"NESSUN MONTEZEMOLO SI ILLUDA. DI BERLUSCONI CI SONO SOLO IO"
"CERCANO SARKOZY. NON HANNO CAPITO CHE SARKOZY È IL BERLUSCONI FRANCESE"
È INACCETTABILE CHE VISCO MENTA IN QUESTO MODO SPUDORATO, COPERTO DA PRODI

Augusto Minzolini per La Stampa


"Ho sentito le cose che ha detto Montezemolo e mi è sembrato di risentire il nostro programma elettorale. Riduzione della spesa pubblica, taglio degli sprechi, riduzione delle tasse. Obiettivi giusti, cose ovvie. Noi addirittura avevamo approvato una riforma Costituzionale che dava più poteri al Premier, riduceva il numero dei parlamentari, introduceva il federalismo fiscale. Adesso si parla tanto di riduzione dei costi della politica, ma noi li avevamo ridotti per davvero. Comunque io sono d'accordo. E come potrei non esserlo con queste idee? Le ho dette io per primo. Solo che per attuarle bisogna avere il 51%...».

Nel salotto dell'hotel "Gabbia d'Oro" di Verona, seduto su un divano con l'inconfondibile felpa blu di cachemire, Silvio Berlusconi parla dell'intervento del residente della Confindustria, Luca di Montezemolo, che ha messo in subbuglio la politica. Ha l'aria di chi si chiede: «Dov'è la novità?». Un attimo prima il Cavaliere ha avuto un rapido colloquio con Alfredo Meocci, ex-direttore generale Rai e candidato a vicesindaco dell'Udc, che è sorpreso per il giudizio entusiasta che Pierferdinando Casini ha dato dell'intervento di Montezemolo: «Pierferdinando - confida sconsolato - non lo capisco più. Forse vuole correre da solo. Ma il partito non lo seguirà. Anche il segretario Cesa non ne può più». Berlusconi questi discorsi li segue poco. Lui preferisce ripetere quella percentuale, il 51%, che non ha Casini e neppure Montezemolo.

Quindi sono idee che possono essere realizzate solo con un ampio consenso?
«Certo ci vuole almeno il 51% e degli alleati che collaborino. Perchè c'è sempre qualcuno che per un interesse di parte si oppone. Io avevo la Lega che non voleva le liberalizzazioni. Avevo quelli che non volevano la riforma del sistema giudiziario per tenersi buoni i magistrati. Quegli altri che per clientele o altro non volevano tagliare la spesa pubblica. Comunque le dirò una cosa. Se c'è qualcuno che riuscirà ad aver una maggioranza del 51% su un programma che è il nostro programma, perchè le proposte di Montezemolo per noi sono ovvie visto che sono identiche alle nostre, ebbene quello lì avrà il mio voto».

Dice davvero?
«Mi piacerebbe...Ma è difficile...Anche perchè se c'è qualcuno che ha qualche possibilità, che è capace di mandare avanti tante cose insieme questo è il sottoscritto. Ho guidato il governo più longevo nella storia di questo paese. Ho fondato aziende. Ho portato per otto volte il Milan alla finalissima di champion league e ho vinto cinque coppe. Sono io il più concreto, il più pragmatico».

Ma c'è chi sogna l'Uomo nuovo in Italia...
«Sì ho sentito, cercano il Sarkozy italiano e non hanno capito che Sarkozy è il Berlusconi francese. E' stato anche il mio avvocato. E poi i cosidetti uomini nuovi hanno la memoria corta».



Si riferisce a Montezemolo?
«La Confindustria quando noi abbiamo fatto le riforme costituzionali che contenevano le cose che chiede ora, non ha speso una parola per sostenerle. Anzi, ha tenuto come linea generale la difesa a spada tratta della Costituzione del '48. Anche la sinistra che oggi chiede un Premier con più poteri, allora ci sparò contro. Ma il loro atteggiamento è comprensibile: per loro la verità è sempre quello che gli conviene in quel momento. Per la Confindustria, invece, non c'è stata solo disattenzione, ma anche colpevolezza. Altrochè uomo nuovo...Qui c'è bisogno di qualcuno che porti avanti un progetto liberale».

Sta pensando a Silvio Berlusconi naturalmente?
«Io sto a guardare, ma finchè vedo l'entusiasmo con cui mi accolgono in giro non posso tirarmi indietro».

Intanto, però, Montezemolo sui costi della politica ha trovato un alleato in Casini...
«Sì, giusto sui costi della politica...Certo che alcuni politici hanno proprio la faccia come il...Ma non voglio polemizzare. Se c'è qualcuno che non è legato alle clientele, che non ha una storia di rapporti, legami, persone da sistemare, cioè qualcuno che rappresenti il non politico di professione, quello sono io. Il punto è che i professionisti della politica hanno della politica una visione personale. Ieri c'era ad Atene un ex-presidente dl Consiglio che ora non è più nessuno. Io invece anche se lasciassi la politica sarei sempre io. Ho il mio gruppo, le mie aziende, le mie sostanze. Io sarò sempre Silvio Berlusconi».

Costi della politica ma anche il «caso Visco»...
«Su questa vicenda c'è la congiura del silenzio. E poi questa storia che non sono stati commessi reati è allucinante. Quattro generali della GdF dichiarano che quell'intervento c'è stato e Visco si ostina a dire no. Mentire non è consentito. Pensate che sarebbe successo se qualcuno dei miei avesse fatto una cosa simile. Scajola all'epoca si dimise per una parola. Visco ha messo in atto un comportamento che dimostra l'arroganza con cui loro usano il potere. Dicono che non ci sono gli estremi per un reato. Ma come! Tirano via quattro ufficiali e non c'è reato? Ma vi rendete conto? E, comunque, siamo di fronte ad una questione assolutamente politica».

Me la spieghi.
«Se questo signore ha usato il suo potere in questo modo significa che è pronto anche a mandare la Finanza contro qualcuno. Io non mi sarei mai sognato di fare una cosa del genere. Visco ha usato il suo potere per tirare via quei quattro, infischiandosene anche del rispetto delle persone. E avete sentito Prodi? Ha fatto una battuta da capocomico. Ha dichiarato che quegli ufficiali erano destinati ad una promozione. E' indecente: promoveatur ut amoveatur».

Solo che ora abbiamo un vice-ministro e il comandante della Guardia di Finanza che si danno reciprocamente del bugiardo...
«Infatti tra i due uno se ne deve andare perchè ha mentito. Noi difenderemo Speciale perchè vi pare possibile che un generale della GdF possa dire il falso mentre parla sotto giuramento di fronte ad un magistrato? Che interesse avrebbe? Inoltre ci sono le dichiarazioni di altri tre generali alle quali se ne potrebbero aggiungere anche altre visto che la cosa era risaputa, di dominio pubblico dentro la Guardia di Finaza. A questo punto, primo è inaccettabile che Visco menta in questo modo spudorato. Secondo che sia coperto in modo ancora più spudorato dal signor Prodi che tratta gli italiani come dei cretini».


Dagospia 25 Maggio 2007