MORO PER SEMPRE - GUZZANTI INSISTE E ANDREOTTI RIPARLA DI PRODI E DELLA SEDUTA SPIRITICA, GALLONI CONFERMA, MA C'È UNA NOVITÀ: ROMANO PARLÒ DI "VIA" GRADOLI - E ALLORA PERCHÉ IN COMMISSIONE PRODI INDICO' UN PAESE? COME MAI IL VIMINALE SBAGLIÒ?...
1 - IL J'ACCUSE DI GUZZANTI, PRODI HA MENTITO.
(Adnkronos) - Guzzanti torna sulla testimonianza videoregistrata di Litvinenko consegnata il 4 aprile scorso in commissione dal consulente Mario Scaramella. ''Su quel video il nostro collaboratore fece una relazione. Io ritenni che vi fosse una assoluta insufficienza di prove per poter formulare accuse contro Prodi''. Tuttavia, l'ex presidente dell'organismo parlamentare di inchiesta, sottolinea tornando indietro di 30 anni, che ''Romano Prodi ha mentito sulla seduta spiritica del 2 aprile 1978 durante la quale si seppe dove era il quartier generale delle Brigate rosse che tenevano prigioniero Aldo Moro''. A giudizio di Guzzanti ''andrebbero riaperte tutte le indagini'' ricostituendo la commissione Mitrokhin al fine di concludere ''un lavoro appena cominciato''. ''Rinnovo la constatazione - aggiunge Guzzanti - di non credere che don Sturzo e La Pira abbiamo suggerito a Prodi l'indirizzo del quartiere generale delle Brigate rosse in via Gradoli''.
''Di questo l'attuale presidente del Consiglio ha dato una versione menzognera sia allo Stato che alla magistratura. Quest'uomo ha mentito e continua a mentire. Un uomo con un tale scheletro nell'armadio in nessun altro paese potrebbe presentarsi. Constato infine con dolore - prosegue Guzzanti - che il presidente del Consiglio italiano non ha detto la verita' su uno dei fatti piu' gravi della storia della Repubblica italiana. Nel quadro di questo delitto gravissimo il presidente del Consiglio continua a sostenere di avere visto dei fantasmi''. L'ex presidente della Commissione Mitrokhin ha infine reso noto di essersi sottoposto ad accertamenti ai fini di verificare eventuali contaminazioni radioattive dopo che le autorita' sanitarie britannichehanno reso nota la presenza di tracce di polonio 210 anche nell'ex consulente Mario Scaramella. Gli esami verranno eseguiti presso il Centro Enea, Ente nazionale per l'energia nucleare.
2 - ANDREOTTI A "PORTA A PORTA: DOPO SEDUTA SPIRITICA PRODI A PIAZZA DEL GESU' INFORMO' ZACCAGNINI E GALLONI.
(Adnkronos) - Dopo la seduta spiritica del 2 aprile 1978, in pieno sequestro Moro, Romano Prodi si reco' in piazza del Gesu' e riferi' ''a Zaccagnini e Galloni''. Giulio Andreotti, senatore a vita e nel '78 presidente del Consiglio ha riferito il particolare durante la trasmissione 'Porta a porta' di Bruno Vespa dedicata al caso Litvinenko e ai veleni che stanno investendo la Commissione bicamerale d'inchiesta sul caso Mitrokhin. Una novita' quella riportata da Andreotti? Una cosa e' certa. La vicenda della seduta spiritica che si tenne allora nella casa dell'economista Alberto Clo' in localita' Zappolino, sull'Appennino emiliano, e' ora di nuovo alla ribalta dopo le accuse lanciate oggi da Paolo Guzzanti, ex presidente della commissione d'inchiesta sul dossier Impedian, secondo il quale ''Prodi ha mentito e continua a mentire''.
Dalla seduta spiritica, secondo le dichiarazioni rese da ciascuno dei partecipanti alla commissione Moro, alla magistratura e alla commissione stragi, ''emersero indicazioni. Accanto ad alcune prive di significato, ve ne furono altre di senso compiuto che si riferivano a localita' geografiche come Viterbo e Bolsena. Verso la fine del gioco emerse l'indicazione Gradoli che risultava a tutti ignota sia come localita' che come altro significato''.
Quanto alle risposte fornite dal piattino ai professori dopo avere interrogato gli spiriti di don Sturzo e di La Pira ''venne riaffermato -scrissero i partecipanti alla seduta - il piattino rispose: Bolsena Viterbo e Gradoli e che il resto non aveva senso, era numeri, erano cose insensate''. A seguito di questa informazione Prodi si reco' a piazza del Gesu' da Umberto Cavina, all'epoca capo ufficio stampa della Democrazia Cristiana, il quale a sua volta informo' Luigi Zanda, allora capo gabinetto del ministro dell'Interno, Francesco Cossiga, il quale stilo' una relazione scritta al capo dello Polizia.
Per un errore di comprensione fu il paese di Gradoli e non la strada sulla Cassia nella quale si trovava la cabina di regia delle Brigate rosse, ad essere investito da una massiccia operazione di polizia. E quando le forze dell'ordine giunsero molto piu' tardi nel covo romano, le Brigate Rosse avevano gia' fatto perdere le proprie tracce.
3 - GALLONI: E' VERO PRODI CERCO' ZACCAGNINI.
(Adnkronos) - Giovanni Galloni conferma: Romano Prodi, all'indomani della famosa seduta spiritica, ando' in Piazza del Gesu' per parlare con Benigno Zaccagnini e rivelargli dove le Brigate Rosse tenevano nascosto Aldo Moro. ''Prodi - dice oggi Galloni all'ADNKRONOS - non parlo' con Zaccagnini, che non c'era, ma con Cavina, il suo capo dell'ufficio stampa. A lui disse che Moro si trovava a via Gradoli. Cavina mi chiamo' subito e io gli dissi di avvertire il Ministero dell'Interno. Poi il Viminale, sbagliando, fece le indagini nel paese di Gradoli e non a via Gradoli''.
Galloni sottolinea quindi di non aver parlato direttamente con Prodi ma che l'attuale premier effettivamente ando' a Piazza del Gesu' con le informazioni su Moro. ''Prodi non disse della seduta spiritica, ma con un'espressione che mi dissero essere un po' scettica parlo' del nascondiglio di Moro. Tanto che -racconta ancora Galloni- all'inizio io non credevo fosse lui ad avere le informazioni ma il fratello, professore all'universita' di Trento, dove si tenevano sostanzialmente i contatti con le Br. Poi il fratello di Prodi -ricorda l'ex vicepresidente del Csm- una volta che feci questa supposizione in pubblico mi smenti'''.
4 - QUANDO PRODI DICEVA: NON PENSAVAMO AD UNA STRADA MA A UN PAESE - DALL'AUDIZIONE DI ROMANO PRODI ALLA COMMISSIONE MORO - 10 GIUGNO 1981.
FLAMIGNI. Nella testimonianza che lei ha reso al giudice dice: «Fui io a comunicare al dottor Umberto Cavina, nonchè il giorno prima alla Digos di Bologna attraverso un collega universitario, la notizia concernente la località: Gradoli, in provincia di Viterbo. A tale indicazione, con l'aggiunta che poteva trattarsi di una casa...»
ROMANO PRODI. Guardi, non me lo ricordavo neanche per il poco peso che gli ho dato. Ne sono saltate fuori tante di queste cose! Tutti hanno detto che non conoscevano questo paese; questo era importante.
(.)
COLOMBO. Tutte le persone parlavano di un paese...
ROMANO PRODI. Bolsena, Viterbo, Gradoli; si faceva la targa VT; i monti Volsini... ripeto, dopo si dava importanza perchè avevamo visto dove erano; con la carta geografica in mano, fa tutti i «ballottini» che vuole...
CORALLO. «Ballottini» sta per piccoli imbrogli.
(.)
FLAMIGNI. Comunque il risultato, la conclusione è che almeno quando viene fuori la parola «Gradoli» le si attribuisce importanza perchè lo si comunica alla segreteria nazionale della Dc, al capo della Polizia; poi, si muove tutto l'apparato.
ROMANO PRODI. Quando l'ho comunicato a Cavina m'ha detto che ce ne sono state quarantamila di queste cose. Fino al momento del nome, non era stato molto importante; per scrupolo (...) lo comunichiamo (...)
FLAMIGNI. Lei venne appositamente a Roma per riferire a Cavina?
ROMANO PRODI. No, era un convegno...non ricordo su che cosa, e dovevo venire a Roma.
FLAMIGNI. E quanti giorni dopo il «giochetto»?
ROMANO PRODI. Due-tre, non ricordo (...)
(.)
SCIASCIA. La contraddizione che emerge è questa: se c'è una seduta di gente che crede negli spiriti o, comunque, nella possibilità che si verifichino fenomeni simili, se c'è una seduta di questo genere -ripeto- e ne viene fuori un certo risultato del quale ci si precipita ad informare la Polizia ed il Ministero dell'Interno lo posso capire benissimo, ma che si svolga tutto questo in un'atmosfera assolutamente ludica, presenti i bambini, per gioco, e che poi si informi di ciò la Polizia attraverso la mediazione di uno che non era stato presente al gioco, e se ne informi quindi il Ministero dell'Interno, a me sembra eccessivo e contraddittorio.
ROMANO PRODI. Ma è venuto fuori, onorevole, un nome che nessuno conosceva! Anche se ci siamo trovati in questa situazione ridicola, noi siamo esseri ragionevoli. Ci siamo chiesti tutti: Gradoli nessuno di voi sa se ci sia? Se soltanto qualcuno avesse detto di conoscere Gradoli, io mi sarei guardato bene dal dirlo. E' apparso un nome che nessuno conosceva, allora per ragionevolezza ho pensato di dirlo.
SCIASCIA. Direi per irragionevolezza.
ROMANO PRODI. La chiami come vuole. La motivazione reale è che con una parola sconosciuta, che poi trova riscontro nella carta geografica, a questo punto è apparso giusto per scrupolo...
(.)
SCIASCIA. La signora Anselmi dice che seguirono dei numeri che poi risultarono corrispondere sia alla distanza di Gradoli paese da Viterbo sia al numero civico e all'interno di via Gradoli.
ROMANO PRODI. Questo proprio non mi sembra ... c'era sul giornale...
SCIASCIA. La signora dice di aver sentito questo dal dottor Cavina.
ROMANO PRODI. Onestamente io non.. Non avrei difficoltà a dirlo.
CORALLO. Nell'appunto di Cavina c'è il numero della strada.
ROMANO PRODI. Può darsi che negli appunti ci sia perchè dopo abbiamo visto sulla carta, strada statale, i monti vicini. L'importante è che si trattava del nome di un paese che a detta di tutti nessuno dei presenti conosceva. Capisco che era tutta un'atmosfera irragionevole, però...
Dagospia 06 Dicembre 2006
(Adnkronos) - Guzzanti torna sulla testimonianza videoregistrata di Litvinenko consegnata il 4 aprile scorso in commissione dal consulente Mario Scaramella. ''Su quel video il nostro collaboratore fece una relazione. Io ritenni che vi fosse una assoluta insufficienza di prove per poter formulare accuse contro Prodi''. Tuttavia, l'ex presidente dell'organismo parlamentare di inchiesta, sottolinea tornando indietro di 30 anni, che ''Romano Prodi ha mentito sulla seduta spiritica del 2 aprile 1978 durante la quale si seppe dove era il quartier generale delle Brigate rosse che tenevano prigioniero Aldo Moro''. A giudizio di Guzzanti ''andrebbero riaperte tutte le indagini'' ricostituendo la commissione Mitrokhin al fine di concludere ''un lavoro appena cominciato''. ''Rinnovo la constatazione - aggiunge Guzzanti - di non credere che don Sturzo e La Pira abbiamo suggerito a Prodi l'indirizzo del quartiere generale delle Brigate rosse in via Gradoli''.
''Di questo l'attuale presidente del Consiglio ha dato una versione menzognera sia allo Stato che alla magistratura. Quest'uomo ha mentito e continua a mentire. Un uomo con un tale scheletro nell'armadio in nessun altro paese potrebbe presentarsi. Constato infine con dolore - prosegue Guzzanti - che il presidente del Consiglio italiano non ha detto la verita' su uno dei fatti piu' gravi della storia della Repubblica italiana. Nel quadro di questo delitto gravissimo il presidente del Consiglio continua a sostenere di avere visto dei fantasmi''. L'ex presidente della Commissione Mitrokhin ha infine reso noto di essersi sottoposto ad accertamenti ai fini di verificare eventuali contaminazioni radioattive dopo che le autorita' sanitarie britannichehanno reso nota la presenza di tracce di polonio 210 anche nell'ex consulente Mario Scaramella. Gli esami verranno eseguiti presso il Centro Enea, Ente nazionale per l'energia nucleare.
2 - ANDREOTTI A "PORTA A PORTA: DOPO SEDUTA SPIRITICA PRODI A PIAZZA DEL GESU' INFORMO' ZACCAGNINI E GALLONI.
(Adnkronos) - Dopo la seduta spiritica del 2 aprile 1978, in pieno sequestro Moro, Romano Prodi si reco' in piazza del Gesu' e riferi' ''a Zaccagnini e Galloni''. Giulio Andreotti, senatore a vita e nel '78 presidente del Consiglio ha riferito il particolare durante la trasmissione 'Porta a porta' di Bruno Vespa dedicata al caso Litvinenko e ai veleni che stanno investendo la Commissione bicamerale d'inchiesta sul caso Mitrokhin. Una novita' quella riportata da Andreotti? Una cosa e' certa. La vicenda della seduta spiritica che si tenne allora nella casa dell'economista Alberto Clo' in localita' Zappolino, sull'Appennino emiliano, e' ora di nuovo alla ribalta dopo le accuse lanciate oggi da Paolo Guzzanti, ex presidente della commissione d'inchiesta sul dossier Impedian, secondo il quale ''Prodi ha mentito e continua a mentire''.
Dalla seduta spiritica, secondo le dichiarazioni rese da ciascuno dei partecipanti alla commissione Moro, alla magistratura e alla commissione stragi, ''emersero indicazioni. Accanto ad alcune prive di significato, ve ne furono altre di senso compiuto che si riferivano a localita' geografiche come Viterbo e Bolsena. Verso la fine del gioco emerse l'indicazione Gradoli che risultava a tutti ignota sia come localita' che come altro significato''.
Quanto alle risposte fornite dal piattino ai professori dopo avere interrogato gli spiriti di don Sturzo e di La Pira ''venne riaffermato -scrissero i partecipanti alla seduta - il piattino rispose: Bolsena Viterbo e Gradoli e che il resto non aveva senso, era numeri, erano cose insensate''. A seguito di questa informazione Prodi si reco' a piazza del Gesu' da Umberto Cavina, all'epoca capo ufficio stampa della Democrazia Cristiana, il quale a sua volta informo' Luigi Zanda, allora capo gabinetto del ministro dell'Interno, Francesco Cossiga, il quale stilo' una relazione scritta al capo dello Polizia.
Per un errore di comprensione fu il paese di Gradoli e non la strada sulla Cassia nella quale si trovava la cabina di regia delle Brigate rosse, ad essere investito da una massiccia operazione di polizia. E quando le forze dell'ordine giunsero molto piu' tardi nel covo romano, le Brigate Rosse avevano gia' fatto perdere le proprie tracce.
3 - GALLONI: E' VERO PRODI CERCO' ZACCAGNINI.
(Adnkronos) - Giovanni Galloni conferma: Romano Prodi, all'indomani della famosa seduta spiritica, ando' in Piazza del Gesu' per parlare con Benigno Zaccagnini e rivelargli dove le Brigate Rosse tenevano nascosto Aldo Moro. ''Prodi - dice oggi Galloni all'ADNKRONOS - non parlo' con Zaccagnini, che non c'era, ma con Cavina, il suo capo dell'ufficio stampa. A lui disse che Moro si trovava a via Gradoli. Cavina mi chiamo' subito e io gli dissi di avvertire il Ministero dell'Interno. Poi il Viminale, sbagliando, fece le indagini nel paese di Gradoli e non a via Gradoli''.
Galloni sottolinea quindi di non aver parlato direttamente con Prodi ma che l'attuale premier effettivamente ando' a Piazza del Gesu' con le informazioni su Moro. ''Prodi non disse della seduta spiritica, ma con un'espressione che mi dissero essere un po' scettica parlo' del nascondiglio di Moro. Tanto che -racconta ancora Galloni- all'inizio io non credevo fosse lui ad avere le informazioni ma il fratello, professore all'universita' di Trento, dove si tenevano sostanzialmente i contatti con le Br. Poi il fratello di Prodi -ricorda l'ex vicepresidente del Csm- una volta che feci questa supposizione in pubblico mi smenti'''.
4 - QUANDO PRODI DICEVA: NON PENSAVAMO AD UNA STRADA MA A UN PAESE - DALL'AUDIZIONE DI ROMANO PRODI ALLA COMMISSIONE MORO - 10 GIUGNO 1981.
FLAMIGNI. Nella testimonianza che lei ha reso al giudice dice: «Fui io a comunicare al dottor Umberto Cavina, nonchè il giorno prima alla Digos di Bologna attraverso un collega universitario, la notizia concernente la località: Gradoli, in provincia di Viterbo. A tale indicazione, con l'aggiunta che poteva trattarsi di una casa...»
ROMANO PRODI. Guardi, non me lo ricordavo neanche per il poco peso che gli ho dato. Ne sono saltate fuori tante di queste cose! Tutti hanno detto che non conoscevano questo paese; questo era importante.
(.)
COLOMBO. Tutte le persone parlavano di un paese...
ROMANO PRODI. Bolsena, Viterbo, Gradoli; si faceva la targa VT; i monti Volsini... ripeto, dopo si dava importanza perchè avevamo visto dove erano; con la carta geografica in mano, fa tutti i «ballottini» che vuole...
CORALLO. «Ballottini» sta per piccoli imbrogli.
(.)
FLAMIGNI. Comunque il risultato, la conclusione è che almeno quando viene fuori la parola «Gradoli» le si attribuisce importanza perchè lo si comunica alla segreteria nazionale della Dc, al capo della Polizia; poi, si muove tutto l'apparato.
ROMANO PRODI. Quando l'ho comunicato a Cavina m'ha detto che ce ne sono state quarantamila di queste cose. Fino al momento del nome, non era stato molto importante; per scrupolo (...) lo comunichiamo (...)
FLAMIGNI. Lei venne appositamente a Roma per riferire a Cavina?
ROMANO PRODI. No, era un convegno...non ricordo su che cosa, e dovevo venire a Roma.
FLAMIGNI. E quanti giorni dopo il «giochetto»?
ROMANO PRODI. Due-tre, non ricordo (...)
(.)
SCIASCIA. La contraddizione che emerge è questa: se c'è una seduta di gente che crede negli spiriti o, comunque, nella possibilità che si verifichino fenomeni simili, se c'è una seduta di questo genere -ripeto- e ne viene fuori un certo risultato del quale ci si precipita ad informare la Polizia ed il Ministero dell'Interno lo posso capire benissimo, ma che si svolga tutto questo in un'atmosfera assolutamente ludica, presenti i bambini, per gioco, e che poi si informi di ciò la Polizia attraverso la mediazione di uno che non era stato presente al gioco, e se ne informi quindi il Ministero dell'Interno, a me sembra eccessivo e contraddittorio.
ROMANO PRODI. Ma è venuto fuori, onorevole, un nome che nessuno conosceva! Anche se ci siamo trovati in questa situazione ridicola, noi siamo esseri ragionevoli. Ci siamo chiesti tutti: Gradoli nessuno di voi sa se ci sia? Se soltanto qualcuno avesse detto di conoscere Gradoli, io mi sarei guardato bene dal dirlo. E' apparso un nome che nessuno conosceva, allora per ragionevolezza ho pensato di dirlo.
SCIASCIA. Direi per irragionevolezza.
ROMANO PRODI. La chiami come vuole. La motivazione reale è che con una parola sconosciuta, che poi trova riscontro nella carta geografica, a questo punto è apparso giusto per scrupolo...
(.)
SCIASCIA. La signora Anselmi dice che seguirono dei numeri che poi risultarono corrispondere sia alla distanza di Gradoli paese da Viterbo sia al numero civico e all'interno di via Gradoli.
ROMANO PRODI. Questo proprio non mi sembra ... c'era sul giornale...
SCIASCIA. La signora dice di aver sentito questo dal dottor Cavina.
ROMANO PRODI. Onestamente io non.. Non avrei difficoltà a dirlo.
CORALLO. Nell'appunto di Cavina c'è il numero della strada.
ROMANO PRODI. Può darsi che negli appunti ci sia perchè dopo abbiamo visto sulla carta, strada statale, i monti vicini. L'importante è che si trattava del nome di un paese che a detta di tutti nessuno dei presenti conosceva. Capisco che era tutta un'atmosfera irragionevole, però...
Dagospia 06 Dicembre 2006