ASPETTANDO IL MORTO A VICENZA/2 - E GIORGIO BOCCA METTE IL DITO NELLA PIEGA: "LA RETATA DI NUOVI BRIGATISTI E' UN'OPERAZIONE POLITICA PER SOSTENERE IL GOVERNO - QUESTI TERRORISTI MI SEMBRANO RIVOLUZIONARI RIDICOLI. UN FENOMENO PERICOLOSISSIMO, PERÒ".
Antonella Rampino per "La Stampa"
Il disagio sociale, il fiancheggiatore, la criminalizzazione, i compagni che sbagliano... Sono riapparsi i terroristi e l'Italia ripiomba nell'eterno ieri. Si riavvolge il film di quello che allora, in una celebre polemica con il Pci del 1978, Rossana Rossanda chiamò «L'album di famiglia»: la sinistra ancora nello specchio delle sue degenerazioni. Lucia Annunziata, nel suo omonimo recente libro, sostiene che «L'ultima foto di famiglia» fu il 1977.
Ma poiché nella storia le tragedie quando si ripetono, come diceva non smentito dai fatti Marx, lo fanno in forma di farsa, ecco che il disagio sociale, il fiancheggiatore, la criminalizzazione e il compagno che sbaglia sono figure già troppo messe a fuoco nella luce nella storicizzazione, per esser paragonabili all'oggi. Così almeno ad ascoltare gli intellettuali che analizzarono il fenomeno.
Magari squadernando sotto la loro lente d'ingrandimento quel che si trovava, ieri mattina, sulla prima pagina del «manifesto»: un fondo in cui il direttore Gabriele Polo «confessa» di essere stato sodale, molti anni fa, di uno degli arrestati. E sin qui, niente di male, anche Giovanni Floris fu compagno, al liceo, di Mauro Gallesi. Ma va oltre: abbiamo fatto lavoro politico, io e «l'uomo del kalashnikov sepolto in giardino», con altri operai e sindacalisti «per dar voce al lavoro silenziato dalle dismissioni».
Polo descrive i terroristi come persone che «considerano insufficiente o impotente il conflitto sociale in campo aperto» e quindi inventano un'altra politica, «sbagliata e politicamente criminale». E poi, in soldoni: mi devo considerare un fiancheggiatore? Perché si mette in un unico calderone le nuove Br, Vicenza, la protesta anti-Tav? Perché non si comprende che si tratta di compagni che sbagliano?
A Oxford «il manifesto» non arriva, ma Gianfranco Pasquino, il politologo che con la sinistra anche ortodossa usa la frusta, non ha dubbi: «Nessuno deve sentirsi un fiancheggiatore, se ha evitato di imbracciare kalashnikov ... Stavo proprio ragionando di questo nuovo terrorismo col professor Diego Gambetta (sociologo ad Oxford, n.d.r.), e ci siamo detti: questi sono degli idioti, in senso tecnico». Gente che «schiaccia l'interpretazione della realtà sul fatto di avere tra le mani un fucile».
Gente che spara, o progetta di sparare, per esistere. Gente che sta tra «Bowling a Columbine», o, se si preferisce, «Piccoli omicidi», e il gioco di simulazione. «Coglioni isolati», per dirla con Massimo Cacciari, «parassiti delle vecchie Br», al più «fenomeno inerziale» scivolato sino a oggi per pura legge gravitazionale. Relitti della Storia, più che del disagio sociale. «Di certo non sono compagni che sbagliano, perché questi non sono nemmeno compagni», dice Luciana Castellina. «Un'irruzione antistorica nella realtà», secondo Rina Gagliardi, ideologa di Rifondazione. La quale ha un dubbio: «Non saranno dei semplici, per così dire, criminali?».
Perché un fatto è certo, almeno a sentir loro. «Non c'è nessun ritorno al terrorismo: qui si tratta di frange minoritarie e sradicate dal contesto sociale, mentre negli anni Settanta c'era la crisi di un'intera generazione totalmente coinvolta, una catastrofe alla quale il Palazzo non riuscì a dare risposte e che degenerò», ricostruisce Cacciari.
Un sedicente terrorismo, quello di oggi secondo Castellina, «che è in realtà molto, troppo simile, alla violenza che abbiamo visto nello stadio di Catania». Un fenomeno «che non ha niente di politico, ma che rischia di diventarlo, a causa della speculazione politica in atto: che cosa c'entra Vicenza, il movimento pacifista, la Tav? Negli anni Ottanta il terrorismo fu sconfitto, in Italia come in Germania, proprio dalla nascita di un grande movimento pacifista, non certo dalla polizia».
Però, qualcuno davvero preoccupato c'è. E' Giorgio Bocca, testimone degli anni di piombo, che in quegli anni rischiò anche la pelle. «Questi terroristi nuovi mi sembrano dilettanti, rivoluzionari ridicoli. Un fenomeno pericolosissimo, però, che può esplodere se si continua fare uso politico del terrorismo e della protesta sociale.
Ma quello che mi impressiona è che questi terroristi pensano quel che penso anch'io: viviamo nella dittatura della ricchezza, una guerra inutile dietro l'altra, i capitalisti al lavoro con la criminalità, e 90 pregiudicati in Parlamento. Sa cosa penso? Che la retata di nuovi brigatisti sia un'operazione politica per sostenere il governo». Compagni che sbagliano, anche loro?
Dagospia 16 Febbraio 2007
Il disagio sociale, il fiancheggiatore, la criminalizzazione, i compagni che sbagliano... Sono riapparsi i terroristi e l'Italia ripiomba nell'eterno ieri. Si riavvolge il film di quello che allora, in una celebre polemica con il Pci del 1978, Rossana Rossanda chiamò «L'album di famiglia»: la sinistra ancora nello specchio delle sue degenerazioni. Lucia Annunziata, nel suo omonimo recente libro, sostiene che «L'ultima foto di famiglia» fu il 1977.
Ma poiché nella storia le tragedie quando si ripetono, come diceva non smentito dai fatti Marx, lo fanno in forma di farsa, ecco che il disagio sociale, il fiancheggiatore, la criminalizzazione e il compagno che sbaglia sono figure già troppo messe a fuoco nella luce nella storicizzazione, per esser paragonabili all'oggi. Così almeno ad ascoltare gli intellettuali che analizzarono il fenomeno.
Magari squadernando sotto la loro lente d'ingrandimento quel che si trovava, ieri mattina, sulla prima pagina del «manifesto»: un fondo in cui il direttore Gabriele Polo «confessa» di essere stato sodale, molti anni fa, di uno degli arrestati. E sin qui, niente di male, anche Giovanni Floris fu compagno, al liceo, di Mauro Gallesi. Ma va oltre: abbiamo fatto lavoro politico, io e «l'uomo del kalashnikov sepolto in giardino», con altri operai e sindacalisti «per dar voce al lavoro silenziato dalle dismissioni».
Polo descrive i terroristi come persone che «considerano insufficiente o impotente il conflitto sociale in campo aperto» e quindi inventano un'altra politica, «sbagliata e politicamente criminale». E poi, in soldoni: mi devo considerare un fiancheggiatore? Perché si mette in un unico calderone le nuove Br, Vicenza, la protesta anti-Tav? Perché non si comprende che si tratta di compagni che sbagliano?
A Oxford «il manifesto» non arriva, ma Gianfranco Pasquino, il politologo che con la sinistra anche ortodossa usa la frusta, non ha dubbi: «Nessuno deve sentirsi un fiancheggiatore, se ha evitato di imbracciare kalashnikov ... Stavo proprio ragionando di questo nuovo terrorismo col professor Diego Gambetta (sociologo ad Oxford, n.d.r.), e ci siamo detti: questi sono degli idioti, in senso tecnico». Gente che «schiaccia l'interpretazione della realtà sul fatto di avere tra le mani un fucile».
Gente che spara, o progetta di sparare, per esistere. Gente che sta tra «Bowling a Columbine», o, se si preferisce, «Piccoli omicidi», e il gioco di simulazione. «Coglioni isolati», per dirla con Massimo Cacciari, «parassiti delle vecchie Br», al più «fenomeno inerziale» scivolato sino a oggi per pura legge gravitazionale. Relitti della Storia, più che del disagio sociale. «Di certo non sono compagni che sbagliano, perché questi non sono nemmeno compagni», dice Luciana Castellina. «Un'irruzione antistorica nella realtà», secondo Rina Gagliardi, ideologa di Rifondazione. La quale ha un dubbio: «Non saranno dei semplici, per così dire, criminali?».
Perché un fatto è certo, almeno a sentir loro. «Non c'è nessun ritorno al terrorismo: qui si tratta di frange minoritarie e sradicate dal contesto sociale, mentre negli anni Settanta c'era la crisi di un'intera generazione totalmente coinvolta, una catastrofe alla quale il Palazzo non riuscì a dare risposte e che degenerò», ricostruisce Cacciari.
Un sedicente terrorismo, quello di oggi secondo Castellina, «che è in realtà molto, troppo simile, alla violenza che abbiamo visto nello stadio di Catania». Un fenomeno «che non ha niente di politico, ma che rischia di diventarlo, a causa della speculazione politica in atto: che cosa c'entra Vicenza, il movimento pacifista, la Tav? Negli anni Ottanta il terrorismo fu sconfitto, in Italia come in Germania, proprio dalla nascita di un grande movimento pacifista, non certo dalla polizia».
Però, qualcuno davvero preoccupato c'è. E' Giorgio Bocca, testimone degli anni di piombo, che in quegli anni rischiò anche la pelle. «Questi terroristi nuovi mi sembrano dilettanti, rivoluzionari ridicoli. Un fenomeno pericolosissimo, però, che può esplodere se si continua fare uso politico del terrorismo e della protesta sociale.
Ma quello che mi impressiona è che questi terroristi pensano quel che penso anch'io: viviamo nella dittatura della ricchezza, una guerra inutile dietro l'altra, i capitalisti al lavoro con la criminalità, e 90 pregiudicati in Parlamento. Sa cosa penso? Che la retata di nuovi brigatisti sia un'operazione politica per sostenere il governo». Compagni che sbagliano, anche loro?
Dagospia 16 Febbraio 2007