IL SIPARIO È CALATO SULL'ATTO DI DOLORE E DI ONORE DI TRONCHETTI
EZIO MAURO: "TRONCHETTI PUÒ COMINCIARE DALLA ZONA GRIGIA DI CASA SUA"
"C'È UNA ZONA GRIGIA CHE DEVE ANCORA VENIRE A GALLA" - "O FORSE È BRIZZOLATA"

- "Nella vicenda Telecom c'è una zona grigia che deve ancora venire a galla" - "O forse è brizzolata"
(Vignetta di ElleKappa su La Repubblica)


Sono due le cose che sono sempre mancate nella vita di Marco Tronchetti Provera: l'umiltà e la retorica. Ed è per questa ragione che l'improvvisa conferenza stampa convocata ieri pomeriggio all'hotel Principe di Savoia di Milano ha spiazzato i giornalisti. Nella storia dell'imprenditore, nato da un'importante famiglia di armatori romani e laureato nel '71 alla Bocconi (la madre di tutti i sapientoni), non si ricordano momenti di debolezza e di commozione. Forse l'unica volta in cui gli tremarono le gambe fu nel 1992 quando il suocero Leopoldo gli mise tra le mani la Pirelli dopo aver fallito la scalata alla tedesca Continental. Per il resto il suo profilo è sempre stato quello di un industriale-manager sopravvalutato nei suoi talenti da una stampa compiacente che, dopo l'acquisizione di Telecom nel luglio 2001, lo ha collocato nella galleria "Erede dell'Avvocato".

A memoria si ricorda soltanto un giornalista che ha osato mettere in discussione la costruzione di scatole che hanno consentito al marito di Afef di raccogliere la pesantissima eredità di Roberto Colaninno. E' Massimo Mucchetti, l'editorialista del "Corriere della Sera" autore del famoso libro "Licenziare i padroni?", che gli spioni telefonici e ignoranti hanno definito con il soprannome di "Mucca pazza".

L'umiltà non ha mai abitato negli uffici di Tronchetti Provera che ieri sera con uno scatto di orgoglio vicino alla disperazione è arrivato a dire "comincio a invecchiare, ma non sono ancora antico". Non c'era la vivacissima Afef a sentire un'ammissione così dolorosa, ma c'erano schierati in prima fila i tre figli, Giada, Ilaria e Giovanni che con la loro presenza hanno voluto testimoniare la solidarietà a questo padre bello, ricco, alto, brizzolato e un po' bizzarro, che l'11 settembre scorso ha abbattuto a sorpresa le "torri" dello skyline di TelecomItalia. I tre figli sono anche soci al 33% nell'accomandita "Marco Tronchetti Provera & C." che controlla il Gruppo Pirelli-Telecom, ma non era certo nella veste di azionisti che trepidavano per le parole del padre. Un padre che oltre a non conoscere l'umiltà, non ha mai coltivato la retorica e quindi si esprimeva a tratti con voce tremula difendendo dietro il tavolo quel valore ancestrale che si chiama "onore".

Il Tronchetto dell'infelicità era solo; una scelta deliberata e improvvisa che scaturisce dalle 344 pagine dei magistrati di Milano dove sono stati raccolti gli schizzi di un misterioso ventilatore maneggiato con cura in quella che il capo di Pirelli ha definito la "zona grigia" del Paese. Accanto a lui non c'erano i manager della trimurti (Buora, Puri Negri, Ruggiero) che sono stati ricoperti in questi anni da stock options e stipendi miliardari. E non c'era nemmeno il superavvocato Guido Rossi che poche ore prima era entrato in Consob per smentire categoricamente il progetto industriale presentato da Tronchetti l'11 settembre al consiglio di amministrazione di Telecom. Non si vende niente - ha detto ieri superGuido. E dal salone dell'hotel Principe di Savoia di Milano, il Marco brizzolato gli ha fatto eco dicendo che il Gruppo è sano e che tutte le società della catena sono solide.



Lo ha dimostrato con i numeri (un terreno sul quale riesce a parlare come un bocconiano sicuro di sé) e a questo punto qualcuno tra i giornalisti ha cominciato a chiedersi per quale ragione dieci giorni fa egli abbia chiamato in soccorso la Croce Rossa (anzi, la croce Rossi). Era questa la domanda che circolava ieri nella platea sconcertata che ha preso nota dei buoni risultati di Telecom, Pirelli, Olimpia, illustrati sulla base di uno spartito musicale che suonava la sinfonia del "tutto va bene signora la marchesa". In realtà quello che non va bene a Tronchetti Provera è l'attacco personale che ha messo in discussione il suo onore e la reputation delle sue aziende.

Lo sfogo del marito di Afef alla fine è apparso più una prova di debolezza che una prova di forza, una debolezza che appare grande di fronte alla politica che riesce a digerire e a metabolizzare i Rovati e gli incidenti di percorso, mentre costringe il figlio degli armatori romani a parlare genericamente di una "zona grigia" del Paese. Nella mancanza di autocritica Tronchetti ha accantonato totalmente i fatti e i misfatti che si sono consumati intorno ai tabulati di Tim, ed è gioco facile oggi per Ezio Mauro, direttore di "Repubblica", pizzicarlo su questa sorprendente lacuna. "Tronchetti Provera denuncia - scrive il giornale di Carletto De Benedetti (che ieri si è preso lo sfizio di distinguere tra l'azienda e gli amministratori) - una zona grigia del Paese, che sfrutta la debolezza della politica e dell'etica,... ma intanto, il primo imprenditore italiano può cominciare dalla zona grigia di casa sua, così estesa da pesare direttamente non solo sulla politica e sull'etica, ma anche, - secondo i magistrati - "sui principi costituzionali fondanti di questo Paese".

Per replicare a Ezio Mauro ci vorrebbe un pizzico di umiltà che non appartiene al capo di Pirelli e di Telecom. E gli manca anche quel dono della retorica che con una semplice battuta avrebbe potuto metterlo al riparo da una critica così pungente. Quando alla fine della conferenza stampa si è rivolto ai giornalisti per dire "sono qui per chiedervi aiuto" l'appello dell'uomo d'onore è rimasto appeso nell'aria mentre qualcuno ricordava i 300 milioni di euro che ogni anno il Gruppo TelecomItalia spende in pubblicità sulla stampa e sulle televisioni.

Adesso che il sipario è calato sull'atto di dolore e di onore di Tronchetti, le domande degli analisti si moltiplicano e si concentrano su un solo quesito: ce la farà il Tronchetti di ieri, umile ed umiliato, emozionato e sicuro, a uscire dal crollo dell'11 settembre per rimettere chiarezza intorno a un progetto industriale che in un'ora e mezzo di consiglio di amministrazione ha cambiato la pelle di TelecomItalia? A questa domanda si aggiunge un corollario non da poco: ce la farà Guido Rossi a ridisegnare il vestito societario di Telecom senza entrare in rotta di collisione con il 58enne imprenditore milanese che in pochi giorni ha visto cambiare sotto gli occhi oltre il 40% di Pirelli e tre miliardi di azioni Telecom? Il darwinismo industriale è in pieno movimento e i colpi di scena sono appena all'inizio.


Dagospia 26 Settembre 2006