ROCK & ROLEX - PER LO STAFF DI BARBRA STREISAND LA CANCELLAZIONE DEL CONCERTO DI ROMA È INCOMPRENSIBILE - PREZZI TROPPO ALTI? NEGLI USA L'UNICA LEGGE CHE COMANDA È QUELLA DEL MERCATO: C'È CHI HA EXTRA MONEY DA SPENDERE.

Francesco Semprini per "La Stampa"


Il coro delle associazioni italiane dei consumatori costringe Barbra Streisand alla ritirata musicale. L'artista americana ha cancellato il concerto previsto per il prossimo mese a Roma dopo la levata di scudi delle organizzazioni di categoria preoccupate per i prezzi dei biglietti considerati eccessivi (850 euro per le prime file).

La protesta e la successiva decisione dello staff della Streisand sono state accolte negli Stati Uniti come un'assoluta sorpresa che contribuisce ad alimentare l'immagine di un'Italia bizzarra. Per la società americana, ultraconsumatrice e priva di ogni inibizione in fatto di spesa, proteste del genere sono impensabili e ancor meno lo è immaginare che le attività di «lobbying» di associazioni di categoria possano indurre una star ad annullare una tappa del suo tour in una piazza di così gran prestigio.

Gli organizzatori del concerto si sono affrettati a sottolineare che la decisione non è collegata al grido di sdegno delle organizzazioni, ma che ritardi nella produzione li hanno costretti ad annullare il concerto del 15 giugno allo Stadio Flaminio di Roma. La decisione appare ancora più importante perché la tappa capitolina della Streisand sarebbe stata la prima in Italia, oltre che la serata di apertura del tour europeo.

«Abbiamo dovuto fare i conti con improvvisi e inaspettati ritardi», spiega un comunicato del promoter del tour Michael Cohl, pubblicato sul sito di Milano Concerti, coordinatore italiano dell'evento. Gli organizzatori si sono fatti carico di tutte le responsabilità provvedendo a restituire l'importo pagato, e permettendo ai possessori di biglietto di prenotarne un altro per una delle tappe che vedrà la Streisand esibirsi a Zurigo (in sostituzione di Roma), e in Austria, Francia, Irlanda e Gran Bretagna.

La polemica ha avuto inizio la scorsa settimana quando Codacons e Adusbef hanno definito «uno scempio assurdo» applicare prezzi così elevati ai biglietti del concerto romano della Streisand, specie per un Paese dove un salario o una pensione minima possono scendere sino a 700 o 500 euro mensili.



Ecco allora che le associazioni guidate da Carlo Rienzi ed Elio Lannutti hanno chiesto alle autorità di negare l'uso del Flaminio per i cui 24.000 posti si prevedeva il tutto esaurito. Richieste incomprensibili dal punto di vista americano, che vede nella scelta del consumatore di comprare o no l'unica legge che regola il mercato e quindi i prezzi.

Anche la questione morale appare debole negli Stati Uniti, dove per un biglietto per i Police al Madison Square Garden si è speso sino a 7.000 dollari, o un migliaio di dollari per vedere l'ultimo tour di Rolling Stones e Madonna.

«Non penso che ci sia la possibilità che avvenga una cosa del genere negli Stati Uniti - ci spiega Vito Bruno impresario e organizzatore di concerti per AMP Entertainment - In questi contesti si studiano le cause che impongono tariffe elevate e poi organizzazioni e sindacati hanno facoltà di valutare i prezzi dei biglietti in base alla domanda e ai costi, seguendo la logica del mercato.

Nel caso sussistano condizioni particolari possono anche aumentarli o raddoppiarli, del resto se c'è qualcuno che aspetta cinque o dieci anni per vedere un concerto e vuole pagare centinaia di dollari, ha il diritto di farlo».

Lo dimostra la stessa Streisand con il recente tour americano, che ha conquistato il secondo posto in assoluto, dopo i Rolling Stones, con 92,5 milioni di dollari di incassi e un prezzo medio per biglietto di 300 dollari.


Dagospia 29 Maggio 2007