UN GIORNO IN PROCURA - IERI LA FORLEO È STATA INTERROGATA PER CINQUE ORE DAI COLLEGHI BRESCIANI: HA RICOSTRUITO GLI "EPISODI INQUIETANTI" DI CUI SAREBBE STATA VITTIMA - OGGI SARÀ AL CSM, PER SPIEGARE LE "PRESSIONI ISTITUZIONALI" RICEVUTE.
Oriana Liso per "la Repubblica"
Oltre cinque ore davanti ai colleghi bresciani, che indagano sul proiettile recapitatole per posta il 17 ottobre scorso. Con loro, il giudice milanese Clementina Forleo ha ricostruito gli «episodi inquietanti» che avevano preceduto quella busta chiusa e che hanno radici lontane, spingendosi fino alla sua terra natale, il brindisino, e fino a una serie di telefonate mute di oltre due anni fa.
Oggi, invece, Forleo avrà altri interlocutori: i consiglieri della prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, che l´hanno convocata per le diciotto per chiederle conto di alcune affermazioni fatte sulla stampa, riguardo presunte «pressioni istituzionali» che il giudice avrebbe ricevuto durante i mesi caldi delle inchieste sulle scalate bancarie, delle intercettazioni dei politici, della commistione tra i palazzi del potere.
Dichiarazioni che hanno preoccupato Palazzo dei Marescialli, tanto da decidere di aprire un fascicolo per capire meglio quelle parole e quelle accuse, messe nero su bianco - come ha detto la stessa Forleo - soltanto in una lettera all´amico ed ex collega Ferdinando Imposimato.
Nella sede della procura di Brescia - competente per i reati che si consumano a Milano - il giudice Forleo è arrivato ieri pomeriggio, poco dopo le 15,30. Accompagnata dal marito, senza l´ombra della scorta che le era stata rafforzata proprio dopo l´arrivo di quel proiettile e che lei, invece, aveva deciso provocatoriamente di rifiutare pochi giorni dopo.
Un rifiuto che ha creato un caso istituzionale - con la convocazione dei vertici della sicurezza milanese per discutere del caso - e che Forleo aveva motivato così: «Non salirò sulla macchina della scorta fino a quando i vertici dell´Arma dei Carabinieri non mi daranno spiegazioni su quanto ho denunciato sulle protratte condotte omissive di alcuni suoi appartenenti».
Il riferimento, in questo caso, era ai carabinieri di Brindisi, accusati dal giudice di non aver sufficientemente indagato sulle minacce telefoniche, sulle lettere e sugli avvertimenti ricevuti da lei, suo marito e dai suoi genitori (prima che questi ultimi morissero in un incidente stradale che per il giudice non ha alcuna attinenza con l´oscura vicenda).
Ma alla fine della lunga deposizione davanti al procuratore aggiunto Fabio Salamone e al sostituto Marco Dioni, il giudice è uscito da una porta secondaria, subito raggiunta dalla sua auto di scorta che è partita di gran corsa dietro quella del marito.
Nessuna dichiarazione ai cronisti presenti, ma una lunga e articolata deposizione, che segue un´altra, fatta pochi giorni dopo aver ricevuto il proiettile direttamente nelle stanze del comando provinciale dei carabinieri, in via Moscova a Milano.
Proprio in quell´occasione Forleo aveva aggiunto poche ma pesanti righe al capitolo delle minacce: «Mi riservo, perché al momento non ho raccolto adeguata documentazione, di esporre alcuni episodi che potrei definire intimidatori o comunque di pressing sul mio operato giurisdizionale ad opera di soggetti aventi un ruolo istituzionale, episodi verosimilmente connessi all´indagine concernente la scalata di Unipol a Bnl».
Una frase poi spiegata come pressioni per non depositare le intercettazioni dei politici legati a banchieri e imprenditori coinvolti in quella vicenda. Chi sono questi soggetti istituzionali? E perché il giudice non aveva finora fatto una denuncia? Soprattutto di questo dovrebbe trattare la convocazione urgente che oggi porterà il giudice a Roma, davanti ai membri del Csm.
Dagospia 06 Novembre 2007
Oltre cinque ore davanti ai colleghi bresciani, che indagano sul proiettile recapitatole per posta il 17 ottobre scorso. Con loro, il giudice milanese Clementina Forleo ha ricostruito gli «episodi inquietanti» che avevano preceduto quella busta chiusa e che hanno radici lontane, spingendosi fino alla sua terra natale, il brindisino, e fino a una serie di telefonate mute di oltre due anni fa.
Oggi, invece, Forleo avrà altri interlocutori: i consiglieri della prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, che l´hanno convocata per le diciotto per chiederle conto di alcune affermazioni fatte sulla stampa, riguardo presunte «pressioni istituzionali» che il giudice avrebbe ricevuto durante i mesi caldi delle inchieste sulle scalate bancarie, delle intercettazioni dei politici, della commistione tra i palazzi del potere.
Dichiarazioni che hanno preoccupato Palazzo dei Marescialli, tanto da decidere di aprire un fascicolo per capire meglio quelle parole e quelle accuse, messe nero su bianco - come ha detto la stessa Forleo - soltanto in una lettera all´amico ed ex collega Ferdinando Imposimato.
Nella sede della procura di Brescia - competente per i reati che si consumano a Milano - il giudice Forleo è arrivato ieri pomeriggio, poco dopo le 15,30. Accompagnata dal marito, senza l´ombra della scorta che le era stata rafforzata proprio dopo l´arrivo di quel proiettile e che lei, invece, aveva deciso provocatoriamente di rifiutare pochi giorni dopo.
Un rifiuto che ha creato un caso istituzionale - con la convocazione dei vertici della sicurezza milanese per discutere del caso - e che Forleo aveva motivato così: «Non salirò sulla macchina della scorta fino a quando i vertici dell´Arma dei Carabinieri non mi daranno spiegazioni su quanto ho denunciato sulle protratte condotte omissive di alcuni suoi appartenenti».
Il riferimento, in questo caso, era ai carabinieri di Brindisi, accusati dal giudice di non aver sufficientemente indagato sulle minacce telefoniche, sulle lettere e sugli avvertimenti ricevuti da lei, suo marito e dai suoi genitori (prima che questi ultimi morissero in un incidente stradale che per il giudice non ha alcuna attinenza con l´oscura vicenda).
Ma alla fine della lunga deposizione davanti al procuratore aggiunto Fabio Salamone e al sostituto Marco Dioni, il giudice è uscito da una porta secondaria, subito raggiunta dalla sua auto di scorta che è partita di gran corsa dietro quella del marito.
Nessuna dichiarazione ai cronisti presenti, ma una lunga e articolata deposizione, che segue un´altra, fatta pochi giorni dopo aver ricevuto il proiettile direttamente nelle stanze del comando provinciale dei carabinieri, in via Moscova a Milano.
Proprio in quell´occasione Forleo aveva aggiunto poche ma pesanti righe al capitolo delle minacce: «Mi riservo, perché al momento non ho raccolto adeguata documentazione, di esporre alcuni episodi che potrei definire intimidatori o comunque di pressing sul mio operato giurisdizionale ad opera di soggetti aventi un ruolo istituzionale, episodi verosimilmente connessi all´indagine concernente la scalata di Unipol a Bnl».
Una frase poi spiegata come pressioni per non depositare le intercettazioni dei politici legati a banchieri e imprenditori coinvolti in quella vicenda. Chi sono questi soggetti istituzionali? E perché il giudice non aveva finora fatto una denuncia? Soprattutto di questo dovrebbe trattare la convocazione urgente che oggi porterà il giudice a Roma, davanti ai membri del Csm.
Dagospia 06 Novembre 2007