PROTEZIONE INCIVILE - NEL GIORNO DEI ROGHI E DEI LUTTI, GLI UFFICI DELLA PROTEZIONE CIVILE DI PALERMO SONO VUOTI, NON C'È OMBRA DI DIRIGENTI, TECNICI E, COME LI CHIAMANO QUI, DI "DISASTER MANAGER": SETTE DIPENDENTI SU 10 SONO IN FERIE.

Felice Cavallaro per il Corriere della Sera


Nel giorno dei roghi e dei lutti, bussi agli uffici della Protezione civile, un intero edificio della Regione siciliana sulla circonvallazione di Palermo, e trovi corridoi vuoti, porte chiuse a chiave, saloni deserti. Non c'è l'ombra di dirigenti, tecnici e, come li chiamano qui, di «disaster manager». Ovvio pensare che siano tutti impegnati a spegnere fuochi, a coordinare soccorsi, arrampicati sulle colline in fiamme, su jeep staffetta di autobotti da smistare via radio. Ma un solitario funzionario rientrato dal mare allarga le braccia, prega di non scrivere il suo nome e rivela: «Quasi tutti in ferie».

Incredibile, ma vero. Fra le pieghe dei ritardi nel piano antiincendi e nell'affanno di una organizzazione che ha lasciato senza aiuti tanti sindaci siciliani brilla il paradosso di una circolare che ha obbligato a prendere le ferie più del settanta per cento dei 700 dipendenti della Protezione civile prima di Ferragosto. Una circolare datata 27 giugno, in coincidenza con la prima devastante ondata di caldo africano e di incendi dolosi.

Un mese dopo la Sicilia avvampava ancora, ma quelle tre righe redatte con accento burocratico obbligavano a usufruire del congedo ordinario di 19 giorni lavorativi e quattro festività. Il tutto indirizzato al «personale contrattualizzato ex legge n.61/98 (Italter-Sirap) 4 province Parchi-Fiori 2». Ermetica formulazione che sta per «precari». Quanto basta per scoprire che qui la Protezione civile è composta all'80 per cento proprio da precari. Tutti rimasti fino al 13 agosto col posto di lavoro a rischio. Perché i contratti, da vent'anni rinnovati di anno in anno, scadevano il 31 agosto. Prorogati in extremis dal governo Cuffaro fino a Natale. In attesa di una leggina per la stabilizzazione. Ma nel dubbio, il gran capo della Protezione, un ingegnere poco amato dai suoi dipendenti, Salvo Cocina, aveva già mandato tutti a casa a rotazione per più di tre settimane con una devastante concentrazione in questi giorni di fuoco.

Un modo per evitare, se davvero fossero stati messi alla porta, il pagamento delle ferie non godute. Conteggi da bilancio in deficit. Incapacità incrociate della politica siciliana e di un'amministrazione regionale che arriva con l'acqua alla gola a Ferragosto per lasciare in servizio un esercito già in ferie.



Adesso quella circolare viene sbandierata per chiedere la testa di chi l'ha firmata. E a puntare il dito per primo contro Cocina è un ex vigile del fuoco eletto all'Assemblea siciliana con i Ds, Pino Apprendi, deciso a invocarne la rimozione. Un provvedimento contestato anche da un mondo di precari spesso demotivati dall'incubo del mancato rinnovo dei contratti e, infine, dalla decisione del vertice burocratico di farne a meno. Come conferma lo stesso Cocina, per niente pentito, convinto che i «soldati» debbano rimanere a casa: «Quelli che abbiamo mandato in ferie non lavorano con l'anti incendio...». E ancora: «Ci servono volontari per spegnere i fuochi. Ne abbiamo fin troppi di dirigenti che coordinano».

Frasi che mandano in bestia i suoi uomini. Un tecnico ieri in spiaggia con i suoi due bambini: «Mente chi dice che non saremmo stati impiegati ». E un suo collega, a casa, incollato alla tv: «Ci usano perfino per i picchetti d'onore ai funerali. Come minimo, avremmo potuto correre a destra e manca avvertendo la gente, facendola allontanare dai disastri... ». Quasi tutti senza nome per la cronaca. «Sono vendicativi».
Tranne una donna, Sonia Alfano, proprio la figlia del giornalista ucciso dalla mafia nel 1993, dirigente non precaria, «laureata» dopo un corso della presidenza del consiglio come «disaster manager», tutti i titoli per coordinare i soccorsi, ma da due settimane in ferie forzate, a Capo d'Orlando. Cioè a due passi da Patti, dal rifugio dove sono morte tre persone.

Implacabile il j'accuse: «Non so se si potevano evitare i lutti, ma sicuramente si poteva fare di più. Lo sa bene l'ingegnere Cocina che mi trovo qui, anche con mio fratello, altro tecnico di una struttura mortificata dalla circolare che ha costretto alle ferie...». Accorato il racconto di questa icona dell'antimafia senza timori reverenziali: «È un disastro annunciato. La Sicilia diventò un rogo anche il 25 giugno. Il giorno in cui una mia cugina mi svegliò disperata da Sferracavallo, due passi da Palermo città, per dirmi che bruciava tutto. Sono corsa lì trovando l'inferno. Bisognava fare evacuare le case. Immediatamente. Chiamo il mio capo, Cocina, e mi dice di non prendermi la responsabilità, che è meglio aspettare i vigili del fuoco. E che ci facciamo noi della Protezione civile mentre l'isola va a fuoco? Dobbiamo continuare a occuparci solo di collaudi, gare d'appalto e megaprogetti carichi di soldi? Quel giorno ho costretto tanta gente a lasciare le case, credo di avere salvato qualcuno. Ma al ritorno in ufficio musi lunghi. E ho minacciato di mettermi in ferie. Risposta: "Vai pure". Ho presentato una domanda provocatoria chiedendo le ferie fino al 3 settembre. Subito accettate. Mentre firmavano pure la circolare suicida...».

Freme Sonia Alfano. Come i suoi colleghi che attraverso Enzo Abbinati, segreteria regionale della Cgil, si rivolgono a Guido Bertolaso, lapidario: «Ferie? Non si tratta di personale della Protezione civile nazionale ».


Dagospia 24 Agosto 2007