mio esclusivo piacere che quasi sempre contempla la scarpetta fino alla spremuta della goccia dopo l'ultima -
io non li ricambio di certo, non si possono fare bene troppe cose alla volta, e sono troppo a corto di simili cortocircuiti psicotici per prestare una qualche attenzione a un loro eventuale avanzo di membro tra le gambe, eppoi i fascisti padri di famiglia, costretti all'uso meccanicistico cui sono abituati, non chiedono di meglio che un insulso sborrone li tratti come loro trattano le donne: da marionette senza sesso proprio.
Questi benemeriti invasati del cazzo altrui non tollerano che gli si ricordi che ne avrebbero uno anche loro, guai a toccarglielo, gli rovineresti il film luce che si stanno facendo da Wanda, Carmencita, Tatiana. E io mi adeguo, e non mi pare vero di poter far godere qualcuno limitandomi a concedergli il privilegio di farmi venire senza che io muova una falange, a parte prenderlo per le orecchie al momento buono e spingergli la testa giù fino a sentire l'innaturale non sequitur del canarozzo poppante - e di tale morsa che una volta su due me lo squamano e me lo feriscono dalla radice al filetto con ponti e capsule, ormai, più che coi denti, e benedetto sia l'Olio Vea che ripristina i tessuti bistrattati.
Nell'adorazione incondizionata di un cazzo generoso di sperma da assumere nella più intima e omertosa delle comunioni, i fedeli padri di famiglia trovano quello sposalizio tra l'Uomo Forte tutto Dio-Patria-Famiglia e la Prostata della Provvidenza e, ginocchioni e lingua penzoloni, toccano la più squisita e sublime essenza della loro virilità, che consiste nel delegarla a qualunque altro Maschio da Balcone voglia avere ai suoi piedi un harem di eunuchi eletti dal Signore per ripetere i Suoi slogan a pappagallo e pertanto bravi di lingua, finalmente non solo a parole.
Aldo Busi
Dagospia 15 Settembre 2006
DI ALDO BUSI
Se mai scrivessi un altro romanzo mi piacerebbe intitolarlo "La saliva dei padri di famiglia", in cui si dimostra che i migliori pompini della vita mi sono stati fatti da probi campioni di cattolicesimo quale religione di stato, di patriottismo xenofobo e di familismo come valore primario e traguardo ultimo del patto sociale da cui escludere ogni uomo che non abbia fatto "il suo dovere".
I fascisti di comprovata fede procreazionista, quindi comunisti e derivati inclusi, sono e restano i bocchinari di miglior lega al mondo, bene attenti a che lo sperma del loro Onan prescelto (di solito di domenica durante la corsetta campestre, nella pausa pranzo, quando la moglie va in vacanza, nel cinema porno di un'altra città, in un viaggio notturno nella cabina di un treno eccetera) non cada per terra ma gli irrori la maschia anima prima ancora dello stomaco, così ottemperando, oltretutto, a un dettame biblico oscuramente incistatosi nel semenzaio della loro coscienza ligia a scansare il benché minimo anatema. Più il machismo è perfettamente fascista, più si ha la garanzia di una figaggine di fondo che galvanizza e indora la saliva del portatore padre di famiglia medio.
Solo i fascisti padri di famiglia su d'età - che covano le loro attuali pulsioni nascondendole sotto una verniciatura di conformismo eterosessuale di facciata sempre più soggetta a scrostature a causa di mogli e donne in generale non più disposte a recitare la commedia di un qualche interesse sessuale nei loro confronti di ex caproni ormai incaponiti - rivelano all'occorrenza quella voglia spasmodica di cazzo che io non ho mai avuto nemmeno nella più florida e ossessiva delle mie stagioni sessuali, e quando loro si sentono protetti dall'oscurità e dall'anonimato, ecco che io sono lì, pronto al mio fioretto quasi quotidiano: sbottonarmi la patta e darglielo in bocca (in culo raramente, i fascisti di mezza età non sono mai maniaci dell'igiene personale: pensandosi mondi da ogni macchia, hanno una vera e propria selva di antichi tarzanelli che gli fermentano tra le chiappe).
A ficcarselo giù in gola ci pensano da soli, presi nella vertigine di un simbolismo psichico che da fallocrati in pubblico li trasforma in privato in meste converse che, affamate e ingorde e programmaticamente isteriche, officiano nel cazzo altrui quanto di più sacro sono mai riusciti a concepire nella loro testolina politica: l'ostia di un luogo comune che li avvicini all'onnipotenza divina calatasi in un Uomo.
Come sappiamo dai resoconti dei prontosoccorso ospedalieri, è grazie alla potenza virilistica di questo symbolon assoluto se i migliori padri di famiglia in circolazione indossano sotto il doppiopetto e il gessato la più sofisticata e provocante delle lingerie in pizzo trasparente e una volta in posizione di preghiera, vuoi mussoliniani vuoi franchisti vuoi stalinisti di vecchio e nuovo stampo, vogliono essere chiamati Wanda o Carmencita o Tatiana e come tali (mal)trattati;
tale symbolon similerotico a binario unico permane nei fascisti più uomini veri inalterato anche in età matura, e anzi si accresce nel tempo man mano che aumenta in loro la regressione all'infanzia e la disarmante, rabbiosa impotenza globale di Balilla avvizziti, ed è grazie alla loro supina subordinazione alla causa per il trionfo di un Duce vendicatore e purificatore se io, a cinquantotto anni, fruisco di una media di cinque pompini con l'ingoio la settimana, celebrati con una tale passione e dedizione a mio esclusivo piacere che quasi sempre contempla la scarpetta fino alla spremuta della goccia dopo l'ultima -
io non li ricambio di certo, non si possono fare bene troppe cose alla volta, e sono troppo a corto di simili cortocircuiti psicotici per prestare una qualche attenzione a un loro eventuale avanzo di membro tra le gambe, eppoi i fascisti padri di famiglia, costretti all'uso meccanicistico cui sono abituati, non chiedono di meglio che un insulso sborrone li tratti come loro trattano le donne: da marionette senza sesso proprio.
Questi benemeriti invasati del cazzo altrui non tollerano che gli si ricordi che ne avrebbero uno anche loro, guai a toccarglielo, gli rovineresti il film luce che si stanno facendo da Wanda, Carmencita, Tatiana. E io mi adeguo, e non mi pare vero di poter far godere qualcuno limitandomi a concedergli il privilegio di farmi venire senza che io muova una falange, a parte prenderlo per le orecchie al momento buono e spingergli la testa giù fino a sentire l'innaturale non sequitur del canarozzo poppante - e di tale morsa che una volta su due me lo squamano e me lo feriscono dalla radice al filetto con ponti e capsule, ormai, più che coi denti, e benedetto sia l'Olio Vea che ripristina i tessuti bistrattati.
Nell'adorazione incondizionata di un cazzo generoso di sperma da assumere nella più intima e omertosa delle comunioni, i fedeli padri di famiglia trovano quello sposalizio tra l'Uomo Forte tutto Dio-Patria-Famiglia e la Prostata della Provvidenza e, ginocchioni e lingua penzoloni, toccano la più squisita e sublime essenza della loro virilità, che consiste nel delegarla a qualunque altro Maschio da Balcone voglia avere ai suoi piedi un harem di eunuchi eletti dal Signore per ripetere i Suoi slogan a pappagallo e pertanto bravi di lingua, finalmente non solo a parole.
Aldo Busi
Dagospia 15 Settembre 2006