LO SCHIAFFO DI BUSH AL GOVERNO PRODI: INVITO A WASHINGTON PER BERLUSCONI
GLI SFORZI DELL'UFFICIO STAMPA FIAT PER YAKI - IL DISPETTO DI CONTI A PERRICONE
SUPERENALOTTO INDIGESTO PER DE AGOSTINI - LA CUCCAGNA ADVERTISING DEL TFR

1 - USA E GETTA IL PRODINO: A MAGGIO BUSH VEDE A WASHINGTON BERLUSCONI
Il destino (cinico e baro) sembra divertirsi alle spalle di Romano Prodi. Ogni volta che mette piede in Oriente si ritrova tra le mani l'affare Telecom. Così è successo nel settembre dell'anno scorso quando nel cuore della notte Angelone Rovati sfondò la porta dell'albergo per comunicare al Professore il tiro mancino di Tronchetti Provera. E così è successo anche ieri in Giappone quando il portacroce Silvio Sircana, esile come un giunco del giardino imperiale, gli ha letto le notizie sulla ritirata di AT&T dalla partita telefonica. Questa volta però Romano Prodi non si è incazzato, ma sul faccione è apparso un sorriso compiaciuto. Lui sapeva che sarebbe finita così perchè l'offerta in salsa messicana non l'ha mai convinto e lo aveva detto al telefono ad Abramo-Bazoli e Cesare Geronzi, spiazzati dalla mossa di Tronchetti Provera.

Il premier crede a una soluzione euroitaliana, una compagine "amica" che deve comunque salvare la bandiera tricolor. I suoi collaboratori, che oggi lo seguono nella tappa di Seoul, sono anche scettici di fronte alle notizie sulla cordata bipartisan di Roberto Colaninno e Fedele Confalonieri. Lunedì mattina l'"Unità" ha sparato con grande evidenza la notizia di un possibile coinvolgimento del Cavaliere-birichino, ma adesso viene il sospetto che l'anticipazione fatta dal giornale dei Ds sia servita soprattutto ad alzare barricate sull'ipotesi che Mediaset entri dentro Telecom. Fedele Confalonieri si spinge a dire che questa sarebbe l'unica operazione "davvero sensata" e il quotidiano "La Stampa" ipotizza addirittura che la corazzata di Berlusconi potrebbe acquisire un 3%, mentre un 10% andrebbe al socio "forte", Roberto Colaninno.

Prodi e i suoi uomini (primo fra tutti Alessandro Ovi) non credono a un'ipotesi così sbilanciata in favore di Berlusconi, perchè sanno benissimo che su un progetto del genere si potrebbe sfracellare il governo. Quando parlano di cordata italo-europea pensano agli spagnoli di Telefonica e danno per scontato che il miliardario Carlos Slim prima o poi butterà la spugna.

Ciò che Prodi però non si aspettava era la violenta reazione dell'ambasciatore americano Donald Spogli che ieri ha attaccato frontalmente il governo "invadente" e si è chiesto se questo sia il sistema che gli italiani vogliono per il futuro. La polemica sollevata dal diplomatico dimostra come la vicenda Telecom sia ormai diventato un problema internazionale, e fa capire quanto sia difficile per i diversi protagonisti esercitare correttamente il proprio ruolo. Qualcuno può chiedersi infatti a quale titolo l'ambasciatore di un paese straniero prenda in maniera così scoperta e violenta le difese di un'azienda del proprio paese.

Perchè se è vero che il mercato deve rimanere l'unico perimetro di riferimento, è altrettanto vero che l'invadenza deve essere respinta, sia quando arriva per bocca dei ministri nati a Montenero di Bisaccia, sia per bocca dei diplomatici provenienti da Washington. Tutti entrano a piedi giunti nell'affare Telecom; tutti si alzano per dire la loro opinione, si eccitano, si incazzano, pronunciano sermoni e sentenze, tracciano confini morali ed economici. Ma a furia di parlare di regole succede che un ambasciatore esperto di private equity non esiti a salire a Palazzo Chigi per convincere il premier sulla verginità industriale di AT&T, e poi si scateni a difesa della stessa con uno sfogo che va oltre le regole della diplomazia.

La verità è che gli americani si sentono snobbati e sfregiati. Questo Professore di Bologna, che è stato consulente di Goldman Sachs, adesso appare ai loro occhi come il secondo Zapatero della scena europea. Il loro "amico e alleato" rimane Silvio Berlusconi e Dagospia è in grado di anticipare che il presidente Bush lo ha invitato a maggio negli Stati Uniti. L'incontro avverrà prima del G8 che si terrà tra il 6 e l'8 giugno in Germania nella località di Heiligendamm, vicino Berlino. Solo in quella sede "ufficiale" Romano Prodi potrà (forse) incontrare per la prima volta il capo della nazione dove l'AT&T è una potenza sovrana (Cia compresa).

2 - LA CUCCAGNA ADVERTISING DEL TFR
Mentre Prodi conduce a distanza la sua battaglia con gli americani, a Palazzo Chigi c'è chi vive in modo sofferto le vicende di questi giorni. E' il caso di Ricky Levi, il sottosegretario alla presidenza di origine uruguaiana che ha la delega per l'informazione e l'editoria. Quando era a Bruxelles a fianco del Professore, Ricky giocava la parte del consulente per le strategie internazionali. Poi il vento ha girato diversamente e da storico braccio destro è diventato semplice comparsa. Adesso deve misurarsi con problemi più volgari che non soddisfano le sue ambizioni.



In queste ore si sta dedicando a esaminare i profili delle 20 agenzie di pubblicità che hanno presentato le loro credenziali per una grande campagna di comunicazione sulla riforma del Tfr. Le buste sono già state consegnate ed entro il 30 giugno Ricky e il capo del dipartimento, Paolo Peluffo, dovranno scegliere la società di advertising. Nessuna delle agenzie invitate conosce ancora i termini del budget, ma l'importanza della riforma del Tfr che muoverà parecchi miliardi l'anno, fa pensare che il budget sarà di molte decine di milioni. Un importo pari a quello che le più grandi aziende italiane spendono ogni anno nel mercato della pubblicità.

3 - GLI SFORZI DELL'UFFICIO STAMPA FIAT PER YAKI
La nomina era nell'aria da tempo e Dagospia nella sua infinita modestia l'aveva anticipata nell'ottobre scorso. John Jacob Elkann, l'erede dell'Avvocato, è stato nominato ieri al vertice dell'Ifi, la holding della Sacra Famiglia degli Agnelli. La cerimonia si è svolta a Torino nella palazzina di Corso Matteotti alla presenza dei consiglieri e di GianLuigi Gabetti, l'avvocato dai capelli argentei, tutore del giovane Yaki. Si compie così un'altra tappa del percorso prefigurato dal nonno che nel 1998 lo chiamò nel consiglio di amministrazione della Fiat dicendo: "è giovane, ma ha dimostrato di possedere notevoli capacità e doti morali". Allora Yaki aveva soltanto 21 anni, amava la Formula 1, lo sci e la Juventus, e si portava dietro la "r" moscia coltivata a Parigi nel liceo Victor Duruy. La gavetta è finita e se per il suo fratello Lapo è finito il "tempo delle pere" per lui è finito quello delle mele, cioè dell'innocenza che si porta disegnata sul viso.

Fa un po' ridere lo sforzo che l'ufficio stampa dell'Ifi e della Fiat hanno compiuto ieri con i giornali per mettere a confronto il curriculum dell'Avvocato con quello di John Elkann. Con parallelismi che non hanno alcun senso si legge oggi che Yaki arriva alla poltrona di presidente dell'Ifi con sette anni di anticipo rispetto al nonno. E addirittura che quel diavolaccio di Giovanni Agnelli fece il suo ingresso in Fiat a 22 anni, mentre il nipote è entrato a farne parte a 21. Con tutto il rispetto dettato dalla tenerezza verso l'esile figura del giovinotto, Michelangelo rimane Michelangelo.

4 - E CONTI STRAPPA CASTELLANANOS A PERRICONE
I grandi conquistatori si sono distinti sempre per la loro generosità. E anche Fulvio Conti, il manager romano che con la scalata alla società elettrica spagnola Endesa si porta addosso la nuova fama di "Conquistador", sta dimostrando in queste ore di avere la sua grandezza. In ballo ci sono le 12 poltrone da distribuire dentro Endesa, la società strappata ai tedeschi di E.On. Sul delicato problema della governance Conti ha deciso che il gruppo sarà guidato soprattutto da manager di Madrid. Amministratore delegato diventerà Miguel Antonanzas, l'uomo che fino a oggi ha gestito le attività iberiche dell'Enel in Spagna, mentre Josè Manuel Entracanales (espresso dai soci di Acciona) otterrà la presidenza.

Dentro il consiglio di amministrazione entreranno altri autorevoli esponenti spagnoli; tra questi c'è la sorpresa rappresentata da un signore che si chiama Jaime Castellanos. Costui non è un uomo qualunque, bensì l'ex-socio di maggioranza e presidente del Consiglio di amministrazione di Recoletos, la società editoriale conquistata recentemente dal gruppo italiano Rcs. Antonello Perricone, amministratore delegato di Rcs (editore del "Corriere della Sera"), pensava a Castellanos per la poltrona di presidente della società appena conquistata dal gruppo di via Rizzoli. Ma con un colpo di scena imprevisto Castellanos ha declinato l'offerta perchè considera più allettante la proposta di Fulvio Conti di entrare nel nuovo Consiglio di Endesa, il secondo colosso europeo dell'energia firmato Enel.

5 - IL BOCCONE DEL SUPERENALOTTO INDIGESTO PER DE AGOSTINI
Nel settore delle lotterie e delle scommesse c'è molta fibrillazione. Sta per scadere la concessione del Superenalotto, un business miliardario, che tra poco sarà rimesso in gara attraverso un'asta pubblica del ministero del Tesoro. Attualmente il Superenalotto è gestito dalla Sisal, una società che fa parte dall'ottobre 2006 di "Giochi Holding". A capo della Sisal c'è un professore di diritto tributario che si chiama Tommaso Di Tanno, mentre "Giochi Holding" è posseduta dai fondi di private equity (Permira e Apax Partner) e dal fondo Clessidra.

Il boccone del Superenalotto è di enormi dimensioni e in pole position per conquistarlo c'è Lottomatica, la società del gruppo De Agostini che nell'agosto scorso ha acquisito l'americana GTech Holding Corporation, dando vita a uno dei maggiori gruppi mondiali nel settore dei giochi e dei servizi. Lottomatica è dieci volte più grande di Sisal; ha 6.300 dipendenti e opera in 50 paesi con 133mila terminali distribuiti in oltre 77mila punti vendita (contro i 19mila delle ricevitorie di Sisal).
Ma c'è un problema: se la Lottomatica di De Agostini riuscirà a vincere la gara per il Superenalotto diventerà in pratica monopolista sul mercato italiano. E su questa incompatibilità, che farebbe scattare l'Antitrust, si reggono le speranze della Sisal.


Dagospia 18 Aprile 2007