VESCOVI ITALICI A BAGNASCO MARIA: "QUANDO PONTEFICE CHIAMA SI RISPONDE" (AUG!) - IL FONDATORE DELL'OPUS DEI SCONSIGLIAVA L'USO DEL CILICIO ALLA MAGGIOR PARTE DEI FEDELI - RATZINGER: "QUANDO DISSI A WOJTYLA: NON ANDARE AL CONCERTO DI BOB DYLAN"..
1 - IL PAPA NOMINA MONS.BAGNASCO E ACCETTA LA RINUNCIA DI CARD. RUINI.
(Apcom) - La nomina di monsignor Angelo Bagnasco a nuovo presidente della Cei è stata ufficializzata alle 12 dalla sala stampa della Santa Sede. Questo il comunicato: "Il Santo Padre ha accolto la rinuncia, per raggiunti limiti di età, presentata dal cardinale Camillo Ruini all'incarico di presidente della Conferenza episcopale italiana e ha nominato presidente della medesima Conferenza episcopale italiana, monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova".
2 - MONS. BAGNASCO: QUANDO PONTEFICE CHIAMA SI RISPONDE.
(Adnkronos) - "Quando il Papa chiama si risponde". Cosi' l'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, dopo aver letto la lettera inviatagli dal segretario di Stato del Vaticano, ha annunciato, nella sede della curia arivescovile, la propria nomina a presidente della Cei. Bagnasco ha espresso al Papa "i sentimenti piu' profondi della mia graditudine per l'atto di grande fiducia nell'affidarmi personalmente un compito cosi' alto e impegnativo a servizi dei confratelli nell'episcopato".
3 - MONS. BAGNASCO: CHI VIVE QUI RISPETTI LE NOSTRE LEGGI.
(Adnkronos) - "Ci vuole conoscenza reciproca. Poi il rispetto delle regole: tutti coloro che vivono qui devono rispettare le nostre leggi. In terzo luogo, ci vuole il dialogo, con l'approccio dell'interculturalita' piu' che della multiculturalita', come Papa Benedetto XVI ha ben spiegato nel discorso di fine anno alla Curia romana". Lo dice riguardo ai rapporti con l'Islam in una intervista al 'Giornale' l'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, che questa mattina sara' nominato successore del cardinale Camillo Ruini alla guida della Cei.
Spiegando la differenza tra interculturalita' e multiculturalita', Bagnasco rileva che "se per multiculturalita' si intende la presa d'atto notarile di tutte le religioni o di tutte le posizioni etiche esistenti in una societa', questo significa certificare la mancanza di un incontro, la codificazione di mondi diversi -dice l'arcivescovo- L'interculturalita', invece, e' la relazione tra le varie culture. Per entrare in relazione bisogna rispettarsi reciprocamente -sottolinea- ma anche arrivare a valutazioni su comportamenti, criteri, tradizioni".
"Pensiamo alla poligamia -spiega poi Bagnasco- o alla pena di morte. Bisogna dare un giudizio -afferma- non approvare per il semplice fatto che esse appartengono a una certa tradizione: una societa' non puo' recepire tutto e il contrario di tutto, perche' cosi' si finisce -sottolinea - per creare i presupposti dell'impossibilita' della convivenza se non della conflittualita' permanente". E ritornando alle forti polemiche sui simboli religiosi sorte quando era a Pesaro, l'arcivescovo ricorda che "nel nuovo obitorio, il sindaco aveva abolito i simboli religiosi, facendo togliere il crocifisso. La popolazione si e' sollevata contro questa decisione -rievoca Bagnasco- A parte le ragioni numeriche (che pure hanno valore, dato che il 99,9 per cento dei funerali sono cattolici), credo -afferma- che il rispetto non significhi un atteggiamento passivo e neutro, ma creare le condizioni perche' le religioni possano esercitare la loro missione. Dunque, invece di abolire la croce -spiega- meglio approntare una camera funeraria per i musulmani, se c'e' questa necessita'".
4 - IL CILICIO DELLA BINETTI.
Antonino D'Anna per "Affari italiani" http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/coriglianobinetti0603.html
E' bufera sul cilicio di cui Paola Binetti, senatrice della Margherita e membro dell'Opus Dei, la prelatura personale della Chiesa cattolica, ha ammesso di fare uso. Pippo Corigliano, portavoce dell'Opera, parla con Affari e spiega scopo e uso dello "strumento penitenziale", precisando come non sia un'invenzione dell'Opus.
E non è affatto obbligatorio: "Al contrario, - dice - il Fondatore dell'Opus Dei, San Josemaría ne sconsigliava l'uso alla maggior parte dei fedeli" e lo consentiva "solo a un piccolo numero, in particolari circostanze e per poco tempo". Questo perché "non voleva che si desse troppa importanza alla mortificazione corporale, sottolineando invece come i fedeli dell'Opera - diceva lui - sono seminatori di pace e di allegria".
Corigliano, si fa un gran parlare del cilicio di Paola Binetti. Ci spiega che cos'è?
"Il cilicio è nominato più volte nella Bibbia, a cominciare dal libro del Genesi. La parola deriva dalla regione della Cilicia le cui capre fornivano un pelo con cui si intessevano vesti ruvide".
E nella Chiesa cattolica che ruolo ha?
"E' da millenni considerato uno strumento penitenziale ed è stato usato da quasi tutti i santi della Chiesa cattolica, da San Bernardo a Tommaso Moro e a Madre Teresa di Calcutta. Non è un'invenzione dell'Opus Dei".
Ma nell'Opus Dei è obbligatorio come dicono?
"Al contrario, il Fondatore dell'Opus Dei, San Josemaría ne sconsigliava l'uso alla maggior parte dei fedeli dell'Opus Dei e lo consentiva solo a un piccolo numero, in particolari circostanze e per poco tempo".
Perché?
"Non voleva che si desse troppa importanza alla mortificazione corporale. Sottolineava invece l'impegno per rendere amabile la vita agli altri, la mortificazione del sorriso anche quando non se ne ha voglia. I fedeli dell'Opera, diceva lui, sono seminatori di pace e di allegria".
5 - RATZINGER: "QUANDO DISSI A WOJTYLA NON ANDARE AL CONCERTO DI BOB DYLAN"..
Orazio La Rocca per "la Repubblica"
Su Bob Dylan, Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger erano in sostanziale disaccordo. Ma forse solo su Dylan. Il cardinale, all´epoca prefetto della congregazione per la dottrina della Fede, non voleva che il cantautore Usa si esibisse davanti a Wojtyla al congresso eucaristico di Bologna del 1997. Giovanni Paolo II, però, non lo ascoltò e Dylan, insieme ad Adriano Celentano e ad altre pop star, cantò.
L´episodio viene rivelato per la prima volta dallo stesso Benedetto XVI nel libro «Giovanni Paolo II, il mio amato predecessore» (Edizioni San Paolo), un testo dell´attuale pontefice dedicato a papa Wojtyla e che sarà distribuito dal settimanale Famiglia Cristiana la settimana prossima.
Nel libro, Ratzinger - del quale martedì 13 il cardinale Angelo Scola presenterà la prima esortazione apostolica dedicata all´Eucaristica, "Sacramentum Caritatis" - rivela molti episodi inediti. Come, ad esempio, «la preoccupazione che c´era nella Chiesa», prima della Giornata mondiale della gioventù di Parigi, che un Papa troppo malato e anziano potesse non attirare i ragazzi. «Ma poi abbiamo visto tutti cosa successe».
Sul concerto rock a Bologna, con Wojtyla accanto a Bob Dylan, Ratzinger ricorda che «c´era ragione di essere scettici, io lo ero, e in un certo senso lo sono ancora, di dubitare se davvero fosse giusto far intervenire questo genere di 'profeti´».
Eppure le parole di Wojtyla - ammette il Papa - andarono «a toccare quello che le proposte dell´industria del tempo libero e il mondo contemporaneo di consumare la vita lasciano completamente da parte, la domanda che riguarda ciascuno di noi personalmente».
Quanto agli aspetti teologici e morali, Benedetto XVI rivela ancora che Giovanni Paolo II trasse ispirazione, tra gli altri, dagli insegnamenti di un filosofo e sociologo tedesco, Max Scheler, nato a Monaco nel 1875 e morto a Francoforte il 1928, «specialmente sugli aspetti morali, sulla sessualità, sulla verginità e sul rapporto di coppia nel matrimonio».
Dagospia 07 Marzo 2007
(Apcom) - La nomina di monsignor Angelo Bagnasco a nuovo presidente della Cei è stata ufficializzata alle 12 dalla sala stampa della Santa Sede. Questo il comunicato: "Il Santo Padre ha accolto la rinuncia, per raggiunti limiti di età, presentata dal cardinale Camillo Ruini all'incarico di presidente della Conferenza episcopale italiana e ha nominato presidente della medesima Conferenza episcopale italiana, monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova".
2 - MONS. BAGNASCO: QUANDO PONTEFICE CHIAMA SI RISPONDE.
(Adnkronos) - "Quando il Papa chiama si risponde". Cosi' l'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, dopo aver letto la lettera inviatagli dal segretario di Stato del Vaticano, ha annunciato, nella sede della curia arivescovile, la propria nomina a presidente della Cei. Bagnasco ha espresso al Papa "i sentimenti piu' profondi della mia graditudine per l'atto di grande fiducia nell'affidarmi personalmente un compito cosi' alto e impegnativo a servizi dei confratelli nell'episcopato".
3 - MONS. BAGNASCO: CHI VIVE QUI RISPETTI LE NOSTRE LEGGI.
(Adnkronos) - "Ci vuole conoscenza reciproca. Poi il rispetto delle regole: tutti coloro che vivono qui devono rispettare le nostre leggi. In terzo luogo, ci vuole il dialogo, con l'approccio dell'interculturalita' piu' che della multiculturalita', come Papa Benedetto XVI ha ben spiegato nel discorso di fine anno alla Curia romana". Lo dice riguardo ai rapporti con l'Islam in una intervista al 'Giornale' l'arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, che questa mattina sara' nominato successore del cardinale Camillo Ruini alla guida della Cei.
Spiegando la differenza tra interculturalita' e multiculturalita', Bagnasco rileva che "se per multiculturalita' si intende la presa d'atto notarile di tutte le religioni o di tutte le posizioni etiche esistenti in una societa', questo significa certificare la mancanza di un incontro, la codificazione di mondi diversi -dice l'arcivescovo- L'interculturalita', invece, e' la relazione tra le varie culture. Per entrare in relazione bisogna rispettarsi reciprocamente -sottolinea- ma anche arrivare a valutazioni su comportamenti, criteri, tradizioni".
"Pensiamo alla poligamia -spiega poi Bagnasco- o alla pena di morte. Bisogna dare un giudizio -afferma- non approvare per il semplice fatto che esse appartengono a una certa tradizione: una societa' non puo' recepire tutto e il contrario di tutto, perche' cosi' si finisce -sottolinea - per creare i presupposti dell'impossibilita' della convivenza se non della conflittualita' permanente". E ritornando alle forti polemiche sui simboli religiosi sorte quando era a Pesaro, l'arcivescovo ricorda che "nel nuovo obitorio, il sindaco aveva abolito i simboli religiosi, facendo togliere il crocifisso. La popolazione si e' sollevata contro questa decisione -rievoca Bagnasco- A parte le ragioni numeriche (che pure hanno valore, dato che il 99,9 per cento dei funerali sono cattolici), credo -afferma- che il rispetto non significhi un atteggiamento passivo e neutro, ma creare le condizioni perche' le religioni possano esercitare la loro missione. Dunque, invece di abolire la croce -spiega- meglio approntare una camera funeraria per i musulmani, se c'e' questa necessita'".
4 - IL CILICIO DELLA BINETTI.
Antonino D'Anna per "Affari italiani" http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/coriglianobinetti0603.html
E' bufera sul cilicio di cui Paola Binetti, senatrice della Margherita e membro dell'Opus Dei, la prelatura personale della Chiesa cattolica, ha ammesso di fare uso. Pippo Corigliano, portavoce dell'Opera, parla con Affari e spiega scopo e uso dello "strumento penitenziale", precisando come non sia un'invenzione dell'Opus.
E non è affatto obbligatorio: "Al contrario, - dice - il Fondatore dell'Opus Dei, San Josemaría ne sconsigliava l'uso alla maggior parte dei fedeli" e lo consentiva "solo a un piccolo numero, in particolari circostanze e per poco tempo". Questo perché "non voleva che si desse troppa importanza alla mortificazione corporale, sottolineando invece come i fedeli dell'Opera - diceva lui - sono seminatori di pace e di allegria".
Corigliano, si fa un gran parlare del cilicio di Paola Binetti. Ci spiega che cos'è?
"Il cilicio è nominato più volte nella Bibbia, a cominciare dal libro del Genesi. La parola deriva dalla regione della Cilicia le cui capre fornivano un pelo con cui si intessevano vesti ruvide".
E nella Chiesa cattolica che ruolo ha?
"E' da millenni considerato uno strumento penitenziale ed è stato usato da quasi tutti i santi della Chiesa cattolica, da San Bernardo a Tommaso Moro e a Madre Teresa di Calcutta. Non è un'invenzione dell'Opus Dei".
Ma nell'Opus Dei è obbligatorio come dicono?
"Al contrario, il Fondatore dell'Opus Dei, San Josemaría ne sconsigliava l'uso alla maggior parte dei fedeli dell'Opus Dei e lo consentiva solo a un piccolo numero, in particolari circostanze e per poco tempo".
Perché?
"Non voleva che si desse troppa importanza alla mortificazione corporale. Sottolineava invece l'impegno per rendere amabile la vita agli altri, la mortificazione del sorriso anche quando non se ne ha voglia. I fedeli dell'Opera, diceva lui, sono seminatori di pace e di allegria".
5 - RATZINGER: "QUANDO DISSI A WOJTYLA NON ANDARE AL CONCERTO DI BOB DYLAN"..
Orazio La Rocca per "la Repubblica"
Su Bob Dylan, Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger erano in sostanziale disaccordo. Ma forse solo su Dylan. Il cardinale, all´epoca prefetto della congregazione per la dottrina della Fede, non voleva che il cantautore Usa si esibisse davanti a Wojtyla al congresso eucaristico di Bologna del 1997. Giovanni Paolo II, però, non lo ascoltò e Dylan, insieme ad Adriano Celentano e ad altre pop star, cantò.
L´episodio viene rivelato per la prima volta dallo stesso Benedetto XVI nel libro «Giovanni Paolo II, il mio amato predecessore» (Edizioni San Paolo), un testo dell´attuale pontefice dedicato a papa Wojtyla e che sarà distribuito dal settimanale Famiglia Cristiana la settimana prossima.
Nel libro, Ratzinger - del quale martedì 13 il cardinale Angelo Scola presenterà la prima esortazione apostolica dedicata all´Eucaristica, "Sacramentum Caritatis" - rivela molti episodi inediti. Come, ad esempio, «la preoccupazione che c´era nella Chiesa», prima della Giornata mondiale della gioventù di Parigi, che un Papa troppo malato e anziano potesse non attirare i ragazzi. «Ma poi abbiamo visto tutti cosa successe».
Sul concerto rock a Bologna, con Wojtyla accanto a Bob Dylan, Ratzinger ricorda che «c´era ragione di essere scettici, io lo ero, e in un certo senso lo sono ancora, di dubitare se davvero fosse giusto far intervenire questo genere di 'profeti´».
Eppure le parole di Wojtyla - ammette il Papa - andarono «a toccare quello che le proposte dell´industria del tempo libero e il mondo contemporaneo di consumare la vita lasciano completamente da parte, la domanda che riguarda ciascuno di noi personalmente».
Quanto agli aspetti teologici e morali, Benedetto XVI rivela ancora che Giovanni Paolo II trasse ispirazione, tra gli altri, dagli insegnamenti di un filosofo e sociologo tedesco, Max Scheler, nato a Monaco nel 1875 e morto a Francoforte il 1928, «specialmente sugli aspetti morali, sulla sessualità, sulla verginità e sul rapporto di coppia nel matrimonio».
Dagospia 07 Marzo 2007