IL GIRO DI WALTER DEL "FOGLIO" - COSA STA SUCCEDENDO AL GIORNALE DELL'ELEFANTINO? MENTRE BERLUSCONI BLINDA I SUOI IN VISTA DELLE ELEZIONI, FERRARA SI SMARCA DAL PADRONE E APRE AL TRIANGOLO WALTER-MIELI-LUCHINO - E ALL'AMICO JANNUZZI RIVELA: "MI MANCO".
Fabrizio D'Esposito per "Il Riformista"
Colpisce. Colpisce che, ieri, giorno annunciato della probabile crisi del governo Prodi per via di Mastella e Frodi, il "Foglio" di Giuliano Ferrara non solo abbia snobbato la notizia, ma addirittura si sia spinto molto oltre il berlusconismo di lotta e di urna di questi giorni, vergando elogi per LCdM e W, come il quotidiano chiama Luca Cordero di Montezemolo e Walter Veltroni. I giudizi benevolenti per il presidente di Confindustria sono stati una grossa sorpresa, quelli per il leader del Pd un po' meno.
Per quanto riguarda Montezemolo la sorpresa di molti lettori, autorevoli e no, è stata davvero tanta. Abituati alle battute corrosive di Marcenaro, nella sua Andrea's version, sulla chioma di Luca oppure alle forbite analisi anti-montezemoliane dell'ex condirettore fogliante Lodovico Festa (che adesso ha scritto pure un libro: "Il partito della decadenza") ieri si sono ritrovati in prima pagina un articolo celebrativo del trionfo ferrarista (in senso di Ferrari, con la i): «Se Montezemolo è un vincitore, bisogna riconoscere che lo è diventato innanzitutto perché ci prova sempre». Poi, sul nuovo capo del Pd, un editoriale a pagina tre che manifesta «godimento» per le posizioni veltroniane in politica estera, a partire dall'inaccettabilità di un Iran nucleare. Nel caso del sindaco di Roma, però, il commento di ieri è in piena sintonia con quanto di bello e di buono il Foglio va scrivendo da tempo di Walter «uomo di rottura positiva», non ultima la presa d'atto entusiastica delle primarie del 14 ottobre scorso, definite anche «un grande spettacolo berlusconiano».
Luca e Walter, quindi. E l'amato Cav., cioè Silvio? Che fine ha fatto Berlusconi per il Foglio? Come mai, in un momento in cui l'ex premier blinda i suoi, prepara una coalizione con sedici, forse diciassette partiti per schiacciare i resti dell'Unione brancaleone, arma la stampa amica contro il Pd e la «grande truffa delle primarie», giusto per citare il Giornale di Giordano, l'Elefantino se ne va per conto suo fino a deragliare dalla retta via ammiccando a Montezemolo e Veltroni? Ora, che Ferrara si discosti dall'ortodossia dei falchi forzisti, non è una novità. Già in passato, da quello che viene ritenuto il consigliere, talvolta il ghost-writer, più "politico" e raffinato del Cavaliere, sono arrivate proposte o aperture eretiche, nonché veri e propri attacchi contro la «servitù» berlusconiana. Stavolta però potrebbe esserci qualcosa di più di un mal di pancia. Potrebbe trattarsi, come riferisce qualcuno, di un vero e proprio «sganciamento psicologico da Berlusconi», di una sorta di «vedovanza in nuce», che lo stesso Ferrara avrebbe riassunto con una frase secca confidata qualche giorno al suo caro amico Lino Iannuzzi: «Caro Lino, io mi manco».
Ma al di là dello smarrimento interiore (in fondo c'è pur sempre il papa-teologo a far felice il Foglio pontificio), l'insofferenza dell'Elefantino per lo stato dell'arte berlusconiano sarebbe comune anche ad altri della cerchia del Cavaliere. Tipo lo stesso Iannuzzi e persino Marcello Dell'Utri. Il motivo? Questo: la consapevolezza che una volta vinte le elezioni Berlusconi, ora come ora, in questo bipolarismo pasticciato e muscolare, non riuscirà a governare. Di qui, allora, anche il tentativo fogliante di apparecchiare una tavola bipartisan tra Silvio e Walter, come una volta con Massimo, per stabilire regole comuni e una convivenza civile.
Ma c'è dell'altro. Anche nel centrodestra, qualche testa più lungimirante s'interroga sull'ipotesi di alleanze di nuovo conio. Certo, c'è Fini, c'è Casini che sta per ritornare alla casa madre, ma non mancano suggestioni ardite per curvare in un certo modo l'eventuale vittoria alle elezioni anticipate. E questo è il caso del fedele Dell'Utri. Com'è noto, il bibliofilo azzoppato dai processi per mafia sta organizzando i suoi circoli come una corrente di Forza Italia. O forse no. Forse Dell'Utri sta organizzando un partito per conto suo. In ogni caso, l'eminenza grigia dei veri Circoli azzurri (altra cosa rispetto a quelli di Michela Vittoria Brambilla) in più di un'occasione si sarebbe espresso in questi termini sul dopo-voto anticipato: «Berlusconi farà il governo peggiore della storia». Detto da lui, fa un certo effetto. Ed è per questo che Dell'Utri starebbe sondando ambienti montezemoliani e terzisti in chiave centrista. Che poi questi abboccamenti abbiano incrociato il pezzo di ieri sul Foglio potrebbe essere un caso fortuito. Oppure no. Chissà, quando c'è da sconfiggere la noia tutto è possibile.
Dagospia 29 Ottobre 2007
Colpisce. Colpisce che, ieri, giorno annunciato della probabile crisi del governo Prodi per via di Mastella e Frodi, il "Foglio" di Giuliano Ferrara non solo abbia snobbato la notizia, ma addirittura si sia spinto molto oltre il berlusconismo di lotta e di urna di questi giorni, vergando elogi per LCdM e W, come il quotidiano chiama Luca Cordero di Montezemolo e Walter Veltroni. I giudizi benevolenti per il presidente di Confindustria sono stati una grossa sorpresa, quelli per il leader del Pd un po' meno.
Per quanto riguarda Montezemolo la sorpresa di molti lettori, autorevoli e no, è stata davvero tanta. Abituati alle battute corrosive di Marcenaro, nella sua Andrea's version, sulla chioma di Luca oppure alle forbite analisi anti-montezemoliane dell'ex condirettore fogliante Lodovico Festa (che adesso ha scritto pure un libro: "Il partito della decadenza") ieri si sono ritrovati in prima pagina un articolo celebrativo del trionfo ferrarista (in senso di Ferrari, con la i): «Se Montezemolo è un vincitore, bisogna riconoscere che lo è diventato innanzitutto perché ci prova sempre». Poi, sul nuovo capo del Pd, un editoriale a pagina tre che manifesta «godimento» per le posizioni veltroniane in politica estera, a partire dall'inaccettabilità di un Iran nucleare. Nel caso del sindaco di Roma, però, il commento di ieri è in piena sintonia con quanto di bello e di buono il Foglio va scrivendo da tempo di Walter «uomo di rottura positiva», non ultima la presa d'atto entusiastica delle primarie del 14 ottobre scorso, definite anche «un grande spettacolo berlusconiano».
Luca e Walter, quindi. E l'amato Cav., cioè Silvio? Che fine ha fatto Berlusconi per il Foglio? Come mai, in un momento in cui l'ex premier blinda i suoi, prepara una coalizione con sedici, forse diciassette partiti per schiacciare i resti dell'Unione brancaleone, arma la stampa amica contro il Pd e la «grande truffa delle primarie», giusto per citare il Giornale di Giordano, l'Elefantino se ne va per conto suo fino a deragliare dalla retta via ammiccando a Montezemolo e Veltroni? Ora, che Ferrara si discosti dall'ortodossia dei falchi forzisti, non è una novità. Già in passato, da quello che viene ritenuto il consigliere, talvolta il ghost-writer, più "politico" e raffinato del Cavaliere, sono arrivate proposte o aperture eretiche, nonché veri e propri attacchi contro la «servitù» berlusconiana. Stavolta però potrebbe esserci qualcosa di più di un mal di pancia. Potrebbe trattarsi, come riferisce qualcuno, di un vero e proprio «sganciamento psicologico da Berlusconi», di una sorta di «vedovanza in nuce», che lo stesso Ferrara avrebbe riassunto con una frase secca confidata qualche giorno al suo caro amico Lino Iannuzzi: «Caro Lino, io mi manco».
Ma al di là dello smarrimento interiore (in fondo c'è pur sempre il papa-teologo a far felice il Foglio pontificio), l'insofferenza dell'Elefantino per lo stato dell'arte berlusconiano sarebbe comune anche ad altri della cerchia del Cavaliere. Tipo lo stesso Iannuzzi e persino Marcello Dell'Utri. Il motivo? Questo: la consapevolezza che una volta vinte le elezioni Berlusconi, ora come ora, in questo bipolarismo pasticciato e muscolare, non riuscirà a governare. Di qui, allora, anche il tentativo fogliante di apparecchiare una tavola bipartisan tra Silvio e Walter, come una volta con Massimo, per stabilire regole comuni e una convivenza civile.
Ma c'è dell'altro. Anche nel centrodestra, qualche testa più lungimirante s'interroga sull'ipotesi di alleanze di nuovo conio. Certo, c'è Fini, c'è Casini che sta per ritornare alla casa madre, ma non mancano suggestioni ardite per curvare in un certo modo l'eventuale vittoria alle elezioni anticipate. E questo è il caso del fedele Dell'Utri. Com'è noto, il bibliofilo azzoppato dai processi per mafia sta organizzando i suoi circoli come una corrente di Forza Italia. O forse no. Forse Dell'Utri sta organizzando un partito per conto suo. In ogni caso, l'eminenza grigia dei veri Circoli azzurri (altra cosa rispetto a quelli di Michela Vittoria Brambilla) in più di un'occasione si sarebbe espresso in questi termini sul dopo-voto anticipato: «Berlusconi farà il governo peggiore della storia». Detto da lui, fa un certo effetto. Ed è per questo che Dell'Utri starebbe sondando ambienti montezemoliani e terzisti in chiave centrista. Che poi questi abboccamenti abbiano incrociato il pezzo di ieri sul Foglio potrebbe essere un caso fortuito. Oppure no. Chissà, quando c'è da sconfiggere la noia tutto è possibile.
Dagospia 29 Ottobre 2007