BANDIERA NERA PER LA MC LAREN? - IL RISCHIO CHE ARRIVI UNA SENTENZA DI CONDANNA (ANCHE PER I PILOTI) È CONCRETO - IL TEAM INGLESE SMENTISCE DI ESSERE STATO A CONOSCENZA DEL TENTATIVO DI SPIONAGGIO, MA L'IMPUTATO-CHIAVE DICE IL CONTRARIO.
Marco Mensurati per "la Repubblica"
L´allarme arriva proprio da Londra e lo lancia il "Times". Il mondiale della McLaren e di Lewis Hamilton è sempre più a rischio. La lunga scia di dossier trafugati, inseguimenti e spiate che ha visto come protagonisti indiscussi Mike Coughlan, il capo progettista della scuderia anglo-tedesca e l´ex tecnico Ferrari Nigel Stepney sembra proprio portare a una clamorosa condanna per tutti: piloti compresi.
Il processo sportivo che si celebrerà a Parigi il prossimo 26 luglio (e che, in teoria, dovrebbe avere tempi estremamente rapidi, uno o due giorni al massimo) ruoterà per lo più intorno a una questione: quanta gente all´interno della scuderia McLaren sapeva dell´attività di spionaggio di Coughlan. Quanti, cioè, erano stati messi a parte del dossier ricevuto dal tecnico inglese dalla sua gola profonda all´interno della Ferrari?
Il primo a rispondere a questa domanda è stato lo stesso Coughlan che, davanti ai giudici inglesi, ha dichiarato di averne parlato con altre quattro persone, una delle quali è il managing director del team, Jonathan Neale (Ron Dennis, invece, a quanto pare, non ne sapeva niente). Il dettaglio è molto importante, perché il diritto sportivo prevede, in sostanza, l´obbligo da parte del team di impedire che i vari componenti abbiano comportamenti scorretti. Ed è forse proprio la delicatezza del tema che ha suggerito agli anglo-tedeschi la mossa tattica tentata, proprio ieri.
Con un sospetto ritardo di sei giorni (che Neale fosse a conoscenza del "traffico" di documenti era cosa nota e pubblicata su tutti i giornali, inglesi e italiani, già dal 10 luglio scorso), la McLaren ha emesso un comunicato: «Dopo una indagine interna - è scritto nel passaggio cruciale - McLaren può affermare che nessuna informazione della Ferrari sia mai stata in possesso di nessun altro suo dipendente oltre a quello citato in giudizio dalla Ferrari.
E il fatto che questi avesse a casa del materiale della Ferrari non era noto, prima del 3 luglio (giorno del licenziamento di Coughlan, che non viene mai citato per nome nel comunicato, ndr), a nessun membro del Team». Poi la conclusione: «Nessuna informazione proveniente dalla Ferrari è stata usata in nessuna fase di progettazione e realizzazione della nuova monoposto».
Argomento, quest´ultimo, che dovrebbe contrastare il principale capo d´imputazione del processo aperto dalla Fia («possesso non autorizzato di documenti e informazioni confidenziali che potrebbero essere stati utilizzati per disegnare, progettare, costruire, controllare, testare o sviluppare una Ferrari 2007»).
Ma che lascerebbe del tutto intatta la pericolosità di un altro capo di imputazione. Quello relativo alla violazione dell´articolo 3.1 del codice sportivo che dice espressamente che «è responsabilità di ogni concorrente assicurarsi che tutti i suoi componenti osservino le norme del Patto, del Codice, le regole tecniche e quelle sportive».
Anche per quanto riguarda l´accusa principale, comunque, la situazione sembra disperata. Scrive il "Times": «Per la McLaren il vero problema è che una volta che Coughlan ha letto il contenuto delle carte in suo possesso è impossibile dimostrare che la conoscenza delle informazioni da lui acquisite non abbiano influenzato le decisioni prese in relazione alla stagione in corso e anche alla macchina per il prossimo anno».
Alle preoccupazioni espresse dal "Times" ha risposto ieri il direttore sportivo della McLaren-Mercedes, Norbert Haug che si è detto sicuro dell´assoluzione della sua squadra. «Il nostro team non ha nulla da temere in questa storia e non capisco tutta questa eccitazione. È nel nostro interesse fare piena luce su questa vicenda. La Mercedes è conosciuta ovunque nel mondo dello sport per il suo fair play. Chi non ha fatto nulla di male non ha ragione di avere paura».
Intanto cominciano a chiarirsi, anche se di chiaro continua ad esserci ben poco, alcuni dettagli di questa storia. A Parigi dove da alcuni giorni stanno studiando l´incartamento (comprese le dodici pagine di dichiarazioni di Coughlan) sono ormai convinti che la maggior parte del materiale ritrovato in casa del tecnico sia stato consegnato da Stepney durante la famosa cena al ristorante di Barcellona l´undici maggio scorso.
Dagospia 17 Luglio 2007
L´allarme arriva proprio da Londra e lo lancia il "Times". Il mondiale della McLaren e di Lewis Hamilton è sempre più a rischio. La lunga scia di dossier trafugati, inseguimenti e spiate che ha visto come protagonisti indiscussi Mike Coughlan, il capo progettista della scuderia anglo-tedesca e l´ex tecnico Ferrari Nigel Stepney sembra proprio portare a una clamorosa condanna per tutti: piloti compresi.
Il processo sportivo che si celebrerà a Parigi il prossimo 26 luglio (e che, in teoria, dovrebbe avere tempi estremamente rapidi, uno o due giorni al massimo) ruoterà per lo più intorno a una questione: quanta gente all´interno della scuderia McLaren sapeva dell´attività di spionaggio di Coughlan. Quanti, cioè, erano stati messi a parte del dossier ricevuto dal tecnico inglese dalla sua gola profonda all´interno della Ferrari?
Il primo a rispondere a questa domanda è stato lo stesso Coughlan che, davanti ai giudici inglesi, ha dichiarato di averne parlato con altre quattro persone, una delle quali è il managing director del team, Jonathan Neale (Ron Dennis, invece, a quanto pare, non ne sapeva niente). Il dettaglio è molto importante, perché il diritto sportivo prevede, in sostanza, l´obbligo da parte del team di impedire che i vari componenti abbiano comportamenti scorretti. Ed è forse proprio la delicatezza del tema che ha suggerito agli anglo-tedeschi la mossa tattica tentata, proprio ieri.
Con un sospetto ritardo di sei giorni (che Neale fosse a conoscenza del "traffico" di documenti era cosa nota e pubblicata su tutti i giornali, inglesi e italiani, già dal 10 luglio scorso), la McLaren ha emesso un comunicato: «Dopo una indagine interna - è scritto nel passaggio cruciale - McLaren può affermare che nessuna informazione della Ferrari sia mai stata in possesso di nessun altro suo dipendente oltre a quello citato in giudizio dalla Ferrari.
E il fatto che questi avesse a casa del materiale della Ferrari non era noto, prima del 3 luglio (giorno del licenziamento di Coughlan, che non viene mai citato per nome nel comunicato, ndr), a nessun membro del Team». Poi la conclusione: «Nessuna informazione proveniente dalla Ferrari è stata usata in nessuna fase di progettazione e realizzazione della nuova monoposto».
Argomento, quest´ultimo, che dovrebbe contrastare il principale capo d´imputazione del processo aperto dalla Fia («possesso non autorizzato di documenti e informazioni confidenziali che potrebbero essere stati utilizzati per disegnare, progettare, costruire, controllare, testare o sviluppare una Ferrari 2007»).
Ma che lascerebbe del tutto intatta la pericolosità di un altro capo di imputazione. Quello relativo alla violazione dell´articolo 3.1 del codice sportivo che dice espressamente che «è responsabilità di ogni concorrente assicurarsi che tutti i suoi componenti osservino le norme del Patto, del Codice, le regole tecniche e quelle sportive».
Anche per quanto riguarda l´accusa principale, comunque, la situazione sembra disperata. Scrive il "Times": «Per la McLaren il vero problema è che una volta che Coughlan ha letto il contenuto delle carte in suo possesso è impossibile dimostrare che la conoscenza delle informazioni da lui acquisite non abbiano influenzato le decisioni prese in relazione alla stagione in corso e anche alla macchina per il prossimo anno».
Alle preoccupazioni espresse dal "Times" ha risposto ieri il direttore sportivo della McLaren-Mercedes, Norbert Haug che si è detto sicuro dell´assoluzione della sua squadra. «Il nostro team non ha nulla da temere in questa storia e non capisco tutta questa eccitazione. È nel nostro interesse fare piena luce su questa vicenda. La Mercedes è conosciuta ovunque nel mondo dello sport per il suo fair play. Chi non ha fatto nulla di male non ha ragione di avere paura».
Intanto cominciano a chiarirsi, anche se di chiaro continua ad esserci ben poco, alcuni dettagli di questa storia. A Parigi dove da alcuni giorni stanno studiando l´incartamento (comprese le dodici pagine di dichiarazioni di Coughlan) sono ormai convinti che la maggior parte del materiale ritrovato in casa del tecnico sia stato consegnato da Stepney durante la famosa cena al ristorante di Barcellona l´undici maggio scorso.
Dagospia 17 Luglio 2007