LA COSA NERA - PAOLA FERRARI (SPOSA DI MARCO DE BENEDETTI), VIRA A DESTRA E SCENDE IN CAMPO A FIANCO DELLA SANTADECHÉ: "MI RICONOSCO IN QUEI VALORI" - E MARITO E SUOCERO CHE DICONO? "IO PARLO A NOME MIO" - FRECCIATE A ILARIA D'AMICO.

Barbara Romano per "Libero"

Dalla Champions League ai circoli "rosa" della destra, passando per Daniela Santanchè. Sono le metamorfosi di Paola Ferrari, pioniera del giornalismo sportivo in gonnella, di solida fede destrorsa, che adesso ha deciso di trasformare in militanza attiva. Il che non sarebbe neanche una notizia, dato che non si contano più i cronisti "prestati" alla politica. Se non fosse che la conduttrice di "Martedì Champions" (il programma in onda su Rai2 che si concluderà il 23 maggio con la finalissima Milan-Liverpool), di secondo cognome fa De Benedetti, avendo sposato Marco, figlio di Carlo, capostipite dell'impero finanziario ed editoriale storicamente vicino alla sinistra.

Come mai ha deciso di scendere in campo?
«Innanzitutto per la grande stima che ho di Daniela come donna e come esponente della politica. Poi perché credo molto nei circoli D-Donna e sento che in Italia ci sia bisogno di riaffermare un certo tipo di valori».

Si riconosce nei valori della destra?
«Mi riconosco nei valori di questi circoli che si ispirano alla famiglia, all'Europa, all'identità. Non mi interessano le etichette, che sono per persone con poca fantasia».

Cosa le è piaciuto dei circoli D-Donna?
«La così larga adesione (sono stati aperti 470 circoli in tutt'Italia) è dovuta al fatto che la gente oggi ha voglia di parlare dei problemi concreti al di fuori della politica e dei partiti».

Eppure si dice che i circoli non siano che l'embrione del partito unico della destra.
«Questi circoli hanno una forza enorme perché sono radicati sul territorio e danno alle donne la possibilità di esserci in prima persona. Quello che sarà in futuro, si vedrà».

Ma cosa trovano le donne nella Santanchè che non dà loro Gianfranco Fini?
«Io non voglio fare paragoni con Fini. Dico solo che Daniela ha una grandissima carica vitale, è una donna vera, una che mette passione in tutto quello che fa e questo traspare. Per questo è diventata tanto popolare in così poco tempo. E poi è una che ha saputo esporsi in lotte difficili mettendo a rischio la sua incolumità. Penso che la gente l'ammiri anche per questo».

È singolare, però, che una De Benedetti si sia schierata a destra.
«La mia è una scelta di valori, non politica, questo ci tengo a sottolinearlo. Riguardo la famiglia di mio marito, da sempre non rilascio dichiarazioni perché ho grandissimo rispetto per la privacy che loro hanno scelto di perseguire».



Quindi non teme che questa scelta possa metterla in imbarazzo rispetto a suo suocero?
«Ripeto, io parlo a nome di Paola Ferrari».

Lei che ha fatto da apripista del giornalismo sportivo al femminile, come crede sia cambiato?
«È cambiato moltissimo. Proprio dieci anni fa, io ho cominciato a condurre la "Domenica Sportiva" da sola e sono rimasta la prima donna a condurre anche "90° Minuto". Un vero cambiamento di costume italiano in un mondo che era e resta profondamente maschilista».

Quindi non è cambiato poi tanto.
«Devo dire che, nonostante tutto, molto è cambiato. Le ragazze che intraprendono la scuola di giornalismo con la specializzazione sportiva sono tantissime. Per me è una grandissima gioia, è abbattere una grande barriera in mondo solo di uomini».

Le donne sono più brave?
«Noi donne abbiamo saputo aggiungere qualcosa di diverso, non dico di migliore, ma in più. Un'attenzione alle emozioni, alle sfumature, la voglia di raccontare gli eventi con più passione. "Martedì Champions", quando andava in onda, ha sempre duplicato e triplicato lo share della rete sui Raidue. Questo dimostra che il pubblico apprezza la donna che conduce un programma sportivo, se lo fa bene».

Parliamo delle colleghe. Ilaria D'Amico fa bene il suo mestiere?
«A me piace, ha un modo di fare un po' più freddo e aggressivo del mio, ma ben vengano le donne che riescono ad affermarsi. Però ci vuole un po' più di esperienza sul campo. Io prima di arrivare a una conduzione ho fatto tanti anni negli stadi».

Sta dicendo che la D'Amico non ha fatto la gavetta?
«Dico che è importante arrivare facendo esperienza sul campo».

Vuol dire che nel giornalismo, soprattutto per le donne, la raccomandazione ancora regna sovrana?
«Io sono arrivata alla "Domenica sportiva" a 36 anni, questo la dice lunga. Ma come sempre, nella vita tutto serve».



Dagospia 10 Maggio 2007