TELECOM BRASILE, "CORRUZIONE INTERNAZIONALE": LE MAZZETTE CHE GLI UOMINI DELLA SECURITY TELECOM, LO STAFF GUIDATO DALL´EX BRIGADIERE DELL´ANTICRIMINE GIULIANO TAVAROLI, HANNO SGANCIATO IN BRASILE.

Piero Colaprico e Emilio Randacio per "la Repubblica"


I pm milanesi, sempre più preoccupati da quanto sta emergendo dalle carte, dalle rogatorie e dalle confessioni, hanno chiesto e ottenuto sei mesi di proroga delle indagini sul caso-Telecom. Secondo i loro numerosi atti giudiziari, l´«associazione per delinquere iniziata a Milano dal 1 novembre del 2000», che coinvolge manager privati, rappresentanti delle forze di polizia, pezzi di servizi segreti, viene considerata dalla procura «tuttora in corso».

E l´inchiesta sta crescendo anche «geograficamente», perché non pochi sforzi sembrano concentrati oggi sul tema complesso della «corruzione internazionale»: e cioè sulle mazzette che gli uomini della Security Telecom, lo staff guidato dall´ex brigadiere dell´anticrimine Giuliano Tavaroli, hanno sganciato in Brasile. In Procura è arrivato l´esito di una rogatoria in Svizzera. È stata fatta sui conti dell´ex agente del Sisde, il servizio segreto civile, Marco Bernardini. E coinvolge anche la filiale sudamericana della Global service, l´agenzia dell´ex agente Cia John Spinelli. Sembra di tornare ai tempi di «Tangentopoli» e di Mani pulite, solo che questa volta non vengono pagati gli italiani, ma i brasiliani.

Ecco come e quando. In mano ai pm milanesi titolari del fascicolo Telecom sono arrivate queste poche pagine con il mittente dei versamenti, conto di transito e destinatario finale, con tanto di nome e cognome. Documenta una movimentazione bancaria che viene definita «interessante» e ha portato ad accelerare le indagini sulle presunte tangenti pagate dal gruppo telefonico italiano a pubblici ufficiali brasiliani. Nell´elenco, finito in procura da pochi giorni, ci sono i versamenti bancari partiti dalla società «Telecom Brasil sa» verso la «Bsa» (Business Security Agency), compagnia di investigazioni con sede legale a Londra, conti in Svizzera e riconducibile a Marco Bernardini: l´investigatore privato utilizzato da Tavaroli per il dossieraggio illegale e oggi divenuto collaboratore dell´inchiesta.



Singolari i destinatari delle contropartite: lobbisti in tema di telefonia e vicini a uomini politici brasiliani, alti funzionari pubblici, ma anche semplici poliziotti. E nella rogatoria i destinatari hanno anche nome e cognome: come è il caso di Marcelo Mauro. Mauro nel maggio del 2004 viene chiamato da Tim Brasile a tenere una conferenza sui crimini informatici. Dopo tre mesi, da funzionario di polizia diviene nientemeno che capo del servizio segreto brasiliano.

Ma nell´elenco di versamenti «sospetti» in mano alla procura c´è anche il nome di Marcelo Elias De Toledo, che il 13 luglio del 2005 si vede recapitare dal conto svizzero di Bernardini sul suo conto personale di Miami 50 mila dollari senza alcuna giustificazione ufficiale. Chi è De Toledo? Secondo Bernardini «è un avvocato di San Paolo collettore dei soldi per una serie di personaggi politici e per appartenenti alla Polizia Federale». Sempre stando a quanto emerso nell´inchiesta, De Toledo sarebbe stato solo un tramite per arrivare a Luis De Marco, persona molto influente in Brasile, molto amico dei vertici dei fondi pensione che erano soci in Brasil Telecom. Non si esclude che Telecom abbia cercato «alleati» nella battaglia che combatteva con i soci brasiliani (Dantas-Cico), per il controllo di Telecom Brasile.

Nell´elenco risultano anche versamenti effettuati nei confronti di Eloy Lacerda, vice capo della polizia brasiliana. In totale, tra il febbraio e il dicembre del 2005, dai conti della controllata Telecom, partono bonifici verso soggetti brasiliani che vengono definiti «fornitori», per un totale di 980 mila euro. La procura, ora, vuole capire a cosa siano serviti quei versamenti.

Di questi vorticosi giri di denaro Angelo Jannone, l´ex colonnello dei Ros arruolato da Tavaroli in Telecom nel 2004, nel primo verbale depositato agli atti, si tira fuori: assicura che non conosceva il motivo dei pagamenti.
Di certo si tratta di cifre importanti. E se le versioni fornite da Bernardini e dall´ex ufficiale dei Ros su questi versamenti, divergono, si scopre - scorrendo la proroga indagini firmata lo scorso 24 febbraio dal gip Giuseppe Gennari - che a Bernardini, a differenza degli altri indagati, non viene contestato il reato di corruzione internazionale.


Dagospia 08 Marzo 2007