SI SCRIVE GALLI DELLA LOGGIA, SI LEGGE PAOLO MIELI
Prendete il Circolo Paolo Mieli, accarezzatelo, diventerà vizioso. L'ex direttore del Corriere della Sera, ora direttore editoriale Rcs, non si riconosce nella propria identità. E' un tipino multiplex, come Zelig. Nel corso del tempo, Mieli si trasforma in "Mielig" scimmiando irresistibilmente le varie identità che si sono succedute al potere.
Nell'era della contestazione extraparlamentare, abbiamo il Mielig di Potere Operaio. Prorompe il socialismo yé-yé di Claudio Martelli e Mielig scopre il garofano.
E' quindi rampante craxiano quando Craxi dà il benestare per la direzione della "Stampa" (Agnelli titubava). Va a dirigere il "Corriere della Sera" (sempre accompagnato dal fido Galli Della Loggia), dopodiché deflagra Tangentopoli e il socialista Mielig - grande frequentatore di Hammamet - si scopre di amare alla follia il Pool di Milano, famiglia Borrelli compresa.
Nel '94 fa maxi-scoop annunciando l'avviso di garanzia a Berlusconi presidente del Consiglio; ma è uno scoop di cui oggi si è pentito. Diventa direttore editoriale Rcs, quindi uomo di riferimento di Romiti per il Corrierone diretto da De Bortoli. Quando Cesarone lascia Torino e si accocola a Milano, gestendo senza intermediari l'Rcs, Mielig resta in surplace. Per poco: gestisce per Romiti l'operazione "Liberal" con Ferdinando "Manoval" Adornato, fallita clamorosamente.
Da paladino del Pool passa al Pied-de-Pool: Mielig salda un'alleanza al titanio con Giuliano Ferrara, operando così il sogno politico di Aldo Moro (le convergenze parallele). E allora vai: se Mielig desidera seminare zizzania nell'orticello di Ferruccio De Bortoli aprendo la gabbietta parigina del suo Merlo preferito, Giuliano Ferrara che fa? Fa scrivere ad Andrea Marcenaro - per la serie "Amici & Complici" - un ritratto di Mieli e Merlo, pepato di allusioni fin troppo scoperte a una candidatura di Francesco Merlo alla poltrona di De Bortoli, che va subito in bambola con Romiti.
Per saperne di più, vale la pena leggere il mensile "Prima Comunicazione".
A pagina 51, vengono snocciolati i retroscena dell'articolo "Amici & Complici": "Mieli-mielone, più simile a un bonzo che a una statua greca, dall'assolata Creta ride di gusto, commentando l'articolo con Pigi battista, e gli confida via cellulare: "Sarà l'autunno di molti che si credono patriarchi"".
Oggi Mielig non fa in tempo a entrare nel consiglio di amministrazione di Rai-Sat (perché l'Rcs ha una quota societaria) che viene annunciata una sua trasmissione di storia su Rai-tre.
Curioso: perché i giornalisti Rcs devono sottostare all'esclusiva e non possono partecipare ai programmi tivù. Doppia curiosità: è dipendente Rcs ma scrive lenzuolate di storia su "La Stampa". Terza curiosità: ieri sera, sul Tg-Gad, gran show di sette minuti di Galli Della Loggia-Mieli contro l'anti-clericalismo pannelliano, che avrà fatto felice l'oratorio cielle del vice Fontolan.
Quarta e ultima curiosità: sarà Mielig a prendere il posto di Roberto Zaccaria, presidente Rai, una volta che Berlusconi avrà raggiunto palazzo Chigi?
Ma la genialità del mielismo è appunto la capacità di assumere ogni volta sembianze, modi, anche professione simili a quelli dell'interlocutore del momento.
Come Zelig, Mielig è socialista in mezzo ai socialisti, un comunista in mezzo ai comunisti, un berlusconiano in mezzo ai berlusconiani, agnelloide davanti ad Agnelli, pettegolo tra i pettegoli.
Un cameleontismo che genera tanti "nom-de-plume": una volta scrive firmandosi Francesco Merlo - e allora attacca il romanesco di Rutelli; ma della nobile lingua bossiana nulla si è letto -, a volte invece preferisce Ernesto Galli Della Loggia.
Martedì 19 ha scelto l'anagrafe del suo amato professore universitario per sbolognare sul "Corriere" il più forsennato fondo al sapore di Polo e contemporaneamente il più vescicante affondo contro Rutelli. Scrive Galli Della Loggia, alias Paolo Mieli: "Di certo Berlusconi non è stato scelto in base ad alcuna ricerca di mercato, non è mai stato il candidato dei sondaggi: se ne è servito e se ne serve a man bassa, ma non deve ad essi il suo rango di leader e di candidato del centrodestra".
Quindi, rullo di tamburi, guida rossa, fiato ai tromboni: perché adesso assistiamo a una vera e propria "standing-ovulation" berluscoide da far rizzare il pelo dell'invidia a Emilio Fede: "Egli (Berlusconi, ndr) è tale in forza delle sue doti personali di imprenditore di successo e del fatto che su tale base nel 1994 seppe compiere il gesto eminentemente (e coraggiosamente) politico di scommettere in prima persona sull'esistenza di un esercito di cui in quel momento ignorava l'esistenza".
Quindi Mielig Della Loggia tira l'affondo: "Se quanto di ciò che ho appena detto possa dirsi anche dell'attuale sindaco di Roma, lascio giudicare a chi
La Loggia di Mielig, forse ancora incazzato per la querela di vari miliardi sparata da Rutelli in occasione di un articolo contro una olimpionica Roma 2004, prosegue in tal guisa: "Solo in Italia, persone socialmente insospettabili si abbeverano ai (vendutissimi) settimanali dedicati ai "personaggi" in vista, e ne riecheggiano i pettegolezzi talché viene da credere che solo in Italia termini come "vip" e "gossip" siano di così largo e universale impiego... ".
Quindi, botta di grancassa e gran finale: "Non mi stupirei affatto se domani si dovesse scoprire che il sindaco Rutelli è così davanti a tutti i sondaggi anche perché da anni, specie in estate, è ospite fisso con la sua famiglia dei giornali di cui sopra".
Intanto, va gentimente ricordato al professore di avvisare la consorte Lucetta Scaraffia di smettere di scrivere sui "settimani dedicati ai "personaggi" in vista" - vedi l'ultima pagina di "Io Donna". Secondo: ma la linea del "Corriere della Sera", chi la fa? Il direttore Ferruccio De Bortoli o il direttore editoriale Paolo Mielig?
(Copyright Dagospia.com 20-09-2000)
Nell'era della contestazione extraparlamentare, abbiamo il Mielig di Potere Operaio. Prorompe il socialismo yé-yé di Claudio Martelli e Mielig scopre il garofano.
E' quindi rampante craxiano quando Craxi dà il benestare per la direzione della "Stampa" (Agnelli titubava). Va a dirigere il "Corriere della Sera" (sempre accompagnato dal fido Galli Della Loggia), dopodiché deflagra Tangentopoli e il socialista Mielig - grande frequentatore di Hammamet - si scopre di amare alla follia il Pool di Milano, famiglia Borrelli compresa.
Nel '94 fa maxi-scoop annunciando l'avviso di garanzia a Berlusconi presidente del Consiglio; ma è uno scoop di cui oggi si è pentito. Diventa direttore editoriale Rcs, quindi uomo di riferimento di Romiti per il Corrierone diretto da De Bortoli. Quando Cesarone lascia Torino e si accocola a Milano, gestendo senza intermediari l'Rcs, Mielig resta in surplace. Per poco: gestisce per Romiti l'operazione "Liberal" con Ferdinando "Manoval" Adornato, fallita clamorosamente.
Da paladino del Pool passa al Pied-de-Pool: Mielig salda un'alleanza al titanio con Giuliano Ferrara, operando così il sogno politico di Aldo Moro (le convergenze parallele). E allora vai: se Mielig desidera seminare zizzania nell'orticello di Ferruccio De Bortoli aprendo la gabbietta parigina del suo Merlo preferito, Giuliano Ferrara che fa? Fa scrivere ad Andrea Marcenaro - per la serie "Amici & Complici" - un ritratto di Mieli e Merlo, pepato di allusioni fin troppo scoperte a una candidatura di Francesco Merlo alla poltrona di De Bortoli, che va subito in bambola con Romiti.
Per saperne di più, vale la pena leggere il mensile "Prima Comunicazione".
A pagina 51, vengono snocciolati i retroscena dell'articolo "Amici & Complici": "Mieli-mielone, più simile a un bonzo che a una statua greca, dall'assolata Creta ride di gusto, commentando l'articolo con Pigi battista, e gli confida via cellulare: "Sarà l'autunno di molti che si credono patriarchi"".
Oggi Mielig non fa in tempo a entrare nel consiglio di amministrazione di Rai-Sat (perché l'Rcs ha una quota societaria) che viene annunciata una sua trasmissione di storia su Rai-tre.
Curioso: perché i giornalisti Rcs devono sottostare all'esclusiva e non possono partecipare ai programmi tivù. Doppia curiosità: è dipendente Rcs ma scrive lenzuolate di storia su "La Stampa". Terza curiosità: ieri sera, sul Tg-Gad, gran show di sette minuti di Galli Della Loggia-Mieli contro l'anti-clericalismo pannelliano, che avrà fatto felice l'oratorio cielle del vice Fontolan.
Quarta e ultima curiosità: sarà Mielig a prendere il posto di Roberto Zaccaria, presidente Rai, una volta che Berlusconi avrà raggiunto palazzo Chigi?
Ma la genialità del mielismo è appunto la capacità di assumere ogni volta sembianze, modi, anche professione simili a quelli dell'interlocutore del momento.
Come Zelig, Mielig è socialista in mezzo ai socialisti, un comunista in mezzo ai comunisti, un berlusconiano in mezzo ai berlusconiani, agnelloide davanti ad Agnelli, pettegolo tra i pettegoli.
Un cameleontismo che genera tanti "nom-de-plume": una volta scrive firmandosi Francesco Merlo - e allora attacca il romanesco di Rutelli; ma della nobile lingua bossiana nulla si è letto -, a volte invece preferisce Ernesto Galli Della Loggia.
Martedì 19 ha scelto l'anagrafe del suo amato professore universitario per sbolognare sul "Corriere" il più forsennato fondo al sapore di Polo e contemporaneamente il più vescicante affondo contro Rutelli. Scrive Galli Della Loggia, alias Paolo Mieli: "Di certo Berlusconi non è stato scelto in base ad alcuna ricerca di mercato, non è mai stato il candidato dei sondaggi: se ne è servito e se ne serve a man bassa, ma non deve ad essi il suo rango di leader e di candidato del centrodestra".
Quindi, rullo di tamburi, guida rossa, fiato ai tromboni: perché adesso assistiamo a una vera e propria "standing-ovulation" berluscoide da far rizzare il pelo dell'invidia a Emilio Fede: "Egli (Berlusconi, ndr) è tale in forza delle sue doti personali di imprenditore di successo e del fatto che su tale base nel 1994 seppe compiere il gesto eminentemente (e coraggiosamente) politico di scommettere in prima persona sull'esistenza di un esercito di cui in quel momento ignorava l'esistenza".
Quindi Mielig Della Loggia tira l'affondo: "Se quanto di ciò che ho appena detto possa dirsi anche dell'attuale sindaco di Roma, lascio giudicare a chi
La Loggia di Mielig, forse ancora incazzato per la querela di vari miliardi sparata da Rutelli in occasione di un articolo contro una olimpionica Roma 2004, prosegue in tal guisa: "Solo in Italia, persone socialmente insospettabili si abbeverano ai (vendutissimi) settimanali dedicati ai "personaggi" in vista, e ne riecheggiano i pettegolezzi talché viene da credere che solo in Italia termini come "vip" e "gossip" siano di così largo e universale impiego... ".
Quindi, botta di grancassa e gran finale: "Non mi stupirei affatto se domani si dovesse scoprire che il sindaco Rutelli è così davanti a tutti i sondaggi anche perché da anni, specie in estate, è ospite fisso con la sua famiglia dei giornali di cui sopra".
Intanto, va gentimente ricordato al professore di avvisare la consorte Lucetta Scaraffia di smettere di scrivere sui "settimani dedicati ai "personaggi" in vista" - vedi l'ultima pagina di "Io Donna". Secondo: ma la linea del "Corriere della Sera", chi la fa? Il direttore Ferruccio De Bortoli o il direttore editoriale Paolo Mielig?
(Copyright Dagospia.com 20-09-2000)