TELECOM BALLET: "FINANCIAL TIMES" AMA PASSERA E BENEDICE PISTORIO & BERNABÈ
GERONZI RIFIUTA LA CUCCIA-ROOM - IL DOLCETTO A GALATERI E I COSTI DELLA FINANZA
IL PAROLAIO AIR-BIANCHI - SVILUPPO ITALIA, SI TAGLIA - ANSA, SCONTRO ROSSO SANGUE
GERONZI RIFIUTA LA CUCCIA-ROOM - IL DOLCETTO A GALATERI E I COSTI DELLA FINANZA
IL PAROLAIO AIR-BIANCHI - SVILUPPO ITALIA, SI TAGLIA - ANSA, SCONTRO ROSSO SANGUE
1 - ANSA, SCONTRO ROSSO SANGUE
La data è l'11 luglio. Per quel giorno è fissato il Consiglio di amministrazione dell'Ansa che dovrà prendere una decisione definitiva sul Piano industriale dell'amministratore delegato, Mario Rosso. Per il 60enne manager romano che dopo aver fatto esperienze in Fiat e in TelecomItalia fino al 2002 ha preso le redini dell'Agenzia, l'appuntamento si presenta difficile. Gli editori che fanno parte del Consiglio di amministrazione hanno il portafoglio rattrappito come dimostra la dura polemica che da due anni li contrappone ai giornalisti per il rinnovo del contratto di lavoro. Per ciò che riguarda l'Ansa sostengono da tempo la necessità di contenere i costi e di ridurre il personale. Su quest'ultimo punto il presidente dell'Ansa, l'ineffabile ambasciatore Boris Biancheri, si è lasciato scappare poco tempo fa un'affermazione allarmante su possibili tagli del personale.
Il Piano industriale al quale Rosso sta lavorando va in senso contrario rispetto alle aspettative degli editori-azionisti. Senza tenere in alcun conto le loro attese, il manager propone una strategia di sviluppo che prevede una serie di nuove iniziative per la diffusione delle notizie attraverso canali multimediali. Lo scontro di mercoledì prossimo si prevede durissimo. E Rosso, che ha ormai scarsi consensi dentro l'Agenzia, è pronto a buttare sul piatto le sue dimissioni.
2 - GERONZI RIFIUTA LA CUCCIA-ROOM - GALATERI E I COSTI DELLA DELLA FINANZA
Se volete vedere la coppia di ferro Profumo-Geronzi, recatevi davanti al Senato alle 14,30. Per quell'ora i due banchieri dovranno presentarsi davanti alla Commissione Finanze e Tesoro per una testimonianza nell'ambito di un'indagine conoscitiva sul sistema creditizio italiano. Per i giornalisti sarà molto difficile strappare qualche parola dal neopresidente di Mediobanca che ieri ha convinto i soci di piazzetta Cuccia a liquidare Gabriele Galateri di Genola. Lo ha fatto in modo elegante offrendo al torinese d'adozione una consulenza come super-advisor di cui è difficile capire il significato.
Si parla tanto dei costi della politica, ma al momento buono anche la finanza non scherza quando si tratta di regalare una medaglietta costosa per chi ingombra il panorama. Adesso il panorama di piazzetta Cuccia è ben definito e la nuova governance premia la pattuglia dei manager allevati dall'ex-amministratore Vincenzo Maranghi. A dare il senso compiuto dell'operazione è stato ancora una volta il finanziere franco-tunisino Tarak ben Ammar, un'autentica fonte di loquacità per i giornalisti sdraiati sui marciapiedi che hanno atteso la conclusione dell'incontro.
Tarak è un personaggio colorito che si porta dietro la fama di produttore cinematografico, ma soprattutto ha spalancato le porte ai francesi Bollorè e Bernheim che considerano la loro partecipazione in Mediobanca un tesoretto strategico. Ieri pomeriggio il chiacchierino Tarak era vestito in modo orrendo: il suo vestito a righe larghe bianco-blu contrastava in modo pazzesco con la cravatta, quasi a dimostrare il tratto provinciale di quest'uomo che si preoccupa di cogliere ogni occasione per portare a casa quattrini.
Una buona dose di provincialismo viene fuori anche oggi sul "Sole 24 Ore" che dedica un breve corsivo alla stanza che Cesarone Geronzi occuperà nel palazzotto-ombelico d'Italia. Il titolo dell'articoletto pubblicato sul giornale diretto da Flebuccio De Bortoli suona così: "Un imperatore nella stanza del gran sacerdote", e dentro il testo si legge che il banchiere romano andrà ad occupare l'ufficio al primo piano dove si trovavano le "reliquie" di Enrico Cuccia (la semplice scrivania anni '50; il vecchio telefono della Sip con la rotella per comporre i numeri; i volumi rilegati a filo dalle copertine di cartone grigie).
Gli uscieri di Mediobanca hanno raccontato a Dagospia che Cesarone non ha alcuna intenzione di occupare quella stanza. L'imperatore di Marino sta cercando un ufficio più isolato e più razionale dentro il quale passerà tre giorni alla settimana.
Per governare, per sorvegliare, per godere.
3 - "FINANCIAL TIMES" BENEDICE IL DUPLEX IL PISTORIO-BERNABÈ
La benedizione arriva dal "Financial Times" che a proposito del vertice di Telecom parla addirittura di Dream Team. La squadra dei sogni per TelecomItalia è oggetto di interesse del corrispondente inglese Paul Betts, che sensibile ai rumors milanesi e romani, si lancia in un'appassionata difesa di Pasquale Pistorio.
"Pistorio ha alle spalle una gloriosa storia industriale - scrive il giornalista - e sostituirlo sarebbe una scelta senza senso...ma Pistorio ha anche ereditato due amministratori delegati che sono Buora e Ruggiero che non sono più adatti per guidare l'azienda". Dal cilindro del "Financial Times" ecco saltar fuori il nome di Franchino Bernabè e la conclusione del giornale inglese è lapidaria: "in un mondo normale il tandem Pistorio-Bernabè sarebbe una forte combinazione per TelecomItalia. Ma questo non è un mondo normale, specialmente in Italia".
4 - SVILUPPO ITALIA, SI TAGLIA
C'è un manager calabrese di 43 anni che ha passato la domenica con le forbici. Si chiama Domenico Arcuri ed è l'uomo insieme al presidente Niccolò Piazza, dirige Sviluppo Italia, il carrozzone messo in piedi dal caltagirino Massimo Caputi.
Arcuri ha esperienza di organizzazione industriale perchè è stato amministratore e partner di Deloitte Consulting, la società di consulenza alla quale si ricorre per le cure dimagranti. L'intenzione è nobile e dolorosa al tempo stesso. Mettere un po' di ordine nelle 200 società controllate e collegate di Sviluppo Italia è un'operazione complessa ma doverosa e oggi Arcuri presenta il suo piano al ministro Bersani e al viceministro per il Mezzogiorno Sergio D'Antoni.
Le forbici caleranno sui 1.700 dipendenti della società in cui ai tempi di Caputi era vietato entrare nel sito di Dagospia. I sindacati sono soprattutto molto preoccupati per la sorte di chi lavora nella galassia di società regionali che secondo le intenzioni di Arcuri dovrebbero essere assorbite dalle Regioni. Secondo il "Sole 24 Ore" le regioni recalcitrano ad acquisire questo pesante fardello ed è probabile che dopo la presentazione di oggi a Bersani scatti soltanto la prima fase di razionalizzazione con una bella sforbiciata ai 150 dipendenti della sede romana, 40 dei quali si trovano collocati nell'area della comunicazione.
Ai suoi tempi Caputi teneva molto all'immagine. E il risultato si è visto.
5 - CREDITO SENZA SPERANZA
Nessuno ne ha parlato, ma a Firenze in molti sono rimasti sorpresi.
Nei giorni scorsi è uscito di scena dopo oltre 20 anni Edoardo Speranza, un personaggio tra i più noti nel capoluogo toscano per le sue esperienze politiche e per la presidenza di Findomestic, la società leader in Italia del credito al consumo. L'avvocato 77enne è stato un politico di lungo corso nella democrazia cristiana e ha svolto un'intensa attività in campo finanziario mettendo in piedi con Findomestic un colosso di 2.150 dipendenti e più di 150 filiali.
Il vero capolavoro di Speranza è stato però l'intuizione che anni fa lo portò a cercare nel gruppo francese BNP Paribas l'alleato e socio paritetico. Questa operazione gli guadagnò l'onorificenza della Repubblica Francese che Speranza ha aggiunto alle benemerenze in campo culturale (è stato assessore alla Cultura; presiede la Fondazione Bardini Peyron e l'Opera Medicea Laurenziana; ha fondato il Festival dei Popoli). Il terremoto fiorentino non ha avuto eco sulla stampa nazionale, né si è parlato del suo successore che si chiama Carlo Fioravanti, un rappresentante storico del movimento cooperativo toscano che dopo aver presieduto dall'81 al '90 Coop Italia è diventato dirigente della Cassa di Risparmio di Firenze e poi della stessa Findomestic.
6 - IL PAROLAIO AIR-BIANCHI
Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi è davvero uno strano personaggio. Sotto la barba sessantottina l'ex-rettore dell'Università di Calabria, esperto di urbanistica, nasconde pensieri incerti e preoccupanti. Sulla vicenda Alitalia ha avuto occasione di esibirsi più volte con affermazioni che hanno fatto tremare la Consob e il titolo in Borsa. L'uomo è sanguigno e ha una visione della prudenza molto particolare. Ieri ad esempio si è lasciato sfuggire di bocca l'affermazione secondo la quale lo Stato potrebbe farsi carico degli esuberi del personale proposti nel Piano industriale di Carlo Toto (il padrone di AirOne).
Per mettere una pezza a questa visione che rischia di ributtare sulle spalle degli italiani il fardello della compagnia aerea, Bianchi parla oggi dalle colonne de "Il Giornale", ma ribadisce ancora una volta che se sorgeranno problemi legati ai livelli occupazionali il governo sarà pronto a farsene carico. Poi con ineffabile disinvoltura dichiara di non avere alcuna predilezione nei confronti di Air France e di AirOne.
"Sto in panchina e osservo il gioco", dice il ministro con l'aria innocente e il pensiero incosciente.
Dagospia 03 Luglio 2007
La data è l'11 luglio. Per quel giorno è fissato il Consiglio di amministrazione dell'Ansa che dovrà prendere una decisione definitiva sul Piano industriale dell'amministratore delegato, Mario Rosso. Per il 60enne manager romano che dopo aver fatto esperienze in Fiat e in TelecomItalia fino al 2002 ha preso le redini dell'Agenzia, l'appuntamento si presenta difficile. Gli editori che fanno parte del Consiglio di amministrazione hanno il portafoglio rattrappito come dimostra la dura polemica che da due anni li contrappone ai giornalisti per il rinnovo del contratto di lavoro. Per ciò che riguarda l'Ansa sostengono da tempo la necessità di contenere i costi e di ridurre il personale. Su quest'ultimo punto il presidente dell'Ansa, l'ineffabile ambasciatore Boris Biancheri, si è lasciato scappare poco tempo fa un'affermazione allarmante su possibili tagli del personale.
Il Piano industriale al quale Rosso sta lavorando va in senso contrario rispetto alle aspettative degli editori-azionisti. Senza tenere in alcun conto le loro attese, il manager propone una strategia di sviluppo che prevede una serie di nuove iniziative per la diffusione delle notizie attraverso canali multimediali. Lo scontro di mercoledì prossimo si prevede durissimo. E Rosso, che ha ormai scarsi consensi dentro l'Agenzia, è pronto a buttare sul piatto le sue dimissioni.
2 - GERONZI RIFIUTA LA CUCCIA-ROOM - GALATERI E I COSTI DELLA DELLA FINANZA
Se volete vedere la coppia di ferro Profumo-Geronzi, recatevi davanti al Senato alle 14,30. Per quell'ora i due banchieri dovranno presentarsi davanti alla Commissione Finanze e Tesoro per una testimonianza nell'ambito di un'indagine conoscitiva sul sistema creditizio italiano. Per i giornalisti sarà molto difficile strappare qualche parola dal neopresidente di Mediobanca che ieri ha convinto i soci di piazzetta Cuccia a liquidare Gabriele Galateri di Genola. Lo ha fatto in modo elegante offrendo al torinese d'adozione una consulenza come super-advisor di cui è difficile capire il significato.
Si parla tanto dei costi della politica, ma al momento buono anche la finanza non scherza quando si tratta di regalare una medaglietta costosa per chi ingombra il panorama. Adesso il panorama di piazzetta Cuccia è ben definito e la nuova governance premia la pattuglia dei manager allevati dall'ex-amministratore Vincenzo Maranghi. A dare il senso compiuto dell'operazione è stato ancora una volta il finanziere franco-tunisino Tarak ben Ammar, un'autentica fonte di loquacità per i giornalisti sdraiati sui marciapiedi che hanno atteso la conclusione dell'incontro.
Tarak è un personaggio colorito che si porta dietro la fama di produttore cinematografico, ma soprattutto ha spalancato le porte ai francesi Bollorè e Bernheim che considerano la loro partecipazione in Mediobanca un tesoretto strategico. Ieri pomeriggio il chiacchierino Tarak era vestito in modo orrendo: il suo vestito a righe larghe bianco-blu contrastava in modo pazzesco con la cravatta, quasi a dimostrare il tratto provinciale di quest'uomo che si preoccupa di cogliere ogni occasione per portare a casa quattrini.
Una buona dose di provincialismo viene fuori anche oggi sul "Sole 24 Ore" che dedica un breve corsivo alla stanza che Cesarone Geronzi occuperà nel palazzotto-ombelico d'Italia. Il titolo dell'articoletto pubblicato sul giornale diretto da Flebuccio De Bortoli suona così: "Un imperatore nella stanza del gran sacerdote", e dentro il testo si legge che il banchiere romano andrà ad occupare l'ufficio al primo piano dove si trovavano le "reliquie" di Enrico Cuccia (la semplice scrivania anni '50; il vecchio telefono della Sip con la rotella per comporre i numeri; i volumi rilegati a filo dalle copertine di cartone grigie).
Gli uscieri di Mediobanca hanno raccontato a Dagospia che Cesarone non ha alcuna intenzione di occupare quella stanza. L'imperatore di Marino sta cercando un ufficio più isolato e più razionale dentro il quale passerà tre giorni alla settimana.
Per governare, per sorvegliare, per godere.
3 - "FINANCIAL TIMES" BENEDICE IL DUPLEX IL PISTORIO-BERNABÈ
La benedizione arriva dal "Financial Times" che a proposito del vertice di Telecom parla addirittura di Dream Team. La squadra dei sogni per TelecomItalia è oggetto di interesse del corrispondente inglese Paul Betts, che sensibile ai rumors milanesi e romani, si lancia in un'appassionata difesa di Pasquale Pistorio.
"Pistorio ha alle spalle una gloriosa storia industriale - scrive il giornalista - e sostituirlo sarebbe una scelta senza senso...ma Pistorio ha anche ereditato due amministratori delegati che sono Buora e Ruggiero che non sono più adatti per guidare l'azienda". Dal cilindro del "Financial Times" ecco saltar fuori il nome di Franchino Bernabè e la conclusione del giornale inglese è lapidaria: "in un mondo normale il tandem Pistorio-Bernabè sarebbe una forte combinazione per TelecomItalia. Ma questo non è un mondo normale, specialmente in Italia".
4 - SVILUPPO ITALIA, SI TAGLIA
C'è un manager calabrese di 43 anni che ha passato la domenica con le forbici. Si chiama Domenico Arcuri ed è l'uomo insieme al presidente Niccolò Piazza, dirige Sviluppo Italia, il carrozzone messo in piedi dal caltagirino Massimo Caputi.
Arcuri ha esperienza di organizzazione industriale perchè è stato amministratore e partner di Deloitte Consulting, la società di consulenza alla quale si ricorre per le cure dimagranti. L'intenzione è nobile e dolorosa al tempo stesso. Mettere un po' di ordine nelle 200 società controllate e collegate di Sviluppo Italia è un'operazione complessa ma doverosa e oggi Arcuri presenta il suo piano al ministro Bersani e al viceministro per il Mezzogiorno Sergio D'Antoni.
Le forbici caleranno sui 1.700 dipendenti della società in cui ai tempi di Caputi era vietato entrare nel sito di Dagospia. I sindacati sono soprattutto molto preoccupati per la sorte di chi lavora nella galassia di società regionali che secondo le intenzioni di Arcuri dovrebbero essere assorbite dalle Regioni. Secondo il "Sole 24 Ore" le regioni recalcitrano ad acquisire questo pesante fardello ed è probabile che dopo la presentazione di oggi a Bersani scatti soltanto la prima fase di razionalizzazione con una bella sforbiciata ai 150 dipendenti della sede romana, 40 dei quali si trovano collocati nell'area della comunicazione.
Ai suoi tempi Caputi teneva molto all'immagine. E il risultato si è visto.
5 - CREDITO SENZA SPERANZA
Nessuno ne ha parlato, ma a Firenze in molti sono rimasti sorpresi.
Nei giorni scorsi è uscito di scena dopo oltre 20 anni Edoardo Speranza, un personaggio tra i più noti nel capoluogo toscano per le sue esperienze politiche e per la presidenza di Findomestic, la società leader in Italia del credito al consumo. L'avvocato 77enne è stato un politico di lungo corso nella democrazia cristiana e ha svolto un'intensa attività in campo finanziario mettendo in piedi con Findomestic un colosso di 2.150 dipendenti e più di 150 filiali.
Il vero capolavoro di Speranza è stato però l'intuizione che anni fa lo portò a cercare nel gruppo francese BNP Paribas l'alleato e socio paritetico. Questa operazione gli guadagnò l'onorificenza della Repubblica Francese che Speranza ha aggiunto alle benemerenze in campo culturale (è stato assessore alla Cultura; presiede la Fondazione Bardini Peyron e l'Opera Medicea Laurenziana; ha fondato il Festival dei Popoli). Il terremoto fiorentino non ha avuto eco sulla stampa nazionale, né si è parlato del suo successore che si chiama Carlo Fioravanti, un rappresentante storico del movimento cooperativo toscano che dopo aver presieduto dall'81 al '90 Coop Italia è diventato dirigente della Cassa di Risparmio di Firenze e poi della stessa Findomestic.
6 - IL PAROLAIO AIR-BIANCHI
Il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi è davvero uno strano personaggio. Sotto la barba sessantottina l'ex-rettore dell'Università di Calabria, esperto di urbanistica, nasconde pensieri incerti e preoccupanti. Sulla vicenda Alitalia ha avuto occasione di esibirsi più volte con affermazioni che hanno fatto tremare la Consob e il titolo in Borsa. L'uomo è sanguigno e ha una visione della prudenza molto particolare. Ieri ad esempio si è lasciato sfuggire di bocca l'affermazione secondo la quale lo Stato potrebbe farsi carico degli esuberi del personale proposti nel Piano industriale di Carlo Toto (il padrone di AirOne).
Per mettere una pezza a questa visione che rischia di ributtare sulle spalle degli italiani il fardello della compagnia aerea, Bianchi parla oggi dalle colonne de "Il Giornale", ma ribadisce ancora una volta che se sorgeranno problemi legati ai livelli occupazionali il governo sarà pronto a farsene carico. Poi con ineffabile disinvoltura dichiara di non avere alcuna predilezione nei confronti di Air France e di AirOne.
"Sto in panchina e osservo il gioco", dice il ministro con l'aria innocente e il pensiero incosciente.
Dagospia 03 Luglio 2007