L'UNIONE CROLLA E MEDIASET VOLA - MENTRE LA BORSA SCIVOLA IL CAVALIERE INCASSA 50 MILIONI IN 3 ORE - SENZA GOVERNO IL DDL GENTILONI RESTA AL PALO: UN'OTTIMA NOTIZIA PER COLOGNO E ANCHE PER LA BORSA.

Ettore Livini per "la Repubblica"


Lo stop del governo Prodi al Senato ha regalato ieri a Silvio Berlusconi un guadagno netto di quasi 50 milioni di euro in meno di tre ore. Merito della fiammata a Piazza Affari del titolo Mediaset che dopo la bocciatura della mozione dell´Unione, attorno alle 14.45, ha messo il turbo balzando da quota 9,03 euro a 9,25 euro in pochi minuti. In chiusura le azioni del Biscione sono state di gran lunga le migliori tra le blue chip con un rialzo dell´1,35% a 9,14 euro a fronte di un listino in ribasso dello 0,7%. In soldoni, la capitalizzazione in Borsa di Cologno Monzese è cresciuta di quasi 140 milioni di cui circa 50, appunto, finiti direttamente nelle tasche dell´ex-premier.

Pecunia, come al solito, non olet. Piazza Affari non tifa né per uno schieramento né per l´altro. Guarda ai fatti. E i guai del governo Prodi - nella fredda logica del mercato - si traducono in un regalo per il leader dell´opposizione anche nel suo ruolo di primo azionista delle tv di famiglia. Le azioni Mediaset, infatti - dopo aver prosperato nell´era del duopolio - negli ultimi tempi avevano segnato il passo, schiacciate dall´incubo del ddl Gentiloni. L´ipotesi che la riforma del sistema televisivo nazionale possa adesso finire in soffitta assieme al governo Prodi (o come minimo slittare di qualche tempo) è così un´ottima notizia non solo per Cologno ma anche per la Borsa, entrambi favorevoli a uno status quo decisamente più conveniente al Biscione e ai suoi titoli.



I calcoli (di parte) di quanto sia davvero più conveniente li ha fatti due giorni fa lo stesso Fedele Confalonieri davanti alla Commissione trasporti e cultura della Camera: le misure previste dal ddl - ha riassunto il presidente Mediaset - rischiano di cancellare «circa 700-800 milioni l´anno» dal giro d´affari del gruppo. Più o meno il 20% del fatturato attuale. Una stima minima - secondo i conti un po´ catastrofici del numero uno del Biscione - visto che le singole mure della riforma Gentiloni costano in assoluto molto di più: «Portarci sotto al 45% della pubblicità televisiva significa cancellare 600 milioni dei nostri ricavi - ha spiegato Confalonieri -.

L´inserimento delle telepromozioni nell´indice di affollamento pubblicitario costerà 200 milioni mentre la riduzione sotto il 2% dell´affollamento orario degli spot ne mette a rischio altri 300». Senza contare che il trasferimento di Rete 4 sul digitale «genererebbe una perdita di 350-400 milioni». Magari non saranno calcoli indipendenti (gli analisti ad esempio prevedono per Mediaset sacrifici decisamente minori) ma - pur facendo un´adeguata tara ai conti di Confalonieri - è chiaro perché ieri Piazza Affari ha salutato con i fuochi d´artificio lo stop a Prodi e, in prospettiva, al ddl del ministro delle Telecomunicazioni.


Dagospia 22 Febbraio 2007