IL "PARTITO DI DIO", STARRING CAMILLO RUINI, CONTRO L´ESPULSIONE DEL CATTOLICESIMO DALLA CULTURA DOMINANTE - LA SFIDUCIA VERSO PRODI NASCE NEL MOMENTO IN CUI IL PROF RIFIUTA DI ASSUMERE LA GUIDA DEL NUOVO PARTITO POPOLARE AL POSTO DI MARTINAZZOLI.

Edmondo Berselli per "la Repubblica"

Non dovrebbe essere necessario sottolineare quanto sia cruciale in questo momento la posizione della chiesa cattolica, e non solo in Italia: il passaggio dal carisma di Karol Wojtyla alla teoresi di Joseph Ratzinger è lo sfondo di una serie di eventi che possono imprimersi sul mondo cattolico, determinando sviluppi decisivi sul piano culturale e civile.

Questioni "locali" come la successione alla presidenza della Cei e il convegno ecclesiale di Verona, undici anni dopo le assise di Palermo che avevano sancito il disimpegno della chiesa italiana dallo scontro politico fra destra e sinistra, fanno da contrappunto alla condizione globale del cattolicesimo, al suo ruolo nel confronto-scontro fra civiltà, di cui l´insidioso discorso del papa a Ratisbona è uno dei possibili indicatori di strategia generale (visto che l´argomento sensibile era centrato non tanto sui versetti satanici contro Maometto di Manuele II Paleologo, quanto sulle differenze radicali fra cristianesimo e islamismo nel rapporto tra fede e ragione).

Ma naturalmente non può sfuggire nemmeno la funzione delicatissima che la chiesa svolge all´interno della società e della politica italiana: la sua azione di virtuale ago della bilancia, il suo peso nel legittimare gli schieramenti, oltre che di promulgatrice di paradigmi culturali. E sotto questo aspetto giunge puntuale il saggio di Marco Damilano "Il partito di Dio. La nuova galassia dei cattolici italiani" (Einaudi, pagg. 218, euro 14,50, in libreria da oggi).

Un libro, sia detto subito, che rappresenta una delle prove ottime del giornalismo italiano, perché Damilano, cronista politico dell´Espresso, sa unire la curiosità, il retroscena, perfino il pettegolezzo squisito a una visione complessiva e culturalmente convincente del mondo cattolico.

Il protagonista della sua ricostruzione è il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Camillo Ruini, ossia l´uomo che ha saputo connettere due aspetti fondanti del cattolicesimo italiano contemporaneo: la «guerra culturale tutta interna all´Occidente ricco e secolarizzato», in cui il nemico «si chiama relativismo etico», con le concessioni di massa al nemico bimillenario del cristianesimo, «il paganesimo, il naturalismo, il culto dionisiaco»; e su un piano più tattico, ma non slegato dalla dimensione valoriale, lo sfaldamento della politica italiana, con la perdita del pilastro costituito dall´unità dei cattolici e del suo strumento politico, la Democrazia cristiana.

Se si guarda indietro, scrive l´autore, alla vigilia della fine della sua esperienza alla guida della Cei, Ruini può essere soddisfatto: la chiesa sembra «l´unico potere forte in circolazione» dopo la crisi di partiti e istituzioni: «Ha combattuto la sua battaglia: impedire che la chiesa fosse travolta dal disfacimento della Dc e dalla diaspora dell´elettorato cattolico».



Per ottenere questo risultato storico, e una conquista quasi «incredibile» dell´egemonia culturale e mediatica, Ruini e i vertici della gerarchia hanno dovuto compiere uno sforzo colossale di mobilitazione della galassia cattolica, quell´ambiente composito, vivacemente descritto da Damilano, che comprende i media come il quotidiano Avvenire e Radio Maria, i movimenti di base dai focolarini ai neocatecumenali e ovviamente a Comunione e liberazione, le parrocchie, le associazioni di volontariato: insomma il «partito di Dio», i papa boys, i nuovi crociati della reazione anti-islamica, i depositari della verità, della tradizione e della giustizia, i combattenti della guerra contro il relativismo.

La premessa di questa battaglia culturale è un giudizio apocalittico sulla società italiana: l´Italia è terra di missione, una comunità da rievangelizzare, un reality show che secondo Ratzinger assomiglia lividamente all´età della Roma più classicamente corrotta, quando nei giardini di Nerone «gli uomini erano accesi come torce». In questo panorama apocalittico «i cattolici si giocano tutto». E la posta finale è la vita o la morte del cristianesimo. Per questo la gerarchia vaticana interpreta i segni dei tempi come presagio di una decadenza finale a cui opporsi con tutte le forze: il Gay Pride così come Il codice Da Vinci, la perfetta amoralità della vita pubblica, il cinismo manipolatorio dei media sono altrettanti sintomi di quel fenomeno di secolarizzazione estrema che in Francia è stato chiamato "exculturation", in pratica «l´espulsione del cattolicesimo dalla cultura dominante».

Potrà apparire provinciale, a questo punto, mentre Ratzinger ammonisce che gli Stati, senza una giustizia ispirata dal trascendente, sono soltanto covi di grandi ladrocini, toccare i temi della vicenda politica del nostro paese. Ma nella visione di Ruini tutto si tiene: la sfiducia verso Romano Prodi e il centrosinistra nasce nel momento in cui il Professore rifiuta di assumere la guida del nuovo Partito popolare al posto di Mino Martinazzoli: cioè quando, nella visione di Ruini, non accetta di assumere un ruolo di cerniera fra il cattolicesimo italiano e la politica, condannando a morte il Ppi («E un rifiuto che pesa nel rapporto fra i due, non sarà più dimenticato»).

Si apre qui la complessa partita, dai riflessi politici evidenti, che vede da una parte il cattolicesimo democratico, sociale, ispirato al solidarismo, e dall´altro il cattolicesimo ancorato ai "valori", in primo luogo la difesa della vita e della famiglia. Ed è su quest´ultima arena che Ruini compie il proprio capolavoro, vale a dire la chiamata a raccolta del cattolicesimo tradizionale contro il referendum sulla fecondazione assistita. Riesce a mettere insieme un´operazione in parte statistico-matematica, sommando agli astensionisti gli integralisti, e in parte essenzialmente politica, che gli consente di attribuirsi la spettacolare "vittoria" ottenuta, con il 74 per cento di astenuti.

Ma si tratta di una vittoria politicista, in cui i "valori" e la prigrizia, la convinzione e lo scetticismo si sono mescolati. Mentre cominciano a intravedersi i contorni dell´"età di Ratzinger", il suo porsi come testimone filosofico contro il degrado dell´Occidente, il suo invocare "fides et ratio" contro i nemici, si tratterà anche di vedere quale sarà l´eredità dell´azione di Ruini. Quanto resterà in termini di rafforzamento del mondo cattolico; quanto di tatticismo e di politique politicienne: e se alla fine avrà vinto un cattolicesimo mobilitato sui valori ma disposto a venire a patti con i non-valori del berlusconismo, oppure se avrà almeno resistito, oggi, in epoca di atei devoti, il cattolicesimo così fuori moda del popolarismo e del rinnovamento conciliare.



Dagospia 10 Ottobre 2006