DITE A STELLA & RIZZO CHE LA VERA "CASTA" È QUELLA DEI SOCI DEL PATTO DI RCS
E PERRICONE BLOCCA IL RESTYLING-CHOC DEL 'CORRIERE' - PROFUMONZI DI GENERALI
CELLI:BOTTE ALLA BOCCONI E ALLA "RETI AMICALI" (CE L'AVRA' CON LUCA,DIEGO,LUIGI?)

1 - DITE A STELLA E RIZZO CHE LA VERA "CASTA" È QUELLA DEI SOCI CHE STANNO SEDUTI NEL PATTO RCS - E PERRICONE BLOCCA IL RESTYLING DEL CORRIERE
Nessuno ha voglia di scendere dalla plancia di comando che controlla il Gruppo Rcs e il "Corriere della Sera". Non ha voglia l'ideologo-tecnocrate, Sergio Marpionne, che è pronto ad uscire dal salotto buono di Mediobanca, ma non dalla stanza dei bottoni dove si controlla l'informazione. Non ha voglia nemmeno Profumo che interrogato ieri in proposito ha dichiarato che anche Unicredit è pronta a mollare il 9,39% di Piazzetta Cuccia, ma non pensa di vendere il 2% di Rcs Mediagroup.

La ragione è evidente: il "Corriere della Sera" è una corazzata e un sottomarino che a seconda dei venti è pronto a sparare missili che fanno tremare il Palazzo. La vera "Casta" è quella dei soci che stanno seduti nel Patto di sindacato di via Rizzoli e via Solferino. La "Casta" di Antonio Stella e Sergio Rizzo, i due giornalisti che hanno indossato le vesti di Savonarola, è una povera cosa rispetto alla potenza di fuoco del giornale fondato nel 1876.

La forza del "Corriere" non va intaccata e nessuno degli azionisti forti pensa di metterla in discussione. Chi lo facesse sarebbe un folle. Lo sanno bene Luchino Montezemolone, Sergio Marpionne, Cesarone Geronzi, Abramo-Bazoli e anche "Herr" Profumo che ha sempre sostenuto il disimpegno delle banche dall'editoria. A difendere le pareti d'acciaio del giornale non c'è solo il cinico direttore-stratega, Paolino Mieli. Accanto a lui è arrivato nel settembre scorso Antonello Perricone, il manager siciliano 60enne che Prodi voleva alla direzione generale della Rai.

Negli ultimi giorni Perricone ha dimostrato di voler affiancare con determinazione Paolino nella guida della corazzata-sottomarino. E' intervenuto sulla nomina di alcuni direttori di testate e - cosa molto più importante - ha bloccato il restyling del "Corriere della Sera" che doveva uscire a novembre in un nuovo formato e in una nuova veste grafica. La ragione di questa scelta è duplice. Da un lato Perricone tiene d'occhio i dati sulle vendite del giornale che non sono meravigliosi e tali da forzare i lettori con innovazioni troppo ardite. La seconda ragione, ben più importante, è che pare abbia fatto vedere alla "Casta" dei soci forti la nuova versione del "Corriere" e molti di questi abbiano espresso giudizi negativi ("se dobbiamo scimmiottare il Daily Mail - ha detto qualcuno - allora facciamo un Daily Mail. Ma il "Corriere" è un'altra cosa").
Dalla plancia di comando è partito l'ordine di fermare le macchine.

2 - PROFUMONZI DI GENERALI
Erano poco più di trenta persone ieri sera sulla terrazza di Palazzo De Carolis a brindare dopo l'ultimo Consiglio d'amministrazione di Capitalia. Nei calici è stato versato champagne di qualità, diverso dallo spumantino Franciacorta che ieri mattina ha riempito i bicchieri nella Sala Borsa di Piazza Affari da dove il titolo della Banca romana lunedì sarà cancellato.
I due big Alessandro Profumo e Cesarone Geronzi erano piuttosto commossi. Il banchiere di Marino non appariva scosso per il rinvio a giudizio che i suoi avvocati davano per scontato. Ancora una volta è scattato il curioso automatismo che vede arrivare la giustizia nei momenti topici, ma Geronzi ritiene di volare ormai troppo in alto per essere colpito dai tiri al piccione.

Tra gli ospiti sulla terrazza dello storico palazzo che affaccia sul Vaticano e sul Quirinale, non c'era Fabio Gallia perchè - come Dagospia aveva anticipato il 3 settembre - lascia Capitalia dove era approdato con Matteuccio Arpe per un altro incarico importante.
In un'intervista a "Repubblica" Alessandro Profumo nega che la nuova Unicredit da 80 miliardi di capitale voglia dimostrare il suo strapotere nella grande battaglia d'autunno sulle Generali di Trieste.

"La compagnia deve essere indipendente...vedo che diamo fastidio a tanti, il che mi lascia immaginare che qualcuno qualche desiderio lo abbia". Poi si augura che il Governo non cada e a proposito della Finanziaria dice: "Io sono tra quelli che sperano che Prodi resti in piedi". Se lo augura anche sua moglie, Sabina Ratti, che è entrata nelle liste RosyBindi del Partito Democratico ed è diventata la musa ispiratrice del banchiere "europeo".

3 - IL CUGINO MEZZO IRLANDESE DI D'ALEMA
Per le strade di New York si vedono in queste ore molti italiani. La Rai ha organizzato una settimana della Fiction e una grande cena al ristorante Le Cirque. Per l'occasione è arrivato dall'Italia Agostino Saccà, accolto con reverenza da Fabrizio Maffei, l'ex-conduttore dei programmi sportivi che riposa nell'esilio dorato di Rai International. Ai tavoli ha fatto anche una rapida apparizione Bobo Craxi che in realtà è rimasto molto colpito dal discorso di Massimo D'Alema nella sede del Consolato italiano.



Il ministro degli Esteri era stato invitato da Francesco Maria Talò, il diplomatico di 49 anni che il 3 agosto è diventato Console generale. Costui insieme all'Ambasciatore Castellaneta ha fatto un interminabile discorso che ha messo a dura prova il pubblico e Baffino di ferro. A risollevare le sorti dell'incontro è stato D'Alema che ha cominciato a volare alto sui grandi temi della politica internazionale. E tutti si sono divertiti quando ha rivelato di avere un cugino mezzo irlandese e mezzo italiano che vive da tempo nella Grande Mela.

4 - CAPROTTI & CAVOLOTTI
La battaglia tra il colosso delle Cooperative e il proprietario di Esselunga, Bernardo Caprotti, sta diventando furibonda. L'ultimo capitolo è stato annunciato ieri quando Aldo Soldi e Vincenzo Cassinari, i due big delle Cooperative, hanno annunciato un'azione legale nei confronti dell'80enne patron della distribuzione. Sembra di rivedere le scene del conflitto Ferrari-McLaren perchè anche in questo caso si parla di spionaggio industriale ai danni delle Coop che chiedono un risarcimento di 300 milioni per la fuga di segreti.

Fino a ieri sembrava che il conflitto potesse trovare una mediazione. L'anziano Caprotti ha sempre avuto una certa stima per Vincenzo Cassinari, presidente di Coop Italia, ma Aldo Soldi, l'uomo di Piombino che dirige le Cooperative dei consumatori, è convinto (anche se pubblicamente lo nega) che dietro Caprotti ci sia una manovra politica tesa a danneggiare l'impero delle Cooperative nato nel 1967.

Dalle colonne del "Financial Times" il giornalista Paul Betts ha picchiato duro sull'irriducibile Caprotti. Dopo aver denunciato la clamorosa gaffe circa la possibile vendita di Esselunga a Walmart e Tesco, il giornale inglese lo definisce "capriccioso" e scrive: "se ha impiegato 50 anni a costruire una magnifica carriera e un'attività da 5 miliardi di euro, potrebbe perdere la sua credibilità in un batter d'occhio".

5 - CELLI: BOTTE ALLA BOCCONI E ALLA "RETI AMICALI" (CE L'AVRA' CON LUCA, DIEGO, LUIGI?)
Sul tema della classe dirigente che ieri sera a "Ballarò" ha fatto sudare in modo penoso Clementone Mastella, scende in campo il direttore generale della Luiss, Pier Luigi Celli.
Il manager di Rimini che ha lavorato all'Eni, Enel, Olivetti, Rai e Unicredit, sta per pubblicare il libro "Le virtù deboli", un'opera in cui si propone di fare le pulci alla classe dirigente. In un'intervista che appare oggi sul quotidiano "Libero" Celli sostiene che la crisi è dovuta all'assenza di buone scuole (ad eccezione di Unicredit e dell'Università di Pisa e di Pavia).

Per l'occasione non risparmia una botta in testa alla Bocconi, la madre di tutti i sapientoni, dove prevale un modello formativo astratto che "mal si combina con la cultura di questo Paese". E dopo aver fatto un elogio all'ideologo con la felpa, Sergio Marpionne, avanza una tesi che sulla sua bocca suona curiosa. La classe dirigente - dice Celli - è molto squilibrata perchè è basata "sulla casualità, su reti amicali, connettive di interessi di parte".
Sono parole forbite che bisogna interpretare attentamente senza farsi prendere la mano da domande sconvenienti. Qualcuno infatti potrebbe chiedersi se i rapporti amicali non siano proprio quelli della premiata lobby di Luchino di Montezemolo, Luigino Abete e Dieguito Della Valle.

6 - TURCO ONLINE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che da ieri Livia Turco, ministro della Sanità, nata a Morozzo (Cuneo) il 13 febbraio 1955, e storica figlia del Partito Comunista, è entrata nel mondo di internet con "Il Settimanale del ministero della Salute", organo di informazione online che si può anche non leggere


Dagospia 26 Settembre 2007