TRA LA LUCHINA MARCEGAGLIA E IL PRODIANO BOMBASSEI, SBUCA CONFALONIERI
PERRICONE INSOFFERENTE DEL MARCHETTI-MEGASHOW - E ARPE VA DA NAPOLITANO
GIAVAZZI A PRODI: "SE FATE VINCERE TOTO DOVRETE FARE I CONTI CON L'ANTITRUST"



1 - TRA LA LUCHINA MARCEGAGLIA E IL PRODIANO BOMBASSEI, SBUCA CONFALONIERI
Luchino di Montezemolo è sempre più concentrato nella preparazione dell'Assemblea di Confindustria che si terrà il 24 maggio. Come al solito l'assise degli imprenditori sarà preceduta dall'Assemblea privata nella quale verranno affrontati a porte chiuse i problemi dell'Associazione. Ai presidenti e ai responsabili delle diverse categorie sarà distribuito un documento di 24 pagine che riforma l'Organizzazione ed è stato preparato da Marino Vago, uno dei più miti e cordiali tra i vicepresidenti di viale dell'Astronomia. Con l'aria annoiata i partecipanti all'Assemblea sfoglieranno il progetto di riforma che alza la soglia dei contributi associativi e stringe il numero delle associazioni. Tra le poltroncine e nei corridoi dell'Auditorium si parlerà soprattutto della gara per la successione del presidente. Manca ancora un anno alla scadenza del mandato di Luchino, ma già due candidature hanno cominciato a profilarsi.

La prima è quella di Emma Marcegaglia, la moretta 42enne di Mantova che si è laureata alla Bocconi (la madre di tutti i sapientoni) e dopo aver fatto la cameriera a Londra ha ereditato dal padre le redini dell'azienda. Il secondo candidato è il vicepresidente Alberto Bombassei, l'industriale della Brembo che sabato scorso ha ottenuto da Romano Prodi un elogio talmente sperticato da far rizzare le antenne. Le ha rizzate soprattutto il nocciolo duro di Confindustria che si identifica con Assolombarda, la potente Associazione degli imprenditori che ha sempre avuto un peso politico determinante nella scelta del vertice. Ed è proprio negli uffici di Assolombarda, in via Pantano a Milano, che è spuntata fuori all'improvviso l'ipotesi di un candidato forte che possa intercettare la Ségolene di Mantova (troppo moderna) e il Bombassei (troppo prodiano). L'uomo ideale ha un nome preciso e un identikit che andrebbe a pennello per gli industriali che simpatizzano per il centrodestra e vogliono il ritorno del Cavaliere di Arcore.

E' Fedele Confalonieri, 70 anni, milanese doc, compagno di studi e di crociere di Silvio. Dal 1973 Lele ha abbandonato il pianoforte e le canzoni di Edith Piaf per Fininvest, e venti anni dopo ha tentato inutilmente di opporsi alla discesa in campo del Cavaliere nella politica. L'impresa è stata vana perchè Berlusconi vive da sempre quell'impazienza dell'assoluto che lo porta a sfidare il destino. L'ultima sfida è quella di mettere sulle rotaie di Luchino un presidente di Confindustria che possa smorzarne le velleità politiche e presidiare un centro di potere economico. Sotto gli occhi del Cavaliere, Prodi e D'Alema stanno collezionando banche e aziende; sulle sue ginocchia si siedono soltanto ragazze in calore. Ma prima di loro c'è sempre stato l'amico Fidel. E' ora di buttarlo nella mischia.

2 - PERRICONE INSOFFERENTE DEL MARCHETTI-SHOW
Ai piani alti del Gruppo Rcs che pubblica il "Corriere della Sera" tira aria di tempesta. Non è un'aria di conflitti frontali perchè è una tempesta di ormoni e di neuroni. Gli ormoni girano vorticosamente a PierGaetano Marchetti, il notaio dalla cravatta rossa che presiede la società e il Patto di sindacato Mediobanca. L'uomo è in preda da alcune settimane di una strana euforia, che lo porta a un attivismo frenetico. E' un fine giurista, un bocconiano di prima grandezza, ed è sposato con Ada Gigli, docente di storia del giornalismo.

Alla tenera età di 68 anni saltella nei corridoi e nei salotti milanesi con la disinvoltura di un ragazzino. L'ultima trovata è stata la costosa sponsorizzazione del Convegno "Economia e Società Aperta" promosso da Mario Monti. Gli uscieri di via Solferino assicurano che questa iniziativa ha fatto girare i neuroni di Antonello Perricone, il manager palermitano che nel settembre dell'anno scorso è diventato amministratore delegato di Rcs con la benedizione di Montezemolo e di Romano Prodi. I gomiti del notaio Marchetti si stanno allargando troppo sulla scrivania di Perricone - questa è la tesi dei suoi critici - e, soprattutto, ha dato corda eccessiva a un'iniziativa che per la velleità e la volontà di Mario Monti ha avuto un inevitabile risvolto anti-politico - quel "governo occulto delle banche" che ha indignato Bazoli e Passera.

Perricone è molto attento agli equilibri politici e non è sfuggita la sua insofferenza per il megaconvegno che pare sia costato parecchi quattrini al Gruppo Rcs. Non è ancora l'ora della resa dei conti, anche perchè c'è un altro personaggio della trimurti che in Rcs sta a guardare senza prendere posizione. E' Paolino Mieli, il direttore-stratega del "Corriere della Sera" che personalmente non si è esposto più di tanto al Convegno del caro amico Mario Monti e tiene ben salda la sua poltrona - per ora.



Quando D'Alema è andato a cena con De Benedetti e Bazoli ha chiesto notizie sulla stabilità di Mieli, un giornalista che Baffino non ha mai amato e continua a non amare. I convitati gli hanno detto che per il momento non ci sono alternative: inutile pensare a una successione interna con Verdelli e Di Vico, ed è prematuro fare fantasie sull'arrivo a vial Solferino di Giulio Anselmi (inviso dal coté azionistico che fa capo a Geronzi) e di Flebuccio De Bortoli (impegnato nella quotazione del Sole 24 Ore). In questa situazione i neuroni possono anche riposare, mentre Marchetti schizza come un fuocho d'artificio, preoccupando non poco il suo "padrino" Abramo-Bazoli.

3 - E ARPE VA DA NAPOLITANO
Avviso ai navigati: "Nell'attesa di conoscere le decisioni del Consiglio di amministrazione di Capitalia che si terrà lunedì prossimo, il dottore Matteo Arpe, nato a Milano il 3 novembre 1964, è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lo ha intrattenuto in un lungo e cordiale colloquio".

SMENTITA - Riceviamo e pubblichiamo:

Il responsabile media di Capitalia precisa che l'amministratore delegato dott. Matteo Arpe non è stato mai ricevuto dal presidente Napolitano ne è previsto alcun incontro.

cordiali saluti

Mario Caderoni

4 - JAKI E LAPO, DUE FRATELLI, DUE DESTINI DIVERSI
Ieri sera a Torino si è ripetuto l'invito in stile sabaudo. La Sacra Famiglia degli Agnelli, composta da circa 40 persone, è entrata a Palazzo Madama per la cena che precede l'assemblea di oggi dell'accomandita "Giovanni Agnelli & C.". Il menu è stato particolarmente leggero (salumi, bagna cauda, agnolotti, brasato al barolo, bolliti e sorbetto Fresco). Leggero ed etereo è apparso anche il profilo di John Philip Jacob Elkann, detto Jaki, che nella mattinata di ieri ha preso in mano le redini dell'Ifi, la cassaforte della Famiglia. Gli ultimi operai della Fiat guardano questo ragazzo con simpatia, ma non si rotolano sulla catena di montaggio come facevano ai tempi dell'Avvocato e di Cesarone Romiti.

La creatura è fragile e molto bene educata, rappresenta la quinta generazione e alla morte di Umberto gli è stato caricato addosso un fardello di enormi responsabilità. Il ragazzo si sta facendo le ossa e piano piano cerca di buttarsi alle spalle la tutela di GianLuigi Gabetti e di Franzo Grande Stevens, i due alani-alati della Sacra Famiglia. Durante l'Assemblea di ieri, iniziata alle 15, è apparso più pallido e emozionato del solito. "Sono molto felice e orgoglioso per la mia nomina e ringrazio quanti hanno ricoperto questo incarico prima di me". Nella stessa ora il fratello Lapo entrava nel Tribunale di Milano per raccontare la sua versione sull'episodio più cruento di Vallettopoli. Due fratelli, due destini diversi. Un classico esempio di capitalismo familiare.

5 - LA DOLCE SELLA DELLA VITA
Che fine ha fatto Maurizio Sella, il banchiere che porta il nome del famoso ministro che governò le Finanze dopo l'Unità d'Italia? Da quando ha lasciato la presidenza dell'Abi, l'Associazione dei banchieri italiani, è sparito nel nulla. Eppure a Roma si era dato da fare ed era riuscito a mettere un po' di smalto e vivacità nel vetusto organismo di Palazzo Altieri. Da quando è tornato a Biella il 65enne banchiere non fa più notizia. Nei bar del capoluogo piemontese corrono pettegolezzi miserabili. Qualcuno dice che sia rimasto travolto dalla Dolce Vita romana e che la sua testa sia rimasta affettivamente legata al mondo cafonal della Capitale. I pettegolezzi si spingono ancora più in là e accennano a dissapori in famiglia per l'eredità futura. Sono tutte chiacchiere infondate; resta il fatto che dell'ex-presidente dal nome storico si sono perse le tracce.

6 - GIAVAZZI AVVISA PRODI: "SE PENSATE DI FAR VINCERE TOTO DOVRETE FARE I CONTI CON L'ANTITRUST"
Ha fatto bene Carletto De Benedetti, vecchia volpe della finanza, a tirarsi indietro dalla gara per l'Alitalia. Più che una gara sembra una telenovela dove a soffrire sono soprattutto gli azionisti che vedono ogni giorno il titolo sulle montagne russe. Un bel contributo al balletto della Borsa lo danno le dichiarazioni dei ministri che soprattutto in questa fase dovrebbero semplicemente tacere. Eppure quando Romano Prodi rilanciò l'alleanza di Governo diede al suo portacroce Silvio Sircana il compito di mettere la mordacchia sulla bocca dei titolari dei dicasteri. Il povero Sircana per un po' si è distratto a causa delle sue vicende, ma ogni giorno deve toccare con mano che per far tacere Tonino Di Pietro di Montenero di Bisaccia bisognerebbe organizzare un viaggio nella grotta di Lourdes.

Parla il ministro e parla fregandosene altamente di quella regola elementare che impedisce di esprimere giudizi sulle aziende a mercati aperti. Ieri non ha esitato a dire la sua sulle tre offerte non vincolanti che finora sono pervenute al Tesoro. Ne ha giudicate due "altamente competitive" e tutti hanno capito che la terza offerta inaccettabile è per lui quella di Aeroflot, la compagnia russa sulla quale già in aprile Tonino aveva espresso perplessità. La Consob tace e non può fare altro quando a parlare è un esponente di Governo. Parla invece Francesco Giavazzi, il guru bocconiano che in un editoriale sul "Corriere della Sera" avvisa Prodi e i suoi ministri: "se pensate di far vincere AirOne e Carlo Toto dovrete fare i conti con l'Antitrust".


Dagospia 16 Maggio 2007