DIECI ANNI DI ITALIA IN FIAMME (GIALLE) - OGNI GOVERNO HA CERCATO DI RIMUOVERE GLI UFFICIALI SGRADITI - IL RUOLO DEI DISCIOLTI "CENTRI OCCULTI", I NUCLEI DEDICATI ALLO SPIONAGGIO - GLI "AMICI" DI TREMONTI, I "NEMICI" DELLA PROCURA DI MILANO.

Francesco Grignetti per "La Stampa"

L'affaire Visco-Speciale resta incomprensibile senza un fondamentale passo indietro. Non si capisce, infatti, la voglia di spoil system sulla Guardia di Finanza se non si inquadra a dovere la paura della politica. Anzi, la dietrologia. La convinzione di dover «governare» politicamente il corpo.

Il primo passo indietro riporta alla metà dei ruggenti Anni Novanta, quando la procura di Milano indagava a tempo pieno su Berlusconi. Ricordate? Previti, la Sme, Squillante, Rovelli, Imi-Sir, la corruzione in atti giudiziari... Molto ruotava attorno alle mirabolanti rivelazioni di una testimone, Stefania Ariosto, nota negli atti come Teste Omega e prima ancora come Teste Olbia.

I primi interrogatori davanti a un magistrato sono di fine 1995. Si scoprirà poi che l'Ariosto era stata una confidente della Guardia di Finanza già da febbraio. Una confidente preziosa visto che sua sorella Carla aveva avuto una lunga relazione con Previti e lei stessa era fidanzata con un esponente di primissimo piano di Forza Italia quale l'avvocato Vittorio Dotti.

A interrogarla erano ufficiali della Finanza, dunque. L'ufficio con cui l'Ariosto aveva rapporti, però, aveva uno stranissimo indirizzo. Era infatti un cosiddetto Centro occulto dell'Ufficio I (Informazioni). Spionaggio in piena regola. Da qui insomma partirono le prime informative che riguardavano Berlusconi e il suo entourage più stretto a beneficio di Ilda Boccassini, Margherita Taddei e degli altri magistrati della procura milanese. E su quell'ufficio, a torto o a ragione, si concentrarono le paranoie degli uomini di Forza Italia.

Guarda caso, uno dei primi atti di Giulio Tremonti, appena nominato ministro dell'Economia, fu lo scioglimento dei Centri occulti. Quello di Milano prima degli altri. E siamo arrivati all'estate 2001, secondo atto di questa brutta saga. Il centrodestra ha appena vinto le elezioni. Uno dei suoi imperativi è il controllo della Gdf (ma non solo: è di quei giorni il documento Sismi, trovato a Pio Pompa, che prefigura «azioni traumatiche» per scompaginare il Pool di Milano).



Ci fu chi pagò personalmente le conseguenze di quell'impulso primordiale. Il generale Giovanni Mariella, un galantuomo che governava la Guardia di Finanza da appena due mesi in veste di capo di stato maggiore, responsabile ultimo degli Uffici I che aveva retto a lungo, fu improvvisamente defenestrato. Il centrodestra provvide poi rapidamente (ma Tremonti spiegava nei giorni scorsi: «La catena di comando non è stata sostituita con provvedimenti ad personam. Ha seguito nella successione del tempo il suo iter ordinario») a cambiare gli uomini che contano a Milano.

Inutile dire che gli ufficiali del caso-Ariosto devono cambiare aria. Tutti. Arriva a Milano una nuova squadra gradita a Tremonti. Ovvero il colonnello Rosario Lo Russo, che - secondo gli appunti che Visco fa avere a Prodi e a Padoa-Schioppa - dal 2002 al 2004 guida il comando provinciale, poi dal luglio 2004 al giugno 2006 è al comando del Nucleo regionale di Polizia tributaria, e infine viene riassegnato - «evento davvero inconsueto» - dal 1 giugno 2006 allo stesso comando.

Sbarca a Milano anche il colonnello Stefano Grassi, che è un beniamino di Tremonti, già suo aiutante di campo. E su tutti domina il generale Forchetti (sempre secondo Visco: «Prima a Milano come capocentro per la Lombardia del II Reparto, poi comandante del gruppo, poi comandante provinciale di Varese, e infine comandante regionale della Lombardia»), uno che sembra inamovibile dal capoluogo lombardo.

Non meraviglierà sapere che la procura di Milano sull'arrivo del colonnello Grassi aveva inviato al comando generale una lettera piccata. Ma c'è chi minimizza. «Si specifica - sono ancora le parole di Tremonti a questo proposito - che il colonnello Grassi, ufficiale di assoluta correttezza e trasferito a Milano per meritato avanzamento di carriera, proveniva proprio dal gabinetto del ministro Visco!».

Sono proprio questi - Forchetti e Lo Russo, più il colonnello Pomponi e il tenente colonnello Vincenzo Tomei; Grassi nel frattempo è approdato alle Poste come responsabile per la security - gli uomini di cui Visco chiede la testa. E Speciale dapprima dice sì, ma poi blocca la sostituzione. Ed è il terzo atto della saga. Ma su quest'ultima vicenda indaga ora la magistratura romana.



Dagospia 15 Giugno 2007