BNL-UNIPOL - FARO DEI MAGISTRATI SULLE RISSOSA ASSEMBLEA DEL MAGGIO 2005: SCONTRO ALL'ULTIMA FREGATURA TRA IL CONTROPATTO DI CALTA-COPPOLA-RICUCCI-NATTINO E ABETE-DELLA VALLE-BILBAO - IL VOTO DELLE QUOTE BPL E BPER.
(Adnkronos) - E' finita sotto la lente dei magistrati che indagano sulla scalata di Unipol alla Bnl l'epilogo, il 21 maggio 2005, della lunga battaglia fra il Patto che lega Bbva, Generali e Della Valle e il Contropatto per il controllo della banca. Quel giorno, nella sede di Piazza Albania della banca romana, si consuma una delle assemblee più infuocate che la storia finanziaria italiana abbia mai vissuto. All'appuntamento per il rinnovo del cda si arriva con i due schieramenti vicinissimi, entrambi attestati su una quota superiore al 28% del capitale. La partita, in sostanza, si gioca sul filo del rasoio, con una sfida che si preannuncia all'ultimo voto.
Il giorno prima viene reso noto l'accordo con la Banca Finnat di Giampietro Nattino, con cui il contropatto non stringe comunque un accordo parasociale, per il voto a favore degli immobiliaristi. E la mattina stessa, dopo l'apertura dei lavori, arriva la comunicazione dell'accordo, con una quota sindacata pari all'1,67% del capitale, fra la Popolare di Lodi e lo stesso Contropatto. Il legale del Bbva contesta il deposito tardivo dell'accordo e chiede una verifica sulla ammissione al voto. Dopo una pausa, il presidente Abete esce dall'empasse, forte del parere dei legali presenti: la Popolare di Lodi è ammessa al voto anche se non sono stati adempiuti gli obblighi di comunicazione' e, quindi, sara' fatta una comunicazione alle autorita' competenti, cioe' alla Consob.
Abete, che viene fatto più volte oggetto di attacchi, tiene comunque in mano l'assemblea che procede a singhiozzi, vista l'esigenza di ricorrere frequentemente a verifiche legali e sospensioni tecniche. L'avvocato Franco Gianni, legale dello schieramento guidato da Francesco Gaetano Caltagirone, prende la parola per chiedere quali e quanti azionisti che hanno presentato le certificazioni non sono stati ammessi al voto e se le deleghe rilasciate sono state rilasciate autonomamente o se sono state sollecitate.
Dopo una sospensione di circa dieci minuti il presidente riferisce che non sono state ammesse al voto le certificazioni di 80 milioni di azioni. Due le motivazioni fondamentali: la comunicazione successiva ai termini previsti e la difformità tra le certificazioni e la situazione sottostante successivamente dichiarata dai soci. Quanto invece alle deleghe raccolte, il presidente di Bnl assicura: ''non c'e' stata alcuna sollecitazione''.
Di quelle azioni, una quota pari al'1,97% è della Bper. Ed è proprio dall'istituto emiliano-romagnolo che arriva l'attacco più duro. Il suo legale denuncia al Collegio sindacale una ''macroscopica violazione dei diritti del socio'' per non essere stata ammessa al voto. La Banca guidata da Guido Leoni sottolinea anche ''il gravissimo comportamento'', a suo danno, del presidente della Bnl, Luigi Abete e annuncia per vie informali l'intenzione di impugnare le delibere che saranno prese dall'assemblea.
In sostanza, è piena bagarre su entrambe le carte giocate in extremis dallo schieramento guidato da Francesco Gaetano Caltagirone per puntare alla posta grossa, la conquista del board. Alla fine, però i numeri della votazione rendono vano ogni tentativo di ingegneria legale. A favore del patto guidato dalla banca spagnola si e' schiera il 48,21% del capitale votante, mentre il contropatto raccoglie il 42,10%. In termini di capitale reale, i due fronti si sono attestati rispettivamente circa al 36% e al 32%. Poi, arriveranno la scalata di Unipol, la cessione delle quote alla compagnia bolognese, lo stop di Bankitalia e il blitz di Bnp Paribas. Ora, però, sono quelle giornate di battaglia a tornare attuali. Almeno nelle stanze delle Procure.
Dagospia 22 Giugno 2007
Il giorno prima viene reso noto l'accordo con la Banca Finnat di Giampietro Nattino, con cui il contropatto non stringe comunque un accordo parasociale, per il voto a favore degli immobiliaristi. E la mattina stessa, dopo l'apertura dei lavori, arriva la comunicazione dell'accordo, con una quota sindacata pari all'1,67% del capitale, fra la Popolare di Lodi e lo stesso Contropatto. Il legale del Bbva contesta il deposito tardivo dell'accordo e chiede una verifica sulla ammissione al voto. Dopo una pausa, il presidente Abete esce dall'empasse, forte del parere dei legali presenti: la Popolare di Lodi è ammessa al voto anche se non sono stati adempiuti gli obblighi di comunicazione' e, quindi, sara' fatta una comunicazione alle autorita' competenti, cioe' alla Consob.
Abete, che viene fatto più volte oggetto di attacchi, tiene comunque in mano l'assemblea che procede a singhiozzi, vista l'esigenza di ricorrere frequentemente a verifiche legali e sospensioni tecniche. L'avvocato Franco Gianni, legale dello schieramento guidato da Francesco Gaetano Caltagirone, prende la parola per chiedere quali e quanti azionisti che hanno presentato le certificazioni non sono stati ammessi al voto e se le deleghe rilasciate sono state rilasciate autonomamente o se sono state sollecitate.
Dopo una sospensione di circa dieci minuti il presidente riferisce che non sono state ammesse al voto le certificazioni di 80 milioni di azioni. Due le motivazioni fondamentali: la comunicazione successiva ai termini previsti e la difformità tra le certificazioni e la situazione sottostante successivamente dichiarata dai soci. Quanto invece alle deleghe raccolte, il presidente di Bnl assicura: ''non c'e' stata alcuna sollecitazione''.
Di quelle azioni, una quota pari al'1,97% è della Bper. Ed è proprio dall'istituto emiliano-romagnolo che arriva l'attacco più duro. Il suo legale denuncia al Collegio sindacale una ''macroscopica violazione dei diritti del socio'' per non essere stata ammessa al voto. La Banca guidata da Guido Leoni sottolinea anche ''il gravissimo comportamento'', a suo danno, del presidente della Bnl, Luigi Abete e annuncia per vie informali l'intenzione di impugnare le delibere che saranno prese dall'assemblea.
In sostanza, è piena bagarre su entrambe le carte giocate in extremis dallo schieramento guidato da Francesco Gaetano Caltagirone per puntare alla posta grossa, la conquista del board. Alla fine, però i numeri della votazione rendono vano ogni tentativo di ingegneria legale. A favore del patto guidato dalla banca spagnola si e' schiera il 48,21% del capitale votante, mentre il contropatto raccoglie il 42,10%. In termini di capitale reale, i due fronti si sono attestati rispettivamente circa al 36% e al 32%. Poi, arriveranno la scalata di Unipol, la cessione delle quote alla compagnia bolognese, lo stop di Bankitalia e il blitz di Bnp Paribas. Ora, però, sono quelle giornate di battaglia a tornare attuali. Almeno nelle stanze delle Procure.
Dagospia 22 Giugno 2007