LA FESTA INTER-VIP DELL'ORGOGLIO MORATTI (SU 118, DENTRO LUISA CORNA, FUORI MICHELE SERRA) - MINIMA MURALIA: GREGOTTI TRA LE ROVINE DI KASCH FA UN SALASSO (TIEPOLO, TIEPOLO) A CALASSO - CONGRESSI SDI E UDC: UN RUGGITO DI TOPO IN STEREOFONIA.
1 - LA FESTA INTER-VIP DI MORATTI.
Gianni Mura per "la Repubblica"
Dalla Stampa di venerdì, una pagina con titolo: "Orgoglio Moratti. Festa scudetto con 120 Vip". Sommario: "Tutto pronto, la lista esclusiva è già completa". Insomma, chi c´è c´è e chi non c´è non c´è. Precisa il testo: «La lista che conteneva i nomi dei vip ai quali mandare l´invito è stata chiusa due giorni fa». "Una sfilata di Vip" (repetita iuvant) è anche il titolo di quel che in gergo si chiama infografica. Vado a gustarmi questo elenco di privilegiati: 72 fanno parte del mondo dello spettacolo (non potevano mancare Alessia Fabiani e dj Francesco), 17 sono sportivi (compreso Andrew Howe che secondo me è laziale), 17 giornalisti e scrittori (si potrebbe discutere su qualche nome, ma lasciamo perdere), 12 figurano alla voce "politica e altre cariche".
In totale sono 118, e questo mi lascia un barlume di speranza. Non per me, presidente Moratti, ma per Michele Serra, interista di provata fede (mi ha anche dato un pugno dopo che Brehme tirò sul palo un rigore e dopo che avevo detto: «vedrai che lo tira sul palo»). Non merita di essere escluso in questo modo da una festa di Vip. In cui, scrive sempre la Stampa, «il parterre delle belle donne sarà ben fornito: Elisabetta Canalis, Luisa Corna, Elenoire Casalegno verranno certamente invitate dai tifosi a dare uno streap tease stile Ferilli». Certamente? Dare? Streap? Strip (4) e meno male che tra quelli dello spettacolo non c´è Meryl Streep a creare confusione.
2 - GREGOTTI TRA LE ROVINE DI KASCH.
Riccardo Chiaberge per il "Domenicale" de "Il Sole 24 Ore"
Continua sul "Corriere", tra lo sgomento dei lettori, la discussione sulla fine di destra e sinistra. Dopo il limpido articolo di Roberto Calasso, ora le nebbie residue in materia vengono dissipate da un intervento risolutivo di Vittorio Gregotti, che confessa «un certo disagio» di fronte alle «ottime argomentazioni» del guru di Adelphi. E tenta di farsi strada con le ruspe tra «l'inerte materiale» e «l'inevitabile sgombero» ordinato dal «bravissimo e colto letterato».
Replica punto per punto, il progettista della Bicocca, «nell'ingenuità del suo punto di vista di muratore». A colpi di cazzuola contro il Grande Architetto della Gnosi. Bisogna riconoscere che, da bravo muratore, Gregotti si arrampica con una certa agilità sulle impalcature sintattiche. Come dimostra questo passaggio: «Tutto questo non giustifica... il perdurare del pregiudizio (nel senso husserliano) che ha pesato come censura o elisione della cultura per troppi anni e che se aveva mezzo secolo fa le opacità fatali di ogni volontarismo, è diventato ormai da molti anni una grata ingombrante ancor prima che inutilizzabile».
Sembra di assistere a una riunione di cantiere. Architetto, le dispiace togliere quella grata? È troppo ingombrante. Lo dice anche l'ingegner Calasso. Perché non facciamo piuttosto una scala di Quarantanove gradini e tinteggiamo le pareti di un bel Rosa Tiepolo? Ma c'è una cosa che, al di là e al di sopra di destra e sinistra, unisce il muratore all'editore: il fondamentale saggio di Adorno, "Minima moralia", la cui lettura, ricorda Gregotti, «ha nel 1952 cambiato per me molte cose». «L'appello al libro di Adorno mi sembra... assai pertinente e mi ha restituito un commosso senso di fratellanza». Fratelli muratori? Beh, se non Fratres quanto meno Adelphi. Di sicuro, la loro amicizia si può dire ben cementata. Dalla Rovina di Kasch alla ristrutturazione della Bicocca. Minima muralia.
3 - CONGRESSI SDI E UDC: UN RUGGITO DI TOPO IN STEREOFONIA.
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"
Alessandro Profumo, l'Alitalia, L'Aeroflot, l'Amor nostro ospite da Putin, di questo avremmo voluto parlare. Ma ben altro urge. Due congressi minimi, anzi, minori, potrebbero essere sembrati quello svoltosi a Roma e l'altro, celebrato a Fiuggi. Grave errore, invece, considerarli in questo modo. E non tanto perché la democrazia ha un bisogno vitale di tutti. Che è cosa ovvia. E nemmeno perché pulsava, di qua, un pezzo del cuore democristiano, mentre a Rimini si ricomponeva finalmente il socialismo. Che importante è, ma non la cosa più importante.
Così come importante, ma non così importante, suona l'ultimo no di Casini a Berlusconi, o il penultimo di Boselli a D'Alema, a ridosso delle amministrative. Perché non è questo, nonostante tutto, non è il centrismo, né qualche supposta fedeltà al craxismo, a rendere inevitabile che ci si occupi di quei due avvenimenti risuonati insieme. Messa così, saprebbe in qualche modo di passato. Chi vorrà invece guardare avanti, ed essere davvero al passo con i tempi, non potrà non leggere i due congressi da un altro punto di vista: è la prima volta, nella storia dell'umanità, che un ruggito di topo viene ascoltato in stereofonia.
Dagospia 17 Aprile 2007
Gianni Mura per "la Repubblica"
Dalla Stampa di venerdì, una pagina con titolo: "Orgoglio Moratti. Festa scudetto con 120 Vip". Sommario: "Tutto pronto, la lista esclusiva è già completa". Insomma, chi c´è c´è e chi non c´è non c´è. Precisa il testo: «La lista che conteneva i nomi dei vip ai quali mandare l´invito è stata chiusa due giorni fa». "Una sfilata di Vip" (repetita iuvant) è anche il titolo di quel che in gergo si chiama infografica. Vado a gustarmi questo elenco di privilegiati: 72 fanno parte del mondo dello spettacolo (non potevano mancare Alessia Fabiani e dj Francesco), 17 sono sportivi (compreso Andrew Howe che secondo me è laziale), 17 giornalisti e scrittori (si potrebbe discutere su qualche nome, ma lasciamo perdere), 12 figurano alla voce "politica e altre cariche".
In totale sono 118, e questo mi lascia un barlume di speranza. Non per me, presidente Moratti, ma per Michele Serra, interista di provata fede (mi ha anche dato un pugno dopo che Brehme tirò sul palo un rigore e dopo che avevo detto: «vedrai che lo tira sul palo»). Non merita di essere escluso in questo modo da una festa di Vip. In cui, scrive sempre la Stampa, «il parterre delle belle donne sarà ben fornito: Elisabetta Canalis, Luisa Corna, Elenoire Casalegno verranno certamente invitate dai tifosi a dare uno streap tease stile Ferilli». Certamente? Dare? Streap? Strip (4) e meno male che tra quelli dello spettacolo non c´è Meryl Streep a creare confusione.
2 - GREGOTTI TRA LE ROVINE DI KASCH.
Riccardo Chiaberge per il "Domenicale" de "Il Sole 24 Ore"
Continua sul "Corriere", tra lo sgomento dei lettori, la discussione sulla fine di destra e sinistra. Dopo il limpido articolo di Roberto Calasso, ora le nebbie residue in materia vengono dissipate da un intervento risolutivo di Vittorio Gregotti, che confessa «un certo disagio» di fronte alle «ottime argomentazioni» del guru di Adelphi. E tenta di farsi strada con le ruspe tra «l'inerte materiale» e «l'inevitabile sgombero» ordinato dal «bravissimo e colto letterato».
Replica punto per punto, il progettista della Bicocca, «nell'ingenuità del suo punto di vista di muratore». A colpi di cazzuola contro il Grande Architetto della Gnosi. Bisogna riconoscere che, da bravo muratore, Gregotti si arrampica con una certa agilità sulle impalcature sintattiche. Come dimostra questo passaggio: «Tutto questo non giustifica... il perdurare del pregiudizio (nel senso husserliano) che ha pesato come censura o elisione della cultura per troppi anni e che se aveva mezzo secolo fa le opacità fatali di ogni volontarismo, è diventato ormai da molti anni una grata ingombrante ancor prima che inutilizzabile».
Sembra di assistere a una riunione di cantiere. Architetto, le dispiace togliere quella grata? È troppo ingombrante. Lo dice anche l'ingegner Calasso. Perché non facciamo piuttosto una scala di Quarantanove gradini e tinteggiamo le pareti di un bel Rosa Tiepolo? Ma c'è una cosa che, al di là e al di sopra di destra e sinistra, unisce il muratore all'editore: il fondamentale saggio di Adorno, "Minima moralia", la cui lettura, ricorda Gregotti, «ha nel 1952 cambiato per me molte cose». «L'appello al libro di Adorno mi sembra... assai pertinente e mi ha restituito un commosso senso di fratellanza». Fratelli muratori? Beh, se non Fratres quanto meno Adelphi. Di sicuro, la loro amicizia si può dire ben cementata. Dalla Rovina di Kasch alla ristrutturazione della Bicocca. Minima muralia.
3 - CONGRESSI SDI E UDC: UN RUGGITO DI TOPO IN STEREOFONIA.
Andrea Marcenaro per "Il Foglio"
Alessandro Profumo, l'Alitalia, L'Aeroflot, l'Amor nostro ospite da Putin, di questo avremmo voluto parlare. Ma ben altro urge. Due congressi minimi, anzi, minori, potrebbero essere sembrati quello svoltosi a Roma e l'altro, celebrato a Fiuggi. Grave errore, invece, considerarli in questo modo. E non tanto perché la democrazia ha un bisogno vitale di tutti. Che è cosa ovvia. E nemmeno perché pulsava, di qua, un pezzo del cuore democristiano, mentre a Rimini si ricomponeva finalmente il socialismo. Che importante è, ma non la cosa più importante.
Così come importante, ma non così importante, suona l'ultimo no di Casini a Berlusconi, o il penultimo di Boselli a D'Alema, a ridosso delle amministrative. Perché non è questo, nonostante tutto, non è il centrismo, né qualche supposta fedeltà al craxismo, a rendere inevitabile che ci si occupi di quei due avvenimenti risuonati insieme. Messa così, saprebbe in qualche modo di passato. Chi vorrà invece guardare avanti, ed essere davvero al passo con i tempi, non potrà non leggere i due congressi da un altro punto di vista: è la prima volta, nella storia dell'umanità, che un ruggito di topo viene ascoltato in stereofonia.
Dagospia 17 Aprile 2007