CAMPIELLO ALLA FRUTTA, ANZI AL FRUTTERO - IL GRANDE SCRITTORE DIVERTITO E IRONICO DOPO LA SCONFITTA: "MI HANNO DECAPITATO. MICA MALE, NO?"- L'INTERMINABILE APPLAUSO DEL PUBBLICO CONTRO LA "DEMOCRAZIA" DEL VOTO POPOLARE - (MA L'AVETE LA AGUS IN TIVU?).

Mario Baudino per "La Stampa"


Il pubblico della Fenice gli ha tributato, sabato sera, un'interminabile standing ovation, non per il suo ultimo posto deciso dai 300 lettori «popolari» che votano il Super-Campiello, o almeno non solo, ma per quel che rappresenta nella letteratura italiana, insomma nella nostra vita. Carlo Fruttero si sarà anche commosso, però non è che si sia scomposto. Con la sua laica, ilare malinconia di anziano signore che cerca anche di divertirsi, ha dormito benissimo e, ieri mattina, ha fatto sapere che del quinto posto al premio veneziano è piuttosto contento.

«Ho assistito in piccolo alla Rivoluzione francese - ci dice nella lussuosa hall dell'albergo Monaco -. Il popolo ha assalito la Bastiglia, abbattendo un romanzo Ancien Régime come il mio. Donne informate sui fatti è un libro da XVIII secolo, parte da Diderot, arriva a Laclos e alla sue Relazioni pericolose. Il popolo, giustamente, mi ha tagliato la testa».

O forse l'ha solo capovolta: come osservava un autorevole membro della giuria tecnica, quella che seleziona la cinquina offerta poi al giudizio dei votanti-lettori, bastava rovesciare la classifica e veniva fuori un ordine d'arrivo che a molti non sarebbe dispiaciuto: primo Fruttero, secondo Alessandro Zaccuri con Il signor figlio, e via via gli altri.

Ma i premi letterari sono premi letterari, appunto, e il Campiello è il più imprevedibile. Dunque, si accetta il verdetto con fair play. Anzi, tanto per esagerare, Carlo Fruttero lo accetta facendosi in due, sdoppiandosi nello sconfitto e nel vincitore. Entrambi indossano ancora le scarpe gialle che hanno suscitato l'interesse di Bruno Vespa, nella cerimonia trasmessa per televisione a tarda ora. Entrambi sorseggiano una spremuta. Ribadiscono i concetti guida della vigilia. Primo Fruttero (vincitore): «Dedico questa vittoria alla mamma». Secondo Fruttero (perdente, non corrucciato anzi divertito): «Celebro una grande vittoria della democrazia. Dal tempo delle Olimpiadi greche, il verdetto del popolo è sacro».



Poi in coro, benevoli: «Domande?». Sì, maestri, ce ne sarebbe una: ci tenevate a questo premio? «Non te lo possiamo dire». Perché rappresenta qualcosa di molto intimo? «E se fosse niente?». Niente è qualcosa di smisurato... «Infatti siamo legatissimi agli industriali veneti, anzi fedeli clienti: i tortellini Rana, i bruciatori Riello». I due Frutteri fanno gli spiritosi, ma alla fine quello che ha vinto ammette: sì, il Campiello gli fa piacere perché lui considera il suo romanzo qualcosa di reale, alla maniera dei romanzi dove proprio nella finzione c'è questo tentativo eroico di arrivare alla realtà, dove una mela non è del tutto una mela ma è invece proprio una mela. Nel mondo del virtuale dilagante, il premio è un segnale. Un motivo di conforto. Per uno strano effetto di stereofonia, si passa ai ricordi del passato, ad altri premi ottenuti durante il lungo sodalizio con Franco Lucentini.

«Per esempio una castagna d'oro, una volta, nel Monferrato. La sindachessa che me la consegnò mi definì "una grande quercia", e la cosa mi fece piacere. Poi distribuì altre castagne, e quando toccò a un signore che aveva ottenuto successi, forse, se ben ricordo, nell'allevamento dei bovini, venne anche lui definito una grande quercia. Ne fui molto ingelosito. Qui almeno non ci state due querce».

Dev'essere il Fruttero vincitore quello che ha parlato; l'altro, pensoso, si è infatti momentaneamente eclissato verso le Olimpiadi antiche, passando per le rovine della Bastiglia. Il superstite stringe comunque in mano la bella conca in vetro di Murano, ottenuta per la cinquina. «La metterò subito in casa, a Castiglione della Pescaia o a Passerano, e la riempirò di ortensie, forse, o forse di frutta finta».

A proposito, come ha trovato gli altri libri in lizza? Il vincitore ora tace. Il Fruttero sconfitto, invece, riemerge dallo stadio di Olimpia, nero ma solo per la fuliggine degli incendi, per ammettere - in nome del fair play sportivo - che non li ha voluti leggere, onde evitare di sentirsi condizionato e di dover fare pronostici, magari a proprio danno. Saggia decisione, maestri. Ma ciò significa che il Campiello vi ha divertiti entrambi?

«Non siamo giocatori, per indole. Però qui ci siamo divertiti un mondo: Ca' Rezzonico, la Fenice... sono cose belle. Come ambiente è sicuramente meglio della periferia di Foggia». E come premio? Silenzio. Il vincitore sembra voler dire qualcosa, poi ci ripensa. Lo sconfitto ammette che sì, una volta c'erano incomprensioni con le giurie «letterarie», ma ora anche il popolo ha detto no, e quindi... «Insomma, mi hanno tagliato la testa. Mica male, no? Donne informate sui fatti è un libro non-popolare». Che ha avuto tanti lettori, ha venduto molto, ma forse è refrattario ai premi. O forse ci siamo sbagliati, e nel gioco degli specchi ci è sfuggito il fatto che invece ha vinto.


Dagospia 03 Settembre 2007