MEDIASET, CON DIETRO MEDIOBANCA, PREPARA L'ASSALTO A ENDEMOL: FIRMATO UN ACCORDO DI RISERVATEZZA CON TELEFONICA - SI STA LAVORANDO A UNA CORDATA CHE COINVOLGE JOHN DE MOL, TELECINCO, LA DIVISIONE PRIVATE EQUITY DI GOLDMAN SACHS.
Simone Filippetti per "Il Sole 24 Ore"
Mediaset fa un passo in avanti verso Endemol. Il 30 marzo, secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, è la scadenza fissata da Telefonica, la compagnia spagnola che ha messo in vendita il 75% del produttore tv, per presentare le manifestazioni di interesse. E ieri il network che fa capo alla famiglia Berlusconi ha ufficializzato la firma di un accordo di riservatezza con gli spagnoli.
Mediaset dunque, scende formalmente in campo per il produttore televisivo olandese in una gara che si preannuncia affollata (starebbero osservando il dossier anche Walt Disney, la Newscorp di Rupert Murdoch, il gruppo italiano De Agostini e una serie di fondi di private equity).
Ma Mediaset, assistita da Mediobanca, non sarà da sola nell'operazione perchè si sta lavorando a una cordata: di sicuro vi parteciperà Telecinco, la controllata spagnola (al 50,1%) di Mediaset; viene ritenuto inoltre probabile anche il coinvolgimento di John De Mol, l'uomo d'affari olandese che fondò Endemol,e della divisione private equity di Goldman Sachs. Non è escluso, però, che il numero di partecipanti possa salire.
La cordata dà a Mediaset due vantaggi: il primo, industriale, è quello di suddividere le varie aree geografiche (Endemol è una realtà internazionale) tra i pretendenti per potersi eventualmente focalizzare su un solo Paese. L'altro è finanziario: Endemol capitalizza alla Borsa di Amsterdam, dove ha un flottante del 25%, intorno ai 2,8 miliardi: considerato che le acquisizioni a leva vengono di solito fatte con un rapporto 1 a 3 tra equity e debiti, la scalata alla società olandese necessiterebbe di circa 900 milioni di capitale, mentre il resto potrebbe esser finanziato dalle banche.
Con una cordata a quattro, o forse anche cinque componenti, l'esborso e gli oneri finanziari sarebbero spalmati e per Mediaset l'impegno potrebbe essere intorno ai 200 milioni e allo stesso tempo il debito di Telecinco sarebbe consolidato solo per metà. Il gruppo televisivo, spiega l'analista di una sim, «potrebbe pagare cara Endemol»,visto che i format che hanno reso famosa Endemol, come Grande Fratello, sono ormai sul mercato da diversi anni, ma l'operazione «avrebbe un forte senso industriale».
Il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, per cinque anni premier e azionista di riferimento del principale broadcaster privato italiano, sono stati un freno per Mediaset. Oggi l'azienda, sfumato anni fa il tentativo di accaparrarsi ProsiebenSat 1, il canale tv tedesco, è tornata a giocare d'attacco. Un dinamismo dettato non solo dal venir meno dei vincoli politici, ma anche da necessità industriali: il 2006 (utili in calo del 16% e raccolta pubblicitaria negativa) è stato,come titolava ieri un report di Rasbank, un annus horribilis.
Molte case d'affari hanno rivisto al ribasso le stime sulla società. Il timore degli analisti è che il business tradizionale del broadcasting in Italia sia in una fase di stagnazione, nonostante le rassicurazioni dei vertici di Mediaset su un 2007 in ripresa. Di qui un maggiore stimolo a guardarsi intorno e a scendere in campo.
Nonostante l'attenzione del mercato sia rivolta a Endemol una partita più importante potrebbe vedere impegnata l'azienda di Berlusconi nel dossier Telecom Italia. E un esborso finanziario ridotto per Endemol lascerebbe mani libere per altre partite.
Sul versante politico, intanto, ieri c'è stata l'apertura del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che si è detto favorevole a modifiche al disegno di legge di riforma del sistema radio televisivo. «Governo e maggioranza - ha dichiarato Gentiloni - difendono i pilastri della riforma, ma c'è un'ampia possibilitá di procedere sia con emendamenti e sia attraverso integrazioni di argomenti che non sono compresi nella legge».
Dagospia 21 Marzo 2007
Mediaset fa un passo in avanti verso Endemol. Il 30 marzo, secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, è la scadenza fissata da Telefonica, la compagnia spagnola che ha messo in vendita il 75% del produttore tv, per presentare le manifestazioni di interesse. E ieri il network che fa capo alla famiglia Berlusconi ha ufficializzato la firma di un accordo di riservatezza con gli spagnoli.
Mediaset dunque, scende formalmente in campo per il produttore televisivo olandese in una gara che si preannuncia affollata (starebbero osservando il dossier anche Walt Disney, la Newscorp di Rupert Murdoch, il gruppo italiano De Agostini e una serie di fondi di private equity).
Ma Mediaset, assistita da Mediobanca, non sarà da sola nell'operazione perchè si sta lavorando a una cordata: di sicuro vi parteciperà Telecinco, la controllata spagnola (al 50,1%) di Mediaset; viene ritenuto inoltre probabile anche il coinvolgimento di John De Mol, l'uomo d'affari olandese che fondò Endemol,e della divisione private equity di Goldman Sachs. Non è escluso, però, che il numero di partecipanti possa salire.
La cordata dà a Mediaset due vantaggi: il primo, industriale, è quello di suddividere le varie aree geografiche (Endemol è una realtà internazionale) tra i pretendenti per potersi eventualmente focalizzare su un solo Paese. L'altro è finanziario: Endemol capitalizza alla Borsa di Amsterdam, dove ha un flottante del 25%, intorno ai 2,8 miliardi: considerato che le acquisizioni a leva vengono di solito fatte con un rapporto 1 a 3 tra equity e debiti, la scalata alla società olandese necessiterebbe di circa 900 milioni di capitale, mentre il resto potrebbe esser finanziato dalle banche.
Con una cordata a quattro, o forse anche cinque componenti, l'esborso e gli oneri finanziari sarebbero spalmati e per Mediaset l'impegno potrebbe essere intorno ai 200 milioni e allo stesso tempo il debito di Telecinco sarebbe consolidato solo per metà. Il gruppo televisivo, spiega l'analista di una sim, «potrebbe pagare cara Endemol»,visto che i format che hanno reso famosa Endemol, come Grande Fratello, sono ormai sul mercato da diversi anni, ma l'operazione «avrebbe un forte senso industriale».
Il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, per cinque anni premier e azionista di riferimento del principale broadcaster privato italiano, sono stati un freno per Mediaset. Oggi l'azienda, sfumato anni fa il tentativo di accaparrarsi ProsiebenSat 1, il canale tv tedesco, è tornata a giocare d'attacco. Un dinamismo dettato non solo dal venir meno dei vincoli politici, ma anche da necessità industriali: il 2006 (utili in calo del 16% e raccolta pubblicitaria negativa) è stato,come titolava ieri un report di Rasbank, un annus horribilis.
Molte case d'affari hanno rivisto al ribasso le stime sulla società. Il timore degli analisti è che il business tradizionale del broadcasting in Italia sia in una fase di stagnazione, nonostante le rassicurazioni dei vertici di Mediaset su un 2007 in ripresa. Di qui un maggiore stimolo a guardarsi intorno e a scendere in campo.
Nonostante l'attenzione del mercato sia rivolta a Endemol una partita più importante potrebbe vedere impegnata l'azienda di Berlusconi nel dossier Telecom Italia. E un esborso finanziario ridotto per Endemol lascerebbe mani libere per altre partite.
Sul versante politico, intanto, ieri c'è stata l'apertura del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, che si è detto favorevole a modifiche al disegno di legge di riforma del sistema radio televisivo. «Governo e maggioranza - ha dichiarato Gentiloni - difendono i pilastri della riforma, ma c'è un'ampia possibilitá di procedere sia con emendamenti e sia attraverso integrazioni di argomenti che non sono compresi nella legge».
Dagospia 21 Marzo 2007