DOPO MAGNOLIA, DE AGOSTINI VUOLE LA TAODUE DI VALSECCHI E MEDIASET TREMA
PELLICIOLI SI PREPARA AD AVERE UNA RETE TELEVISIVA. POTREBBE ESSERE LA PRIMA
PIER SILVIO B. AVEVA APPENA STOPPATO LA DE AGOSTINI NELLA CORSA ALL'ENDEMOL

Paolo Martini per "La Stampa"


Per ora, come previsto dai più, la stagione televisiva sembra triste e inutile, peggio della vecchiaia secondo il nuovo strepitoso saggio-romanzo di Massimo Fini, Ragazzo. Per fortuna non mancano i «boatos». Molti si chiedono, per esempio, quale sarà la prossima mossa della De Agostini di Marco Drago e Lorenzo Pellicioli, che è entrata ufficialmente sul mercato televisivo con l'acquisizione della Magnolia di Giorgio Gori e dell'Isola dei famosi. Stando ai bene informati, dalla multinazionale made in Novara sarebbe partita un'offerta di quelle cosiddette irrinunciabili per la casa di produzione Taodue di Pietro Valsecchi e Camilla Naisbitt. Roba, si dice, tra i 200 e i 300 milioni di euro. Fin qui il gossip, ma lo sostanza?

E' semplice dire che cosa sia Taodue. Tutti gli spettatori saprebbero rispondere se leggessero attentamente i «credits» sui titoli delle seguitissime fiction civili, dall'ultimo Borsellino al prossimo Moro, o di serie come Distretto di polizia e Ris Delitti imperfetti. E' dal '91 che Valsecchi e signora producono serialità impegnata per il mercato italiano, sfruttando quella specie di neo-neorealismo che era tanto in voga anche al cinema e in tv ha fruttato subito grandi successi con la mafia (Ultimo) e i giallacci tipo la Uno bianca. Pian piano sono cresciuti fino a vantare quasi quaranta prime serate l'anno, da grandi share (28 in media, proclamano loro).



Piccolo particolare non secondario: si tratta di una casa di produzione legata a Mediaset con un contratto d'esclusiva triennale, e un pingue minimo garantito. Il motivo non è da spiegare solo e tanto con l'Auditel, ma anche con la linea editoriale: i prodotti Taodue consentono a Canale 5 di sentirsi una televisione davvero concorrente con la Rai, un mezzo che ancora tocca il corpo vivo della società italiana, non astratto dalla storia e dall'attualità perlomeno nella fiction. E sono anche un po' la maschera «di sinistra» della grande rete berlusconiana.

E' chiaro che, dopo aver appena stoppato De Agostini nella corsa all'Endemol, non è che Pier Silvio Berlusconi si possa mettere a inseguire Novara pure sulle offerte a Valsecchi. Perciò a Mediaset si limitano a guardare l'evolversi del caso Taodue con una certa preoccupazione. Ma - notate bene - non per la curiosa situazione d'intelligenza con il nemico che si creerebbe, non per i Moro che tanto De Agostini non potrebbe rivendere ad altri. Semplicemente perché pensano: un editore che si compra a peso d'oro due case di produzioni così diverse e importanti, come Magnolia e Taodue, forse si prepara ad avere una rete televisiva. Che potrebbe essere addirittura la prima


Dagospia 25 Settembre 2007