LA GIUSTIZIERA DELLA RADIO - ACCUSATA DI PEDOFILIA, ERA INNOCENTE: FINI' IN GALERA, PERSE IL FIGLIO E IL SUO COMPAGNO SI SUICIDÒ - ORA CONDUCE UN PROGRAMMA DI CONSIGLI LEGALI AI CITTADINI.
Domenico Quirico per "La Stampa"
Vittima: ecco un nome che è una pericolosa tentazione. A diventare un cuore di tenebra, che svende senza una vibrazione o una piega dell'anima le proprie disgrazie, incamminato sulla via maestra della rassegnazione senza vedere mai la sua fine di esilio. Invece Karine Duchochois si è svincolata in fretta dal suo destino di vittima, non si è rassegnata a vivere con l'infezione nascosta; anzi, quanto le è successo, come ripete spesso, è servito a far emergere quello che c'era in lei di migliore, di più forte.
Il «suo» processo comincia tutte le mattine alla 11,17 su «France Info», la radio più ascoltata di Francia. La voce di questa bella donna di 30 anni che risponde, con l'aiuto di un avvocato o di un giurista, a decine di domande in diretta, è diventata sveltamente popolare.
La trasmissione si chiama «le droit d'Info» e da quando ha debuttato a settembre raccoglie un successo che ha stupito gli stessi autori. E' il popolo grande di una Francia malata di ingiustizia, sono il rumore e il furore di chi è alle prese con i piccoli e enormi problemi di un sistema giudiziario carico di scirocchi e di miasmi, in cui l'esemplarità delle pene è proporzionale alla lentezza a deciderle.
In lei hanno scoperto una icona battagliera e dolente. Perchè Karine, figlia di una buona famiglia borghese, che non ha mai fatto studi di diritto e che nella sua vita in perenne tempesta ha svolto solo piccoli lavori saltuari, è la prova che se l'Ingiustizia subita schiaccia certi uomini, se ne rende altri miserabili o meschini, ne tempra altri e li rende grandi.
Quando le affidano la conduzione, molti alla Radio mormorano: perchè non era giornalista, perchè era troppo esposta per un argomento così delicato, perchè sembrava un camuffato risarcimento. È vero, la trasmissione gliel'hanno data perchè è una degli assolti di Outreau, la pozzanghera giudiziaria in cui è affogata la Francia. Un gruppo di uomini e donne accusato con prove stracerte di essere responsabile di orribili nequizie denunciate da un gruppo di bambini; pedofili, mostri condannati sotto un diluvio di riprovazione; e riconosciuti, dopo tre anni, in appello, del tutto innocenti. I bambini avevano inventato tutto.
Le «vittime» raccontavano terribili violenze, che una bimba belga era stata uccisa. Alcuni particolari sembravano inverosimili, ma c'erano l'emozione per quelle testimonianze, i colpevoli erano lì, perchè non crederci? E poi l'ingranaggio giudiziario cigolando si era messo in moto, incastrava una a una le sue rotelle in modo inarrestabile.
Come fermarlo? Il Sistema con tutte le infinite precauzioni, i gradi di giudizio, i controlli aveva fallito. Inceppato da un giudice troppo giovane e inesperto, lasciato solo con il suo terribile potere; aveva costruito il teorema della colpevolezza, scartando metodicamente tutti gli indizi a discarico. E nessuno ha avuto la voglia e la possibilità di fermarlo.
Negli studi di France Info ogni mattina Karine si presenta con i capelli biondi cortissimi. Quando la trascinarono dentro la putredine di Outreau, li aveva lunghi. Non li ha tagliati: sono caduti per il dolore, la rabbia, la consunzione dei tre anni necessari perchè una sentenza con le sigle della République dichiarasse che lei non c'entrava per nulla, perchè finalmente davanti alla Corte d'Appello potesse esclamare :«Il giudice che ci ha accusati non ha saputo ascoltare le persone, perchè cercava dei colpevoli non degli innocenti». Sentenza in fondo pietosa.
Ma sono ben altri i graffi che le sono rimasti addosso: un compagno che si è suicidato davanti a lei per la vergogna e l'impossibilità di provare che tutto quel marciume era falso; e un figlio, Christopher, nato nel 2002, che ha in parte perduto perchè venne affidato dai giudici a una famiglia di accoglimento, lontano da quella madre indegna.
Cristopher è ancora troppo giovane per leggere il libro in cui ha raccontato la sua storia, «Innocente et Cassé», o per ascoltare come ogni mattina sua madre si china su una umanità piagata da torti subiti, da una burocrazia sbrigativa e indifferente. Sono i piccoli veleni che lei conosce bene, fermentando hanno creato il mostro di Outreau.
Dagospia 19 Novembre 2007
Vittima: ecco un nome che è una pericolosa tentazione. A diventare un cuore di tenebra, che svende senza una vibrazione o una piega dell'anima le proprie disgrazie, incamminato sulla via maestra della rassegnazione senza vedere mai la sua fine di esilio. Invece Karine Duchochois si è svincolata in fretta dal suo destino di vittima, non si è rassegnata a vivere con l'infezione nascosta; anzi, quanto le è successo, come ripete spesso, è servito a far emergere quello che c'era in lei di migliore, di più forte.
Il «suo» processo comincia tutte le mattine alla 11,17 su «France Info», la radio più ascoltata di Francia. La voce di questa bella donna di 30 anni che risponde, con l'aiuto di un avvocato o di un giurista, a decine di domande in diretta, è diventata sveltamente popolare.
La trasmissione si chiama «le droit d'Info» e da quando ha debuttato a settembre raccoglie un successo che ha stupito gli stessi autori. E' il popolo grande di una Francia malata di ingiustizia, sono il rumore e il furore di chi è alle prese con i piccoli e enormi problemi di un sistema giudiziario carico di scirocchi e di miasmi, in cui l'esemplarità delle pene è proporzionale alla lentezza a deciderle.
In lei hanno scoperto una icona battagliera e dolente. Perchè Karine, figlia di una buona famiglia borghese, che non ha mai fatto studi di diritto e che nella sua vita in perenne tempesta ha svolto solo piccoli lavori saltuari, è la prova che se l'Ingiustizia subita schiaccia certi uomini, se ne rende altri miserabili o meschini, ne tempra altri e li rende grandi.
Quando le affidano la conduzione, molti alla Radio mormorano: perchè non era giornalista, perchè era troppo esposta per un argomento così delicato, perchè sembrava un camuffato risarcimento. È vero, la trasmissione gliel'hanno data perchè è una degli assolti di Outreau, la pozzanghera giudiziaria in cui è affogata la Francia. Un gruppo di uomini e donne accusato con prove stracerte di essere responsabile di orribili nequizie denunciate da un gruppo di bambini; pedofili, mostri condannati sotto un diluvio di riprovazione; e riconosciuti, dopo tre anni, in appello, del tutto innocenti. I bambini avevano inventato tutto.
Le «vittime» raccontavano terribili violenze, che una bimba belga era stata uccisa. Alcuni particolari sembravano inverosimili, ma c'erano l'emozione per quelle testimonianze, i colpevoli erano lì, perchè non crederci? E poi l'ingranaggio giudiziario cigolando si era messo in moto, incastrava una a una le sue rotelle in modo inarrestabile.
Come fermarlo? Il Sistema con tutte le infinite precauzioni, i gradi di giudizio, i controlli aveva fallito. Inceppato da un giudice troppo giovane e inesperto, lasciato solo con il suo terribile potere; aveva costruito il teorema della colpevolezza, scartando metodicamente tutti gli indizi a discarico. E nessuno ha avuto la voglia e la possibilità di fermarlo.
Negli studi di France Info ogni mattina Karine si presenta con i capelli biondi cortissimi. Quando la trascinarono dentro la putredine di Outreau, li aveva lunghi. Non li ha tagliati: sono caduti per il dolore, la rabbia, la consunzione dei tre anni necessari perchè una sentenza con le sigle della République dichiarasse che lei non c'entrava per nulla, perchè finalmente davanti alla Corte d'Appello potesse esclamare :«Il giudice che ci ha accusati non ha saputo ascoltare le persone, perchè cercava dei colpevoli non degli innocenti». Sentenza in fondo pietosa.
Ma sono ben altri i graffi che le sono rimasti addosso: un compagno che si è suicidato davanti a lei per la vergogna e l'impossibilità di provare che tutto quel marciume era falso; e un figlio, Christopher, nato nel 2002, che ha in parte perduto perchè venne affidato dai giudici a una famiglia di accoglimento, lontano da quella madre indegna.
Cristopher è ancora troppo giovane per leggere il libro in cui ha raccontato la sua storia, «Innocente et Cassé», o per ascoltare come ogni mattina sua madre si china su una umanità piagata da torti subiti, da una burocrazia sbrigativa e indifferente. Sono i piccoli veleni che lei conosce bene, fermentando hanno creato il mostro di Outreau.
Dagospia 19 Novembre 2007