ENDEMOL, ACCORDO DI FERRO DE MOL-MEDIASET (LA GUERRA CON SKY SI ACCENDE)
I METODI "HARD" DELLE BANCHE STRANIERE IN ITALIA - EMMA BONINO FA L'AMERICANA
LUCHINO DI MONTE-ZELIG - DONNE COL "GLOBAL POWER" - BARROSO PARRUCCHINOSO

1 - I METODI "HARD" DELLE BANCHE STRANIERE IN ITALIA
Le banche straniere in Italia hanno molta difficoltà a comunicare e quando lo fanno pasticciano in modo grossolano. Prendete la giornata di ieri. Sul "Corriere della Sera" è sceso in campo con una lunga e superflua intervista Rijikman Groenink, il capo di Abn Amro che ha conquistato Antonveneta e siede in Capitalia con l'8,9%. Lo gnomo di Amsterdam ha negato qualsiasi ipotesi di "fusione a tre" tra la sua banca, Capitalia e Monte Paschi, ma si è lasciato sfuggire frasi piuttosto incaute sulla gestione di Antonveneta conquistata nel 2006.

"Ci vorrà più tempo per realizzare i piani di rendimento prefissati - ha detto Groenink - c'è ancora molto da fare, per introdurre nuovi prodotti e servizi, e per formare il nostro staff e scegliere il nuovo personale". Sono dichiarazioni di debolezza che fanno sorridere, come fa sorridere l'offensiva dei francesi di Bnl-Paribas che sui giornali di ieri hanno messo alla gogna due top manager responsabili di perdite sui titoli: Riccardo Lupi (responsabile della divisione corporate) e Guido Grossi (capo del trading). Entrambi sono stati sospesi dall'incarico perchè sembra che abbiano perso decine di milioni in operazioni sui titoli.

Gli uscieri di via Veneto dicono che il buco si aggira intorno ai 200 milioni, ma ciò che sorprende è il modo plateale con cui i nomi dei due top manager sono stati messi alla berlina. Se si dovesse usare infatti lo stesso metro, ogni giorno leggeremmo sui giornali i nomi di decine di altri responsabili degli uffici titoli, opportunamente castigati e lapidati. In questo caso sembra che Bnl-Paribas abbia voluto dare una prova di forza mettendo in luce i suoi colpevoli. L'operazione restyling dei francesi non finisce qui perchè - secondo gli uscieri di via Veneto - starebbe per saltare dalla sua poltrona Roberto Scognamiglio, il 57enne Direttore per la Comunicazione.

2 - ENDEMOL, ACCORDO DI FERRO DE MOL-MEDIASET - LA GUERRA CON SKY SI ACCENDE
Nel quartier generale di Mediaset le luci restano accese fino a tarda notte. Oltre alla definizione dei palinsesti, l'ammiraglia televisiva del Cavaliere è alle prese con due problemi vitali per il futuro. Il primo riguarda la risposta da dare all'offensiva di De Agostini che con l'acquisto della società Magnolia di Giorgio Gori, è sceso in campo alla grande nei contenuti digitali. La risposta di Mediaset è strettamente legata al futuro di Endemol, la società olandese che produce i format televisivi di successo. Non c'è programma popolare che non sia stato importato da questa società che nel 2000 è stata acquisita per 5,5 miliardi di euro dalla compagnia spagnola Telefònica, e oggi capitalizza 2,3 miliardi.

All'origine del successo è il 52enne John de Mol, un autentico genio dei media che la rivista "Forbes" ha infilato tra i 500 uomini più ricchi del mondo. Sposato con un'attrice, un fratello attore, il boccoluto De Mol ha sfondato tra il '97 e il '99 con il reality televisivo "Grande Fratello", poi ha ceduto la società agli spagnoli e da poche settimane è rientrato nel capitale della sua creatura ricomprando il 5%. I rumors di Borsa dicono che Endemol è in vendita e tutti gli indizi portano a Mediaset anche se da Cologno Monzese sono arrivate numerose smentite.

Dagospia è in grado di confermare che da almeno quattro mesi esiste un accordo di ferro tra l'aitante John de Mol e Mediaset per arrivare uniti al controllo dello scrigno mediatico. L'unico problema - non da poco - riguarda il prezzo alto della compagnia olandese sulla quale sono puntati anche gli occhi del miliardario francese Bernard Arnault e dei fondi internazionali Permisa e Apax. Per il futuro di Mediaset, la partita è decisiva. Ed è altrettanto decisiva la seconda questione che riguarda i rapporti con Sky e la volontà di staccarsi dalla piattaforma digitale attraverso la quale il network di Rupert Murdoch trasmette decine di programmi (tra cui quelli della Rai e de "La7").

A febbraio Sky potrà ottenere la certificazione degli abbonamenti e dell'audience. Finalmente si potrà sapere quanti sono gli spettatori che ogni sera vedono i film e le partite di calcio. A Mediaset sono convinti che siano meno di quanti Sky proclama ai quattro venti. Ma solo con un Auditel separato si potrà dimostrare che dentro i contatti di Sky non vengono conteggiati anche quelli degli spettatori che "arrivano" ai canali di Mediaset "passando" attraverso l'attuale piattaforma digitale. "Dobbiamo evitare che il telecomando porti munizioni ai nostri concorrenti", così dicono quelli di Mediaset che lavorano fino a tarda notte.



3 - BONINO AMERICANA
Emma Bonino sta chiudendo in queste ore le valigie per New York e Washington dove domani e mercoledì avrà una serie di incontri mondani e politici. Nella ingenua fotografia di gruppo voluta da Silvio Sircana al termine del summit di Caserta, la Emma sfoggiava una giacchetta-tappezzeria dalla foggia terrificante. Non si presenterà così al Lincoln Center dove domani sera la Sinfonica Toscanini (diretta da Lorin Mazell) e la Philarmonica di New York, celebreranno il grande Maestro. L'evento è sponsorizzato dalla Pioneer Investments, la società di gestione del Gruppo Unicredit che opera a Boston e in altri 22 paesi. L'esponente radicale parteciperà inoltre a un incontro riservato al Racquet Club e all'immancabile pranzo del Gei (Gruppo Esponenti Italiani). Mercoledì sarà a Washington per incontri con i suoi omologhi americani ai quali potrà raccontare nei dettagli il summit mancato di Caserta.

4 - LUCHINO DI MONTE-ZELIG
Luchino di Montezemolo è meglio di "Zelig", un campione di trasformismo che in una sola giornata riesce a scompigliare i capelli e le certezze. Ieri mattina ha fatto filtrare una sparata sul quotidiano "La Repubblica" dove denunciava il suo sconcerto di fronte al "Governo mediocre che a Caserta non ha saputo impedire la vittoria della 'sinistra frenatrice'". L'attacco ha rovinato la giornata di Prodi e soprattutto del ministro Bersani che poche ore prima aveva applaudito alla nuova avventura di Luchino con Dieguito Della Valle per la società privata dei treni.

Alle parole di Luchino si sono associati rapidamente Perini, Morandini, Moltrasio e altri esponenti di Confindustria. Ma Zelig-Montezemolo dopo poche ore ha cambiato registro, e sulla poltrona dello studio di Fabio Fazio ha indossato con disinvoltura la bandiera della sinistra. Quando la presentatrice Filippa Lagerback l'ha introdotto in trasmissione c'è stato un momento imbarazzante perchè la bionda svedese ha snocciolato l'elenco delle cariche ricoperte dal pluripresidente. Quelli di Dagospia che da anni si divertono a sgranare il rosario delle poltrone occupate da Luchino, si sono rotolati sul pavimento per le risate, ma il presidente di Fiat, Confindustria, Ferrari, Bologna Fiere, Luiss, Fondo Charme (e chi più ne ha più ne metta) non si è perso d'animo e con un eloquio kennediano e veltroniano ha parlato con passione di lotta di classe, crescita, liberalizzazioni e concorrenza.

Era bello il Luchino con il suo maglione nero girocollo che ricordava Bernard-Levy e Tom Cruise. E soprattutto è stato grande e al limite dell'impudenza l'abbraccio operaista che lo ha portato a teorizzare il superamento delle classi e della differenza tra economia del lusso e economia del bello. Dopo un imbarazzante spot sull'ultima Ferrari e sulla sua azienda di Maranello, il pluripresidente ha detto che "per il momento non scenderà in politica". Applausi increduli.

5 - BARROSO DAL PARRUCCHINO NERO
Josè Manuel Barroso, il presidente della Commissione europea, non è un uomo strepitoso. Se ne sono accorti a Bruxelles dove la gestione del politico portoghese ha il profilo più basso di quella di Romano Prodi. E se ne sono accorti anche gli spettatori che lo hanno visto ieri insieme a Pippo Baudo nel contenitore di "Domenica In". Chi non se ne è accorto è invece il rettore dell'Università degli studi di Roma "La Sapienza" che oggi conferisce a Barroso la laurea honoris causa. Il napoletano Renato Guarini che dirige l'Università ha pensato di celebrare in modo solenne i 704 anni dalla fondazione. Alla cerimonia parteciperà anche Giorgio Napolitano che a differenza di Romano Prodi, non è un collezionista di lauree honoris causa. L'unica gli è stata conferita a Bari nel 2004, quindi i conti con il portoghese dal parrucchino nero, si pareggiano.

6 - DONNE COL "GLOBAL POWER"
Il giochino è stupido e arriva dall'America dove si fanno le classifiche anche per premiare l'homeless dell'anno. Due giornali italiani ci sono però cascati a piedi giunti e tra poche settimane sapremo quali sono in Italia le donne che contano. Il "Sole 24 Ore" di ieri ha annunciato che per iniziativa della Fondazione Bellisario e del Censis, si provvederà a stendere la classifica delle 50 donne più potenti. L'iniziativa ha trovato nel sociologo Giuseppe De Rita il teorico d'occasione che ha detto: "fare oggi una classifica ci aiuta a capire in quali settori le donne sono più cresciute". Non è da meno il "Corriere della Sera" che a distanza di...24 ore presenta le 30 donne più influenti dell'economia italiana.

Un panel composto da personalità evidentemente poco impegnate come Franco Bernabè, Pierluigi Celli, Innocenzo Cipolletta e Francesco Giavazzi, ha individuato il profilo delle supergirls. Si comincia - guardacaso e per ragioni alfabetiche - con Anna Maria Artoni, la 39enne presidente degli Industriali dell'Emilia Romagna, fidanzata senza figli, e si conclude con Valeria Termini (età non dichiarata) direttore della Scuola di Pubblica Amministrazione di Caserta (la Versailles di Silvio Sircana). Non mancano naturalmente Jonella Ligresti, Emma Marcegaglia, Evelina Christillin e Maria Elvira Berlusconi, più nota come Marina, che nel 2006 ha occupato il settimo posto nella classifica americana "global power". Roba da ridere.


Dagospia 15 Gennaio 2007