FERRARA ALL'INFERNO, BENIGNI IN PARADISO (VIA DANTE)
E ALLA FINE, INVECE DEGLI ORTAGGI, SONO ARRIVATI I FIORI
E ALLA FINE, INVECE DEGLI ORTAGGI, SONO ARRIVATI I FIORI
E' teso. Alle prime battute è troppo teso. "Sono qua per un atto d'amore - dice - perché i comici sono zuppi d'amore, non gli si può chiedere d'essere anche saggi. Sono un regalo del cielo, hanno il potere di far piangere e ridere". La voce di Benigni si affanna a tirar fuori le parole dalla gola. Lo sguardo tradisce una tensione che non si addice al commediante che abbiamo conosciuto in decine di show televisivi. Possedendo il senso artistico del commediante paradossale e zozzone, casinista indisciplinato e interdisciplinare, capace di passare dal pisello di Baudo alle terzine di Dante, dalle zizze della Arcuri a una canzone d'amore, il toscanaccio di Vergaio è bravo, bravissimo a recuperare, riacquistare energia sicurezza e poesia facendo infine scattare in piedi l'Ariston in una standing ovation senza uova.
Le famose uova di Ferrara, mai arrivate a destinazione, le ha scovate smucinando le palle di Pippo. "Il vero protagonista del Festival è il pisello di Baudo", dice Benigni, che aggiunge: "Io, a dire il vero, sono stato il primo a mettere le mani lì. Anche prima della signora Ricciarelli". Quindi è partito all'assalto del Pippone, paccandolo davanti e dietro, scompigliandogli il trapianto tricologico. Poi rivolto alla platea, la sconvolgente verità: "I capelli sono veri! E' il pisello che è finto!!!".
E via a giullarare sull'assente Ferrara: ""Non c'è, altrimenti l'avrei visto. Non ho mai avuto paura che mi tirasse le uova. Ero sicuro che le avrebbe mangiate tutte prima di arrivare a Sanremo. I cinquanta biglietti? Erano tutti per lui". Ancora. "Grasso che cola. Come dice Ferrara quando suda.". Infine sul cazzo: "Il problema è quando Ferrara lo deve cercare..". Dopo l'Elefantino tocca al Divino Cavaliere: "Massì, il politico che fa le corna. Come si chiama? No, non Pippo Franco, Silvio Berlusconi". Come l'avrà Berlusconi? "Un carciofaccio di rogatorie, conflitti di interessi, avvisi di garanziaDopo Come avevamo anticipato, Benigni recupera il canovaccio del famoso sketch del "Giudizio Universale" e lo attualizza: "Da una parte i buoni, dall'altra i cattivi. Il Padre Eterno: Berlusconi, dove vai? Quelli che hanno risolto il conflitto d'interessi di qua, gli altri di là. Dove vai Silvio? Quelli che hanno aumentato le pensioni di qua, gli altri di là. Dove vai Silvio?". E' più disteso, macina lazzi e frizzi intorno alla Arcuri e Belvedere ("Non sono donne: sono il Ministero della Sanità").
Riciccia a tormentone la satira su Ferrara: "Non ama Nanni Moretti e "La Stanza del figlio". Lui voleva la stanza del Foglio.". Poi si riattacca al filo iniziale dell'amore. E qui Robertaccio vola al di là di tutti i Ferrara, con ortaggi e senza. Di questo cazzo di festival ci porteremo nella testa gli endecasillabi bellissimi della preghiera della Madonna scritti da Dante nella cantica del Paradiso e recitati da Benigni con una sintesi di grazia che fa scattare l'Ariston in piedi. Altro che uova, volano fiori.
Il finale è dedicato alla canzone "Quanto t'ho amato", con Nicola Piovani alla direzione dell'orchestra, pezzo collaudato in tanti spettacoli dal vivo. Ma le sorprese non sono finite. Nel congedare il pubblico Benigni aggiunge: "Un augurio a tre presidenti: al presidente appena eletto Baldassarre, che ha avuto belle parole per me e belle parole per come farà funzionare tutto l'assetto televisivo; al presidente Ciampi e alla signora, che devono stare lì a far sì che funzionino giustizia e bellezza, e al presidente Silvio Berlusconi.".
E' qui che Benigni si è "mangiato" Ferrara e la sua intelligenza autodistruttiva. "A Berlusconi, con l'augurio che ognuno di noi quando va a letto lui agisca in modo di farci sentire orgogliosi di essere italiani. Buon lavoro presidente". Grande, è stato più grande della panza di Ferrara.
Dagospia.com 10 Marzo 2002
Le famose uova di Ferrara, mai arrivate a destinazione, le ha scovate smucinando le palle di Pippo. "Il vero protagonista del Festival è il pisello di Baudo", dice Benigni, che aggiunge: "Io, a dire il vero, sono stato il primo a mettere le mani lì. Anche prima della signora Ricciarelli". Quindi è partito all'assalto del Pippone, paccandolo davanti e dietro, scompigliandogli il trapianto tricologico. Poi rivolto alla platea, la sconvolgente verità: "I capelli sono veri! E' il pisello che è finto!!!".
E via a giullarare sull'assente Ferrara: ""Non c'è, altrimenti l'avrei visto. Non ho mai avuto paura che mi tirasse le uova. Ero sicuro che le avrebbe mangiate tutte prima di arrivare a Sanremo. I cinquanta biglietti? Erano tutti per lui". Ancora. "Grasso che cola. Come dice Ferrara quando suda.". Infine sul cazzo: "Il problema è quando Ferrara lo deve cercare..". Dopo l'Elefantino tocca al Divino Cavaliere: "Massì, il politico che fa le corna. Come si chiama? No, non Pippo Franco, Silvio Berlusconi". Come l'avrà Berlusconi? "Un carciofaccio di rogatorie, conflitti di interessi, avvisi di garanziaDopo Come avevamo anticipato, Benigni recupera il canovaccio del famoso sketch del "Giudizio Universale" e lo attualizza: "Da una parte i buoni, dall'altra i cattivi. Il Padre Eterno: Berlusconi, dove vai? Quelli che hanno risolto il conflitto d'interessi di qua, gli altri di là. Dove vai Silvio? Quelli che hanno aumentato le pensioni di qua, gli altri di là. Dove vai Silvio?". E' più disteso, macina lazzi e frizzi intorno alla Arcuri e Belvedere ("Non sono donne: sono il Ministero della Sanità").
Riciccia a tormentone la satira su Ferrara: "Non ama Nanni Moretti e "La Stanza del figlio". Lui voleva la stanza del Foglio.". Poi si riattacca al filo iniziale dell'amore. E qui Robertaccio vola al di là di tutti i Ferrara, con ortaggi e senza. Di questo cazzo di festival ci porteremo nella testa gli endecasillabi bellissimi della preghiera della Madonna scritti da Dante nella cantica del Paradiso e recitati da Benigni con una sintesi di grazia che fa scattare l'Ariston in piedi. Altro che uova, volano fiori.
Il finale è dedicato alla canzone "Quanto t'ho amato", con Nicola Piovani alla direzione dell'orchestra, pezzo collaudato in tanti spettacoli dal vivo. Ma le sorprese non sono finite. Nel congedare il pubblico Benigni aggiunge: "Un augurio a tre presidenti: al presidente appena eletto Baldassarre, che ha avuto belle parole per me e belle parole per come farà funzionare tutto l'assetto televisivo; al presidente Ciampi e alla signora, che devono stare lì a far sì che funzionino giustizia e bellezza, e al presidente Silvio Berlusconi.".
E' qui che Benigni si è "mangiato" Ferrara e la sua intelligenza autodistruttiva. "A Berlusconi, con l'augurio che ognuno di noi quando va a letto lui agisca in modo di farci sentire orgogliosi di essere italiani. Buon lavoro presidente". Grande, è stato più grande della panza di Ferrara.
Dagospia.com 10 Marzo 2002