SPOSINI ATTACK - CONDANNARE ISRAELE VA BENE, MA PERCHE' NESSUNO CONDANNA LE STRAGI COMPIUTE DAI KAMIKAZE PALESTINESI?
Lettera di Lamberto Sposini al Foglio
Quel boia di Ariel Sharon scatena i suoi alla caccia di Arafat e il quartier generale del leader palestinese a Ramallah sembra - stando ai vari racconti - la Berlino del 1945 dove si combatteva casa per casa. Però, che strano, riesce a rompere l'assedio e a raggiungere Arafat, un nutrito gruppo di pacifisti con tanti italiani in prima linea. E' l'avanguardia del popolo (prevalentemente di sinistra) che da Craxi (Bobo) a Giovanna Melandri gridano, legittimamente e giustamente, lo sdegno e l'esecrazione per il tallone di ferro israeliano e l'oppressione del popolo palestinese. Ma sul ritiro degli israeliani riescono a essere uniti, pensate un po', persino il governo e i sindacati.
La verità è che non si può non essere tutti d'accordo nella condanna della politica israeliana, ma mi chiedo anche perché tutte le stragi compiute dai kamikaze palestinesi nei supermercati, nei ristoranti, alle feste di matrimonio, non meritino lo stesso sdegno. Ho seguito per tutta la scorsa settimana ogni dichiarazione sulla tragedia mediorientale e non c'è stato uno che abbia detto: "Che orrore quei corpi di innocenti straziati dai chiodi e dai bulloni contenuti nell'esplosivo dei kamikaze". Mi chiedo perché mai nessuno dei pacifisti si sia preso la briga di condannare le brigate Al Aqsa che sono terroristi dichiaratamente legati ad Al Fatah e ad Arafat. Oppure gli israeliani sono sempre, tutti, e comunque degli aguzzini ?
Risposta di Giuliano Ferrara
Si chiamano riflessi condizionati, è come per i cani di Pavlov. Israele ha un triplo handicap: è forte militarmente e tecnologicamente, è benestante e alleato degli Americani, ha un governo di unità nazionale presieduto da un capo della destra. Con queste referenze, vuole che la sua politica di autodifesa, piena di errori e di peccati ma indiscutibilmente legittima, abbia buona stampa tra i liberal? Vuole che gliela perdonino?
Dagospia.com 2 Aprile 2002
Quel boia di Ariel Sharon scatena i suoi alla caccia di Arafat e il quartier generale del leader palestinese a Ramallah sembra - stando ai vari racconti - la Berlino del 1945 dove si combatteva casa per casa. Però, che strano, riesce a rompere l'assedio e a raggiungere Arafat, un nutrito gruppo di pacifisti con tanti italiani in prima linea. E' l'avanguardia del popolo (prevalentemente di sinistra) che da Craxi (Bobo) a Giovanna Melandri gridano, legittimamente e giustamente, lo sdegno e l'esecrazione per il tallone di ferro israeliano e l'oppressione del popolo palestinese. Ma sul ritiro degli israeliani riescono a essere uniti, pensate un po', persino il governo e i sindacati.
La verità è che non si può non essere tutti d'accordo nella condanna della politica israeliana, ma mi chiedo anche perché tutte le stragi compiute dai kamikaze palestinesi nei supermercati, nei ristoranti, alle feste di matrimonio, non meritino lo stesso sdegno. Ho seguito per tutta la scorsa settimana ogni dichiarazione sulla tragedia mediorientale e non c'è stato uno che abbia detto: "Che orrore quei corpi di innocenti straziati dai chiodi e dai bulloni contenuti nell'esplosivo dei kamikaze". Mi chiedo perché mai nessuno dei pacifisti si sia preso la briga di condannare le brigate Al Aqsa che sono terroristi dichiaratamente legati ad Al Fatah e ad Arafat. Oppure gli israeliani sono sempre, tutti, e comunque degli aguzzini ?
Risposta di Giuliano Ferrara
Si chiamano riflessi condizionati, è come per i cani di Pavlov. Israele ha un triplo handicap: è forte militarmente e tecnologicamente, è benestante e alleato degli Americani, ha un governo di unità nazionale presieduto da un capo della destra. Con queste referenze, vuole che la sua politica di autodifesa, piena di errori e di peccati ma indiscutibilmente legittima, abbia buona stampa tra i liberal? Vuole che gliela perdonino?
Dagospia.com 2 Aprile 2002