UN PAESE NORMALE: SE RIOTTA DURA NON C'È DITTATURA - ABRAMO BAZOLI, IL BANCHIERE DI SANT'INTESA, HA GIÀ DETTATO IL SUO SLOGAN A MASSIMO MUCCHETTI (SATIRA): "PER UNA DEMOCRAZIA CHE NON SIA DI RICOTTA, SI DIA IL CORRIERE A RIOTTA!".

Da "Il Foglio"

Se Riotta dura non c'è dittatura. Gianni & Riotto detto Johnny, direttore del Tg1, non s'è lasciato sfuggire l'occasione e, martedì sera, assieme a Enzo Biagi, ha commemorato se stesso: "Fu cacciato dal Tg dopo pochi mesi, io sono durato al Tg1 già il doppio. In qualche modo l'Italia migliora.". Contro ogni dittatura, direzione duratura. E Nove Colonne si pregia di fornire ai propri spettabili lettori un elenco fatto a volo d'uccello sui tanti rischi che incombono sulla democrazia a cagione delle più o meno lunghe durate delle direzioni nei giornali e nelle testate televisive.

Se Riotta dura non c'è proprio dittatura. E la libertà e le garanzie costituzionali ebbero i momenti più difficili allorquando Rodolfo Brancoli, predecessore di Riotto (anche per la sua fede incondizionata in Romano Prodi) durò al vertice del Tg1 lo spazio di un mattino. Certo, si dirà, Brancoli, anche se veniva pure lui da Kansas City, non aveva studiato a Detroit; e non era nemmeno amico intimo di Totò Cuffaro. Ad ogni modo, serva da lezione: se Riotta non dura, sarà subito dittatura. E se Riotta dura, al contrario, non c'è dittatura.

Per fortuna, per un Brancoli che brancola (nel buio), c'è un Sorgi che risorge. Marcel fu lungo assai al Tg1. Pur senza essere amico di Prodi né tampoco fraternissimo amico di Totò. Spiriti democratici dell'Italia tirarono un lungo sospiro di sollievo. Il regno di Sorgi fu florido e fecondo. Fu il Giustiniano di Saxa Rubra, anzi, di più, il Cesare Augusto di via Teulada, il vindice Adriano del vallo di viale Mazzini. Si svilupparono le arti e mestieri con Sorgi. L'illuminato direttore, infatti, eliminò il barbaro pastone e lo sostituì con ciotole di farro costituzionale. Gli storici ricorderanno nel Sorgi Magno l'età felice dell'intervista, del talk show e della prosperità del notiziario.



Se Riotta dura non c'è dittatura. Ma buontempo e maltempo non è sempre un tempo. Dopo l'età felix di Sorgi, i destini democratici del Tg1 si rabbuiarono precipitosamente. La direzione di Gad Lerner, con la quale Prodi volle ritentare la conquista del regno si rivelò un disastro peggiore del male. Il giovane Lerner, pur così democratico, pur così radical chic, fu vittima di un complotto fascio-pedofilo. Fu il massimo della dittatura, la tirannia pura. Le sorti delle popolazioni televisive divennero grame.

Non sorrideva più nessuno ma subito dopo nacque il segno del gossip e del cazzeggio che restituì ai cittadini l'orgoglio del sorriso e del divertimento. Al Tg1 arrivò Carlo Rossella giusto per aumentare gli ascolti, tutti poco democratici però, un'audience perfino totalitaria. Durerà poco alla direzione della Stampa, neppure tanto a Panorama, i singoli addendi delle direzioni di Rossella segnalano un grave allarme per la libertà costituzionale ma la somma che fa il totale è certamente democratica.

Se Riotta dura non c'è la dittatura. Anche la carta stampata offre esempi di vigilanza legata alla durata delle direzioni. Il massimo della democrazia tanto per cominciare è il Foglio dove la direzione non si discute, stessa cosa alla Repubblica dove Ezio Mauro dura e da botta, almeno quanto Riotta. Solo la permanenza breve di Stefano Folli al Corriere della Sera fu l'apice del dispotismo. Anche con l'uscita di Ferruccio De Bortoli da via Solferino la democrazia ebbe a soccombere ma presto tornò solida con il Sole 24 Ore.

Se Riotta dura non c'è la dittatura. Detto questo, la tolda del Corriere attende ancora un nocchiero che sappia solcare i mari della tirannide mielista e trovare felice approdo nella patria delle virtù costituzionali. Nanni Bazoli, il banchiere di Brescia, ha già dettato il suo slogan a Massimo Mucchetti (satira): "Per una democrazia che non sia di ricotta, si dia la direzione a Riotta!".


Dagospia 13 Novembre 2007