TRONCHETTEIDE - PER MESI, A MILANO, OVUNQUE CI SI INCONTRASSE: "MA ALLORA, LO ARRESTANO O NO?" - "SE TRONCHETTI CEDE L'AZIENDA SI SALVA, ALTRIMENTI." - E ROSSI NON ERA FORSE STATO SCELTO APPOSTA PER I SUOI LEGGENDARI AGGANCI CON LA PROCURA MILANESE?...

Pietro Calabrese per Panorama, in edicola domani


Per mesi, a Milano, ovunque ci si incontrasse, una delle domande più frequenti era: «Ma allora, lo arrestano o no?». Si parlava, naturalmente, di Marco Tronchetti Provera, con il solito corollario di stramberie e sadismo che sempre accompagna in questi frangenti quelli che godono delle difficoltà altrui. Per dirne una tra le più banali: Guido Rossi non era forse stato scelto apposta per i suoi leggendari agganci con la procura milanese?

«Se Tronchetti cede l'azienda si salva, altrimenti.». E subito il pensiero correva a quel rito tribale in uso nei cosiddetti salotti buoni della nostra finanza che avevano a suo tempo garrotato Angelo Rizzoli (finito in galera) e Raul Gardini (suicida nel palazzo milanese per evitare l'arresto). E subito dopo la Rizzoli-Corriere della Sera e la Montedison erano state vendute per due lire.
In tutto questo tempo, ai pochi di cui si fidava, un Tronchetti sempre più alle strette ha continuato a ripetere la stessa frase: «Se pensano che mi arrenda, sbagliano. Sono un uomo onesto e non mollo». Non ha mollato, e sono molto contento per lui. È un uomo corretto e perbene e il capitalismo nostrano non è che pulluli di esemplari simili.



Lo so: ha comprato la Telecom a 4,17 euro per azione e ha fatto una cappellata; forse la società non è stata gestita al meglio ed è costata centinaia di milioni di euro ad azionisti della stessa Telecom e della Pirelli; con la vicenda delle intercettazioni si è aperto un baratro di cui nessuno, ancora, è riuscito a vedere il fondo. Tutto vero, ma resto convinto che Tronchetti sia una persona onesta che non ha mai fatto spiare nessuno. Se sbaglio farò ammenda, ma non credo finirà così.
Intanto ha spiazzato tutti con una mossa geniale: le azioni che le banche italiane avevano a disposizione per 2 euro e 72 centesimi adesso ne valgono 2 e 92, quota offerta dalla At&t americana e dalla messicana Movil. Il governo farebbe bene a seguire il consiglio del ministro Emma Bonino e a tenersi fuori dalla vicenda, lasciando decidere al mercato (ma non mi sembra aria). Se tra un mese e mezzo le banche nostrane vorranno che la Telecom resti italiana non dovranno fare altro che pagare un centesimo in più di quota 2 e 92. Altrimenti, per la modesta cifra di 5 miliardi di euro, la proprietà della Telecom emigrerà all'estero, come del resto tutte le altre aziende di telecomunicazioni italiane prima di lei.

Cose che capitano in un mercato con poche regole, pochissimi capitalisti disposti a rischiare in proprio e ancor meno paletti che impediscano le solite furbate. Fino a prova contraria la Telecom è una società privata, quotata in borsa, e da che mondo è mondo i proprietari fanno ciò che vogliono delle loro proprietà. Dov'è lo scandalo? Forse perché qualcuno è rimasto col cerino acceso in mano?


Dagospia 05 Aprile 2007