FERRARA, DAL CONFLITTO DI INTERESSI AL CONFLITTO DI SENTIMENTI - AMA IL BERLUSCONI CHE NON CONOSCE IL CONFINE TRA PUBBLICO E PRIVATO, MA DIPENDE DA VERONICA CHE NON APPREZZA IL GIOCO. E ALLA FINE MENA CON IL MATTARELLO (BISOGNA SAPERLE PRENDERE).

Giuliano Ferrara per Panorama, in edicola domani


Veronica Lario all'improvviso decide di non giocare più e scrive al giornale nemico in nome della sua dignità di donna, di madre e di moglie. Scrive che Silvio Berlusconi la deve piantare di fare il galletto con le altre, che non può privatamente negarle le scuse, che se gliele nega, allora lei gliele chiede in pubblico, tostissima, sul giornale che al marito vuol fare la pelle da tanti, tantissimi anni. E le ottiene con una meravigliosa lettera d'amore.

Lei che è stata famosa per il ritegno nel ruolo di first lady, per la discrezione umana, per la scelta di non ostentare sentimenti privati accanto a un uomo che non conosce privatezza, che ha il gusto rutilante di trasformare in materia pubblica tutto di sé, dal suo corpo alla sua anima, alla sua famiglia, lei non gioca più, e sono sberle.

Una donna in collera per me costituisce problema. Perché è Veronica, che conosco e a cui ho imparato con discrezione e nella distanza a voler bene. Perché è la moglie del Cav., che adoro oltre la misura del sano e del lecito, in modo ormai patologico e perfino un po' folle. Perché ha il 38 per cento del quotidiano che dirigo. Perché tutto questo gran teatro di gran caratteri si svolge in questo momento su un giornale Mondadori, insomma di famiglia. Dal conflitto di interessi si passa al conflitto di sentimenti, e queste faccende vanno prese sul serio e anche per gioco, dicono parecchio se toccate con sensibilità e ironia e dicono niente se pure occasioni di pettegolezzo.

Di Bill e Hillary Clinton se ne sono dette di tutti i colori, una commedia sexy planetaria con inchieste infinite di stato, processi e minacce di impeachment, riflessi geopolitici di prestazioni erotiche nello Studio ovale, clamorose bugie del presidente più amato dalla sinistra liberal di tutto il mondo, infine la ricomposizione perfetta, lo scambio delle parti, e lei che si candida alla Casa Bianca con la promessa di riportarci lui mentre insieme raccolgono fondi per gli spot. Fantastico.

Anche nella vecchia Europa si spettegola, Cherie Blair ha una cattiva influenza cattolica sull'anglicano Tony, e Ségolène Royal che ha soffiato il posto nella corsa all'Eliseo al suo compagnon padre dei suoi quattro figli, François Hollande, e il portavoce sospeso per aver detto che l'unico difetto di lei è il suo compagno.



Anche in Italia si chiacchiera dell'influenza di Flavia Franzoni su Romano Prodi, e i due ricevono insieme in salotto le ministre che si occupano delle coppie di fatto. E la moglie di Piero Fassino, che poi è una leader e deputata del partito autonoma nella sua carriera, Anna Serafini, è perseguitata dall'immagine di zarina e contrattacca su tutti i fronti. Cherchez la femme, la banale espressione galante, ambigua, con cui i francesi definiscono il potere insieme cortigiano e sovrano delle donne, non è mai stato un motto tanto in voga come adesso.

Veronica non ha torto nel chiedere discrezione a Silvio. Ha scritto un libro con Maria Latella per spiegare chi è lei, com'è andata la sua vita, e per tutelare la sua immagine che, più in ombra restava, più sollecitava curiosità e morbosità nel sistema dell'informazione totale in cui viviamo. Aveva messo in guardia il marito del fatto che qualcosa non andava nella sua spregiudicatezza, nelle sue confessioni troppo pubbliche, qualcosa che riguardava i loro rapporti e l'educazione dei figli, insomma la relazione tra il nucleo che quella famiglia è, come tutte le famiglie, e l'oceano di materia da chiacchiere in perenne galleggiamento intorno a esso.

Se ha deciso di far esplodere l'atomica del suo carattere, di formalizzare pubblicamente e sottoporre alla critica e al giudizio pubblico la sua richiesta di scuse, è perché, al di là del pretesto d'occasione, una frase galante nemmeno tanto colpevole pronunciata dal marito in una serata di mondanità televisiva, non ne poteva proprio più. E così ha dovuto chiedere agli altri, all'opinione, a noi tutti, di mettere il dito tra moglie e marito. Circostanza un po' imbarazzante, ma in fondo non più di tanto, a pensarci bene.

Chiedere al Cav. quel che non può dare è il tratto tipico della storia di amore e di odio che il Paese intrattiene con lui. E sua moglie non poteva rimanere estranea a questa storia. Berlusconi non può spogliarsi di quel che è suo. Non può rinunciare alla politica. Non può tacere, soprattutto non può parlare con la lingua di legno del professionismo politico. Berlusconi, e vale anche per Silvio, come si vede bene, non conosce il confine tra pubblico e privato. Nell'economia. Nella politica. Nella vita personale. È un aspetto tipico della sua regalità spontanea e un po' rustica, del suo rapporto con i grandi del mondo, che considera amici o concorrenti nel mercato dell'immagine esattamente come gli avversari e gli alleati e i rivali nella lotta per la vita in Italia.

Silvio ama giocare, anche quando fa sul serio, e pensa che nel gioco c'è tutta la verità dell'esistenza. Per questo è tanto amato, anzi adorato, da quella sterminata legione di persone che è affezionata alla propria infanzia. Solo che le donne non si accontentano del gioco, e si capisce. Non fanno parlare le ambasciate, alla fine menano con il mattarello. E bisogna saperle prendere.


Dagospia 01 Febbraio 2007