MODIANO E IOZZO: BAZOLI PAGA IL GIUSTO PREZZO AI DS (FASSINO E D'ALEMA)
CON HERA, PRODI SI CARICA DI ENERGIA - ANSA IN GRAMAGLIA - DOPPIO BECHIS?
GRATIS A DUBAI (GRAZIE AZIMUT) - L'ANIMA IMMATERIALE DI WALTER, CICCIO E LUCA
CON HERA, PRODI SI CARICA DI ENERGIA - ANSA IN GRAMAGLIA - DOPPIO BECHIS?
GRATIS A DUBAI (GRAZIE AZIMUT) - L'ANIMA IMMATERIALE DI WALTER, CICCIO E LUCA
1 - MODIANO E IOZZO: BAZOLI PAGA IL PREZZO AI DS (FASSINO, D'ALEMA)
Corrado Passera, l'amministratore delegato di BancaIntesa, vive in un mondo tutto suo circondato da un alone di prestigio che a volte gli impedisce di vedere la realtà con gli occhiali giusti. Il 52enne banchiere comasco, alto 1,90, forse non ha ancora capito qual è il suo ruolo accanto ad Abramo-Bazoli, l'amico di Prodi artefice della Sant'Intesa che ha messo in bocca ai milanesi il SanPaolo di Torino.
In un'intervista che appare oggi su "Repubblica" Passera afferma categorico che "Intesa-SanPaolo non è un'operazione politica". Di fronte a questa affermazione viene in mente l'articolo del "Financial Times" di qualche anno fa che paragonò il banchiere bocconiano e figlio di McKinsey al personaggio del film "Pulp fiction" in cui il protagonista Harvey Keitel faceva la parte del "pulitore", cioè di colui che dopo il regolamento dei conti, toglie i corpi di mezzo e rimette tutto in ordine. In realtà l'operazione Sant'Intesa è un capolavoro della politica. L'hanno capito perfino le madame e le tote torinesi che siedono nei bar di piazza San Carlo sotto gli uffici del SanPaolo. Abramo-Bazoli è un animale politico nel senso pieno della parola e lui stesso non ha fatto mistero (sul "Corriere della Sera" del 25 ottobre) della necessità di stare vicino alla politica. Con un altro colpo di genio Bazoli in queste ore sta rimettendo a posto i tasselli che potevano creargli qualche problema con i partiti.
Dopo aver utilizzato negli ultimi tre mesi i buoni uffici dell'amministratore delegato del SanPaolo Alfonso Iozzo, adesso riesce d'Intesa con il Professore di Bologna a spedirlo alla presidenza della Cassa Depositi e Prestiti. Il blitz è sorprendente e ha spiazzato gli ambienti torinesi e la lunga lista dei pretendenti al vertice della Cassa, primo fra tutti don Vito Gamberale che a quella poltrona ci teneva moltissimo. In questo modo il bresciano presidente di Sant'Intesa ottiene due risultati: sistema il torinese alla testa di uno strumento come la Cassa Depositi e Prestiti che nella strategia di Prodi deve rappresentare il volano per il rilancio delle infrastrutture.
In secondo luogo paga il prezzo ai Ds torinesi e romani (Fassino, D'Alema) che erano rimasti a bocca asciutta nella fusione tra Milano e Torino, liberando una poltrona decisiva. A sedersi sopra quella poltrona dovrebbe arrivare - secondo il "Corriere della Sera" - Pietro Modiano, il direttore generale del SanPaolo che era rimasto tagliato fuori dalla governance e che addirittura veniva dato in uscita dalla stampa torinese. Qualcuno spieghi a Passera che le sue barzellette non fanno ridere.
2 - CON HERA, PRODI SI CARICA DI ENERGIA
Non ci sono solo banca e Cassa Depositi e Prestiti nella strategia di rafforzamento personale di Romano Prodi. Da tempo il professore di Bologna segue un dossier che gli sta molto a cuore e sul quale ha trovato l'ampio consenso del ministro emiliano Pierluigi Bersani. Il dossier riguarda il grande tema dell'energia e dell'approvvigionamento del gas dai paesi stranieri. L'altro ieri il premier si è tirato fuori per 24 ore dal mercatino delle vacche della Finanziaria ed è volato in Algeria per fare un accordo che consentirà la fornitura di 5 miliardi di metri cubi di gas. Il contratto è stato stipulato con la compagnia di stato Sonatrac e avrà una durata di 15 anni.
All'investimento di 2 miliardi partecipano Edison (18%), Enel e Wintershall (13,5%), Regione Sardegna (10%) e la multiutility emiliana Hera. Quest'ultima entra a far parte dell'operazione con un 9% ed è guidatada un fedelissimo di Prodi che si chiama Tomaso Tommasi di Vignano. E' un manager bresciano che vive a Roma in un attico di piazza Mazzini, mangia la pizza alla "Fiorentina" e dopo aver ricoperto importanti incarichi nel Gruppo Stet e Telecom è approdato dal novembre 2002 alla guida del Gruppo Hera, la prima multiutility italiana per fatturato, con 2,5 milioni di clienti. Dentro Hera, che si è fusa con l'altra multiutility Meta Modena, siede Alessandro Ovi, un altro fedelissimo del Professore. Con questa mossa Prodi, che ha colto con moderato entusiasmo l'accordo Eni-Gazprom, si è caricato di nuova energia.
3 - ANSA IN GRAMAGLIA
C'è molto fermento per alcune poltrone importanti degli organi di informazione. Ieri doveva svolgersi la riunione informale tra i vertici dell'Ansa e alcuni editori per un primo sondaggio sul sostituto di Pierluigi Magnaschi. La riunione è saltata perchè il clima dentro la federazione degli editori è arroventato nel braccio di ferro che li vede contrapposti ai giornalisti per il rinnovo del contratto. Le indiscrezioni che trapelano confermano che l'orientamento prevalente ai piani alti dell'Agenzia è in favore di una candidatura interna. E' questa la tesi sostenuta con forza dall'amministratore delegato Mario Rosso che ha individuato in Gianpiero Gramaglia il candidato ideale. La partita è tutt'altro che conclusa perché da Palazzo Chigi l'esploratore e sottosegretario alla presidenza, Ricky Levi, continua a mandare messaggi in favore di Andrea Bonanni, il corrispondente da Bruxelles apprezzato da Romano Prodi.
4 - DOPPIETTA PER BECHIS?
Anche nel Gruppo Class dell'editore Paolo Panerai non mancano segni di nervosismo. Martedì scorso il Gruppo ha presentato i risultati dei primi nove mesi che vedono un fatturato in crescita del 9,5 e un utile ante-imposte che ha superato il 74% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel consiglio di amministrazione presieduto dal giurista genovese Victor Uckmar, Panerai avrebbe voluto annunciare il nome del giornalista che prenderà il posto di Enrico Romagna-Manoja alla direzione del quotidiano "MF". I contatti fino ad oggi con possibili candidati sono andati a vuoto. Anche Sergio Rizzo del "Corriere della Sera" sembra che abbia rifiutato l'incarico di trasferirsi a Milano adducendo insuperabili ragioni di famiglia. A questo punto ritorna forte l'ipotesi che si vada verso una direzione unitaria dei due quotidiani del Gruppo "MF" e "Italia Oggi", affidati entrambi a Franchino Bechis.
5 - COPPOLA SCOPPOLA DE PAOLINI
La tranquillità non regna sovrana nemmeno dentro "Finanza&Mercati", il quotidiano comprato circa un mese fa dall'immobiliarista Danilo Coppola. Quest'ultimo, dopo essersi tagliato i capelli cotonati, sta stringendo la sua pressione sulla direzione del giornale che è rimasta affidata a Osvaldo De Paolini. Il finanziere ha dato due mesi di tempo a De Paolini per operare una profonda ristrutturazione e per superare le incomprensioni che sono esplose martedì della scorsa settimana tra il giornalista (fondatore ed ex-socio del quotidiano) e l'amministratore delegato Massimo Segre. Per addolcire il clima ieri De Paolini ha deciso, nonostante lo sciopero nazionale, di uscire nelle edicole e ha spiegato con un breve editoriale la ragione della sua scelta ispirata alla volontà di "non caricare l'Azienda di costi privi di corrispettivo". Coppola ringrazia per il bel gesto ma il conto alla rovescia sul destino di De Paolini continua.
6 - GRATIS A DUBAI (GRAZIE AZIMUT)
C'è qualcuno nel mondo della finanza che non ha ancora capito le regole della comunicazione. E' Pietro Giuliani, l'amministratore delegato del fondo Azimut, che nei giorni scorsi ha fatto cadere sul tavolo dei giornalisti finanziari un invito dal tono piuttosto incauto. Il testo dice esattamente: "Venite con noi a Dubai, è tutto gratis. Parleremo della nostra trimestrale". Il tono seducente dell'invito ha destato molta sorpresa. Giuliani è conosciuto come un finanziere indipendente, slegato da centri di potere, che ha costruito il fondo Azimut dopo il passaggio di mano dalla Acros del defunto Gianpiero Roveraro a Bipop e Apax. L'ingenuità ha fatto sobbalzare il presidente dell'ordine dei giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo, che ha ricordato ai giornalisti con le valigie in mano per Dubai la violazione degli articoli della legge 69/1963 sull'ordinamento della professione.
7 - IL MONTI DEI MAGNIFICI 3
Oggi davanti a Wall Street arriveranno due splendide Ferrari che hanno partecipato a una gara negli Stati Uniti. Le due vetture si trasferiranno poi nello showroom di Central Park e in serata la Casa di Maranello offrirà un cocktail al bel mondo di Manhattan. Luchino di Montezemolo non sarà presente e l'America che conta proverà dispiacere per l'assenza dell'uomo-poltrona che si sta godendo in queste ore il successo del collocamento in Borsa di Poltrona Frau. Il pluripresidente ha altro da fare. Ieri mattina uscendo dalla sala di Giunta di Confindustria dove si teneva un seminario sul tema "L'anima immateriale del successo", Montezemolo si è lasciato andare ad un giudizio politico su Rutelli e Veltroni che la dice lunga sulle sue preferenze. Il Luchino imprenditore, lo stesso che pochi giorni fa ha smentito di voler scendere in politica, dichiara che i due leader sono "esponenti politici che stimo, che hanno in comune un'età competitiva con quella dei leader di altri paesi europei".
Erano presenti entrambi, WalterEgo Veltroni e Cicciobello Rutelli, al seminario sull'anima "immateriale" del successo, e il feeling generazionale con il presidente di Confindustria è venuto fuori da una serie di complimenti che i tre compari si sono scambiati alla luce del sole. Hanno anime diverse, una volontà di potere condivisa e una filosofia che di immateriale ha soltanto le intenzioni. La piattaforma ideologica dei "magnifici 3" arriva dal cervello di Mario Monti, il professore superbocconiano che sul "Corriere della Sera" di domenica ha scritto un editoriale degno di un giornalino da parrocchia. Il testo del celebre economista cominciava così: "quando Francesco Rutelli ha consegnato a Romano Prodi il suo progetto sulle liberalizzazioni, immagino che il Presidente del Consiglio gliel'abbia strappato di mano...l'impostazione proposta è organica e tutt'altro che selvaggia". Ecco l'uomo che servirà a Luchino, WalterEgo e Cicciobello per scatenare la loro offensiva in vista di un successo "materiale"
Dagospia 17 Novembre 2006
Corrado Passera, l'amministratore delegato di BancaIntesa, vive in un mondo tutto suo circondato da un alone di prestigio che a volte gli impedisce di vedere la realtà con gli occhiali giusti. Il 52enne banchiere comasco, alto 1,90, forse non ha ancora capito qual è il suo ruolo accanto ad Abramo-Bazoli, l'amico di Prodi artefice della Sant'Intesa che ha messo in bocca ai milanesi il SanPaolo di Torino.
In un'intervista che appare oggi su "Repubblica" Passera afferma categorico che "Intesa-SanPaolo non è un'operazione politica". Di fronte a questa affermazione viene in mente l'articolo del "Financial Times" di qualche anno fa che paragonò il banchiere bocconiano e figlio di McKinsey al personaggio del film "Pulp fiction" in cui il protagonista Harvey Keitel faceva la parte del "pulitore", cioè di colui che dopo il regolamento dei conti, toglie i corpi di mezzo e rimette tutto in ordine. In realtà l'operazione Sant'Intesa è un capolavoro della politica. L'hanno capito perfino le madame e le tote torinesi che siedono nei bar di piazza San Carlo sotto gli uffici del SanPaolo. Abramo-Bazoli è un animale politico nel senso pieno della parola e lui stesso non ha fatto mistero (sul "Corriere della Sera" del 25 ottobre) della necessità di stare vicino alla politica. Con un altro colpo di genio Bazoli in queste ore sta rimettendo a posto i tasselli che potevano creargli qualche problema con i partiti.
Dopo aver utilizzato negli ultimi tre mesi i buoni uffici dell'amministratore delegato del SanPaolo Alfonso Iozzo, adesso riesce d'Intesa con il Professore di Bologna a spedirlo alla presidenza della Cassa Depositi e Prestiti. Il blitz è sorprendente e ha spiazzato gli ambienti torinesi e la lunga lista dei pretendenti al vertice della Cassa, primo fra tutti don Vito Gamberale che a quella poltrona ci teneva moltissimo. In questo modo il bresciano presidente di Sant'Intesa ottiene due risultati: sistema il torinese alla testa di uno strumento come la Cassa Depositi e Prestiti che nella strategia di Prodi deve rappresentare il volano per il rilancio delle infrastrutture.
In secondo luogo paga il prezzo ai Ds torinesi e romani (Fassino, D'Alema) che erano rimasti a bocca asciutta nella fusione tra Milano e Torino, liberando una poltrona decisiva. A sedersi sopra quella poltrona dovrebbe arrivare - secondo il "Corriere della Sera" - Pietro Modiano, il direttore generale del SanPaolo che era rimasto tagliato fuori dalla governance e che addirittura veniva dato in uscita dalla stampa torinese. Qualcuno spieghi a Passera che le sue barzellette non fanno ridere.
2 - CON HERA, PRODI SI CARICA DI ENERGIA
Non ci sono solo banca e Cassa Depositi e Prestiti nella strategia di rafforzamento personale di Romano Prodi. Da tempo il professore di Bologna segue un dossier che gli sta molto a cuore e sul quale ha trovato l'ampio consenso del ministro emiliano Pierluigi Bersani. Il dossier riguarda il grande tema dell'energia e dell'approvvigionamento del gas dai paesi stranieri. L'altro ieri il premier si è tirato fuori per 24 ore dal mercatino delle vacche della Finanziaria ed è volato in Algeria per fare un accordo che consentirà la fornitura di 5 miliardi di metri cubi di gas. Il contratto è stato stipulato con la compagnia di stato Sonatrac e avrà una durata di 15 anni.
All'investimento di 2 miliardi partecipano Edison (18%), Enel e Wintershall (13,5%), Regione Sardegna (10%) e la multiutility emiliana Hera. Quest'ultima entra a far parte dell'operazione con un 9% ed è guidatada un fedelissimo di Prodi che si chiama Tomaso Tommasi di Vignano. E' un manager bresciano che vive a Roma in un attico di piazza Mazzini, mangia la pizza alla "Fiorentina" e dopo aver ricoperto importanti incarichi nel Gruppo Stet e Telecom è approdato dal novembre 2002 alla guida del Gruppo Hera, la prima multiutility italiana per fatturato, con 2,5 milioni di clienti. Dentro Hera, che si è fusa con l'altra multiutility Meta Modena, siede Alessandro Ovi, un altro fedelissimo del Professore. Con questa mossa Prodi, che ha colto con moderato entusiasmo l'accordo Eni-Gazprom, si è caricato di nuova energia.
3 - ANSA IN GRAMAGLIA
C'è molto fermento per alcune poltrone importanti degli organi di informazione. Ieri doveva svolgersi la riunione informale tra i vertici dell'Ansa e alcuni editori per un primo sondaggio sul sostituto di Pierluigi Magnaschi. La riunione è saltata perchè il clima dentro la federazione degli editori è arroventato nel braccio di ferro che li vede contrapposti ai giornalisti per il rinnovo del contratto. Le indiscrezioni che trapelano confermano che l'orientamento prevalente ai piani alti dell'Agenzia è in favore di una candidatura interna. E' questa la tesi sostenuta con forza dall'amministratore delegato Mario Rosso che ha individuato in Gianpiero Gramaglia il candidato ideale. La partita è tutt'altro che conclusa perché da Palazzo Chigi l'esploratore e sottosegretario alla presidenza, Ricky Levi, continua a mandare messaggi in favore di Andrea Bonanni, il corrispondente da Bruxelles apprezzato da Romano Prodi.
4 - DOPPIETTA PER BECHIS?
Anche nel Gruppo Class dell'editore Paolo Panerai non mancano segni di nervosismo. Martedì scorso il Gruppo ha presentato i risultati dei primi nove mesi che vedono un fatturato in crescita del 9,5 e un utile ante-imposte che ha superato il 74% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel consiglio di amministrazione presieduto dal giurista genovese Victor Uckmar, Panerai avrebbe voluto annunciare il nome del giornalista che prenderà il posto di Enrico Romagna-Manoja alla direzione del quotidiano "MF". I contatti fino ad oggi con possibili candidati sono andati a vuoto. Anche Sergio Rizzo del "Corriere della Sera" sembra che abbia rifiutato l'incarico di trasferirsi a Milano adducendo insuperabili ragioni di famiglia. A questo punto ritorna forte l'ipotesi che si vada verso una direzione unitaria dei due quotidiani del Gruppo "MF" e "Italia Oggi", affidati entrambi a Franchino Bechis.
5 - COPPOLA SCOPPOLA DE PAOLINI
La tranquillità non regna sovrana nemmeno dentro "Finanza&Mercati", il quotidiano comprato circa un mese fa dall'immobiliarista Danilo Coppola. Quest'ultimo, dopo essersi tagliato i capelli cotonati, sta stringendo la sua pressione sulla direzione del giornale che è rimasta affidata a Osvaldo De Paolini. Il finanziere ha dato due mesi di tempo a De Paolini per operare una profonda ristrutturazione e per superare le incomprensioni che sono esplose martedì della scorsa settimana tra il giornalista (fondatore ed ex-socio del quotidiano) e l'amministratore delegato Massimo Segre. Per addolcire il clima ieri De Paolini ha deciso, nonostante lo sciopero nazionale, di uscire nelle edicole e ha spiegato con un breve editoriale la ragione della sua scelta ispirata alla volontà di "non caricare l'Azienda di costi privi di corrispettivo". Coppola ringrazia per il bel gesto ma il conto alla rovescia sul destino di De Paolini continua.
6 - GRATIS A DUBAI (GRAZIE AZIMUT)
C'è qualcuno nel mondo della finanza che non ha ancora capito le regole della comunicazione. E' Pietro Giuliani, l'amministratore delegato del fondo Azimut, che nei giorni scorsi ha fatto cadere sul tavolo dei giornalisti finanziari un invito dal tono piuttosto incauto. Il testo dice esattamente: "Venite con noi a Dubai, è tutto gratis. Parleremo della nostra trimestrale". Il tono seducente dell'invito ha destato molta sorpresa. Giuliani è conosciuto come un finanziere indipendente, slegato da centri di potere, che ha costruito il fondo Azimut dopo il passaggio di mano dalla Acros del defunto Gianpiero Roveraro a Bipop e Apax. L'ingenuità ha fatto sobbalzare il presidente dell'ordine dei giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo, che ha ricordato ai giornalisti con le valigie in mano per Dubai la violazione degli articoli della legge 69/1963 sull'ordinamento della professione.
7 - IL MONTI DEI MAGNIFICI 3
Oggi davanti a Wall Street arriveranno due splendide Ferrari che hanno partecipato a una gara negli Stati Uniti. Le due vetture si trasferiranno poi nello showroom di Central Park e in serata la Casa di Maranello offrirà un cocktail al bel mondo di Manhattan. Luchino di Montezemolo non sarà presente e l'America che conta proverà dispiacere per l'assenza dell'uomo-poltrona che si sta godendo in queste ore il successo del collocamento in Borsa di Poltrona Frau. Il pluripresidente ha altro da fare. Ieri mattina uscendo dalla sala di Giunta di Confindustria dove si teneva un seminario sul tema "L'anima immateriale del successo", Montezemolo si è lasciato andare ad un giudizio politico su Rutelli e Veltroni che la dice lunga sulle sue preferenze. Il Luchino imprenditore, lo stesso che pochi giorni fa ha smentito di voler scendere in politica, dichiara che i due leader sono "esponenti politici che stimo, che hanno in comune un'età competitiva con quella dei leader di altri paesi europei".
Erano presenti entrambi, WalterEgo Veltroni e Cicciobello Rutelli, al seminario sull'anima "immateriale" del successo, e il feeling generazionale con il presidente di Confindustria è venuto fuori da una serie di complimenti che i tre compari si sono scambiati alla luce del sole. Hanno anime diverse, una volontà di potere condivisa e una filosofia che di immateriale ha soltanto le intenzioni. La piattaforma ideologica dei "magnifici 3" arriva dal cervello di Mario Monti, il professore superbocconiano che sul "Corriere della Sera" di domenica ha scritto un editoriale degno di un giornalino da parrocchia. Il testo del celebre economista cominciava così: "quando Francesco Rutelli ha consegnato a Romano Prodi il suo progetto sulle liberalizzazioni, immagino che il Presidente del Consiglio gliel'abbia strappato di mano...l'impostazione proposta è organica e tutt'altro che selvaggia". Ecco l'uomo che servirà a Luchino, WalterEgo e Cicciobello per scatenare la loro offensiva in vista di un successo "materiale"
Dagospia 17 Novembre 2006