MA NON S'ERA DETTO CHE TRA I DUE FESTIVAL DI CINEMA ERA SCOPPIATA LA PACE? BALLE. ESATTAMENTE COME L'ANNO SCORSO, A CINQUE GIORNI DALL'ESORDIO DELLA 64ESIMA EDIZIONE DELLA MOSTRA DI VENEZIA LA FESTA DI ROMA S'È FATTA RUMOROSAMENTE VIVA (CON FORD COPPOLA).
Michele Anselmi per Il Riformista
"Aridànghete!", avrebbe commentato Nino Manfredi, fosse ancora vivo. Ma non s'era detto che tra i due festival di cinema, la Festa di Roma e la Mostra di Venezia, era scoppiata la pace? Che i due referenti politici, Goffredo Bettini e Davide Croff, avevano elaborato un tacito patto di non belligeranza per scongiurare le contumelie mediatiche dello scorso anno? Che bisognava "fare sistema", come ripete il ministro Rutelli, stretto tra il richiamo nostalgico di "Roma capoccia", le attenzioni istituzionali verso Venezia e il rispetto dovuto al neodirettore torinese Nanni Moretti?
Balle. Esattamente come l'anno scorso, a cinque giorni dall'esordio della 64esima edizione della Mostra (si parte mercoledì con "Atonement" di Joe Wright) la Festa s'è fatta rumorosamente viva con un torrenziale comunicato contenente "le prime anticipazioni della seconda edizione" e foto varie dei film già acquisiti. In realtà si sapeva quasi tutto, cioè che, tra le varie sezioni, ci saranno l'atteso "Youth without Youth" di Francis Ford Coppola tratto da un racconto di Mircea Eliade, "Elizabeth: the Golden Age" di Shekhar Kapur con Cate Blanchett, "Giorni e nuvole" di Silvio Soldini, "La terza madre" di Dario Argento, "Le deuxième souffle" ai Alain Corneau, "El Pasado" di Hector Babenco, "Niente è come sembra" di Franco Battiato, "Before the Devil knows You are Dead" di Sidney Lumet, eccetera.
La curiosità sta nel "timing". Difatti in molti si sono chiesti: perché ripetere, negli stessi modi, la "provocazione" del 2006? Così almeno fu vissuta, l'anno scorso, da Marco Müller, il quale, dopo aver ruminato la faccenda per due giorni, se ne uscì con una clamorosa intervista al Tg3. Qualcuno ricorderà. Parlò di scarti. "La Festa di Roma è fatta con i film respinti da Cannes e Venezia. Una scelta ideale per rifiutare l'acrimonia dei rifiutati". Ne scaturì un finimondo, con richieste di scuse e nuovi affondi, conferme e smentite. Per sdrammatizzare, Croff definì Müller un novello Zidane, insomma un fuoriclasse che dà qualche testata di troppo.
Alla fine, sia pure adottando formule più morbide, il direttore ribadì il concetto: "Magari si potevano trovare modi più urbani per dirlo, ma ho semplicemente detto la verità, senza offendere nessuno: Venezia è stata una prima scelta per produttori e distributori. Per quanto tempo si può stare a sorridere quando uno sente parlare di film scippati a Venezia?". Due mesi dopo, a conclusione della prima Festa romana, la querelle riprese quota, in modi imbizzarriti e un po'isterici, di nuovo ripartendo dal conteso "Dalia nera" di Brian De Palma.
A quanto pare il gentlemen's agreement tra i due festival, informale ma chiaro, non ha retto una seconda volta. Mentre i quotidiani preparano una sventagliata di inserti speciali in vista di Venezia, ecco che Roma rilancia fornendo titoli di film e liste di star. Con una frecciatina che non sembra casuale. Nel prossimo numero di "Ciak", il mensile di cinema diretto da Piera Detassis, uno dei direttori della kermesse romana, Coppola dichiara infatti: "Il mio film l'hanno chiesto tutti i festival, ma non l'ho dato a nessuno. Penso che siano tutti passé, superati. Servono solo a fare polemiche, non c'è vero interesse per i film, vittime sacrificali da dare in pasto ai critici. A Roma, invece, mi pare ci sia voglia di scegliere e proiettare i film per gli spettatori".
Insomma, Venezia guarda ai cinefili, noi al pubblico vero. In sovrappiù, una nota dell'infaticabile Veltroni spiega: "Già dalle prime opere che siamo in grado e abbiamo ritenuto opportuno annunciare, la Festa ha l'obiettivo di richiamare tanti spettatori e allo stesso tempo offrire una proposta di altissima qualità". S'intende "in un rapporto positivo con gli altri festival italiani a cui auguriamo il più grande successo".
Stavolta, però, Müller non s'è fatto trascinare dal suo carattere fumantino. Telefoni spenti, nessuna replica ufficiale, pare stia scrivendo un articolo impegnativo, chiuso in casa. Ma dai corridoi della Biennale filtrano ugualmente reazioni infastidite. Per la serie: "Il solito tocco di classe. Un gesto che si commenta da solo. Se l'obiettivo è darci fastidio, ne prediamo atto. Vorrà dire che risponderemo con i nostri film". A quando il prossimo round?
Dagospia 24 Agosto 2007
"Aridànghete!", avrebbe commentato Nino Manfredi, fosse ancora vivo. Ma non s'era detto che tra i due festival di cinema, la Festa di Roma e la Mostra di Venezia, era scoppiata la pace? Che i due referenti politici, Goffredo Bettini e Davide Croff, avevano elaborato un tacito patto di non belligeranza per scongiurare le contumelie mediatiche dello scorso anno? Che bisognava "fare sistema", come ripete il ministro Rutelli, stretto tra il richiamo nostalgico di "Roma capoccia", le attenzioni istituzionali verso Venezia e il rispetto dovuto al neodirettore torinese Nanni Moretti?
Balle. Esattamente come l'anno scorso, a cinque giorni dall'esordio della 64esima edizione della Mostra (si parte mercoledì con "Atonement" di Joe Wright) la Festa s'è fatta rumorosamente viva con un torrenziale comunicato contenente "le prime anticipazioni della seconda edizione" e foto varie dei film già acquisiti. In realtà si sapeva quasi tutto, cioè che, tra le varie sezioni, ci saranno l'atteso "Youth without Youth" di Francis Ford Coppola tratto da un racconto di Mircea Eliade, "Elizabeth: the Golden Age" di Shekhar Kapur con Cate Blanchett, "Giorni e nuvole" di Silvio Soldini, "La terza madre" di Dario Argento, "Le deuxième souffle" ai Alain Corneau, "El Pasado" di Hector Babenco, "Niente è come sembra" di Franco Battiato, "Before the Devil knows You are Dead" di Sidney Lumet, eccetera.
La curiosità sta nel "timing". Difatti in molti si sono chiesti: perché ripetere, negli stessi modi, la "provocazione" del 2006? Così almeno fu vissuta, l'anno scorso, da Marco Müller, il quale, dopo aver ruminato la faccenda per due giorni, se ne uscì con una clamorosa intervista al Tg3. Qualcuno ricorderà. Parlò di scarti. "La Festa di Roma è fatta con i film respinti da Cannes e Venezia. Una scelta ideale per rifiutare l'acrimonia dei rifiutati". Ne scaturì un finimondo, con richieste di scuse e nuovi affondi, conferme e smentite. Per sdrammatizzare, Croff definì Müller un novello Zidane, insomma un fuoriclasse che dà qualche testata di troppo.
Alla fine, sia pure adottando formule più morbide, il direttore ribadì il concetto: "Magari si potevano trovare modi più urbani per dirlo, ma ho semplicemente detto la verità, senza offendere nessuno: Venezia è stata una prima scelta per produttori e distributori. Per quanto tempo si può stare a sorridere quando uno sente parlare di film scippati a Venezia?". Due mesi dopo, a conclusione della prima Festa romana, la querelle riprese quota, in modi imbizzarriti e un po'isterici, di nuovo ripartendo dal conteso "Dalia nera" di Brian De Palma.
A quanto pare il gentlemen's agreement tra i due festival, informale ma chiaro, non ha retto una seconda volta. Mentre i quotidiani preparano una sventagliata di inserti speciali in vista di Venezia, ecco che Roma rilancia fornendo titoli di film e liste di star. Con una frecciatina che non sembra casuale. Nel prossimo numero di "Ciak", il mensile di cinema diretto da Piera Detassis, uno dei direttori della kermesse romana, Coppola dichiara infatti: "Il mio film l'hanno chiesto tutti i festival, ma non l'ho dato a nessuno. Penso che siano tutti passé, superati. Servono solo a fare polemiche, non c'è vero interesse per i film, vittime sacrificali da dare in pasto ai critici. A Roma, invece, mi pare ci sia voglia di scegliere e proiettare i film per gli spettatori".
Insomma, Venezia guarda ai cinefili, noi al pubblico vero. In sovrappiù, una nota dell'infaticabile Veltroni spiega: "Già dalle prime opere che siamo in grado e abbiamo ritenuto opportuno annunciare, la Festa ha l'obiettivo di richiamare tanti spettatori e allo stesso tempo offrire una proposta di altissima qualità". S'intende "in un rapporto positivo con gli altri festival italiani a cui auguriamo il più grande successo".
Stavolta, però, Müller non s'è fatto trascinare dal suo carattere fumantino. Telefoni spenti, nessuna replica ufficiale, pare stia scrivendo un articolo impegnativo, chiuso in casa. Ma dai corridoi della Biennale filtrano ugualmente reazioni infastidite. Per la serie: "Il solito tocco di classe. Un gesto che si commenta da solo. Se l'obiettivo è darci fastidio, ne prediamo atto. Vorrà dire che risponderemo con i nostri film". A quando il prossimo round?
Dagospia 24 Agosto 2007