RICUCCI RICICCIA - CARIGE CONTRO IL CORRIERE - VOLKSWAGEN SBANDA CON GLI INVESTITORI - TIMBERLAND IN VENDITA - NEL GIOCO DELL'OPA L'ITALIA IN PRIGIONE - RAO A ROSSI: "RILANCI OLIVETTI" - E TOYOTA PUNTA AL 15% DELL'INTERO MERCATO MONDIALE.
1 - RICUCCI TORNA IN SELLA, VICEPRESIDENTE DI MAGISTE
Da "La Stampa" - Stefano Ricucci torna in sella da subito. Un incontro ieri con i consulenti per fare il punto dopo il via libera del concordato ha anche deciso di dare nuovi vertici alla Magiste International e per Ricucci è pronta la vicepresidenza. L'immobiliarista non avrà però nessuna delega esecutiva e sarà affiancato nel consiglio da Stanislao Chimenti, Alberto Lupoi e Massimo Iacobacci. Alla presidenza andrà Riccardo Pieroni, legale dello studio d'Urso Munari Gatti attualmente trustee dello Stefano Ricucci Trust.
Il concordato è però subordinato allo sblocco di 71 milioni di euro depositati in un conto vincolato su ordine della procura milanese. Secondo il piano, scrive l'agenzia Radiocor, i creditori privilegiati e chirografari verranno risarciti al 100%, mente i debiti verso le società controllate, circa 240 milioni di euro, saranno risarciti al 44%. Al termine della procedura resterebbero 33 milioni per finanziare il concordato di Magiste Re.
2 - CARIGE, ESPOSTO IN PROCURA CONTRO IL CORRIERE.
Da "La Stampa" - Un esposto è stato presentato in procura da Banca Carige in seguito all'inchiesta del Corriere della Sera in cui si sollevano dubbi sul gruppo bancario. L'esposto chiede di verificare se c'è reato di aggiotaggio.
3 - LA MALATTIA CRONICA DI CASA SCHIAPPARELLI.
A.Grass. per "Il Sole 24 Ore" - Che le prospettive del gruppo fossero poco rosee lo si era già capito a fine marzo quando, con 20 transazioni consecutive,l'ex amministratore delegato Gianni Mazzola aveva venduto 7,7 milioni di titoli Schiapparelli di sua proprietà. Ma da ieri c'è quasi la certezza che il gruppo milanese di cosmetici,alimentari e prodotti diagnostici si stia apprestando a servire ai soci il settimo esercizio consecutivo in rosso.
Insomma, se si esclude una brevissima parentesi fra il '98 e '99, in cui Schiapparelli ha registrato profitti cumulativi per ben 122 mila euro, la società è in costante perdita dall'anno dei mondiali in Italia, il 1990. Una costanza che sembra confermata dagli ultimi risultati sulla gestione: al 30 settembre le perdite operative consolidate sono salite a 1,14 milioni di euro, al posto dei 724 mila euro, e le perdite nette sono balzate a 1,19 milioni. Né ci si poteva attendere che il nuovo management, nominato a settembre in seguito all'arresto di Mazzola per il crack Finpart, poteva in meno di quattro settimane dare un segnale di discontinuità.
4 - TIMBERLAND AI PIEDI DEL PRIVATE EQUITÀ.
D.Ro. per "Il Sole 24 Ore" - Le Timberland, trofeo portato a casa per anni da milioni di italiani andati in vacanza in America, sono ormai sul viale del tramonto. La moda è cambiata, lo stile casual e un po' rude adottato simultaneamente dagli yuppies europei e dai rapper americani ha lasciato il passo a marche di lusso, e la società del New Hampshire nota per i mocassini di cuoio e gli scarponi giallini e waterproof si è messa in vendita. Chi vuol comprare sono i soliti gruppi di private equity, a cui ormai sempre più spesso si rivolgono le dinastie industriali desiderose di vendere l'azienda di famiglia.
Gli Swartz, eredi del calzolaio che fondò la società negli anni 50, potrebbero incassare almeno 2 miliardi di dollari, il valore di mercato della Timberland Co in Borsa. Trovare un acquirente per questo simbolo dell'America degli anni 80 toccherà ai banchieri della Goldman Sachs, molti dei quali appartengono a quella generazione che ancora tiene un paio di vecchie Timberland nell'armadio.
5 - NEL GIOCO DELL'OPA L'ITALIA IN PRIGIONE.
R.Sa. per "Il Sole 24 Ore" - Il recepimento della direttiva europea sull'Opa, il cui termine è scaduto il 20 maggio scorso, si è nuovamente perso per strada. Ed intanto i problemi aumentano. Non vi sono soltanto le questioni pratiche su come si debba calcolare, nel limbo giuridico creato dal ritardo, il prezzo dell'Opa. Se con il criterio più oneroso stabilito dalla normativa comunitaria oppure con quello più favorevole agli scalatori previsto dalla legge nazionale.
C'è anche una questione più generale da tenere presente. Molti paesi hanno già recepito la direttiva Ue ed alcuni di loro (ad esempio la Francia) hanno fatto la scelta di prevedere, nei casi di take over ostili provenienti dall'estero, misure difensive a tutela dei propri "campioni" nazionali. Questi ultimi, pertanto,possono scalare società italiane utilizzando la nostra attuale normativa liberista. Ma un'azienda italiana non può rendere la pariglia. Fare la scelta del mercato è comunque legittima e,anzi, molti se la augurano. Ma, in questo caso, sarebbe soltanto il frutto dell'inerzia.
6 - VOLKSWAGEN SBANDA CON GLI INVESTITORI.
B.R. per "Il Sole 24 Ore" - Se Ferdinand Piëch, padre padrone di Volkswagen, pensava di guidare senza colpo ferire il cambio della guardia a VW, con il siluramento di Bernd Pischetsrieder e l'arrivo di Martin Winterkorn, si sbagliava. In questi giorni, alcuni azionisti americani non hanno esitato a protestare per un'operazione definita poco trasparente. Tom Schrager, partner di Tweedy Browne (socio con l'1%), ha spiegato che «è inconcepibile far saltare il dirigente di un'azienda proprio mentre sta rimettendo ordine nella società ». Dal canto suo, il fondo Brandes avrebbe ridotto dal 9,4 a sotto il 5% la sua quota in VW, secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung. La ragione di questa scelta non è ancora chiara.
Certo è che VW sta attraversando un periodo di grande incertezza. Non solo alcuni importanti azionisti rumoreggiano; ma il cambio della struttura dirigenziale è ancora tutto definire: Wolfgang Bernhard, a capo del marchio VolksWagen, starebbe riflettendo alle dimissioni.
7 - RAO A ROSSI: «RILANCI OLIVETTI»
Dal "Corriere della Sera" - La Olivetti non c'è più. Ma il marchio resiste. E ieri sull'«Unità» è stata la volta di Giuseppe Rao, che si è appellato a Guido Rossi, presidente di Telecom Italia, che ora controlla le residue attività industriali di derivazione olivettiana. Rao, responsabile nel governo D'Alema del Forum per la società dell'informazione, conteggia in 1.100 gli addetti riferibili a queste ultime. Poco, pochissimo. Ma è pur sempre qualcosa da cui si può partire: «L'obiettivo potrebbe essere la ricostituzione della impresa di Ivrea», scrive il quotidiano.
Non solo: Rao, che nella città piemontese è uno degli animatori del Museo Tecnologicamente, si immagina la nascita di start-up nei settori più avanzati. La premessa? Una ricerca di Telecom Italia realizzata un anno fa in cui veniva evidenziavo come il marchio Olivetti fosse ancora noto e apprezzato all'estero.
8 - E TOYOTA PUNTA AL 15% DELL'INTERO MERCATO MONDIALE
Dal "Corriere della Sera" - Arrivare a conquistare entro il 2010 il 15% del mercato globale dell'auto. E' questo, secondo quanto riportato ieri dal «Wall Street Journal», l'obiettivo del colosso giapponese Toyota, che ha recentemente scavalcato Ford nella classifica dei produttori mondiali del settore, salendo alla seconda posizione, appena dietro General Motors. I vertici di Toyota si sono chiusi nel più stretto riserbo, preferendo non commentare l'articolo del quotidiano finanziario Usa; gli stessi vertici hanno però ammesso che Toyota sta scommettendo soprattutto sui mercati della Russia, della Cina, dell'India e del Brasile per espandersi a livello globale.
Dagospia 15 Novembre 2006
Da "La Stampa" - Stefano Ricucci torna in sella da subito. Un incontro ieri con i consulenti per fare il punto dopo il via libera del concordato ha anche deciso di dare nuovi vertici alla Magiste International e per Ricucci è pronta la vicepresidenza. L'immobiliarista non avrà però nessuna delega esecutiva e sarà affiancato nel consiglio da Stanislao Chimenti, Alberto Lupoi e Massimo Iacobacci. Alla presidenza andrà Riccardo Pieroni, legale dello studio d'Urso Munari Gatti attualmente trustee dello Stefano Ricucci Trust.
Il concordato è però subordinato allo sblocco di 71 milioni di euro depositati in un conto vincolato su ordine della procura milanese. Secondo il piano, scrive l'agenzia Radiocor, i creditori privilegiati e chirografari verranno risarciti al 100%, mente i debiti verso le società controllate, circa 240 milioni di euro, saranno risarciti al 44%. Al termine della procedura resterebbero 33 milioni per finanziare il concordato di Magiste Re.
2 - CARIGE, ESPOSTO IN PROCURA CONTRO IL CORRIERE.
Da "La Stampa" - Un esposto è stato presentato in procura da Banca Carige in seguito all'inchiesta del Corriere della Sera in cui si sollevano dubbi sul gruppo bancario. L'esposto chiede di verificare se c'è reato di aggiotaggio.
3 - LA MALATTIA CRONICA DI CASA SCHIAPPARELLI.
A.Grass. per "Il Sole 24 Ore" - Che le prospettive del gruppo fossero poco rosee lo si era già capito a fine marzo quando, con 20 transazioni consecutive,l'ex amministratore delegato Gianni Mazzola aveva venduto 7,7 milioni di titoli Schiapparelli di sua proprietà. Ma da ieri c'è quasi la certezza che il gruppo milanese di cosmetici,alimentari e prodotti diagnostici si stia apprestando a servire ai soci il settimo esercizio consecutivo in rosso.
Insomma, se si esclude una brevissima parentesi fra il '98 e '99, in cui Schiapparelli ha registrato profitti cumulativi per ben 122 mila euro, la società è in costante perdita dall'anno dei mondiali in Italia, il 1990. Una costanza che sembra confermata dagli ultimi risultati sulla gestione: al 30 settembre le perdite operative consolidate sono salite a 1,14 milioni di euro, al posto dei 724 mila euro, e le perdite nette sono balzate a 1,19 milioni. Né ci si poteva attendere che il nuovo management, nominato a settembre in seguito all'arresto di Mazzola per il crack Finpart, poteva in meno di quattro settimane dare un segnale di discontinuità.
4 - TIMBERLAND AI PIEDI DEL PRIVATE EQUITÀ.
D.Ro. per "Il Sole 24 Ore" - Le Timberland, trofeo portato a casa per anni da milioni di italiani andati in vacanza in America, sono ormai sul viale del tramonto. La moda è cambiata, lo stile casual e un po' rude adottato simultaneamente dagli yuppies europei e dai rapper americani ha lasciato il passo a marche di lusso, e la società del New Hampshire nota per i mocassini di cuoio e gli scarponi giallini e waterproof si è messa in vendita. Chi vuol comprare sono i soliti gruppi di private equity, a cui ormai sempre più spesso si rivolgono le dinastie industriali desiderose di vendere l'azienda di famiglia.
Gli Swartz, eredi del calzolaio che fondò la società negli anni 50, potrebbero incassare almeno 2 miliardi di dollari, il valore di mercato della Timberland Co in Borsa. Trovare un acquirente per questo simbolo dell'America degli anni 80 toccherà ai banchieri della Goldman Sachs, molti dei quali appartengono a quella generazione che ancora tiene un paio di vecchie Timberland nell'armadio.
5 - NEL GIOCO DELL'OPA L'ITALIA IN PRIGIONE.
R.Sa. per "Il Sole 24 Ore" - Il recepimento della direttiva europea sull'Opa, il cui termine è scaduto il 20 maggio scorso, si è nuovamente perso per strada. Ed intanto i problemi aumentano. Non vi sono soltanto le questioni pratiche su come si debba calcolare, nel limbo giuridico creato dal ritardo, il prezzo dell'Opa. Se con il criterio più oneroso stabilito dalla normativa comunitaria oppure con quello più favorevole agli scalatori previsto dalla legge nazionale.
C'è anche una questione più generale da tenere presente. Molti paesi hanno già recepito la direttiva Ue ed alcuni di loro (ad esempio la Francia) hanno fatto la scelta di prevedere, nei casi di take over ostili provenienti dall'estero, misure difensive a tutela dei propri "campioni" nazionali. Questi ultimi, pertanto,possono scalare società italiane utilizzando la nostra attuale normativa liberista. Ma un'azienda italiana non può rendere la pariglia. Fare la scelta del mercato è comunque legittima e,anzi, molti se la augurano. Ma, in questo caso, sarebbe soltanto il frutto dell'inerzia.
6 - VOLKSWAGEN SBANDA CON GLI INVESTITORI.
B.R. per "Il Sole 24 Ore" - Se Ferdinand Piëch, padre padrone di Volkswagen, pensava di guidare senza colpo ferire il cambio della guardia a VW, con il siluramento di Bernd Pischetsrieder e l'arrivo di Martin Winterkorn, si sbagliava. In questi giorni, alcuni azionisti americani non hanno esitato a protestare per un'operazione definita poco trasparente. Tom Schrager, partner di Tweedy Browne (socio con l'1%), ha spiegato che «è inconcepibile far saltare il dirigente di un'azienda proprio mentre sta rimettendo ordine nella società ». Dal canto suo, il fondo Brandes avrebbe ridotto dal 9,4 a sotto il 5% la sua quota in VW, secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung. La ragione di questa scelta non è ancora chiara.
Certo è che VW sta attraversando un periodo di grande incertezza. Non solo alcuni importanti azionisti rumoreggiano; ma il cambio della struttura dirigenziale è ancora tutto definire: Wolfgang Bernhard, a capo del marchio VolksWagen, starebbe riflettendo alle dimissioni.
7 - RAO A ROSSI: «RILANCI OLIVETTI»
Dal "Corriere della Sera" - La Olivetti non c'è più. Ma il marchio resiste. E ieri sull'«Unità» è stata la volta di Giuseppe Rao, che si è appellato a Guido Rossi, presidente di Telecom Italia, che ora controlla le residue attività industriali di derivazione olivettiana. Rao, responsabile nel governo D'Alema del Forum per la società dell'informazione, conteggia in 1.100 gli addetti riferibili a queste ultime. Poco, pochissimo. Ma è pur sempre qualcosa da cui si può partire: «L'obiettivo potrebbe essere la ricostituzione della impresa di Ivrea», scrive il quotidiano.
Non solo: Rao, che nella città piemontese è uno degli animatori del Museo Tecnologicamente, si immagina la nascita di start-up nei settori più avanzati. La premessa? Una ricerca di Telecom Italia realizzata un anno fa in cui veniva evidenziavo come il marchio Olivetti fosse ancora noto e apprezzato all'estero.
8 - E TOYOTA PUNTA AL 15% DELL'INTERO MERCATO MONDIALE
Dal "Corriere della Sera" - Arrivare a conquistare entro il 2010 il 15% del mercato globale dell'auto. E' questo, secondo quanto riportato ieri dal «Wall Street Journal», l'obiettivo del colosso giapponese Toyota, che ha recentemente scavalcato Ford nella classifica dei produttori mondiali del settore, salendo alla seconda posizione, appena dietro General Motors. I vertici di Toyota si sono chiusi nel più stretto riserbo, preferendo non commentare l'articolo del quotidiano finanziario Usa; gli stessi vertici hanno però ammesso che Toyota sta scommettendo soprattutto sui mercati della Russia, della Cina, dell'India e del Brasile per espandersi a livello globale.
Dagospia 15 Novembre 2006