DALL'ONDA ALLA BARAONDA, CHE 'TRASH-GEDIA' - PERCHÈ OPPORSI ALL'URTO DEL TRASH? IL TRASH È VELOCE, POCO RESISTENTE E, CONTRARIAMENTE ALLE IDEOLOGIE, SI MODIFICA MENTRE ACCADE. È INUTILE CHIEDERSI QUANDO PASSERÀ. FARE SURF PER NON FARCI TRAVOLGERE.
Raethia Corsini per Vanity Fair
La villa di Roberto D'Agostino ? scrittore, critico di costume, punto di riferimento del media village con il suo sito Dagospia, al settimo anno di attività ? sembra strappata a Miami. Nel bianco più assoluto, tra gadget, pezzi d'autore e stramberie pop, c'è quel punto di glicine e di azzurro che fa tanto Beach. E, invece, la spiaggia è quella di Sabaudia. E la «poltrona d'osservazione» è fatta di sacchi di iuta sdraiati: «Guardo la nostra Italia da anni Cinquanta: secchiello, paletta, ombrellone, picnic familiare con frittata. E tante rate da pagare. Un Paese sempre più povero che si ostina a far finta di essere ricco».
È l'Italia ossessionata dai divi.
«I divi veri non ci sono più. In compenso siamo tutti affetti da divismo. E tutti possono avere un veloce, democratico momento di celebrità: basta saper fare surf».
Una volta non si diceva stare a galla?
«È molto diverso. L'Italia post-ideologica ha un occhio di ammirazione per chi sa cavalcare l'onda della spazzatura. Per chi sa rigirare la frittata».
Stile Fabrizio Corona?
«Uno, sconosciuto ai più, che si fa la galera, esce e grida: "Ho vinto!". Non dice che ha fiducia nella giustizia. No, lui strepita e fa un disco. E la massa simpatizza. È diventato qualcuno? No, è fuggito dall'anonimato che è la vera iattura dei nostri giorni. Ha fatto surf, scansando la spazzatura della sua vita».
Idem Moggi?
«Quello ormai è archiviato. Ora c'è Gianpiero Fiorani con lo scoop che vorrebbe andare a Sanremo. Non ha un film, un libro o una bella voce come credenziali, ma un po' di galera sì. È il surfista del momento».
Ci sarà anche qualcuno che si fa notare senza il carcere.
«Certo! Lapo Elkann. Lui ha capito che opporsi agli eventi non serve. Così, dopo aver fatto cose lontane dalla rispettabilità borghese, ha superato il fango cavalcando l'onda e conquistato le più prestigiose copertine del mondo, Vanity Fair compresa. Il fratello John al confronto non ci ha raccontato nulla. Lapo è più contemporaneo».
Lo è anche il deputato Cosimo Mele con le sue scappatelle?
«Niente affatto. Lo sarebbe stato se avesse avuto il coraggio di confessare. Magari di dire: "Vado con due donne. E allora? Con mia moglie me la vedo io". Se avesse detto che era affascinato dal violare il tabù dei suoi principi, sarebbe diventato un idolo».
Ma lei è affascinato dal trash?
«Il trash è vincente, perché porta rapidamente alla notorietà. Tutti lo inseguono, si atteggiano a divi e rotolano nel cafonal. Come i giovani attori che non sono miti irraggiungibili, ma traggono la loro forza dal pubblico che si riconosce nei loro film. Anche in Tv, è la gente che ha creato i reality, non viceversa».
Finirà questa mareggiata?
«È un flusso tipico dei passaggi culturali. Il trash è veloce, poco resistente e, contrariamente alle ideologie, si modifica mentre accade. È inutile chiedersi quando passerà. Pensiamo a surfare per non farci travolgere».
Dagospia 21 Agosto 2007
La villa di Roberto D'Agostino ? scrittore, critico di costume, punto di riferimento del media village con il suo sito Dagospia, al settimo anno di attività ? sembra strappata a Miami. Nel bianco più assoluto, tra gadget, pezzi d'autore e stramberie pop, c'è quel punto di glicine e di azzurro che fa tanto Beach. E, invece, la spiaggia è quella di Sabaudia. E la «poltrona d'osservazione» è fatta di sacchi di iuta sdraiati: «Guardo la nostra Italia da anni Cinquanta: secchiello, paletta, ombrellone, picnic familiare con frittata. E tante rate da pagare. Un Paese sempre più povero che si ostina a far finta di essere ricco».
È l'Italia ossessionata dai divi.
«I divi veri non ci sono più. In compenso siamo tutti affetti da divismo. E tutti possono avere un veloce, democratico momento di celebrità: basta saper fare surf».
Una volta non si diceva stare a galla?
«È molto diverso. L'Italia post-ideologica ha un occhio di ammirazione per chi sa cavalcare l'onda della spazzatura. Per chi sa rigirare la frittata».
Stile Fabrizio Corona?
«Uno, sconosciuto ai più, che si fa la galera, esce e grida: "Ho vinto!". Non dice che ha fiducia nella giustizia. No, lui strepita e fa un disco. E la massa simpatizza. È diventato qualcuno? No, è fuggito dall'anonimato che è la vera iattura dei nostri giorni. Ha fatto surf, scansando la spazzatura della sua vita».
Idem Moggi?
«Quello ormai è archiviato. Ora c'è Gianpiero Fiorani con lo scoop che vorrebbe andare a Sanremo. Non ha un film, un libro o una bella voce come credenziali, ma un po' di galera sì. È il surfista del momento».
Ci sarà anche qualcuno che si fa notare senza il carcere.
«Certo! Lapo Elkann. Lui ha capito che opporsi agli eventi non serve. Così, dopo aver fatto cose lontane dalla rispettabilità borghese, ha superato il fango cavalcando l'onda e conquistato le più prestigiose copertine del mondo, Vanity Fair compresa. Il fratello John al confronto non ci ha raccontato nulla. Lapo è più contemporaneo».
Lo è anche il deputato Cosimo Mele con le sue scappatelle?
«Niente affatto. Lo sarebbe stato se avesse avuto il coraggio di confessare. Magari di dire: "Vado con due donne. E allora? Con mia moglie me la vedo io". Se avesse detto che era affascinato dal violare il tabù dei suoi principi, sarebbe diventato un idolo».
Ma lei è affascinato dal trash?
«Il trash è vincente, perché porta rapidamente alla notorietà. Tutti lo inseguono, si atteggiano a divi e rotolano nel cafonal. Come i giovani attori che non sono miti irraggiungibili, ma traggono la loro forza dal pubblico che si riconosce nei loro film. Anche in Tv, è la gente che ha creato i reality, non viceversa».
Finirà questa mareggiata?
«È un flusso tipico dei passaggi culturali. Il trash è veloce, poco resistente e, contrariamente alle ideologie, si modifica mentre accade. È inutile chiedersi quando passerà. Pensiamo a surfare per non farci travolgere».
Dagospia 21 Agosto 2007