CATASTROFE CATASTO - TRA DECRETI, RICORSI E INTERROGAZIONI PARLAMENTARI, LA VICENDA DEGLI IMMOBILI "DI PREGIO" VENDUTI DAI COMUNI È UN CAOS - E COSÌ, PER ESEMPIO, DE MITA SI RIFIUTA DI PAGARE IL PREZZO FISSATO PER IL SUO ATTICO AL RIONE TREVI.
Giampiero Di Santo e Claudia Morelli per "Italia Oggi"
Pieno centro a Roma, tra via del Tritone e piazza di Trevi. In via dell'Arcione abita Ciriaco De Mita. Un immobile che faceva capo all'Inpdap e che ora è in messo in vendita con l'operazione Scip. Sarebbe «di pregio» per ogni comune mortale, ma non per l'uomo di Nusco, che si è sempre rifiutato di pagare il prezzo al quale l'immobile è stato messo in vendita. E ora ci dovranno pensare i giudici. Eh sì, perché si fa presto a dire pregio. Ma per capire quali immobili siano realmente tali si è messa di mezzo anche la magistratura.
E tra decreti, ricorsi e contro ricorsi, interrogazioni parlamentari su questo o quello stabile e risposte del governo in carica, accuse reciproche e denunce della corte dei conti, la faccenda si è ingarbugliata a tal punto che, alla fine, gli immobili di pregio sono ancora lì, molti invenduti. In tutto sono 3 mila, dislocati in 80 comuni. Alla fine del 2006 erano stati alienati 638 immobili per un controvalore di circa 162 milioni di euro. Ma restano da alienare 2186 unità, per un controvalore di circa 550 milioni di euro. Una somma che darebbe ossigeno all'operazione di cartolarizzazione degli immobili degli enti pubblici.
Nel caos normativo-giurisprudenziale qualcuno ci ha rimesso ma qualcuno ci avrà anche guadagnato visto che i comuni, anche se per favorire le fasce più deboli della popolazione, spesso hanno cambiato i confini del loro centro storico per escludere gli immobili considerati di pregio dall'amministrazione centrale, favorendone l'acquisto senza sconto. Dall'altra parte, però, c'è stato anche il fenomeno opposto: qualcuno ha lucrato con gli immobili non considerati di pregio collocati in zone prestigiosissime delle città interessate (si pensi ai Parioli a Roma).
Così, ha avuto gioco la Corte dei conti a sgolarsi chiedendo più trasparenza nella operazione di cartolarizzazione. Tutto ruota al prezzo dei cespiti: se di pregio non possono contare sullo sconto del 30%. Il ministero del tesoro, parlando della revisione del perimetro catastale nella relazione, ne parla come di un fenomeno «non isolato». Contattato si guarda bene dal diffondere nomi e dati. Ma quasi tutti i grandi centri sono incorsi nella tentazione pressati, è vero, dai consorzi degli inquilini che lamentavo trattamenti discriminatori. Roma, Bologna, Firenze, Genova: tutti a riscrivere le mappe catastali.
La questione, come ha più volte denunciato l'attuale presidente della commissione finanze del senato Giorgio Benvenuto, starebbe nella formulazione della legge di tremontiana memoria. Il dl 351/2001, modificando in parte i parametri precedenti, ha imposto la classificazione «di pregio» all'immobile sulla base della ubicazione (zona centrale) e non sulla base delle sue condizioni effettive.
La legislazione precedente, invece, considerava di pregio gli immobili il cui valore di mercato superasse, per metro quadrato, il 70% del valore medio di mercato degli immobili a uso residenziale che si trovano nello stesso territorio di riferimento. Secondo Benvenuto a questo sistema si dovrebbe tornare e per questo ha presentato una proposta di legge.
Come se non bastasse gli immobili di pregio sono stati tenuti fuori dalla regola secondo la quale il prezzo del bene è fissato sul valore del bene alla data della manifestazione di volontà dei acquisto dei conduttori. Anche per Gualtiero Tamburini, presidente di Assoimmobiliare e per sei anni del soppresso Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, se per la definizione di immobili di pregio si fosse fatto riferimento ai valori di mercato, oggi non si parlerebbe di svendopoli o di mutuopoli. «Bisogna però precisare che le pressioni esercitate sui sindaci perché ciò avvenisse sono state fortissime. C'è stata una pressione lobbistica fortissima e trasversale di tutti gli schieramenti politici».
Tamburini ricorda di avere sempre sostenuto che separare gli immobili di pregio da quelli non di pregio per decreto è stato un errore tecnico. Maria Teresa Armosino ha seguito le operazioni come sottosegretario all'economia del governo Berlusconi e obietta: «noi abbiamo tenuto duro contro i ricorsi per non pagare gli immobili secondo il pregio. E in qualche caso l'abbiamo spuntata». Qualche ricorso eccellente, però, è ancora pendente. Per esempio quello di Ciriaco De Mita.
Dagospia 10 Settembre 2007
Pieno centro a Roma, tra via del Tritone e piazza di Trevi. In via dell'Arcione abita Ciriaco De Mita. Un immobile che faceva capo all'Inpdap e che ora è in messo in vendita con l'operazione Scip. Sarebbe «di pregio» per ogni comune mortale, ma non per l'uomo di Nusco, che si è sempre rifiutato di pagare il prezzo al quale l'immobile è stato messo in vendita. E ora ci dovranno pensare i giudici. Eh sì, perché si fa presto a dire pregio. Ma per capire quali immobili siano realmente tali si è messa di mezzo anche la magistratura.
E tra decreti, ricorsi e contro ricorsi, interrogazioni parlamentari su questo o quello stabile e risposte del governo in carica, accuse reciproche e denunce della corte dei conti, la faccenda si è ingarbugliata a tal punto che, alla fine, gli immobili di pregio sono ancora lì, molti invenduti. In tutto sono 3 mila, dislocati in 80 comuni. Alla fine del 2006 erano stati alienati 638 immobili per un controvalore di circa 162 milioni di euro. Ma restano da alienare 2186 unità, per un controvalore di circa 550 milioni di euro. Una somma che darebbe ossigeno all'operazione di cartolarizzazione degli immobili degli enti pubblici.
Nel caos normativo-giurisprudenziale qualcuno ci ha rimesso ma qualcuno ci avrà anche guadagnato visto che i comuni, anche se per favorire le fasce più deboli della popolazione, spesso hanno cambiato i confini del loro centro storico per escludere gli immobili considerati di pregio dall'amministrazione centrale, favorendone l'acquisto senza sconto. Dall'altra parte, però, c'è stato anche il fenomeno opposto: qualcuno ha lucrato con gli immobili non considerati di pregio collocati in zone prestigiosissime delle città interessate (si pensi ai Parioli a Roma).
Così, ha avuto gioco la Corte dei conti a sgolarsi chiedendo più trasparenza nella operazione di cartolarizzazione. Tutto ruota al prezzo dei cespiti: se di pregio non possono contare sullo sconto del 30%. Il ministero del tesoro, parlando della revisione del perimetro catastale nella relazione, ne parla come di un fenomeno «non isolato». Contattato si guarda bene dal diffondere nomi e dati. Ma quasi tutti i grandi centri sono incorsi nella tentazione pressati, è vero, dai consorzi degli inquilini che lamentavo trattamenti discriminatori. Roma, Bologna, Firenze, Genova: tutti a riscrivere le mappe catastali.
La questione, come ha più volte denunciato l'attuale presidente della commissione finanze del senato Giorgio Benvenuto, starebbe nella formulazione della legge di tremontiana memoria. Il dl 351/2001, modificando in parte i parametri precedenti, ha imposto la classificazione «di pregio» all'immobile sulla base della ubicazione (zona centrale) e non sulla base delle sue condizioni effettive.
La legislazione precedente, invece, considerava di pregio gli immobili il cui valore di mercato superasse, per metro quadrato, il 70% del valore medio di mercato degli immobili a uso residenziale che si trovano nello stesso territorio di riferimento. Secondo Benvenuto a questo sistema si dovrebbe tornare e per questo ha presentato una proposta di legge.
Come se non bastasse gli immobili di pregio sono stati tenuti fuori dalla regola secondo la quale il prezzo del bene è fissato sul valore del bene alla data della manifestazione di volontà dei acquisto dei conduttori. Anche per Gualtiero Tamburini, presidente di Assoimmobiliare e per sei anni del soppresso Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, se per la definizione di immobili di pregio si fosse fatto riferimento ai valori di mercato, oggi non si parlerebbe di svendopoli o di mutuopoli. «Bisogna però precisare che le pressioni esercitate sui sindaci perché ciò avvenisse sono state fortissime. C'è stata una pressione lobbistica fortissima e trasversale di tutti gli schieramenti politici».
Tamburini ricorda di avere sempre sostenuto che separare gli immobili di pregio da quelli non di pregio per decreto è stato un errore tecnico. Maria Teresa Armosino ha seguito le operazioni come sottosegretario all'economia del governo Berlusconi e obietta: «noi abbiamo tenuto duro contro i ricorsi per non pagare gli immobili secondo il pregio. E in qualche caso l'abbiamo spuntata». Qualche ricorso eccellente, però, è ancora pendente. Per esempio quello di Ciriaco De Mita.
Dagospia 10 Settembre 2007