BERNABECOM - DOPO LO SGAMBETTO DI LERNER "PORTAVOCE UFFICIOSO DELLA BICOCCA", ANCHE I DALEMIANI SI FANNO SENTIRE. BERSANI: "INTERVENTO DI ROVATI? PER L'AMOR DI DIO!". IL CENTRODESTRA TACE.
Dopo diversi giorni di irreale silenzio sulla visita di Angelone Rovati in piazzetta Cuccia, c'è voluto il blitz in prima di Repubblica di Gad Lerner per scoperchiare il vaso danaroso della pandora telefonica. Per un giorno più sensibile alle ragioni dell'editore che lo ha gratificato negli ultimi anni (Tronchetti Provera) che alla fede politica (Prodi), l'Infedele ha vuotato il sacco, mettendo nero su bianco quello che fino a ieri si osava pensare solo in alcuni riservatissimi consessi e che ora è di dominio comune nella chiacchiera del palazzo: il governo Prodi ha barattato la possibile estromissione di Cesare Geronzi da Mediobanca, a causa dei suoi guai giudiziari che metterebbero in discussione la sua onorabilità, con il ritorno del bazolissimo Franchino Bernabé a capo della Telecom, come negli anni del Prodino prima versione '96-98.
A sancire il patto è stato il delegato di Palazzo Chigi alla Telecom Rovati, che dopo aver incontrato il presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca in casa sua se n'è uscito, senza che i giornalisti sapessero fare di meglio che prendere semplicemente nota, dicendo di aver solo "preso un caffè" e discusso di "vicende personali". Ma se l'opposizione latita e non ha detto una sola parola sulla permanenza di Rovati nella "sala dossier" dei prodiani (perfidissimo Lerner nel definirlo "portavoce ufficioso della Presidenza del Consiglio), ad incazzarsi sono i dalemiani, per una volta sulla stessa lunghezza d'onda di Mister Afef.
Scrive Francesco Manacorda sulla Stampa di oggi: "Non si possono annoverare tra i sostenitori di Bernabè né Massimo d'Alema, che all'epoca benedisse la scalata a Olivetti-Telecom di Roberto Colaninno cui Bernabè si opponeva, né Marco Tronchetti Provera che avrebbe preferito una soluzione di maggiore continuità con la permanenza al vertice della società del presidente Pasquale Pistorio".
Insomma, Gad si è fatto "portavoce ufficioso della Bicocca", schiaffeggiando tutti gli avversari del suo editore e mandando un pizzino anche alle "interviste-messaggio" di Tavaroli, mentre a farsi portavoce di D'Alema ci ha pensato Pierluigi Bersani. Il ministro della Attività Produttive, a margine questa mattina di un incontro alla Fiera di Milano, ai giornalisti che gli chiedevano se l'incontro Rovati e Geronzi fosse servito a sbloccare l'impasse sulla nomina dei vertici Telecom ha risposto irritato: "Ma per l'amor di Dio! Vengono attribuite a Rovati cose che francamente non hanno fondamento". Un modo per inviare due segnali. Innanzitutto far sapere che l'accordo chiuso da Rovati non è piaciuto dalle parti della Farnesina, e in secondo luogo mantenere comunque i riflettori accesi sulla inconsueta visita del braccio destro di Prodi in Via Filodrammatici.
Dagospia 19 Novembre 2007
A sancire il patto è stato il delegato di Palazzo Chigi alla Telecom Rovati, che dopo aver incontrato il presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca in casa sua se n'è uscito, senza che i giornalisti sapessero fare di meglio che prendere semplicemente nota, dicendo di aver solo "preso un caffè" e discusso di "vicende personali". Ma se l'opposizione latita e non ha detto una sola parola sulla permanenza di Rovati nella "sala dossier" dei prodiani (perfidissimo Lerner nel definirlo "portavoce ufficioso della Presidenza del Consiglio), ad incazzarsi sono i dalemiani, per una volta sulla stessa lunghezza d'onda di Mister Afef.
Scrive Francesco Manacorda sulla Stampa di oggi: "Non si possono annoverare tra i sostenitori di Bernabè né Massimo d'Alema, che all'epoca benedisse la scalata a Olivetti-Telecom di Roberto Colaninno cui Bernabè si opponeva, né Marco Tronchetti Provera che avrebbe preferito una soluzione di maggiore continuità con la permanenza al vertice della società del presidente Pasquale Pistorio".
Insomma, Gad si è fatto "portavoce ufficioso della Bicocca", schiaffeggiando tutti gli avversari del suo editore e mandando un pizzino anche alle "interviste-messaggio" di Tavaroli, mentre a farsi portavoce di D'Alema ci ha pensato Pierluigi Bersani. Il ministro della Attività Produttive, a margine questa mattina di un incontro alla Fiera di Milano, ai giornalisti che gli chiedevano se l'incontro Rovati e Geronzi fosse servito a sbloccare l'impasse sulla nomina dei vertici Telecom ha risposto irritato: "Ma per l'amor di Dio! Vengono attribuite a Rovati cose che francamente non hanno fondamento". Un modo per inviare due segnali. Innanzitutto far sapere che l'accordo chiuso da Rovati non è piaciuto dalle parti della Farnesina, e in secondo luogo mantenere comunque i riflettori accesi sulla inconsueta visita del braccio destro di Prodi in Via Filodrammatici.
Dagospia 19 Novembre 2007