C'È MODA E MODI - VALENTINO CELEBRATO NELLA "BARA" PACIS, CAPUCCI "PARRUCCONE" SNOBBATO ("ME NE VADO A FIRENZE") - IL SARTO CESAREO APRE IL PORTAFOGLI E LA ROMA VELTRONA LO ONORA - PER CAPUCCI UN RUDERE DA RISTRUTTURARE A SUE SPESE - IL CASO TIRELLI.

Valerio Cappelli per il "Corriere della Sera - Roma"

Evidentemente, per il Comune di Roma, Valentino è rock e Roberto Capucci è lento. Il primo ha avuto la gloria dell'Ara Pacis e (con merito) tutti gli onori per celebrare i suoi «45 years of style», come dice la scritta in inglese sui lastroni marmorei alla base del tempio romano. All'altro uno spazio fatiscente nei pressi di Villa Torlonia, più due camere e cucina all'Eur per l'archivio. Il metro, sugli stilisti, ha misure diverse. «Roma mi ha snobbato e me ne vado a Firenze», ha detto Capucci. Porterà i suoi abiti a Firenze, a Villa Bardini con i suoi famosi giardini, il roseto mediceo del 1300 e il giardino anglo-cinese dell'800, per non parlare delle sette terrazze che affacciano su un belvedere magnifico tra Santa Croce, il Ponte Vecchio e l'Arno. Roma sciattona si è lasciata sfuggire un suo illustre concittadino da 57 anni (57 years) al servizio dell'haute couture.

Il «caso» è diventato una «saponetta scivolosa » in cui i politici si defilano recitando, sottovoce e a telecamere spente, il mea culpa. «Non c'è stato però niente di programmatico - racconta Ivana Della Portella, l'azienda comunale che gestisce i musei civici romani - , ma un po' di sciatteria, una gestione superficiale della vicenda. Non c'è stata l'attenzione dovuta. Io ho cercato di ricucire la situazione». Il conferimento honoris causa alla Sapienza che ha ricevuto Capucci, di cui Ivana ha curato la regia, ha anche il significato di un risarcimento. Lo stilista è stato dapprima indispettito perché ha chiesto (e non ottenuto) un incontro al sindaco Veltroni. Che ieri ha riparato con una lettera: «Certi di riconoscere il valore di Capucci, con cui speriamo di avviare un nuovo percorso...».

Il sindaco aveva girato la questione a Fabio Minelli, concreto e pratico assessore alle politiche del Patrimonio e Abitative. «In che cosa possiamo esserle utile? ». I collaboratori dello stilista presenti all'incontro dicono che è andata proprio così. Il Comune aveva offerto un rudere da risistemare a carico di Capucci. Una spesa enorme.



Capucci sembra provenire da mondi lontani e non è così scaltro nell'immagine, ha le sue sensibilità e suscettibilità, è trasparente e non ha infingimenti, ha conservato il suo lato infantile. E ha trasecolato: ma come, io dono alla mia città gli abiti e l'archivio con schizzi, bozzetti, foto, tagli e ritagli...Insomma il misunderstanding è nato dal fatto che ognuno era convinto di rendere un favore all'altro. Capucci è stato scippato da Firenze, la città che prima lo riconobbe, nel '51, come artista, organizzandogli intorno trent'anni dopo, a Palazzo Strozzi, una mostra tematica su volumi e colori. A Villa Bardini, ex residenza del conte che collezionava arte antica e classica, fresca di restauro, gli basta appendere i preziosi abiti sui manichini.

Il fatto è che il «caso» Capucci ha un precedente. Dino Trappetti è l'erede della sartoria Tirelli, un patrimonio di 170 mila costumi che, dal "Gattopardo" a "C'era una volta in America", da "L'età dell'Innocenza" al "Mondo Nuovo" di Crialese, passando per il kolossal sui "Buddenbrock" in lavorazione in Germania o a "Silk" atteso alla Festa del Cinema, attraversa cinema, lirica e prosa.

Trappetti è da cinque anni in causa col Comune. Motivo: la revoca della donazione che lui voleva fare alla città di 100 costumi d'epoca, dal 1720 al 1960. «Perché la sede che era stata designata, Villa Carpegna, è stata poi assegnata alla Quadriennale. In cambio avevano offerto uno spazio fatiscente all'Eur, nell'ambito di un percorso museale peraltro mai nato. Non è la volontà politica che manca, è la cialtroneria dei burocrati e dei funzionari. L'assessore dà una disposizione e loro la tirano per le lunghe perché interessano solo gli effetti speciali da prima pagina; sotto la superficie dorata, non gliene importa niente a nessuno, salvo poi ricordare che la moda è il volano dell'economia».

Conclusione? «Ho avuto un'offerta dai giapponesi che sto valutando». E due. «Il paradosso è che in tutte le capitali del mondo esiste il museo del Costume. E l'Italia, che ha inventato la moda, non lo ha. Se penso ai ponti d'oro che ci avrebbero fatto in Francia.... Capucci meritava la stessa attenzione di Valentino ». Gli uomini del Comune sono recidivi nel mondo glamour. Il rock di Valentino e il lento di Capucci, il primo è la moda che va di moda, l'altro è giudicato un «parruccone aristocratico», i suoi abiti scolpiti, barocchi e fuori moda che evocano gli oceani, un re se non da ghigliottinare, da sottovalutare. Ci vuole stoffa anche nel parlare di pizzi e merletti. C'è moda e modi.


Dagospia 12 Ottobre 2007