A GARLASCO NON CI CASCO - TROVATO IL MOVENTE DELL'ASSASSINIO DI CHIARA? UN VIDEO RIVELEBBE L'ESISTENZA DEI PROBLEMI "PRIVATI" TRA I DUE RAGAZZI: LA LORO RELAZIONE SAREBBE STATA QUASI PLATONICA. E DOPO 4 ANNI DI 'TEATRINO DI COPPIA" LEI LO VOLEVA LASCIARE

Claudio Bressani La Stampa

Nel computer portatile che Alberto ha consegnato agli inquirenti due giorni dopo il delitto c'è molto più della prova del suo alibi, come sostiene lui, o della dimostrazione che ha mentito, come risulta invece ai carabinieri. Setacciandolo stanno emergendo gli elementi attorno ai quali può essere delineato un possibile, ipotetico movente. La prova che il suo rapporto con Chiara forse non era così idilliaco come è stato dipinto da tutti i testimoni sentiti a verbale, che hanno parlato di una «coppia perfetta», di due fidanzati che andavano d'amore e d'accordo, mai un litigio, neppure il più piccolo screzio.

I CONTROLLI
Gli inquirenti infatti non hanno controllato solo il file della tesi, alla quale Alberto dice di aver lavorato per tutta la mattinata del 13 agosto, mentre risulta dai controlli prelimimari che il portatile quel giorno sarebbe stato acceso poco dopo le 9,30 per essere spento dopo appena tre minuti. In cerca di spunti per le indagini sono andati, com'è ovvio, a dare un'occhiata all'intero contenuto del disco rigido, dalle immagini scaricate dalla rete ed archiviate all'elenco dei siti internet visitati nei giorni e nelle settimane precedenti, di cui viene conservata traccia in memoria.

Ci sarebbero anche alcune «chat», reti di discussione a tema, che Alberto frequentava, scambiando messaggi con altri partecipanti. Soprattutto gli inquirenti si sono imbattuti in alcuni filmati «amatoriali», sembra tre, registrati con una webcam, con protagonisti proprio i due fidanzati. Niente di scandaloso, assicura chi li ha visti, solo che da quelle immagini emergerebbe che tra Alberto e Chiara c'erano «problemi di coppia» piuttosto seri, che in altre parole la loro relazione sarebbe stata quasi platonica. Una verità «segreta», che i due ragazzi non avevano confidato a nessuno. E un motivo per il quale la ragazza potrebbe aver deciso di interrompere dopo quasi quattro anni il fidanzamento, scatenando in lui una reazione violenta e imprevedibile.



Sono solo ipotesi, naturalmente, sulle quali gli inquirenti stanno ragionando per mettere a fuoco un possibile movente da contestare a quello che, dopo 27 giorni, resta l'unico indagato. Perché, quand'anche fossero scoperte quelle prove «biologiche» che gli specialisti del Ris stanno cercando e che finora non sono emerse, bisognerà pur trovare una ragione: non si uccide per niente.

I RIS
Ieri, intanto, si sono appresi gli esiti di altri esami già conclusi nei giorni scorsi nei laboratori di Parma. Nulla che faccia fare un passo avanti all'inchiesta, a cominciare da quella borsa di indumenti macchiati di rosso trovata da un agricoltore. L'ipotesi che si trattasse dei vestiti di cui si era liberato l'assassino era parsa improbabile già dopo i primi accertamenti, e infatti gli abiti sono macchiati di vernice. Non ha riservato sorprese nemmeno l'analisi dei cartoni delle pizze da asporto consumate la sera precedente l'assassinio da Alberto e Chiara: il Dna corrisponde proprio ai due fidanzati. Non c'erano terze persone in casa, almeno a cena. Infine c'è quel fazzoletto sporco di sangue trovato sul comodino di Alberto durante la perquisizione della sua casa. Anche qui, tutto come previsto: il sangue è di Alberto, che soffre di epistassi, cioé di perdite dal naso. Ieri i carabinieri sono tornati a villa Poggi per accertamenti sul sistema d'allarme.

Lo specialista nominato dalla Procura, affiancato da un collega indicato dalla difesa di Alberto, ha proceduto all'acquisizione dei dati memorizzati. La loro analisi servirà a capire a che ora Chiara ha staccato l'antifurto e anche a confermare che quella misteriosa telefonata di 12 secondi alle 13,27 sia davvero dovuta ad un'interferenza dell'allarme.



Dagospia 09 Settembre 2007