ODO GELLI FAR FESTA/18 - PIDUISTI ILLUSTRI: TOLBERT E SADAT. IL PRIMO VOLEVA FARE DELLA LIBERIA LA "SVIZZERA D'AFRICA", L'EGITTO ERA UN PAESE CHIAVE, ATTRAVERSO SADAT BISOGNAVA RICONSOLIDARE I RAPPORTI CON L'ITALIA - IL LEGAME CON CEAUSESCU.

Tratto da "Licio Gelli - Parola di Venerabile", di Sandro Neri, Aliberti Editore

L'Operazione Gianoglio segna la nascita di un'internazionale piduista, una sorta di loggia nella loggia riservata a capi di Stato e personalità straniere, il cui elenco completo non verrà mai trovato. A cosa puntava?
Se eravamo arrivati ad accogliere personaggi del calibro di Perón, Massera, William Tolbert e Sadat significa che l'importanza della P2 era riconosciuta ad altissimi livelli e questo già di per sé era motivo di soddisfazione. Ho sempre pensato alla massoneria come a una specie di canale diplomatico sotterraneo, da sfruttare per risolvere - proprio grazie alla riservatezza che può garantire - tensioni e controversie di fronte alle quali la politica ufficiale si dimostra impotente.

Anche una crisi grave come quella che ha portato alla guerra in Iraq avrebbe potuto essere affrontata diversamente, cercando - al di là dei rapporti ufficiali - un'intesa tra forze e uomini che pur provenendo da fronti contrapposti parlano in realtà la stessa lingua. Magari sarebbe stato possibile trovare un accordo sul petrolio ed evitare così una guerra. Ma queste sono solo ipotesi. Di certo il fine della P2 era quello di garantire all'Italia strade privilegiate nei suoi rapporti internazionali. A questo e non altro sono serviti i contatti ravvicinati col presidente della Liberia o con quello egiziano.

Andiamo con ordine. Mi racconti dell'iniziazione del presidente William Tolbert.
Avvenne a Monrovia, direttamente nel palazzo presidenziale. Mi fece da assistente l'ambasciatore argentino, Juan Barejro. Con Tolbert stava nascendo una vera amicizia. Compilò la domanda di adesione alla P2, che è tra i documenti trovati nelle perquisizioni del 1981 ad Arezzo. In seguito al suo ingresso nella loggia, Tolbert favorì una serie di scambi commerciali con l'Italia, alcuni dei quali molto vantaggiosi per il nostro Paese.

Si riferisce all'accordo per lo sfruttamento dei materiali ferrosi della Liberia?
Esattamente. L'appalto, inizialmente, era in mano ai tedeschi. Tolbert accettò di passare i diritti di sfruttamento dei giacimenti ferrosi alla Finsider, un'azienda italiana. L'accordo era decennale. Obiettivamente un grosso affare. Che alla Finsider costò soltanto due settimane di soggiorno pagato alle massime autorità della Liberia in un grande albergo di Stresa, sul lago Maggiore.

Tolbert arrivò a commissionarle un "Piano di progresso" per la Liberia. Lei dichiarò di voler trasformare il Paese, poverissimo, in una «Svizzera dell'Africa».
Quello in effetti era l'obiettivo che ci eravamo prefissati. Il piano prevedeva attività di intermediazione con le banche interessate ad avviare rapporti con la Liberia; cercammo per questo di avvicinare esponenti del governo di Monrovia ai massimi dirigenti di alcuni istituti di credito. Ricordo, per esempio, l'interesse mostrato dalla Banca Nazionale del Lavoro. Tolbert sperava che tutto questo, col tempo, avrebbe portato, con i flussi di denaro, a un innalzamento del tenore di vita medio nel Paese, ai tempi bassissimo. Con le stesse finalità chiese la mia collaborazione il vicepresidente della Costa d'Avorio, Anet Bilè Clement, che aderì alla P2 e divenne presto un mio caro amico. Nel 1979, in occasione di una sua visita in Italia, discusse con me un piano di sviluppo per il suo Paese.

Riuscì ad affiliare alla sua loggia anche il presidente egiziano Anwar el Sadat.
Questo grazie a Tolbert. Fu il presidente della Liberia, infatti, a farci incontrare. Durante uno dei miei soggiorni a Monrovia, avvertì Sadat di una mia imminente visita al Cairo per motivi d'affari. E il presidente egiziano accettò di vedermi. Fu l'inizio dei nostri contatti. Sadat, in quel preciso momento storico, era un personaggio molto importante. L'Egitto, nello scacchiere mediterraneo, stava diventando un Paese chiave. I rapporti con l'Italia erano buoni, ma occorreva consolidarli. Posso dire che l'arrivo del presidente egiziano nella P2 sia servito almeno a questo. Sadat, l'uomo che iniziò il processo di pace in Medio Oriente, si dimostrò subito interessato a discutere di progetti economico-finanziari con l'Italia. Peccato che la sua improvvisa morte abbia interrotto tutto questo sul nascere.

Anche le prospettive di affari con la Liberia annegarono nel sangue. William Tolbert venne ucciso nel corso dell'ennesimo colpo di stato, nel 1980, pochi mesi prima della fine della P2.
La notizia della sua morte mi addolorò molto. Tolbert fu massacrato a colpi di pistola da un sottufficiale dell'esercito che entrò e gli sparò a bruciapelo. Si chiamava Taylor ed era un uomo di cui Tolbert di fidava.



Non pensò di continuare le sue relazioni con la Liberia avviando contatti anche col nuovo dittatore?
No, il regime che si era venuto a instaurare era di matrice comunista. Non sarebbe stato possibile trovare un'intesa comune. Devo dire oggi che, considerato quello che sarebbe successo di lì a poco, forse non ne avremmo avuto il tempo.

Lei non guardava solo all'Africa e al Sudamerica. Si è detto molto, in particolare, sui suoi viaggi a Bucarest. Può parlarmi dei suoi rapporti con la Romania?
Erano legati all'attività della Giole, lo stabilimento di Castiglion Fibocchi di cui ero azionista. In Romania avevamo allestito una scuola che impegnava 40 operai italiani in veste di insegnanti. Impiantammo una serie di laboratori per la produzione di abiti, da confezionare in esclusiva per la Lebole. I capi prodotti in Romania venivano spediti ad Arezzo e di qui distribuiti in tutto il mondo con l'etichetta made in Italy sul cartellino.

Quest'attività era il frutto di un accordo commerciale che la società Giole, titolare del marchio Lebole, aveva sottoscritto col governo romeno, grazie all'interessamento del consigliere culturale all'Ambasciata romena in Roma, dottor Ciobanu. L'avevo conosciuto nel 1973 all'Hotel Hassler di Roma in occasione di una visita del presidente argentino Perón.

È stato scritto che i suoi legami con la Romania celassero la sua attività di agente in contatto con i Paesi dell'Est. Certo, come no!? E quali altre fandonie vuole che commenti? Però lei ebbe contatti anche col dittatore Ceausescu.
Mi occupai semplicemente, in qualità di consigliere economico del governo argentino, di favorire un accordo commerciale con la Romania. Intesa caldeggiata e sottoscritta personalmente dal presidente Perón. Prevedeva, semplicemente, l'acquisto da parte della Romania di partite di grano prodotte nella Pampa. Rientrava anche questo nei progetti di rilancio economico che Perón approntava per aggiustare l'economia argentina.

Contestualmente alla P2 internazionale lei fonda l'Ompam, l'organizzazione mondiale per l'assistenza massonica. Come funzionava?
Era una sorta di Onu massonica. Nata nel gennaio 1975, registrò l'adesione dell'Unesco e della Fao, con le quali l'Ompam era in costante contatto. Le Nazioni Unite ci avevano chiesto una relazione sulle attività dell'organizzazione per decidere se concederci un posto all'Onu, nella sala del Palazzo di vetro. Presidente dell'Ompam era Heitor Correa De Mello, Gran Maestro della massoneria del Brasile; io ero il segretario generale, ma dell'organizzazione facevano parte anche molti ambasciatori e rappresentanti di 36 nazioni. La sede era a Roma, in via Romagna, in un immobile che era stato acquistato e arredato con un investimento pari a 8 milioni di dollari. Lo statuto e le finalità dell'Ompam sono tra le carte custodite all'Archivio di Stato di Pistoia.

In cosa consisteva l'attività dell'organizzazione?
Si occupava di opere di solidarietà e assistenza. Nei confronti dei massoni e delle loro famiglie, ma anche soprattutto di popolazioni in difficoltà. Tra le tante iniziative, l'invio di aiuti ai terremotati del Friuli, nel 1976, con camion che portavano le nostre insegne, e di medicinali all'Egitto e alla Liberia. Un Paese, questo, che sotto il governo di Tolbert stava cercando un riscatto dalla miseria. Purtroppo, l'Ompam venne sciolta in seguito allo scandalo della P2.

18 - Continua


Dagospia 14 Dicembre 2006