BERLUSCONI & FRIENDS SI ATTOVAGLIANO NEL SALOTTO GERONZINO DI MEDIOBANCA - DOPO LA "BENEDIZIONE" DI BOLLORÉ, FININVEST SI APPRESTA A ENTRARE NEL PATTO DI SINDACATO - E ANCHE MEDIOLANUM ASPETTA IL VIA LIBERA DALL'ANTITRUST PER SALIRE ALMENO AL 2%...

Francesco Manacorda per "La Stampa"

Sempre più Berlusconi & friends in Mediobanca. Sì perché con la sistemazione di quel 9,39% di piazzetta Cuccia che Unicredit ha deciso di vendere dopo aver incorporato Capitalia, la Fininvest si prepara - se le previsioni di questi giorni saranno rispettate - a fare il grande balzo.

Finora semplice azionista, entrerà invece direttamente nel patto di sindacato Mediobanca, il "nocciolone" duro di azionisti che con il 48% del capitale controlla l'istituto che ha sua volta ha partecipazioni di rilievo in Generali e RcsMediagroup. Un salto di qualità per l'imprenditore-politico Berlusconi che è sempre stato lontano dalle banche - sola eccezione proprio Capitalia - e che proprio in questo modo si appresta a cogliere i frutti della fusione tra Unicredit e la banca romana.

La decisione su come sistemare la quota Mediobanca spetta a un patto di sindacato dell'istituto, presieduto da Cesare Geronzi, che potrebbe essere convocato prima del 10 ottobre, quando è in calendario un cda. E nella riunione del patto si tratterà il ruolo di Fininvest. Oggi la holding di casa Berlusconi possiede poco più dell'1% di Mediobanca, comprato a partire dal febbraio di quest'anno.

Adesso si prepara a rilevare un altro 1% circa proprio dalla quota messa in vendita da Unicredit. «Se ci chiamano siamo pronti», aveva detto il 28 giugno scorso l'amministratore delegato di Fininvest Pasquale Cannatelli. E proprio cinque giorni fa Vincent Bolloré, finanzierie francese intimo del presidente Nicolas Sarkozy, grande azionista di Mediobanca con il 4,76% del capitale conferito al patto di sindacato e alleato storico di Tarak Ben Ammar, che a sua volta è da sempre vicinissimo a Silvio Berlusconi, ha "chiamato": «Tutti i grandi gruppi non bancari sono benvenuti. Fininvest e Benetton (che dovrebbe prendere un 2% circa, ndr) sono grandi gruppi».

Ecco dunque che Fininvest avrà un 2% in Mediobanca e visto che l'1% che si appresta a comprare è sindacato - ossia legato alle regole del patto - e che le norme dello stesso patto prevedono che i pattisti non possano tenere quote fuori dall'accordo parasociale, ne discende che tutto il 2% della holding di Berlusconi sarà sindacato.



Il fronte vicino a Fininvest non si ferma certo qui. La Mediolanum - di cui la Fininvest è azionista di maggioranza relativa con oltre il 35% - ha già un 1,89% di piazzetta Cuccia conferito al patto. Ennio Doris, il patron di Mediolanum, apprezzerebbe - così come il suo principale azionista - l'idea di salire in Mediobanca, ma la decisione dell'Antitrust che ha dato luce verde alla fusione Unicredit-Capitalia sembra impedirglielo.

L'autorità ha deciso infatti che i membri del patto Mediobanca possano salire solo «nella misura in cui non abbiano legami diretti o indiretti» con Unicredit dopo la fusione «e/o non siano partecipati da Mediobanca Banca e/o Assicurazioni Generali». E per l'appunto Mediobanca ha un 1,96% di Mediolanum. Basta questo a inibire qualsiasi crescita? Per l'Antitrust assolutamente sì, ma in questi giorni dalle parti di Mediolanum si ragiona sul fatto che il divieto possa scattare solo in presenza di una partecipazione "rilevante", ossia superiore al 2%.

Se questa interpretazione passasse, allora Mediolanum sarebbe svincolata: potrebbe salire fino al 2% tondo di Mediobanca e magari chiedere - come prevedono le regole del patto stesso - di arrivare più su, fino a un massimo del 4%. Pure ipotesi, allo stato delle cose. Più realistica è la prospettiva di crescita dello stesso Bolloré, che porterà la sua quota a un passo del 5% - oltre ci vorrebbe l'autorizzazione di Banca d'Italia - mentre nel complesso i soci stranieri dovrebbero passare dall'attuale 9% che detengono a un 11% circa, forse anche con l'ingresso di un nuovo esponente.

Quel che è certo, comunque, è che se le previsioni della vigilia saranno rispettate il fronte più direttamente legato alla holding del capo dell'opposizione politica arriverà a detenere almeno il 9% del capitale di Mediobanca. Poco meno di un quinto dell'intera quota sindacata, quella che decide senza se e senza ma cosa succede in piazzetta Cuccia e dintorni.



Dagospia 03 Ottobre 2007