HARRY POTTER SONO IO - J.K. ROWLING SI RACCONTA: SI PUÒ VIVERE UNA VITA BUONA SENZA CREDERE IN DIO. IL CONTRARIO NON È SEMPRE VERO - HO PENSATO ALLA STORIA PRIMA DELL'11/9, MA SONO STATA PROFETICA.
Manuela Grassi per "Panorama"
Dal castello di Hogwarts si leva il fragore di una battaglia sovrumana, malefici potenti sbriciolano le mura, banchi di legno galoppano nei corridoi, ragni giganteschi assaltano la scuola di magia più famosa della letteratura. È lo scontro finale. Presto Harry affronterà il malvagio mago Voldemort, pronto a sacrificarsi, pur di salvare il mondo. Il mondo dei maghi puri di cuore e quello dei «babbani», vale a dire gli umani. "Harry Potter e i doni della morte", settimo libro della saga creata dall'inglese J.K. Rowling, arriverà nelle librerie italiane il 5 gennaio, prima tiratura 1 milione di copie: un record nel nostro Paese.
Tutta la vicenda editoriale del maghetto orfano è costellata di record: 400 milioni di copie vendute nel mondo, 15 miliardi di dollari il fatturato globale, 62 le lingue in cui è tradotto. Ma il risultato più strabiliante è che una generazione in tutto il globo si è formata sulle avventure di Harry, è entrata nel suo mondo magico, ha capito il valore dell'amicizia, della lealtà, della fiducia.
La pubblicazione dell'ultimo libro è un evento culturale attesissimo che rinfocola la curiosità per la misteriosa J.K. Rowling. «Ci sono autori che nei loro libri mostrano la punta dell'iceberg» spiega Luigi Spagnol, editore della Salani (membro del «club dei milionari», come sono stati etichettati gli editori di Potter). «Ma sotto la punta non c'è niente. Nel caso di Rowling, al contrario, c'è tutto l'iceberg».
Un mondo dettagliato e complesso che ha preso forma nella sua mente quando aveva poco più di vent'anni e si è andato precisando col tempo fino a diventare un universo concreto che si spalanca a un passo da noi, basta prendere il trenino rosso per Hogwarts, al binario 9 e tre quarti di King's Cross a Londra.
Joanne K. Rowling oggi ha 42 anni, tre figli, abita a Edimburgo dove, nonostante sia la donna più ricca del Regno Unito, vive una normalissima quotidianità. Bionda, minuta, occhi azzurri, in cardigan e pantaloni grigi, sembra quasi una ragazzina quando appare nella suite del Caledonian Hotel dove concede una delle sue rare interviste.
Che cos'ha di straordinario questa saga per conquistare milioni di persone?
Dalle lettere che ricevo, penso che i lettori siano innamorati dei personaggi. Essenzialmente racconto storie molto umane ambientate in un mondo fantastico e tocco problemi che coinvolgono tutti. "Harry Potter e i doni della morte", per esempio, è attraversato dal tema dell'ambiguità tra il bene e il male. L'ambiguità, la dualità sono dentro di noi, qualcosa con cui ci troviamo a dover lottare in certi momenti della vita. Sarebbe sciocco fingere che ciò che è cattivo, malvagio, soprattutto ciò che è proibito non sia attraente, in particolare per i giovani.
Un altro dei grandi temi dei "Doni della morte" è quello della fiducia. Harry diventa uomo dovendo imparare a decidere in che cosa avere fede, nel mettere in dubbio perfino Albus Silente, il suo maestro, una figura di padre centrale nella sua vita di orfano.
Un po' come Cristo con Dio Padre...
Sì, ma Silente non è un dio. Nell'ultimo libro volevo mostrare la sua fragilità di essere umano. Alla fine Harry va oltre Silente nella comprensione del loro destino.
È religiosa?
Sono attratta dall'idea di assoluto, ho una mia fede anche se combatto con essa. Tuttavia, non ho mai preso in considerazione di aderire a una dottrina cristiana. Penso si possa vivere una vita buona e utile senza credere in Dio. Al contrario, credere in Dio non garantisce una vita morale. Basta vedere gli estremismi religiosi.
Con quale personaggio si identifica di più?
Un misto: Harry, Hermione e un pizzico di Ron.
Ron?
Sì, perché ha senso dell'umorismo.
L'11 settembre ha cambiato qualcosa nella sua visione? Gli ultimi libri sono più bui e violenti.
Ho pianificato i sette libri di Harry Potter fin dall'inizio, e Voldemort è riapparso nei miei libri prima dell'11 settembre: è questo il punto di svolta. Il mio modello del mondo dopo il ritorno di Voldemort era indirettamente il governo di Neville Chamberlain in Gran Bretagna, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, quando cercò di minimizzare la minaccia del regime nazista, per convenienza politica. Molte cose che avevo in programma di scrivere le ho poi viste accadere.
Per esempio?
Ovunque ci siano dittature accadono le stesse cose. E i capri espiatori sono convenienti sia nelle dittature che nei regimi democratici. Sirius Black, uno dei miei personaggi, viene imprigionato e incolpato di molti crimini perché è comodo poter accusare una persona già in prigione. Nel terzo libro, "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban", riesce a evadere. Poi c'è stata Guantanamo Bay e ho letto che Il prigioniero di Azkaban era uno dei libri più popolari nella biblioteca del campo.
I suoi fan erano preoccupati per il destino di Harry.
Questo è il più grande complimento che potessero farmi. Ho lavorato duramente nei sei libri per ottenere questo risultato: far capire che tutti possiamo morire, è la nostra natura, nessuno è al sicuro. Non ho scritto le avventure di Indiana Jones, un eroe che sopravvive sempre.
Sua madre è morta di sclerosi multipla a 45 anni. Come ha influenzato il suo lavoro letterario questa esperienza?
Ho avuto un forte senso della mortalità fin dai miei 15 anni, quando mia madre si ammalò, credo che accada a tutti quelli che sperimentano la perdita di un familiare. Oggi che ne ho 42 resto scioccata a incontrare persone della mia età che non sanno che cosa significa perdere qualcuno di così vicino. Noi eravamo una piccola famiglia. Ma con il mio secondo matrimonio sono entrata in una famiglia enorme.
Il primo matrimonio in Portogallo con il giornalista Jorge Arantes. Il secondo nel 2001 con Neil Murray. Le donne di successo di solito fanno scappare i mariti.
È stato un caso. Ero decisa a non risposarmi. In 7 anni non avevo incontrato nessuno a cui desiderassi stare vicina. E mi ricordo che pensavo: ho una figlia che adoro, ho successo, in fondo sono felice. Mia sorella ci ha fatti conoscere: lui è una persona molto, molto, molto solida. È un medico, bravo nella sua professione, lavora in un mondo lontano dal mio. La cosa che apprezzo sopra ogni altra è che Neil incontra ogni giorno persone che vogliono sapere se può aiutarle, senza chiedere con chi è sposato.
Come fa una celebrità come lei a difendere la sua vita privata ? La sua famiglia non appare mai sui giornali. Ha un avvocato più cattivo di Voldemort?
Ovvio che sì! (ride) La mia risposta sincera è che si può, tranne rare eccezioni, vivere una vita normale, basta volerlo. Non sei obbligato ad andare a ogni evento da tappeto rosso, del resto io non sono una showgirl. Vivo la vita che volevo: puoi sceglierlo, se davvero lo desideri. Certo per lady Diana o Jackie Onassis era impossibile, anche volendo.
C'è un personaggio in Harry Potter che si ispira al suo primo marito?
(Ride). C'era un pettegolezzo secondo il quale uno dei personaggi del secondo libro era il mio ex marito.
Quale?
Gilderoy Allock (vanesio e inetto professore di Hogwarts, ndr), ma non è assolutamente vero. Gilderoy era effettivamente ispirato a un'altra persona che conosco. Nessuno nel libro è il mio ex. Qualsiasi cosa sia accaduta nel nostro matrimonio, lui ha contribuito per metà a una delle cose più belle della mia vita, la mia figlia maggiore. Per cui non lo mortificherei mai in un racconto. È suo padre.
Ha fatto scalpore la sua rivelazione che Albus Silente era omosessuale. Perché ha scritto sette libri senza dirci niente prima?
Perché nessuno me l'ha mai domandato! Tutti erano soprattutto interessati alla sorte di Harry, più che alla vita amorosa del suo maestro. Fino alla serata alla Carnegie Hall, dove una teenager ha preso il microfono e ha chiesto se Silente avesse mai avuto una storia d'amore. Ho risposto sinceramente: nella mia testa il personaggio era così.
Silente assomiglia a quei vecchi professori di Oxford la cui vita sessuale è un autentico mistero. Lei in fondo è una scrittrice realista.
Sì, nel senso che non idealizzo gli esseri umani. Ma se avessi scritto in maniera davvero realistica sui teenager, ci sarebbero anche sesso e droga, e molte di quelle cose che sappiamo succedere. È chiaro che l'innocenza dei miei adolescenti è necessaria: altrimenti i miei libri sarebbero stati lunghissimi.
Lei è impegnata in tante buone cause. Il denaro crea sensi di colpa?
È difficile da spiegare, all'inizio ero grata per il denaro che mi arrivava, ma anche un po' sopraffatta. E sicuramente mi sentivo un po' in colpa. Col passare del tempo sono diventata più pragmatica, mi sono detta: che cosa posso fare con questo denaro? Ho creato un trust per la beneficenza e mi sono dedicata alle cause che mi stanno a cuore, per esempio Children's voice campaign di cui sono cofondatrice: si occupa dei bambini chiusi negli istituti, soprattutto nell'Europa dell'Est. È per questa associazione che ho messo all'asta una copia manoscritta delle "Favole di Bela il bardo", un libro che compare in "Harry Potter e i doni della morte".
È vero che ancor oggi va a scrivere nei caffè di Edimburgo? Nessuno la disturba?
Sono molto abile nel trovare il caffè giusto, non ho un look appariscente, e non mi siedo certo nel bel mezzo guardandomi intorno. Nel 90 per cento dei casi è lo staff del locale che mi permette di lavorare indisturbata.
Perché non a casa?
Perché, come qualsiasi altra donna, se sto a casa mi sento in colpa a non occuparmi di qualcosa di utile, poi ci sono le e-mail, il telefono, un milione di cose. Ma appena esco di casa e so che sto andando in un caffè, la mia mente fa clic, io scivolo in un altro mondo dove penso solo a quello che sto scrivendo.
Porta con sé il suo pc?
Scrivo con carta e penna.
Carta e penna?
Solo alla fine riverso tutto nel mio pc. Per "Harry Potter e i doni della morte", le ultime quattro settimane ho affittato una stanza al Balmoral Hotel, ci andavo soltanto il giorno, come in un ufficio: se volevo un caffè bastava chiedere, mi sentivo accudita. Un modo davvero lussuoso di finire un libro.
Vive in un castello o in una casa?
In una casa.
Ha molti libri?
Sì, ne compro tanti.
Gli autori preferiti?
I miei favoriti sono tutte donne: Jane Austen, Colette, Katherine Mansfield, ma a dire la verità leggo tutto.
Pensavo ci fosse J.R.R. Tolkien fra le sue letture.
(Abbassando la voce) Mi imbarazza dirlo ma non sono neppure riuscita a finire il secondo libro del "Signore degli anelli".
Che cosa sta scrivendo?
Al momento penso al Natale, che i miei figli aspettano con impazienza. Comincerò a lavorare sul serio l'anno prossimo, e credo che continuerò a scrivere per i bambini, perché è quello che mi piace.
Le manca Harry Potter?
Molto. Tuttavia, penso sia un bene per me e per i miei lettori che io mi metta al lavoro su qualcosa di diverso. Se mai ritornerò a quel mondo sarà per i giusti motivi: perché avrò una nuova storia da raccontare.
Dagospia 18 Dicembre 2007
Dal castello di Hogwarts si leva il fragore di una battaglia sovrumana, malefici potenti sbriciolano le mura, banchi di legno galoppano nei corridoi, ragni giganteschi assaltano la scuola di magia più famosa della letteratura. È lo scontro finale. Presto Harry affronterà il malvagio mago Voldemort, pronto a sacrificarsi, pur di salvare il mondo. Il mondo dei maghi puri di cuore e quello dei «babbani», vale a dire gli umani. "Harry Potter e i doni della morte", settimo libro della saga creata dall'inglese J.K. Rowling, arriverà nelle librerie italiane il 5 gennaio, prima tiratura 1 milione di copie: un record nel nostro Paese.
Tutta la vicenda editoriale del maghetto orfano è costellata di record: 400 milioni di copie vendute nel mondo, 15 miliardi di dollari il fatturato globale, 62 le lingue in cui è tradotto. Ma il risultato più strabiliante è che una generazione in tutto il globo si è formata sulle avventure di Harry, è entrata nel suo mondo magico, ha capito il valore dell'amicizia, della lealtà, della fiducia.
La pubblicazione dell'ultimo libro è un evento culturale attesissimo che rinfocola la curiosità per la misteriosa J.K. Rowling. «Ci sono autori che nei loro libri mostrano la punta dell'iceberg» spiega Luigi Spagnol, editore della Salani (membro del «club dei milionari», come sono stati etichettati gli editori di Potter). «Ma sotto la punta non c'è niente. Nel caso di Rowling, al contrario, c'è tutto l'iceberg».
Un mondo dettagliato e complesso che ha preso forma nella sua mente quando aveva poco più di vent'anni e si è andato precisando col tempo fino a diventare un universo concreto che si spalanca a un passo da noi, basta prendere il trenino rosso per Hogwarts, al binario 9 e tre quarti di King's Cross a Londra.
Joanne K. Rowling oggi ha 42 anni, tre figli, abita a Edimburgo dove, nonostante sia la donna più ricca del Regno Unito, vive una normalissima quotidianità. Bionda, minuta, occhi azzurri, in cardigan e pantaloni grigi, sembra quasi una ragazzina quando appare nella suite del Caledonian Hotel dove concede una delle sue rare interviste.
Che cos'ha di straordinario questa saga per conquistare milioni di persone?
Dalle lettere che ricevo, penso che i lettori siano innamorati dei personaggi. Essenzialmente racconto storie molto umane ambientate in un mondo fantastico e tocco problemi che coinvolgono tutti. "Harry Potter e i doni della morte", per esempio, è attraversato dal tema dell'ambiguità tra il bene e il male. L'ambiguità, la dualità sono dentro di noi, qualcosa con cui ci troviamo a dover lottare in certi momenti della vita. Sarebbe sciocco fingere che ciò che è cattivo, malvagio, soprattutto ciò che è proibito non sia attraente, in particolare per i giovani.
Un altro dei grandi temi dei "Doni della morte" è quello della fiducia. Harry diventa uomo dovendo imparare a decidere in che cosa avere fede, nel mettere in dubbio perfino Albus Silente, il suo maestro, una figura di padre centrale nella sua vita di orfano.
Un po' come Cristo con Dio Padre...
Sì, ma Silente non è un dio. Nell'ultimo libro volevo mostrare la sua fragilità di essere umano. Alla fine Harry va oltre Silente nella comprensione del loro destino.
È religiosa?
Sono attratta dall'idea di assoluto, ho una mia fede anche se combatto con essa. Tuttavia, non ho mai preso in considerazione di aderire a una dottrina cristiana. Penso si possa vivere una vita buona e utile senza credere in Dio. Al contrario, credere in Dio non garantisce una vita morale. Basta vedere gli estremismi religiosi.
Con quale personaggio si identifica di più?
Un misto: Harry, Hermione e un pizzico di Ron.
Ron?
Sì, perché ha senso dell'umorismo.
L'11 settembre ha cambiato qualcosa nella sua visione? Gli ultimi libri sono più bui e violenti.
Ho pianificato i sette libri di Harry Potter fin dall'inizio, e Voldemort è riapparso nei miei libri prima dell'11 settembre: è questo il punto di svolta. Il mio modello del mondo dopo il ritorno di Voldemort era indirettamente il governo di Neville Chamberlain in Gran Bretagna, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, quando cercò di minimizzare la minaccia del regime nazista, per convenienza politica. Molte cose che avevo in programma di scrivere le ho poi viste accadere.
Per esempio?
Ovunque ci siano dittature accadono le stesse cose. E i capri espiatori sono convenienti sia nelle dittature che nei regimi democratici. Sirius Black, uno dei miei personaggi, viene imprigionato e incolpato di molti crimini perché è comodo poter accusare una persona già in prigione. Nel terzo libro, "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban", riesce a evadere. Poi c'è stata Guantanamo Bay e ho letto che Il prigioniero di Azkaban era uno dei libri più popolari nella biblioteca del campo.
I suoi fan erano preoccupati per il destino di Harry.
Questo è il più grande complimento che potessero farmi. Ho lavorato duramente nei sei libri per ottenere questo risultato: far capire che tutti possiamo morire, è la nostra natura, nessuno è al sicuro. Non ho scritto le avventure di Indiana Jones, un eroe che sopravvive sempre.
Sua madre è morta di sclerosi multipla a 45 anni. Come ha influenzato il suo lavoro letterario questa esperienza?
Ho avuto un forte senso della mortalità fin dai miei 15 anni, quando mia madre si ammalò, credo che accada a tutti quelli che sperimentano la perdita di un familiare. Oggi che ne ho 42 resto scioccata a incontrare persone della mia età che non sanno che cosa significa perdere qualcuno di così vicino. Noi eravamo una piccola famiglia. Ma con il mio secondo matrimonio sono entrata in una famiglia enorme.
Il primo matrimonio in Portogallo con il giornalista Jorge Arantes. Il secondo nel 2001 con Neil Murray. Le donne di successo di solito fanno scappare i mariti.
È stato un caso. Ero decisa a non risposarmi. In 7 anni non avevo incontrato nessuno a cui desiderassi stare vicina. E mi ricordo che pensavo: ho una figlia che adoro, ho successo, in fondo sono felice. Mia sorella ci ha fatti conoscere: lui è una persona molto, molto, molto solida. È un medico, bravo nella sua professione, lavora in un mondo lontano dal mio. La cosa che apprezzo sopra ogni altra è che Neil incontra ogni giorno persone che vogliono sapere se può aiutarle, senza chiedere con chi è sposato.
Come fa una celebrità come lei a difendere la sua vita privata ? La sua famiglia non appare mai sui giornali. Ha un avvocato più cattivo di Voldemort?
Ovvio che sì! (ride) La mia risposta sincera è che si può, tranne rare eccezioni, vivere una vita normale, basta volerlo. Non sei obbligato ad andare a ogni evento da tappeto rosso, del resto io non sono una showgirl. Vivo la vita che volevo: puoi sceglierlo, se davvero lo desideri. Certo per lady Diana o Jackie Onassis era impossibile, anche volendo.
C'è un personaggio in Harry Potter che si ispira al suo primo marito?
(Ride). C'era un pettegolezzo secondo il quale uno dei personaggi del secondo libro era il mio ex marito.
Quale?
Gilderoy Allock (vanesio e inetto professore di Hogwarts, ndr), ma non è assolutamente vero. Gilderoy era effettivamente ispirato a un'altra persona che conosco. Nessuno nel libro è il mio ex. Qualsiasi cosa sia accaduta nel nostro matrimonio, lui ha contribuito per metà a una delle cose più belle della mia vita, la mia figlia maggiore. Per cui non lo mortificherei mai in un racconto. È suo padre.
Ha fatto scalpore la sua rivelazione che Albus Silente era omosessuale. Perché ha scritto sette libri senza dirci niente prima?
Perché nessuno me l'ha mai domandato! Tutti erano soprattutto interessati alla sorte di Harry, più che alla vita amorosa del suo maestro. Fino alla serata alla Carnegie Hall, dove una teenager ha preso il microfono e ha chiesto se Silente avesse mai avuto una storia d'amore. Ho risposto sinceramente: nella mia testa il personaggio era così.
Silente assomiglia a quei vecchi professori di Oxford la cui vita sessuale è un autentico mistero. Lei in fondo è una scrittrice realista.
Sì, nel senso che non idealizzo gli esseri umani. Ma se avessi scritto in maniera davvero realistica sui teenager, ci sarebbero anche sesso e droga, e molte di quelle cose che sappiamo succedere. È chiaro che l'innocenza dei miei adolescenti è necessaria: altrimenti i miei libri sarebbero stati lunghissimi.
Lei è impegnata in tante buone cause. Il denaro crea sensi di colpa?
È difficile da spiegare, all'inizio ero grata per il denaro che mi arrivava, ma anche un po' sopraffatta. E sicuramente mi sentivo un po' in colpa. Col passare del tempo sono diventata più pragmatica, mi sono detta: che cosa posso fare con questo denaro? Ho creato un trust per la beneficenza e mi sono dedicata alle cause che mi stanno a cuore, per esempio Children's voice campaign di cui sono cofondatrice: si occupa dei bambini chiusi negli istituti, soprattutto nell'Europa dell'Est. È per questa associazione che ho messo all'asta una copia manoscritta delle "Favole di Bela il bardo", un libro che compare in "Harry Potter e i doni della morte".
È vero che ancor oggi va a scrivere nei caffè di Edimburgo? Nessuno la disturba?
Sono molto abile nel trovare il caffè giusto, non ho un look appariscente, e non mi siedo certo nel bel mezzo guardandomi intorno. Nel 90 per cento dei casi è lo staff del locale che mi permette di lavorare indisturbata.
Perché non a casa?
Perché, come qualsiasi altra donna, se sto a casa mi sento in colpa a non occuparmi di qualcosa di utile, poi ci sono le e-mail, il telefono, un milione di cose. Ma appena esco di casa e so che sto andando in un caffè, la mia mente fa clic, io scivolo in un altro mondo dove penso solo a quello che sto scrivendo.
Porta con sé il suo pc?
Scrivo con carta e penna.
Carta e penna?
Solo alla fine riverso tutto nel mio pc. Per "Harry Potter e i doni della morte", le ultime quattro settimane ho affittato una stanza al Balmoral Hotel, ci andavo soltanto il giorno, come in un ufficio: se volevo un caffè bastava chiedere, mi sentivo accudita. Un modo davvero lussuoso di finire un libro.
Vive in un castello o in una casa?
In una casa.
Ha molti libri?
Sì, ne compro tanti.
Gli autori preferiti?
I miei favoriti sono tutte donne: Jane Austen, Colette, Katherine Mansfield, ma a dire la verità leggo tutto.
Pensavo ci fosse J.R.R. Tolkien fra le sue letture.
(Abbassando la voce) Mi imbarazza dirlo ma non sono neppure riuscita a finire il secondo libro del "Signore degli anelli".
Che cosa sta scrivendo?
Al momento penso al Natale, che i miei figli aspettano con impazienza. Comincerò a lavorare sul serio l'anno prossimo, e credo che continuerò a scrivere per i bambini, perché è quello che mi piace.
Le manca Harry Potter?
Molto. Tuttavia, penso sia un bene per me e per i miei lettori che io mi metta al lavoro su qualcosa di diverso. Se mai ritornerò a quel mondo sarà per i giusti motivi: perché avrò una nuova storia da raccontare.
Dagospia 18 Dicembre 2007