BOCCONI, LA MADRE DI TUTTI I VIZIATONI/2 - LETTERA: "SONO UNO STUDENTE ATTRATTO DAL MIELE DEL "NOME" E DEL "PRESTIGIO" DELL'HARVARD D'ITALIA. PER SMITIZZARE UN MITO CI VUOLE POCA FATICA, COME FAR CADERE UN CASTELLO DI CARTE CON UN SOFFIO".

Riceviamo e pubblichiamo:


Egregio Direttore,

sono uno studente Bocconi e vostro assiduo "lettore" da molti anni da ormai quattro anni e di cose, leggendovi e frequentando questa università, ne ho imparate. Una cosa in particolare mi ha colpito, la quantità di leggende su studenti, professori, assistenti, segreterie che girano (e molto spesso vengono alimentate e rafforzate da trame romanzesche) tra noi povere mosche attratte dal miele del "nome" e del "prestigio" dell'Harvard d'Italia.

Per smitizzare un mito ci vuole molta poca fatica, la stessa fatica che ci vuole a far cadere un castello di carte con un soffio. Mi piacerebbe tenere una piccolo diario anonimo firmato da un povero studente nel quale scrivere tutto il "gossip accademico del momento" ed esprimere alcune opinioni personali, basate molto spesso su racconti estemporanei fuori dalla biblioteca o al bar, la cui attendibilità è dubbia, ma come si dice...a pensar male qualche volta ci si azzecca.

Desiderei far conoscere un po' a tutti una realtà che solo noi che la viviamo quotidianamente sappiamo veramente di cosa è fatta, e purtroppo, poco ha a che vedere con quella immaginata da molte persone.
Se siete interessati, sarei felice di collaborare con voi per aprire, non dico una porta, ma una fessurina per scorgere cosa succede veramente dentro queste rinomate quattro mura.

In allegato ho messo un piccolo articolo che ho scritto un po' di tempo fa, che però risulta estremamente attuale.
VB



NON È HARVARD

A proposito di fasce di reddito, per chi non lo sapesse, non è solo il governo a pensare che chi guadagna 70.000 euro lordi all'anno è il solito ricco che, dopo un tranquillo anno di lavoro seduto comodamente dietro la scrivania, d'estate se la spassa facendo la spola tra Portofino e Portocervo sul suo yacht. C'aveva già pensato l'Università Bocconi qualche anno fa riducendo gli scaglioni di reddito (da qualche anno sono ferme a 4) nel nome di una democratica progressività di tassazione, che avrebbe permesso a tutti (questo aspetto merita un discorso a sé), di poter frequentare la più prestigiosa università del Belpaese.

Quel riccastro che sogna di mandare il proprio figlio alla Bocconi, e di proiettarlo verso l'olimpo dell'economia italiana, anzi europea, ma cosa dico, mondiale, oltre a dover dare un 43% dei suoi guadagni allo Stato, alla Bocconi deve 7.203,24 euro (14 milioni di lire). Voi dite, cosa c'è di strano, è un'università privata che ti garantisce una formazione eccellente, i migliori docenti, servizi, lavoro sicuro e ben pagato, un bella "B" maiuscola stampata sul foglio di laurea e tanti altri benefits che non sto ad elencare.

Di strano non ci sarebbe niente, tranne forse che, chi guadagna 70.000 euro all'anno ricco non è, e chi può permettersi di sborsare quella somma di tasse universitarie, deve necessariamente guadagnare molto di più se vuole mantenere il proprio figlio a Milano (avete idea di quanto costa un affitto in camera doppia o una pizza con birra?), ma questo aspetto, il rigoroso ufficio tasse Bocconi, che niente ha da invidiare all'Agenzia delle Entrate per precisione di calcolo, anzi forse avrebbe da insegnare qualcosa, non riesce a vederlo, oppure non vuole vederlo.

Infatti leggenda vuole che la terza fascia (quella dei 7.203,24 euro all'anno) sia perlopiù occupata dalle figlie e dai figli di industriali (medi e grandi di solito, quelli piccoli si fanno fregare), commercianti, titolari di società (magari fittizie intestate alla prole appena maggiorenne), liberi professionisti (magari avvocati, notai, commercialisti, etc.), che sanno come aggirare certi ostacoli. Il bello però deve ancora venire. Tutti coloro che hanno la "sfortuna" di guadagnare oltre i 98.000 euro annui (quindi un reddito tendente a più infinito) pagano la stessa somma (8.838,24 euro all'anno).

Che differenza vuoi che ci sia tra il prelevare 16 milioni all'anno da chi ne guadagna un duecento, e chi ne guadagna due (di miliardi), anche perché il figlio del miliardario, che università pensate che possa frequentare in Italia. Quindi, fatemi pensare, se i miei calcoli sono giusti il mio vicino di banco con papà e mamma impiegati in banca ed il figlio di Tronchetti Provera versano la stessa quantità denaro nelle casse dell'ateneo. No scusate mi stavo sbagliando. Lui sta in terza fascia. Ma questa forse è solo una cattiveria messa in giro dal figlio di qualche dipendente della Telecom.


Dagospia 06 Ottobre 2006