SADDAM, LA FINE INEVITABILE, COME IN UN FILM, PERÒ È VERO - I FRATELLI SUNNITI E LO SCI CLUB 18 DI CORTINA - QUELLO CONTRO I ROM: L'UNICA FORMA DI RAZZISMO PURO PRESENTE OGGI IN ITALIA.

1 - COME IN UN FILM, PERÒ È VERO.
Carlo Fruttero per "La Stampa"

La grande statua nera che vacillava, tentennava, e andava infine a infrangersi sul selciato della piazza di Baghdad. Quello fu il momento, quella l'immagine della caduta del tiranno cui resterà legata la nostra memoria. Ci si poteva fermare lì? Sarebbe stato meglio per tutti, ma che fare allora, travolto l'idolo, dell'uomo? Avrebbe dovuto suicidarsi, era quella la soluzione ovvia. Oppure se l'avessero preso pochi giorni dopo e lasciato in balia dei suoi nemici. Massacrato, ma dal furore popolare, entità incontrollabile e quindi incolpevole.

Rifugiarsi all'estero? Ma nessun Paese lo voleva, se ricordo bene, né mi pare si possa prendere in considerazione l'idea che un despota dai poteri assoluti (e dai grassi conti off shore, non dimentichiamolo) si riducesse in qualche nascondiglio di due camere e cucina alla periferia di una sterminata metropoli asiatica o sudamericana. Quando lo scovarono in quel buco sotto terra poteva «tentare la fuga», secondo la cinica (e pratica) formula di tanti omicidi politici, ed essere liquidato sul posto evitando processo ed esecuzione. Persa quell'occasione, più niente poteva salvarlo. Hanno fatto bene, hanno fatto male? Non saprei dire, onestamente. Altri tiranni non meno sanguinari se la sono in qualche modo sfangata. Perché far fuori proprio Saddam? Ma per noi è difficile raccapezzarsi tra le infinite pieghettature di sette e fazioni e credenze e costumanze del mondo islamico, così come per gli islamici non doveva essere facile distinguere tutte le sfumature del Concilio di Trento.

Resta la presenza televisiva, scandalosa e insieme sminuente. Una scena lugubre, crudele, raccapricciante? Ma no, ecco un signore ben curato che se ne arriva tranquillo nel suo cappotto scuro, con quattro figuranti che gli mettono educatamente una corda al collo. Una scena quasi borghese, una scena vista mille volte in mille film e telefilm. Sì, solo che qui è pura verità. Ah, ma che cos'è la verità, disse ridendo Pilato.



2 - I FRATELLI SUNNITI E LO SCI CLUB 18 DI CORTINA.
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"
E' un circolo molto più che esclusivo, ha sede a Cortina d'Ampezzo nella malga Lareto, si chiama "Sci club 18", ha festeggiato il Capodanno con insalata di granchio, risotto con scampi e zucchine e orata in crosta, venne fondato negli anni Trenta, ne furono membri Gianni Agnelli, il mitico barone Franchetti e Nicolò Donà delle Rose. Ne vennero escluse con rigore le signore soltanto fino a quindici anni fa. E' talmente esclusivo, a tal punto chic, è così inarrivabilmente raffinato che ne fanno parte, oggi, Umberto e Gaetano Marzotto, Martina Mondadori, Luca Cordero di Montezemolo, Paolo e Francesca Scaroni, Amedeo Reale, Alessandro Badoglio, Sigfrido di Canossa, Luigino Rossi e Rolly Marchi, e solo pochissimi altri ne sono associati, e consola perciò riuscire vagamente a immaginare tutti questi personaggi, tutti uniti, stretti insieme nella malga, a salutare il vecchio anno e a festeggiare il nuovo che si stava affacciando. Così, abbiamo voluto raccontare del Club 18 di Cortina perché ci sembrava umano testimoniare ai nostri fratelli sunniti di non abbattersi troppo dal momento che esistono, come abbiamo visto, cose anche peggiori della pena di morte.

3 - IL RAZZISMO UFFICIALE.
Filippo Facci per "Il Giornale"

Chissà che cosa uscirebbe da un sondaggio sui pregiudizi degli italiani sugli zingari. Posso sbilanciarmi? Uscirebbe che una percentuale quasi totale di italiani, da destra a sinistra, dall'alto in basso, pensa che sia un popolo di ladri, di rapitori e se va bene di accattoni. E io non voglio chiamarmi fuori, vorrei solo invitare a una provocatoria presa d'atto: nei loro confronti sopravvive l'unica forma di razzismo puro che sia presente oggi in Italia, il resto è xenofobia. Il punto è che i rom esistono lo stesso, e che l'allargamento della Ue prepara nuove ondate migratorie. Esistono nonostante l'Olocausto: la persecuzione dei rom resta l'unica, con quella ebraica, che i nazisti delegarono a motivazioni esclusivamente razziali.

Esistono, e la maggior parte di essi dipende dalla beneficenza statale: i loro livelli di scolarità sono inesistenti, spesso vivono in caseggiati senza né acqua né elettricità, i loro mestieri tradizionali sono scomparsi, campano in parte di furti e di accattonaggio e in parte di economia marginale, tipo raccolta di ferro vecchio e cartoni, vendita per strada di fazzoletti e di fiori. Sta di fatto che l'indifferenza a quanto accaduto anche in questi giorni, tipo le tendopoli bruciate e le ronde anti-rom, è qualcosa che nel democratico Occidente non ha davvero eguali. Da tempo, ormai. Il razzismo esiste. Esiste per ragioni più o meno comprensibili, ma esiste.


Dagospia 02 Gennaio 2007